• Giuliana Schiavone

Anna Dormio: l'artista racconta la poetica del frammento, il senso delle cose e la continuità


Anna Dormio, Ph. Alessandro Fibbi


I significati appartengono al mondo, agli oggetti, alla memoria che riscrive costantemente processi di assegnazione semantica e identitaria. Stratificati e dimenticati, persi, o volutamente abbandonati, i significati riemergono spesso casualmente, e recuperarli è una questione affettiva ed emozionale oltre che estetica. La ricerca di Anna Dormio (Monopoli, 1994) guarda alla superficie, ai corpi e agli oggetti, interagendo con il tema dell’identità. Attraverso il recupero di frammenti, dettagli, testi, l’artista pugliese compie processi di riconfigurazione semantica ricorrendo a varie tecniche artistiche come pittura e fotografia. Le cose e gli eventi possono essere così "rifunzionalizzati", i significanti possono essere ripopolati di senso, e la sottotraccia del tempo percepito può emergere dalla continuità.


Meanings belong to the world, to the items and to memory that constantly rewrites processes of semantic and identity processes. Stratified and forgotten, lost, or deliberately abandoned, meanings often accidentally re-emerge; their recovery is an affective and emotional issue as well as an aesthetic matter. Anna Dormio's research (Monopoli, 1994) gaze into surface, into bodies and objects, interacting with the topic of identity. Through the recovery of fragments, details and texts, the apulian artist carries out semantic reconfiguration processes by using various artistic techniques such as painting and photography. Thus, things and events can be re-functionalized, signifiers can be filled out with meaning, and the subtrack of perceived time can emerge from continuity.

Anna Dormio, "Continuum", installation detail


Da quali premesse nasce la ricerca di Anna Dormio?

- La mia ricerca artistica non verte su premesse, essa si è composta, in maniera naturale, nel tempo. Credo che la pratica giusta sia lasciarsi abbandonare; non penso che la ricerca artistica possa essere decisa a priori e con fermezza, credo quindi che sia giusto “lasciarsi guidare” da un flusso, quel flusso invisibile che piano piano caratterizza e rappresenta noi stessi e semplicemente assecondarlo. Paradossalmente quando ci intestardiamo su cose, obiettivi troppo grandi o volontà ingovernabili - come in questo caso - e quando ci imponiamo dei paletti e dei limiti così saldi, è difficile raggiungerli. La ricerca artistica viene da sé, è un processo fluido e totalmente naturale. Rappresenta noi e soltanto noi, a stretto contatto con la nostra personalità, il nostro carattere e il nostro background. È una questione di sensibilità che, come puoi immaginare è per tutti diversa. Nonostante questo, credo però, che sia cosa giusta - non appena ci si accorge di aver raggiunto una certa “maturità”- mantenere una coerenza tra i propri lavori, una linea artistica. -

Which are the premises that Anna Dormio's research is originated from?

- My artistic research does not focus on premises, it has been established in a natural way over time. I believe that the right practice is to let oneself giving up; I don't think that artistic research can be a priori and firmly established, so I believe that it is fair to “let oneself be led” by a flow, that invisible flow that slowly characterizes and represents ourselves and simply go along with it. Paradoxically, when we are stuck with things, goals that are too big, or ungovernable wills - as in this case - and when we impose such firm stakes and limits, it is hard to achieve them. Artistic research comes by itself, it is a fluid and totally natural process. It represents us and only us, in close contact with our personality, our character and our background. It is a matter of sensitivity which, as you can imagine, is different for everyone. Despite this, however, I believe that it is right - as soon as you realize you have achieved a certain "maturity" - to maintain a coherence between your works, an artistic line. -


Anna Dormio, "Shooting Sky", dettaglio del cielo


Se dovessi scegliere tre parole/concetti per descrivere la tua ricerca quali sarebbero?

- Abbandono, recupero e morte. Quest’ultimo macro-tema pare sembri essere il fil rouge che mantiene uniti tutti i miei lavori. -


If you had to choose three words/concepts to describe your research what would they be?


- Abandonment, recovery and death. This last macro-theme seems to be the common thread that keeps all my works together. -


Nella tua mostra Continuum presso MICROBA a Bari, a cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino, con testo critico di Nicola Zito, hai presentato una serie di lavori il cui titolo è I Ravennati. Qui, fotografie amatoriali incontrano la dimensione concettuale bizantina con la sua bidimensionalità e ieraticità. Come avviene la genesi del progetto? E da dove nasce l’idea installativa?

- Questa insieme ad altre due serie (Shooting Sky e Pitture Geometriche) nascono fra i banchi dell’Accademia e rappresentano un momento fondamentale della mia ricerca e specialmente crescita artistica in quanto sono stati i miei primi lavori contemporanei in grado di segnare una forte rottura con quanto precedentemente fatto, rigorosamente pittorico, tradizionale e figurativo. Era il passaggio tra gli studi triennali a quelli specialistici, in cui mi sono imposta un’apertura nei confronti dell’arte contemporanea, fino a poco prima d’allora, da me totalmente sdegnata. Sicuramente negli anni avevo accumulato una certa insoddisfazione artistica non riuscendo ancora a rintracciare un mio personale timbro pittorico dopo anni di studio in pittura, nonostante una esagerata e oggettiva dimestichezza nella tecnica dai miei docenti molto apprezzata. Con queste tre serie volevo sperimentare, coniugando il mezzo fotografico con quello pittorico; con le prime due serie partendo dalla fotografia e giungendo alla pittura e viceversa con l’ultima. L’obiettivo comune era rintracciare dei periodi storici artistici fondamentali riconfigurandoli ibridamente, nell’oggi. Specificatamente con i “Ravennati” volevo riprendere un momento storico importante, stavolta lontano secoli rispetto al nostro presente: quello dell’arte bizantina, dell’arte ravennate (da qui il titolo). Volevo creare un Continuum tra il passato rincarnato in vecchie fotografie ai sali d’argento, perse, buttate, dimenticate, e il presente. Volevo fornire e garantire loro una nuova vita, una nuova pelle, una nuova opportunità; degli strascichi di passato in forme uniche, ibride, figlie della nostra contemporaneità. L’idea installativa nasce in maniera naturale parlando con le persone che hanno reso possibile questa mostra: i curatori Riccardo e Luisa, e Nicola Zito il quale ha fornito supporto critico a Continuum. Eravamo tutti d’accordo nel creare un’evidente connessione con l’iconostasi delle chiese in quanto quest’idea è stata spontaneamente suggerita dalle foto stesse ricoperte d’oro, piccole, importanti, iconizzate. Il rimando doveva essere chiaro e diretto; l’installazione solenne, ordinata e precisa. Questa linea con l’iconostasi sembrava quasi essere un’ovvietà e ad oggi non riesco a immaginare allestimento sostitutivo a questo. Abbiamo poi ben studiato le luci, calde e non forti, indirizzate precisamente solo alle opere e abbiamo utilizzato un supporto trasparente che potesse sostenerle in quanto, i dati riportati sul retro di ogni singola fotografia, sono un affaccio nell’intimo e nella storia, poiché ovviamente riportate sono anche le date, testimonianze quindi, di un periodo storico remoto. Quando si entra a Spazio Microba (meglio in orari serali) sembra come ritrovarsi per un attimo all’interno di una chiesetta, in un momento di raccoglimento. Ed era proprio questa la nostra intenzione. -


In your exhibition Continuum at MICROBA in Bari, curated by Riccardo Pavone and Marialuisa Sorrentino with critical text by Nicola Zito, you have presented a series of works whose title is I Ravennati. Here, amateur photographs meet the Byzantine conceptual dimension with its two-dimensional and hieratic nature. How does the genesis of the project happen? And where does the installation idea is coming from?


- This one along with two others (Shooting Sky and Pitture Geometriche) were born among the school benches and represent a fundamental moment in my research and especially in my artistic growth as they were my first “contemporary” works able to mark a strong break with what has been done previously, strictly pictorial, traditional and figurative. It has been the transition from three-year to specialist studies, in which I bring myself to an openness towards contemporary art, which before was totally disdained by me. Surely over the years I had accumulated a certain artistic dissatisfaction still not managing to find my personal pictorial mood after years of study in painting, despite an exaggerated and objective familiarity in the technique which was appreciated by my teachers. With these three series I wanted to experiment, combining the photographic medium with the pictorial one; with the first two series starting from photography and arriving at painting and vice versa with the last one. The common goal was to trace fundamental artistic historical periods by reconfiguring them hybridly today. Specifically, with I Ravennati I wanted to resume an important historical moment, this time centuries away from our present: that of Byzantine art, of Ravenna art (hence the title). I wanted to create a “Continuum” between the past reincarnated in old, lost, thrown, forgotten, silver salt photographs and the present. I wanted to provide and guarantee them a new life, a new skin, a new opportunity; aftermath of the past in unique, hybrid forms, daughters of our contemporaneity. The installation idea was born naturally by talking to the people who made this exhibition possible: the curators Riccardo and Luisa, and Nicola Zito who provided critical support to Continuum. We all agreed in creating an evident connection with the iconostasis of churches as this idea was spontaneously suggested by the photos themselves covered with gold, small, important, iconized. The reference had to be clear and direct; the installation had to be solemn, tidy and precise. This line with the iconostasis seemed to be obvious and today I cannot imagine an alternative display for this. We then carefully studied the lights, warm and not strong, aimed precisely only at the works and we used a transparent support that could support them as, the data shown on the back of each single photograph are a view into the intimate and into history, since obviously are also reported the dates as evidence of a remote historical moment. When you walk in Spazio Microba (preferably in the evening) it seems like finding yourself inside a small church, in a moment of meditation. And that was precisely our intention. -


Anna Dormio, "Continuum", installation detail


Sempre nella serie I Ravennati, l’assenza di coordinate spaziali e fisionomiche accanto alla trascendenza degli sfondi, rende le immagini vulnerabili, mettendo in discussione l’appartenenza temporale originaria dell’oggetto fotografico. Quanto è importante per te manipolazione della dimensione identitaria e funzionale delle cose? Quanto è importante il concetto del tempo? - Devo dire che la manipolazione è un dato spesso presente nei miei lavori ed altre volte pressoché inesistente (come la serie Boom boom papà, Scritte o Carte ed #animalimorti, in queste ultime due la non manipolazione è ancora più evidente). In comune sicuramente vi è un esasperato senso del recupero e (dell’ossessivo) accumulo, altro punto saldo della mia ricerca artistica. Il concetto di tempo è per me essenziale; tutto quel tempo impiegato a lavorare per produrre un qualcosa, dedicato a qualcosa… che possa essere un ritaglio d’arma o una fotografia analogica manipolata con foglia oro. Il lavoro non è solo il prodotto ultimo e finito ma anche tutto il “pre”, tutto quel “mentre”, quel che c’è prima e durante la produzione che è per me punto essenziale e super interessante. È una pratica, una pratica che è quasi performativa, meditativa, molto interiorizzata. Mentre lavoro entro in un vero e proprio mantra, una concentrazione tutta unica, un'abitudine, un'ossessione che tocca la pazienza ma che può arrivare a toccare anche l'impazienza. Spesso quasi ai limiti del delirio. -


Still in the I Ravennati series, the absence of spatial and physiognomic coordinates alongside the transcendence of the backgrounds makes the images vulnerable, questioning the original temporal belonging of the photographic object. How important is for you the manipulation of the identity and functional dimension of things? How important is the concept of time?

- I have to say that manipulation is a fact frequently present in my works but sometimes almost non-existent (such as the series Boom boom papà, Scritte or Carte and #animalimorti, in the last two the non-manipulation is even more evident). Surely there is in common an exasperated sense of recovery and (obsessive) accumulation, another solid point of my artistic research. The concept of time is essential for me; all that time spent working to generate something, dedicated to something ... which could be a weapon cutout or an analog photograph manipulated with gold leaf. The artwork is not only the final and finished product but also all the "pre", and the "while". Meaning before and during production since it is an essential and super-interesting point for me. It is a practice. A practice that is almost performative, meditative, very internalized. While I am working, I get into a real mantra, into a unique concentration, into a habit, into an obsession that approaches the patience and at the same time can also approach the impatience. Often almost to the limits of delirium. -

Passato/Presente. Nelle pratiche edilizie della Tarda Antichità ed Alto Medioevo era comune riposizionare elementi architettonici classici (“spolia” o “fragmenta docta”) in nuove costruzioni e ordini funzionali. Da dove nasce l’interesse per lo scarto, per il dettaglio, e per il riutilizzo materiale o concettuale? - Per risponderti a questa domanda mi ricollego alla prima, all’inizio di quest’intervista. Sarò sincera nel dirti che non so da dove nasca questo interesse perché come ti dicevo ho semplicemente assecondato un flusso interiore. Sicuramente ho sempre avuto una piccola inclinazione nei confronti dell’accumulo, dei mercatini vintage o manie in collezioni di ogni tipo, più o meno esasperate o strane. Mi piace recuperare quegli oggetti dell’abbandono, tutto quel che la società tende ad espellere e mostrare che possano avere ancora una possibilità, ad esempio, attraverso l’arte. -


Past/Present. In the building practices of Late Antiquity and Early Middle Ages it was typical to reposition classical architectural elements (“spolia” or “fragmenta docta”) in new buildings and new functional orders. Where does the interest in waste, detail, and material or conceptual reuse is coming from?


- To answer this question, I refer to the first one at the beginning of this interview. I'll be honest in telling you that I don't know where this interest comes from because, as I said, I simply follow an inner flow. I have certainly always had a slight inclination towards accumulation, vintage markets or quirks in collections of all kinds, more or less exasperated or strange. I like recovering those abandoned objects, everything that society tends to expel and show that they can still have a chance, for example, through art. -

Anna Dormio, "Continuum", installation view


In Shooting sky metti in scena la distruzione di ciò che è per sua natura indistruttibile, immateriale e in(de)finito. Come è nata l’idea e quale messaggio intendi trasmettere?


- Shooting Sky mette in luce per la prima volta un fortissimo aspetto biografico essendo mio padre il titolare di un’armeria. In maniera totalmente non mediata dalla ragione, quasi istintivamente e inconsciamente mi è sobbalzata l’idea di sparare queste fotografie di cieli. Credo proprio che se mio padre non facesse questa professione, questo pensiero non mi sarebbe mai e poi mai venuto in mente. Penso che l’immediatezza di quest’idea è proporzionale alla facilità con la quale mi sarei potuta procurare una pistola ad aria compressa. Del resto quest’aspetto biografico si è rivelato spontaneamente anche in Boom boom papà, più di 800 pistole e fucili di carte ritagliati da cataloghi di armi di proprietà di mio padre (oltre tre mesi di lavoro durante la residenza presso Manifattura Tabacchi, Firenze), portando idealmente quindi, la presenza paterna, all’interno di un contesto straniante. Anche il titolo dell’opera è un rimando ad un’espressione d’infanzia pronunciata in gioielleria, quando avevo un paio di anni, mentre mi facevano i buchi alle orecchie. E con questo penso di aver detto tutto: Shooting Sky inscena un atto di distruzione dell’indistruttibile mettendo in luce la potenza (e la bellezza) del cielo nella sua maestosità e infinitezza. Non un atto di violenza, quindi, – anche se così potrebbe sembrare - bensì esattamente l’opposto. -


In Shooting sky you stage the destruction of what is by its nature indestructible, immaterial and in (de) finite. How did the idea is coming about and what message do you intend to boost?


- Shooting Sky highlights for the first time a very strong biographical aspect as my father is the owner of an armory. In a totally non-mediated way by reason, almost instinctively and unconsciously I jumped at the idea of ​​shooting these photographs of the skies. I really think that if my father didn't do this profession, this thought would never, ever come to my mind. I think the immediacy of this idea is proportional to the ease with which I could have obtained a compressed air gun. After all, this biographical aspect also spontaneously revealed itself in “Boom boom papà”, more than 800 paper guns and rifles cut out of weapons catalogs owned by my father (over three months of work during the residency at Manifattura Tabacchi, Florence), therefore ideally bringing the paternal presence into an alienating context. Even the title of the work is a reference to a childhood expression pronounced in jewelry, when I was two years old, while they pierced my ears. And with this I think I have said it all: Shooting Sky stages an act of destruction of the indestructible, highlighting the power (and the beauty) of the sky in its majesty and infinity. Not an act of violence, therefore - even if it might seem so - but exactly the opposite. -


Ci racconteresti la tua relazione con il segno grafico, con la scrittura, con le parole?

- Sono molto attratta dal segno grafico. Nello specifico negli ultimi anni l’ho indagato valutandolo nella forma legata alla scrittura, precisamente l’ortografia e ancor di più la calligrafia. Quest’attenzione è giunta con la serie Carte, un lavoro che semplicemente raccoglie carte scritte trovate per strada, attualmente più di 400, sempre in crescita. Essa, indagando inizialmente l’identità delle persone espresse sotto forma di scrittura, ben presto mi rivela gli aspetti intimi e personali della vita quotidiana delle persone trovandoli estremamente affascinanti. Messaggi d’amore, lettere, dati sensibili, liste della spesa… per strada si trova di tutto! Ed è proprio questa casualità mista ad ‘ingenuità’ ad interessarmi. Sto lavorando ad un altro paio di progetti che indagano la scrittura ma ancora "non sono usciti dal guscio". -


Could you tell us about your relationship with the graphic sign, with writing, with words?


- I am very attracted to the graphic sign. Specifically, in recent years I have been looking into this, by evaluating it in the dimension connected to writing, precisely the spelling and even more the calligraphy. This interest has come with the Carte series, a work that simply collects written papers found on the street, currently more than 400, always growing. Through initially investigating the identity of people expressed in the form of writing, it soon reveals to me the intimate and personal aspects of people's daily life, finding them extremely fascinating. Messages of love, letters, sensitive data, shopping lists ... you can find everything on the street! And it is precisely this randomness mixed with 'naivety' that interests me. I am working on a couple of other projects that figures out by writing but haven't “come out of their shell yet”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

- Dal 28 al 30 maggio 2021 ero in residenza d’artista presso il TEX Teatro dell’ExFadda di San Vito dei Normanni (BR), in seguito al bando vinto rivolto ad artisti pugliesi under35. La call prevedeva un’opera da realizzare attraverso un workshop per bambini di 10 anni della durata di tre giorni, quindi da venerdì dipingeremo insieme un enorme quadrato rosso visibile da un unico punto di vista. Per il resto, lavoro continuamente sulla mia ricerca artistica e applico ad infiniti bandi. Ho tre/quattro lavori, al momento ancora inediti, che vorrei realizzare e che sto proponendo per call di residenze d’artista. A giugno sarò tra Roma e Firenze e quest’estate ho intenzione di raggiungere la Sicilia: potrebbero esserci delle nuove collaborazioni. C’è anche la probabilità di una residenza d’artista da svolgere a Lecce ma non voglio svelar nulla. Adesso che sono ritornata in Puglia riesco a seguire più agilmente Kunstschau (sempre a Lecce), collettivo di cui sono membro fondatore e social media manager… lavoriamo molto e abbiamo una programmazione del 2021 molto fitta. Sono in continua attesa di risposte e mi auguro d’esser selezionata per una residenza d’artista che mi riporti fuori regione; il mio sogno nel cassetto è fare un’esperienza a Milano. -


What are your future projects?

- From 28 to 30 May 2021, I was involved in an artist residency at the TEX Teatro dell’ExFadda in San Vito dei Normanni (BR), after winning the competition for under35 artists from Puglia. The call included the creation of a work through a three-day workshop for 10-year-old children, so from Friday we will paint together a huge red square visible from a single point of view. For the rest, I am constantly working on my artistic research and applying to many calls. I have three/four unpublished works at the moment that I would like to create and that I am proposing for calls for artist residencies. In June I will travel between Rome and Florence and this summer I am planning to reach Sicily: there may be new collaborations! There is also the probability of an artist residency in Lecce but I don't want to reveal anything. Now that I am back in Puglia, I can more easily follow Kunstschau (also in Lecce), a collective of which I am a founder member and social media manager ... we work a lot, and we have a very dense 2021 schedule. I am constantly waiting for answers and I hope to be eligeble for an artist residency that will take me back outside the region; my secret dream is to live an experience in Milan. -


annadormio.com