Venezia nell’arte e nella fotografia, ma oggi non più Serenissima / Venice in art and photography, but today no longer Serenissima

1 Apr 2019

 

 

 

Una scaletta. Per chi scrive - dal blogger al giornalista - è fondamentale. Si tratta di una sorta di guida, di remainder, in grado di far ricordare, appunto, qual è il prossimo pezzo da scrivere. Tuttavia, accade ogni tanto l’imprevisto. Sotto forma di breaking news, oppure, come in questo caso, di un articolo che si è deciso di scrivere in modo improvviso. Semplicemente perché non se ne può fare a meno, a causa di una vicenda personale o di un viaggio. Almeno per colui o colei che batte i tasti del proprio computer. 

 

An outline. For those who write - from the blogger to the journalist - it is essential. It is a sort of guide, of remainder, able to make people remember, in fact, what is the next piece to write. However, the unexpected happens every once in a while. In the form of breaking news, or, as in this case, an article that has decided to write suddenly. Simply because you can't do without it, because of a personal affair or a trip you made. At least for the one who writes on his computer. 

 

Uno scatto di Venezia di Fulvio Roiter

 

 

Venezia è una città magica. La vera Serenissima però. Non quella limitata dal ponte di Rialto e da Piazza San Marco, piena di turisti in infradito abbinati a vestiti da la febbre del sabato sera. Piuttosto la città del ghetto ebraico, della parte più periferica di Canareggio. Della collezione Peggy Guggenheim, nonostante sia molto vicina ai luoghi dell’arte altrettanto noti, come Punta della Dogana. Di fronte alle sue mura, vi è il famoso Palazzo Gritti. Per raggiungere gli spazi di madame G. a piedi, occorre un gran senso dell’orientamento. 

 

Venice is a magical city. The real Serenissima however. Not the one limited by the Rialto bridge and Piazza San Marco, full of tourists in flip-flops paired with Saturday night fever dresses. Rather the city of the Jewish ghetto, of the most peripheral part of Canareggio. From the Peggy Guggenheim collection, although it is very close to the equally well-known places of art, such as Punta della Dogana. In front of its walls, there is the famous Palazzo Gritti. To reach the spaces of Madame G. on foot, a great sense of orientation is needed.

 

 

Fulvio Roiter, Carnevale a Venezia 1988 © Fondazione Fulvio Roiter

 

 

Le vie meno conosciute di Venezia sono le più deliziose, di giorno, e affascinanti, di notte. Non c’è dubbio, infatti, che la città in cui è nata, tra i tanti personaggi della storia, colei che è possibile considerare tra la prima versione di una femminista, Christine de Pizan, sia in grado di trasformarsi radicalmente al tramonto. E non è un caso che i pittori del passato e moderni siano sempre stati affascinati proprio da questa dicotomia. Enfatizzando, attraverso i colori, un elemento in particolare: la luce. 

 

The lesser-known streets of Venice are the most delightful by day and fascinating at night. There is no doubt, in fact, that the city in which she was born, among the many characters in history, one that can be considered among the first version of a feminist, Christine de Pizan, is able to radically transform itself at sunset. And it is no coincidence that past and modern painters have always been fascinated by this dichotomy. Emphasizing, through colors, a particular element: light.

 

 

Fulvio Roiter - Acqua alta in Piazzetta San Marco, 2002 © Fondazione Fulvio Roiter

 

 

Il Canaletto (ora è in mostra una retrospettiva a lui dedicata presso Palazzo Ducale, fino al 9 giugno 2019), lo stesso romantico J. M. W. Turner sono i primi nomi che vengono in mente quando si uniscono le parole Venezia, arte e luce. Entrambi sono riusciti a rendere i palazzi, i canali, le piazze e il resto della vita urbana, in modo unico e irripetibile. Il primo in maniera netto, rendendo facile da visualizzare i soggetti e il contesto; il secondo in maniera più attenta alle sensazioni degli occhi. E forse anche del cuore. 

Gli impressionisti hanno dipinto qualsiasi cosa. Ebbri della loro indipendenza dalle accademie, si sono spinti oltre i canoni tecnici e teorici del mestiere. Non stupisce, allora, di vedere le zone più iconiche della città interpretate dalle pennellate all’aria aperta di Claude Monet e Pierre Auguste Renoir. 

I puntinisti alla fine dell’Ottocento, hanno scomposto le luci e i colori di Venezia. Sono celebri i dipinti di Paul Signac.

 

Il Canaletto (now a retrospective dedicated to him at Palazzo Ducale is on display, until June 9, 2019), the same romantic J. M. W. Turner are the first names that come to mind when the words Venice, art and light come together. Both have managed to make the buildings, the canals, the squares and the rest of urban life, in a unique and unrepeatable way. The first in a clear way, making the subjects and the context easy to visualize; the second more attentive to the sensations of the eyes. And maybe even the heart.

The impressionists have painted everything. Filled with their independence from the academies, they went beyond the technical and theoretical canons of the job. It is not surprising, then, to see the most iconic areas of the city interpreted by the open-air strokes of Claude Monet and Pierre Auguste Renoir.

The pointillists at the end of the nineteenth century have broken down the lights and colors of Venice. Paul Signac's paintings are famous.

 

Gianni Berengo Gardin, Venezia (1960, ca)

 

 

Più l’arte inizia a essere sperimentale, meno è possibile ritrarre in modo relativamente fedele le metropoli. Per quanto riguarda Venezia, sono in pochi, nel primi anni del Novecento ad averci provato: Boccioni e Vassily Kandinsky. Quest’ultimo dando un timbro estetico davvero personale e riconoscibile. 

È quindi sulla fotografia che bisogna puntare per comprendere la vita di un luogo. E, per fortuna, a dare senso a tutto non bisogna ricorre al maestro francese Henri Cartier-Bresson, ma a quelli italiani. Se c’è un fotografo che, più di tutti, è stato in gradi di esprimere in pellicola il suo amore per la Serenissima, questi è certamente Fulvio Roiter. Nel 1953 giunge sulla Laguna per non abbandonarla più. Fino alla sua morte, avvenuta nel 2016, Roiter la immortala senza mai stancarsi. Tanto che Giuseppe Turoni, storico della fotografia, scrive su di lui nel 1959: «Roiter senza Venezia non sarebbe concepibile.» Ed è anche vero il contrario. 

Il ligure Gianni Berengo Gardin s’innamora di Venezia in modo meta-fisico, sapendo concepire delle immagini tanto reali presenti, quanto in grado di dare delle sensazioni che vanno oltre il palese significato. 

 

The more art begins to be experimental, the less it is possible to portray metropolises in a relatively faithful manner. As far as Venice is concerned, very few people tried it in the early twentieth century: Boccioni and Vassily Kandinsky. The latter giving a truly personal and recognizable aesthetic tone.

It is therefore on photography that we must aim to understand the life of a place. And, fortunately, to give meaning to everything we must not resort to the French master Henri Cartier-Bresson, but to the Italian ones. If there is a photographer who, most of all, was able to express his love for the Serenissima in film, this is certainly Fulvio Roiter. In 1953 he arrives on the Lagoon not to abandon it anymore. Until his death in 2016, Roiter immortalized it without ever getting tired. So much so that Giuseppe Turoni, photography historian, writes about him in 1959: «Roiter without Venice would not be conceivable.» And the opposite is also true.

The Ligurian Gianni Berengo Gardin falls in love with Venice in a meta-physical way, knowing how to conceive such real as present images, as well as able to give sensations that go beyond the obvious meaning.

 

Grande nave in uscita dal canale della Giudecca nel Bacino di San Marco, tra l’Isola di San Giorgio e la Punta della Dogana.

Venezia, aprile 2013. Gianni Berengo Gardin/ Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia

 

 

Lo stesso è in grado di fare la città della Fenice, dei leoni sui battenti delle porte, dei gabbiani che ti svegliano al mattino e vegliano dall’alto. Dei gondolieri e della loro elegante divisa. Peccato che la sete di denaro, dato dagli introiti del turismo, stia rovinando un patrimonio architettonico-urbano, storico e artistico, tra i più importanti al mondo. La sensazione che si prova quando, dopo aver passato il Rialto - pieno di gente, di traffico antropomorfo - e aver svoltato in una piccola calle (via), è dapprima di pace, liberazione da un cicaleccio infinito. E poi di sgomento, perché si realizza che, oggi, anche per i veri maestri del pennello o del rullino, è davvero complicato oggi sapere raccontare una città che merita di essere ancora svelata come si deve. 

 

The same is able to make the city of the la Fenice, of the lions on the doors, of the gulls that wake you up in the morning and keep watch from above. Of the gondoliers and their elegant uniform. Too bad that the thirst for money, given by the income of tourism, is ruining an architectural-urban, historical and artistic heritage, among the most important in the world. The feeling you get when, after passing the Rialto - full of people, of anthropomorphic traffic - and turning into a small calle (street), it is first of peace, liberation from an endless chatter. And then of dismay, because it is realized that, today, even for the true masters of the brush or the camera, it is really complicated today to know how to tell a city that deserves to be still revealed as it should be.

 

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