• Elisa Zampini

Arte: una risorsa in via d’estinzione / Art: an endangered resource

Miracolo di San Marco, Tintoretto, 1548, Venezia, Gallerie dell'Accademia

Provate ad immaginare il Duomo di Firenze senza Giotto, Venezia senza il Tintoretto, Roma senza l’Ara Pacis, Milano senza l’architettura di Gio Ponti, Verona senza l’Arena, dove Aida muore per amore. Mettete in pausa per un attimo la vostra vita frenetica, non dovrebbe essere troppo difficile di questi tempi, e soffermatevi a immaginare l’Italia senza arte né cultura. Non vi sembra di vederla nuda, arida e sterile? In agonia, alla ricerca della sua identità perduta?

Una vita senza arte sarebbe una vita piatta e insapore, il tempo sarebbe una monotonia scandita da lavoro, vita domestica e nient’altro per cui valga davvero la pena uscire di casa.

Purtroppo in Italia, come all’estero, spesso le cose si danno per scontato; come ha ben sottolineato il Premier nella sua ultima conferenza stampa, riferendosi agli artisti come coloro “che ci fanno tanto ridere”. Affermazione, questa, che seppur ingenua ha rivelato come il patrimonio artistico-culturale d’Italia, che la rende tanto sorprendente agli occhi dei più, sia tristemente sottovalutato, ridotto ad una certezza di esistenza.

Just try to imagine the cathedral of Florence without Giotto, Venice without the Tintoretto, Rome without the Ara Pacis, Milan without the architecture of Gio Ponti, Verona without the Arena, where Aida dies for love. Pause your busy life for a moment, it shouldn't be too difficult these days, and stop to imagine Italy without art or culture. Don't you think you see her naked, dry and sterile? In agony, in search of its lost identity?

A life without art would be a flat and tasteless life, time would be a monotony marked by work, domestic life and nothing else for which it is really worth leaving the house.

Unfortunately, in Italy, as abroad, things are often taken for granted; as the Prime Minister well underlined in his latest press conference, referring to artists as those "who make us laugh so much". This affirmation, which although naive has revealed how the artistic and cultural heritage of Italy, which makes it so surprising in the eyes of most, is sadly underestimated, reduced to a certainty of existence.

Il campanile di Giotto, corpo laterale del Duomo di Firenze

L’arte è qui, eternamente italiana. Noi ci siamo trovati a tu per tu con essa da sempre. Non ci sembra, perciò, qualcosa per cui vale la pena preoccuparsi, perché è come l’aria: ci sarà sempre finché ci saremo noi.

Per quanto avvilente, un ragionamento di questo tipo dimostra come l’arte sia una costante della nostra memoria, è nel nostro sangue e ci definisce nel resto del mondo.

Quindi perché non sostenerla, con sussidi al pari di ogni altra tradizione del Bel Pese?

La pandemia da Covid-19, ha messo in luce una falda importante del sistema italiano: i lavoratori dello spettacolo sono in crisi economica, ridotti ad un’invisibilità ingiustificata e inaccettabile.

Gli stessi artisti che ci permettono di non impazzire nella vita di tutti i giorni, strappandoci una risata, evidenziando un’emozione del nostro inconscio, che per una volta si sveste dei panni del dimenticatoio per eccellenza.

Senza questi fini artigiani del sentire, che in diverse forme arrivano a toccare ognuno in profondità, la nostra esistenza non sarebbe tanto dissimile da quella di una macchina progettata per fatturare, limitata ai bisogni base di sopravvivenza.

Art is here, eternally italian. We have always been face to face with it. Therefore, it does not seem to us something worth worrying about, because it is like air: it will always be there as long as we are there.

As demeaning as it may be, such reasoning demonstrates how art is a constant in our memory, is in our blood and defines us in the rest of the world.

So why not support it, with subsidies like any other tradition in the Bel Pese?

The Covid-19 pandemic highlighted an important stratum of the Italian system: show business workers are in economic crisis, reduced to unjustified and unacceptable invisibility.

The same artists who allow us not to go crazy in everyday life, snatching a laugh, highlighting an emotion of our unconscious, which for once undresses the clothes of forgiveness par excellence.

Without these fine artisans of feeling, which in different forms reach each one deeply, our existence would not be so dissimilar from that of a machine designed to invoice, limited to basic survival needs.

Il manifesto di Art Workers Italia condiviso su Instagram

Sarebbe ora di convertire la credenza popolare per la quale, se vuoi fare dell’arte la tua vita, devi prepararti a vederti mendicare per strada. Una bruttissima, svilente rappresentazione che ha tutti i connotati per essere reale, se non lo è già.

Mens sana in corpore sano.E se fosse il contrario: se appagare la mente apportasse benessere al corpo, permettendoci di viverci con piena consapevolezza. Di solito si dice: è solo una questione di testa.

Nell’attuale rivoluzione sanitaria e non, che stiamo vivendo, è nato “un gruppo informale, autonomo e apartitico di lavoratrici e lavoratori delle arti contemporanee”.

Questa è la definizione che si dà Art Workers Italia, nel suo manifesto per tutelare il lavoro della cultura e dell’arte. La vocazione di questo gruppo, che ha tutte le sembianze di una minoranza politica, è collettiva e non autoriale, dove ogni creazione è indipendente ma uniforme. Ognuno è quindi libero di esprimersi come meglio riesce, ma tra uno stile e l’altro c’è l’esigenza di un fil rouge per guidare il non addetto ai lavori. Gli Art Workers Italia sono: musei, fondazioni, associazioni culturali, accademie, spazi indipendenti, gallerie, art writers, storici d’arte, ma anche video makers, project managers, fotografi, restauratori… insomma ogni mano e intelletto che ha reso e rende la penisola ancora più bella.

It would be time to convert the popular belief that if you want to make art your life, you must prepare yourself to be begged on the street. A very ugly, demeaning representation that has all the connotations to be real, if it isn't already.

Mens sana in corpore sana, and if it were the other way round: if satisfying the mind brought well-being to the body, allowing us to live there with full awareness. Usually it is said: it is only a question of the head.

In the current health and non-health revolution we are experiencing, "an informal, independent and non-partisan group of workers and contemporary arts workers was born".

This is the definition that Art Workers Italia gives itself, in its manifesto to protect the work of culture and art. The vocation of this group, which has all the appearance of a political minority, is collective and not authorial, where each creation is independent but uniform. Everyone is therefore free to express themselves as best they can, but between one style and another there is the need for a common thread to guide the non-expert. The italian art workers are: museums, foundations, cultural associations, academies, independent spaces, galleries, art writers, art historians, but also video makers, project managers, photographers, restorers… in short, every hand and intellect that has made and makes the peninsula even more beautiful.

Grattacielo Pirelli, "Il Pirellon", progettato da Gio Ponti nel 1956, Milano

Arte non significa necessariamente effimero. Anch’essa per essere tale e mostrarsi sotto forma di pittura, cinema, danza, teatro, scultura…ha bisogno di regole e di un organigramma.

L’Arte è una risorsa preziosa, in via d’estinzione e così gli artisti sono vulnerabili, destinati ad una precarietà che li getta ai margini della società. In questo contesto sarebbe auspicabile agire e farlo subito, per preservare tutto ciò che rende la nostra cultura degna di stima ed orgoglio. Solitamente uno si accorge di quanto sia importante qualcosa, una volta che l’ha persa. Sarebbe bello, per una volta, non arrivare sempre al punto di non ritorno.

Art does not necessarily mean ephemeral. Also to be such and to show itself in the form of painting, cinema, dance, theater, sculpture… it needs rules and an organization chart.

Art is a precious resource, endangered and so artists are vulnerable, destined to a precariousness that throws them on the margins of society. In this context it would be desirable to act and do it immediately, to preserve everything that makes our culture worthy of esteem and pride. Usually one realizes how important something is once he has lost it. It would be nice, for once, not to always get to the point of no return.

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