• Ilaria Introzzi

Anna Wiener racconta le tenebre della Silicon Valley nel suo memoir tra il drammatico e l'ironico


La valle oscura, Anna Wiener, Adelphi


Giocoforza la pandemia, chi si è arricchito ancora di più in questo periodo è l’imprenditore della comunicazione online. Quella social, per semplificare, la quale comprende non solo piattaforme come Instagram o Facebook ma anche vie di interazione parallele come Amazon o Netflix. A capo di queste multinazionali ci sono i noti Zuckerberg, Bezos e Hastings. Ma nomi e funzioni a parte, quello che li accomuna davvero è il luogo in cui operano: la Silicon Valley. Una valle, appunto, tra le tante della California. Assolata, verde. Digital. Anna Wiener è tra i tanti giovani che ci lavora e lo fa per cinque anni, lasciando improvvisamente tutto e iniziare a scrivere, come corrispondente tecnico, per il The New Yorker. Ma perché abbandona un lavoro da urlo in un posto che il Vecchio Mondo può solo sognare, e che avrebbe potuto avere con la Olivetti (ma è un altra storia)? Il motivo lo racconta in La valle oscura (Uncanny Valley), edito da Adelphi.


Due to the pandemic, the one who got even richer in this period is the entrepreneur of online communication. The social one, to simplify, which includes not only platforms like Instagram or Facebook but also parallel ways of interaction such as Amazon or Netflix. At the head of these multinationals are the well-known Zuckerberg, Bezos and Hastings. But names and functions aside, what they really have in common is where they operate: Silicon Valley. A valley, in fact, among the many in California. Sunny, green. Digital. Anna Wiener is among the many young people who work there and does it for five years, suddenly leaving everything and starting to write, as a technical correspondent, for The New Yorker. But why do you leave a terrific job in a place that the Old World can only dream of, and that you could have had with Olivetti (but that's another story)? The reason I tell it in La valle oscura (Uncanny Valley), published in Italy by Adelphi.


Con un tono ironico - a tratti comico - e una scrittura prevalentemente indiretta, la Wiener getta ombra sugli uffici illuminati grazie a delle gigantesche vetrate (per fare entrare il sole, tra i pochi elementi della natura accettabili là dentro). E soprattutto l’autrice dà risposta a molti dei quesiti che alcuni si pongono costantemente: come ci si relaziona in quei luoghi? I nostri dati che vengono raccolti a quale scopo servono? E il lettore sbaglia se pensa che le risposte, specialmente all’ultima domanda, sono: per invogliarci a comprare e a controllarci. Wiener rivela molto altro. E probabilmente, grazie al suo libro, potremmo dare una spiegazione anche al paradosso di Netflix, tra i più grandi profilatori degli utenti, produttore di un documentario stra-visto The Social Dilemma, quando poi, appunto, è tra le piattaforme che più di tutte conosce i nostri gusti.


With an ironic - sometimes comic - tone and a predominantly indirect writing, Wiener casts shadow on the shiny offices thanks to gigantic windows (to let the sun in, among the few acceptable elements of nature inside). And above all, the author answers many of the questions that some ask themselves constantly: how do we relate to those places? What purpose do our data being collected serve? And the reader is wrong if he thinks that the answers, especially to the last question, are: to entice us to buy and to control our lives. Wiener reveals much more. And probably, thanks to her book, we could also give an explanation to the paradox of Netflix, one of the biggest user profilers, producer of a documentary that has been seen by many of us The Social Dilemma, when, in fact, it is among the platforms that it knows most of all our tastes.


La valle oscura, il memoir del suo quinquennio trascorso nel paradiso (o inferno) dei big data, offre diversi spunti di riflessione. E con una scrittura tipicamente americana. Il che lo rende decisamente leggibile. E attraente. Anche grazie alla copertina che nell’edizione italiana è tanto riuscita quanto inquietante. Si tratta di un ritratto dell’androide Sophia fotografato da Mattia Balsamini nei laboratori di Hanson Robotics a Hong Kong nel 2019. L’immagine è parte del progetto on going Android Phil, documentario sull’intelligenza artificiale del regista Edoardo Vojvoda. E se i grandi dati che anche Anna Wiener ha contribuito a raccogliere servissero a queste aziende, le quali, si badi bene, coinvolgono ogni aspetto della nostra vita e lo si è capito perfettamente con il Covid-19, al fine di trovare un modo per sbarazzarsi dell’umano in favore del robotico? È possibile, visto che l’unico momento in cui si può parlare tra colleghi in quegli spazi è per ordinare un pranzo con servizio delivery.


La valle oscura, the memoir of her five years spent in big data heaven (or hell), offers several food for thought. And with a typically American script. Which makes it very legible. And eye catching. Also thanks to the cover that in the Italian edition is as successful as it is disturbing. It is a portrait of the android Sophia photographed by Mattia Balsamini in the Hanson Robotics laboratories in Hong Kong in 2019. The image is part of the ongoing Android Phil project, a documentary on artificial intelligence by director Edoardo Vojvoda. And what if the great data that Anna Wiener also helped to collect were of use to these companies, which, mind you, involve every aspect of our life and it is perfectly understood with Covid-19, in order to find a way to to get rid of the human in favor of the robotic? It is possible, since the only time you can talk with colleagues there is to order a lunch with delivery service.


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