• Ilaria Introzzi

"Il mio primo anello è nato per caso": Isabella del Bono e l'arte (nobile) dei gioielli in ferro


Isabella del Bono


Rimanere fedeli a se stessi, o a un anello in ferro. È il perno su cui ruota la figura di Isabella del Bono, designer di gioielli, responsabile di avere reso prezioso un metallo non proprio tipico della gioielleria, il ferro appunto. L’artista-orafa, prima di iscrivere Milano come piazza creativa, viaggia, siglando incontri a ritmo di chevaliere in grado di catturare l’attenzione (e le mani) dei personaggi più variegati, specialmente del bel mondo. Ma è l’eredita famigliare, di nobili, il punto fermo del cuore, scandito da ricordi e input emotivi in grado di sublimare la maestria tecnica degli artigiani di cui si avvale per rendere tridimensionali i suoi bozzetti, spessi firmati a due con i clienti. Ecco la sua storia, raccontata da lei, da casa sua, nel cuore della città meneghina.


Stay true to yourself, or to an iron ring. It is the pivot on which the figure of Isabella del Bono, jewelry designer, responsible for making precious a metal that is not exactly typical of jewelry, namely iron, turns. The artist-goldsmith, before registering Milan as a creative square, travels, signing meetings at the rhythm of chevaliere able to capture the attention (and the hands) of the most varied characters, especially from the beautiful world. But she is the family inheritance, of nobles, the fixed point of the heart, punctuated by memories and emotional inputs able to sublimate the technical mastery of the artisans she uses to make her sketches three-dimensional, thick signed in pairs with the customers. Here is her story, told by her, from her home, in the heart of the milanese city

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Isabella quando hai imparato l’arte del gioiello d’autore?


- È nato tutto per caso. Ho sempre amato disegnare e lavorare manualmente con la plastilina. Ero bravissima e molto fantasiosa. In seguito ho imparato i primi rudimenti sul gioiello alla Scuola Orafa Lombarda, sai le battiture, i ceselli. E ora ora mi avvalgo di validi artigiani italiani poiché è molto difficile lavorare il ferro. Si tratta di un lavoro che mi appassiona. È creativo e artigianale allo stesso tempo. -


Isabella when did you learn the art of designer jewelery?


- It all started by chance. I have always loved drawing and working with plasticine manually. I was very good and very imaginative. Later I learned the first rudiments on the jewel at the Lombard Goldsmith School, you know the keystrokes, the chisels. And now I make use of valid Italian artisans since it is very difficult to work with iron. It is a job that fascinates me. It is creative and handcrafted at the same time. -


Cosa significa realizzare oggetti unici da indossare?


- Per me è una grande soddisfazione il poter creare piccole sculture, che le donne apprezzano perché sono solo per loro, pezzi fatti apposta. Ne parliamo assieme, magari facendo un bozzetto, decidendo la misura e l’altezza, i contorni e le battiture. Gesti che si sono persi che io invece mantengo. -


What does it mean to make unique items to wear?

- For me it is a great satisfaction to be able to create small sculptures, which women appreciate because they are just for them, pieces made on purpose. We talk about it together, perhaps making a sketch, deciding the size and height, the contours and keystrokes. Gestures that have been lost that I instead keep. -

Isabella del Bono


Immagino che anche le tue origini, provenendo te da una storica famiglia parmense, abbiano influenzato la scelta di non sovra-produrre preziosi.


- Oggi con la massa di oggetti magari stampati in serie o che vedi indossare a molte, avere qualcosa di unico al mondo è un quid in più. Ogni pezzo si differenzia dall’altro anche se appartiene allo stesso disegno. La mia produzione è piccola e “hard to get” perché non posso essere ovunque e non ho finanziatori. Così ho scelto la nicchia. Gli antichi retaggi ti aiutano certamente. Vivere tra belle cose, di gusto e di classe senza essere ridondanti e avere le conoscenze sono state basilari. Se non avessi avuto una famiglia di vecchia nobiltà non mi sarebbe mai passato per la testa di iniziare una linea araldica. Poi mio nonno da parte di madre Aldo Rosa, grande industriale del dopoguerra e uno dei primissimi Cavalieri del Lavoro, mi ha dato quel pizzico di imprenditorialità che serve per portare avanti un attività. -

I imagine that even your origins, coming from a historical family from Parma, have influenced the choice not to over-produce precious items.


- Today with the mass of objects perhaps printed in series or that you see many wearing, having something unique in the world is something more. Each piece differs from the other even if it belongs to the same design. My production is small and "hard to get" because I can't be everywhere and I have no financiers. So I chose the niche. Ancient legacies certainly help you. Living among beautiful things, of taste and class without being redundant and having the knowledge was basic. If I hadn't had an old nobility family it would never have crossed my mind to start a heraldic line. Then my grandfather on the part of mother Aldo Rosa, a great post-war industrialist and one of the very first Cavaliere del Lavoro, gave me that pinch of entrepreneurship that is needed to run a business. -


Poi c’è stata New York: un altro mondo. Che cosa rimane della Grande Mela nei tuoi gioielli?


- Rimangono le persone che li hanno scelti e li indossano pensando a me. Amo molto quella città. C’ho vissuto anche da ragazza, poi negli ultimi 10 anni vendevo sulla Madison Avenue nel negozio di Mariana Antinori e avevo una bella clientela della Upper East Side. Mi rimane quel senso di libertà che solo New York ti poteva dare, clienti da tutto il mondo, alcuni con possibilità illimitate. Poi il tutto è stato bloccato dalla pandemia. Stavo per dare un bracciale pazzesco al MET per una mostra. Un periodo stupendo della mia vita. Chissà se c’è ancora lo stesso curatore. So che ora il negozio ora è chiuso: tutto è cambiato. -


Then there was New York: another world. What remains of the Big Apple in your jewelry?


- There remain the people who have chosen them and wear them thinking of me. I love that city very much. I also lived there as a girl, then for the last 10 years I was selling on Madison Avenue in Mariana Antinori's shop and I had a nice clientele on the Upper East Side. I am left with that sense of freedom that only New York could give you, clients from all over the world, some with unlimited possibilities. Then everything was blocked by the pandemic. I was going to give the MET a crazy bracelet for an exhibition. A wonderful time in my life. Who knows if there is still the same curator. I know that the shop is now closed: everything has changed. -



Isabella del Bono


Tra le creazioni, ne esiste una in particolare di cui vuoi raccontare la storia?


- Certo, il mio primo anello è nato per caso. L’ho chiamato in seguito Lancelot. Avevo 20 anni e persi la chevaliere di mia nonna che cascò in mare. Andai dal gioielliere per rifarlo, volevo spendere poco e me lo ritrovai in ferro. Nonostante ciò il prezzo era elevato. Mi spiegò che era fatto tutto a mano forgiato inciso a bulino e che non c’erano più gli artigiani che lavoravano questo materiale cosi difficile. Figurati ora. Il mio anello era comunque bellissimo. Da quel momento piacque a tutti e quei tutti, mi spronarono ad iniziare a produrne di miei. Così negli anni a venire, quando ho trovato poi l’artigiano adatto è nata la maison Isabella del Bono. -


Among the creations, is there one in particular that you want to tell the story of?

- Of course, my first ring was born by chance. I later called it Lancelot. I was 20 and lost my grandmother's chevaliere who fell overboard. I went to the jeweler to do it again, I wanted to spend little and I found it in iron. Despite this, the price was high. She explained to me that everything was done by hand forged engraved with a burin and that there were no longer the artisans who worked this difficult material. Imagine now. My ring was still beautiful. From that moment on everyone liked it and those everyone encouraged me to start producing my own. So in the years to come, when I then found the right craftsman, the maison Isabella del Bono was born. -


Ti ricordi il primo pezzo venduto?


- Il primo anello venduto era in ferro con interno in oro e lo stemma della mia famiglia. Lo vendetti a mio zio, appassionato di araldica. In seguito iniziai con gioielli vari, compresi dei gemelli, smalti e scatole incise a volte, ma anche cornici in ferro. -


Do you remember the first piece sold?


- The first ring sold was in iron with a gold interior and my family crest. I sold it to my uncle, who was fond of heraldry. Later I started with various jewels, including cufflinks, enamels and sometimes engraved boxes, but also iron frames. -




Isabella del Bono


Il tuo modus operandi?


- Mi avvalgo del passaparola, espongo a casa mia, da amici, gallerie d’arte, a volte in alberghi famosi quali l’Hotel Villa d’Este, il Baglioni a Roma e a Milano. Diversi i Musei: la mostra Skin al Museo del Gioiello di Vicenza, Gioiello per Milano alla Triennale. Poi a Dubai. -


Your modus operandi?


- I use word of mouth, I exhibit at my home, at friends, art galleries, sometimes in famous hotels such as the Hotel Villa d’Este, the Baglioni in Rome and Milan. Several museums: the Skin exhibition at the Museo del Gioiello in Vicenza, Gioiello per Milano at the Triennale. Then to Dubai. -


Il gioiello a cui sei più affezionata, magari ricordo d’infanzia?

- Purtroppo quelli di famiglia, mi sono stati rubati in varie occasioni, per cui indosso le mie creazioni o niente. Sempre, però, il primo anello in ferro. -


The jewel you are most fond of, maybe a childhood memory?


- Unfortunately, those of my family have been stolen from me on several occasions, so I wear my creations or nothing. Always, however, the first iron ring. -


isabelladelbono.com




Isabella del Bono