Tra passato e presente: le muse e il loro ruolo nella cultura contemporanea / Between past and present: muses and their role in contemporary culture

16 Apr 2018

 

 

 

 

 

Le muse sono tra le figure mitiche le più citate nel mondo dell’arte, della moda e della letteratura. Soprattutto negli ultimi secoli. Esse servono come aiuto al fotografo, al pittore, allo sculture, allo stilista e al poeta per liberare la creatività, per completare un quadro il quale, altrimenti, non si potrebbe dire compiuto. Lo stesso vale per una collezione di abiti, o per uno scritto. Ma in passato, a partire dalla loro creazione, ovvero nell’antica Grecia, esse non erano solo degli strumenti da cui trarre ispirazione, rappresentavano funzioni vere e proprie; solo in un secondo momento guidavano gli uomini, soprattutto, a compiere le loro azioni, a dare forma concreta alle loro idee. Ad esempio, Clio era definita colei che rende celebri; la famosa Callìope, colei dalla bella voce, è la diva di Omero, incaricata di raccontare all’autore del poema epico Iliade, la storia di Achille e la caduta di Troia, per mano dei greci. La leggenda vuole entrambe essere figlie di Zeus e Mnemosine, figlia di Urano e di Gaia, personificazione della memoria, insieme a Erato, Euterpe, Melpomene, Polimnia, Tersicore, Urania e Talia. Nove, in tutto. 

 

Muses are among the mythical figures most cited in the world of art, fashion and literature. Above all in the last centuries. They serve as an aid to the photographer, the painter, the sculptures, the designer and the poet to free creativity, to complete a picture which, otherwise, could not be said to have been done. The same goes for a collection of clothes, or for a writing. But in the past, starting from their creation, that is to say in ancient Greece, they were not just tools to draw inspiration from, they represented real functions; only later they lead men, above all, to carry out their actions, to give concrete form to their ideas. For example, Clio was defined as the one who makes people famous; the famous Callìope, the one with the beautiful voice, is the Homer’s diva, charged with telling the author of the epic Iliad, the story of Achilles and the fall of Troy, by the Greeks. Legend has it both to be daughters of Zeus and Mnemosine, daughter of Uranus and Gaia, personification of memory, together with Erato, Euterpe, Melpomene, Polimnia, Tersicore, Urania and Talia. Nine, in all.

 

 

 

Auguste Rodin Portrait of Camille Claudel, plaster, Paris Musée Rodin

 

 

 

Come si è evoluto il ruolo delle donne divine con lo scorrere del tempo? Da informi esse sono diventate corpo, degli esseri umani. Tra queste, non è possibile dimenticare la Beatrice dantesca o la Fornarina Margherita Luti, modella di Raffaello. Nel Medioevo, non si può parlare esattamente di tali figure, dal momento che a essere rappresentate erano perlopiù dame appartenenti alla tradizione religiosa. Mogli e amanti sono l’emblema della divinità, a partire dal Rinascimento in poi. Celeberrima è Camille Claudel, colei che fa innamorare Rodin, dopo essere stata al contempo allieva e, come lui, artista e scultrice. Il principale soggetto artistico di Amedeo Modigliani non è una donna immaginari, anzi. Essa si ritrova nelle fattezze di Jeanne Hèbuterne. Il loro rapporto era così forte che lei si suicidò poco tempo dopo la morte del pittore, avvenuta il 24 gennaio del 1920. E se i nomi Alice Prin ed Elena Ivanovna Diakonova non ricordano nessuno, forse lo fanno i loro nomi d’arte: Kiki de Montparnasse e Gala. Rispettivamente musa e amante di Man Ray e del poeta Paul Eluard così come del surrealista Salvador Dalì

Anche le madri possono essere annoverate: da Rembrandt van Rijn, passando per Umberto Boccioni - sono celebri i suoi ritratti di Cecilia Forlani, da La Risata a Materia - fino ad arrivare a artiste fotografe contemporanee come Marilyn Minter e LaToya Ruby Frazier

E nella letteratura? Sì è già fatto cenno a Eluard, ma ben prima di lui sono da ricordare il bardo, altrimenti noto come William Shakespeare, Ugo Foscolo, Gabriele D’Annunzio. Persino l’ermetico poeta ligure Eugenio Montale ha la sua musa, anzi due: l’americana Irma Brandeis, conosciuta come Clizia o la donna girasole, e Drusilla Tanzi, divenuta sua sposa nel 1962, circa trent’anni dopo essersi conosciuti. 

 

How has the role of divine women evolved with the passage of time? From informal they have become a body, human beings. Among these, it is not possible to forget Dante’s Beatrice or the Fornarina, Margherita Luti, Raffaello's model. In the Middle Ages, one can not speak exactly of such figures, since to be represented were mostly ladies belonging to the religious tradition. Wives and lovers are the emblem of divinity, from the Renaissance onwards. Famous is Camille Claudel, the one who falls in love with Rodin, after being both his student and then, like him, an artist and a sculptor. The main artistic subject of Amedeo Modigliani is not an imaginary woman, indeed. It is found in the features of Jeanne Hèbuterne. Their relationship was so strong that she committed suicide shortly after the painter's death on January 24, 1920. And if the names Alice Prin and Elena Ivanovna Diakonova do not remember anyone, maybe they do their names: Kiki de Montparnasse and Gala. Respectively the muse and lover of Man Ray and the poet Paul Eluard as well as the surrealist Salvador Dalì.

Even mothers can be counted: from Rembrandt van Rijn, passing through Umberto Boccioni - Cecilia Forlani's portraits, from La Risata to Materia are famous - up to contemporary female photographers such as Marilyn Minter and LaToya Ruby Frazier.

And in the literature? Yes, it is already mentioned to Eluard, but well before him the Bard is to be remembered, otherwise known as William Shakespeare, Ugo Foscolo, Gabriele D'Annunzio. Even the hermetic Ligurian poet Eugenio Montale has his muse, or rather two: the American Irma Brandeis, known as Clizia or the sunflower woman, and Drusilla Tanzi, became his bride in 1962, about thirty years after they met.

 

 

 

Callìope, epic poetry muse, currently at The State Hermitage Museum, St.Petersburg

 

 

 

 

La moda è forse una delle arti dove il ruolo è al contempo noto e sconosciuto; ciò dipende da colei che lo interpreta e dalla risonanza sul pubblico. Ad esempio, anche le persone non appassionate del settore, ma conoscitori di cinema o di letteratura, sanno che l’attrice Audrey Hepburn è la musa dello stilista francese Hubert de Givenchy, scomparso il 10 marzo di quest’anno, e che il loro rapporto è considerato iconico grazie al film Colazione da Tiffany, tratto da un romanzo di Truman Capote. Ma non tutti sono a conoscenza di Betty Catroux e di Loulou de la Falaise, amiche e ispiratrici del maestro Yves Saint Laurent. Per Giorgio Armani è l’androgina Antonia Dell’Atte a ricoprire la veste. Mentre Kate Moss lo è stata per Alexander McQueen, così come lo è, ancora oggi, per John Galliano e per il fotografo Mario Testino. 

 

Fashion is perhaps one of the arts where the role is both known and unknown; this depends on the person who interprets it and on the audience's resonance. For example, even people who are not passionate about the industry, but who know cinema or literature, are aware that the actress Audrey Hepburn is the muse of the French designer Hubert de Givenchy, who died on March 10 this year, and that their relationship is considered iconic thanks to the film Breakfast at Tiffany, based on a novel by Truman Capote. But not everyone is aware of Betty Catroux and Loulou de la Falaise, friends and inspirations of the master Yves Saint Laurent. For Giorgio Armani it is the androgynous Antonia Dell'Atte to cover the role. While Kate Moss was for Alexander McQueen, as it is, even today, for John Galliano and for the photographer Mario Testino.

La Fornarina, a portrait by Raffaello, made between 1518 and 1519. It is in the Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Barberini, Rome

 

 

 

L’incertezza del contemporaneo, la velocità con cui cambiano le cose della vita, la rivoluzione tecnologica, stanno insieme sconvolgendo il mondo e come noi ci comportiamo al suo interno. Stanno mutando le condizioni stesse della nostra quotidianità: prima ci si guardava allo specchio, ora attraverso un selfie, quindi secondo come la società intende vederci. La stessa cultura subisce delle trasformazioni, soprattutto dal punto di vista dei consumi. In questa condizione, paradossalmente, il compito della musa è tornato al suo aspetto originario, amorfo, almeno in parte, visto che si è appena detto di come ancora oggi esistano donne in carne e ossa a rappresentare la funzione ispiratrice. Essa è riapparsa abbandonando le fattezze concrete e specifiche, date da una singola figura: oggi sono le persone, soprattutto i giovani, a essere divine inconsapevoli di artisti, fashion designer e scrittori. Oltre a loro, però, ci sono anche i viaggi, le altre arti, come la musica, le città, e le ore trascorse in esse. Lo spiega bene l’incipit di Urlo, poema di Allen Ginsberg: “Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, affamate isteriche nude strascicarsi per strade negre all’alba in cerca di una pera di furia hipsters (…)”. 

Gli stessi social network, grazie alle loro immagini, fungono da fonti imprescindibili.

 

The uncertainty of the contemporary, the speed with which the things of life change, the technological revolution, are both upsetting the world and how we behave within it. The conditions of our everyday life are changing: first we looked ourself in the mirror, now through a selfie, then according to how the company intends to see us. The same culture undergoes transformations, above all from the point of view of consumption. In this condition, paradoxically, the job of the muse has returned to its original aspect, amorphous, at least in part, given that it has just been said of how there are still women in flesh and blood to represent the inspiring function. It reappeared abandoning the concrete and specific features, given by a single figure: today it is the people, especially the young, who are unaware to be divine of artists, fashion designers and writers. In addition to them, however, there are also trips, other arts, such as music, cities, and the hours spent in them. The opening words of Howl, the poem by Allen Ginsberg, explains it well: “I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked, dragging themselves through the negro streets at dawn looking for an angry fix, angelheaded hipsters (…)”. 

The same social networks, thanks to their images, act as essential sources.

 

 

Book, Urlo & Kaddish by Allen Ginsberg, ed. Il Saggiatore

 

 

 

Il ruolo della musa è attivo o passivo? Esiste una punta di misoginia nella sua realizzazione? Forse questo è uno degli esempi più eclatanti di quanto sia scorretto fornire risposte valide per tutti i casi. Ogni cosa ha un’eccezione e, soprattutto, va interpretata in virtù del contesto storico. Oggi, ad esempio, con il triste ritorno a sproposito di un certo femminismo, il quale non ha nulla a che fare con quello vero, potremmo dire che sì, la guida è usata, con un’accezione negativa. Diremmo che essa si sottomette al volere altrui, quello dell’arte. Probabilmente cinquant’anni fa non lo avremmo pensato. Ma al di là di tutte queste parole, c’è solo un modo che viene in mente per concludere. E per farlo si può timidamente invocare Germaine Greer, tra le più importanti esponenti del femminismo, la quale scrive a proposito in un suo intervento sul Guardian, nel 2008: “Una musa è tutto meno che una semplice modella: è la parte femminile dell’artista maschio, con la quale egli deve avere rapporti, se desidera concepire un nuovo lavoro. È l’anima del suo animus, lo yin del suo yang, tranne che per il fatto che è lei, la musa, a penetrare il suo artista, in una completa inversione dei ruoli di genere, ed è lui, l’artista, a portare avanti la gestazione, a partorire il suo lavoro, dall’utero della mente”.

 

Is the role of the muse active or passive? Is there a bit of misogyny in its realization? Perhaps this is one of the most striking examples of how incorrect it is to provide valid answers for all cases. Everything has an exception and, above all, must be interpreted in virtue of the historical context. Today, for example, with the sad return of a certain feminism, which has nothing to do with the real one, we could say that yes, the guide is used, with a negative meaning. We would say that it submits to the will of others, that of art. Probably fifty years ago we would not have thought about it. But beyond all these words, there is only one way that comes to mind to conclude. And to do so I can shyly invoke Germaine Greer, one of the most important exponents of feminism, who writes about it in an interview on the Guardian, in 2008: “A muse is anything but a simple model: it is the female part of male artist, with whom he must have relationships, if he wishes to conceive a new work. It is the soul of his animus, the yin of his yang, except for the fact that it is she, the muse, who penetrates her artist, in a complete inversion of gender roles, and it is he, the artist, who carry on the gestation, to give birth to his work, from the uterus of the mind".

 

 

Kate Moss during Alexander McQueen - American Express Black - Fashion Show, in 2004​

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on Google +
Please reload

  • Black Icon Instagram
  • Nero Twitter Icon
  • Nero Facebook Icon

WEB DESIGN by Annamaria Maisto

Copyright © Nouvelle Factory