• Ilaria Introzzi

Chi è l'"artista karaoke" e perché ne siamo tutti responsabili, parola di Enzo Mari


Enzo Mari sulla Sedia 1, Artek. (ph. Jouko Lehtola)




Oggi vengono chiamati artistar o archistar, a seconda del campo di competenza. All’alba dei Duemila, agli artisti e agli architetti di una certa popolarità viene accostata la parola karaoke. E a dare questo giudizio è una persona - un uomo - il cui percorso professionale è legato a doppio filo a entrambi i mondi: Enzo Mari. Il maestro del design italiano, noto per il suo sodalizio con l’azienda Danese, alla quale dedica oggetti come Timor (calendario perpetuo) e Cicladi (serie di vasi e ciotole), e per aver fatto parte in giovane età del movimento dell’Arte Programmata, definisce così i suoi omologhi in un’intervista a lui fatta nel 2004 da, tra gli altri, Stefano Boeri e Hans Ulrich Obrist, rispettivamente oggi Presidente di Triennale Milano e curatore della mostra interamente dedicata a Mari in alcune delle sale del celebre spazio meneghino fino al 18 aprile.


Today they are called artistars or archistars, depending on the field of expertise. At the dawn of the 2000s, artists and architects of a certain popularity are associated with the word karaoke. And to give this judgment is a person - a man - whose professional path is closely linked to both worlds: Enzo Mari. The master of italian design, known for his partnership with the Danese company, to which he dedicates objects such as Timor (perpetual calendar) and Cicladi (series of vases and bowls), and for having been part of the Arte Programmata movement at a young age, thus defines his counterparts in an interview made to him in 2004 by, among others, Stefano Boeri and Hans Ulrich Obrist, respectively today President of Triennale Milano and curator of the exhibition entirely dedicated to Mari in some of the rooms of the famous milanese space till april 18th.



CicladiEnzo Mari, 1977, re-edition 2019

Vaso / Ciotola



Qual è l’identikit dell’artista karaoke e perché Enzo Mari lo circoscrive a questa parola, diventata cult negli anni Novanta grazie a un programma televisivo in cui persone comuni, specialmente i giovani, vengono invitate a cantare canzoni popolari nelle maggiori piazze italiane? Il progettista piemontese, scomparso a Milano il 19 ottobre 2020 (il giorno successivo lo seguirà la compagna di una vita e critico d’arte Lea Vergine), lo fa per denunciare una perdita dei valori nel fare arte, quindi design e di fatto architettura. E il primo di questi attributi in via d’estinzione è certamente l’autenticità, traducibile in sincerità verso il proprio mestiere e il pubblico. Ovviamente Mari, uomo da sempre di estrema umanità ed eleganza nei modi, non fa nomi. E non gliene importa nulla di dare in pasto ai media i colleghi karaoke. Lui va oltre e pone a quasi vent’anni dalla mostra in Triennale un argomento quanto mai d’attualità: chi sono i veri artisti e come le persone (i possibili clienti) come fanno a riconoscerli? Tenendo ovviamente presente che il popolo ha gradi diversi di cultura ed esperienza, è sempre più difficile. Lo è all’epoca, lo è oggi.


What is the identikit of the karaoke artist and why does Enzo Mari confine him to this word, which became a cult in the 1990s thanks to a television program in which ordinary people, especially young people, are invited to sing popular songs in the major italian squares? The piedmontese designer, who passed away in Milan on October 19, 2020 (the next day will be followed by his lifelong partner and art critic Lea Vergine), does so to denounce a loss of values ​​in making art, therefore design and in fact architecture. And the first of these endangered attributes is certainly authenticity, which can be translated into sincerity towards one's profession and the public. Obviously Mari, a man of extreme humanity and elegance in his ways has always been, does not mention names. And he doesn't care about feeding his karaoke colleagues to the media. He goes further and poses a very topical topic almost twenty years after the Triennale exhibition: who are the real artists and how do people (potential clients) recognize them? Obviously bearing in mind that the people have different degrees of culture and experience, it is increasingly difficult. It was at the time, it is today.



TimorEnzo Mari, 1967

Calendario Perpetuo



L’arrivo di Internet e dei social media amplifica non di poco la forbice di artistar. È decisamente complicato farne un ritratto perché si rischia di comprendere anche coloro i quali riscuoto meritatamente successo, anche su scala globale. Senza contare che i giovani talenti sfruttano (e giustamente) Instagram & co. per farsi conoscere e così attirare l’attenzione di critici e gallerie. Ma in generale il designer karaoke e colui o che lei che nel 2021 si aggira sui social postando molto di se stesso e poco della propria arte. Markette comprese. Dimentico che “l’etica è l’obiettivo di ogni progetto”. Lo sostiene Mari in ogni sua intervista, non solo quella rilasciata nel 2004. E a questa affermazione aggiunge: “Si rende oggi necessaria un’opera di demolizione del mito dell’artista-divo che produce soltanto capolavori per le persone più intelligenti… . È necessario, in una civiltà che sta diventando di massa, che l’artista scenda dal suo piedistallo e si degni di progettare l’insegna del macellaio…”.


The arrival of the Internet and social media greatly amplifies the range of artistars. It is decidedly complicated to make a portrait of it because there is a risk of including those who are deservedly successful, even on a global scale. Not to mention that young talents exploit (and rightly so) Instagram & co. to make themselves known and thus attract the attention of critics and galleries. But in general the karaoke designer is he or she who in 2021 wanders around on social media posting a lot of himself and little of his art. Testimonial understood. Forgetting that "ethics is the goal of every project". Mari claims this in all of his interviews, not just the one released in 2004. And to this statement he adds: "Today we need to demolish the myth of the artist-star who only produces masterpieces for the most intelligent people… . It is necessary, in a civilization that is becoming mass, for the artist to come down from his pedestal and deign to design the butcher's sign…".


Enzo Mari, playground a Carrara, 1967



L’architettura e il design non possono prescindere dal sociale. Il concetto dell’architetto modernista americano Louis H. Sullivan “la forma segue la funzione” significa concepire un oggetto, da un vaso a un palazzo, passando, sebbene in modo più sfumato perché l’arte è un mondo complesso dove entrano in gioco anche le emozioni, a un quadro o una scultura, sia dal punto di vista estetico che funzionale. Senza tralasciare la qualità. Caposaldo di Enzo Mari, anche quando progetta mobili i quali, una volta acquistati, possono essere montati dall’acquirente stesso. E alla domanda, nel video del 2004: “Di questa perdita di valori è responsabile il designer o il pubblico?” Enzo Mari risponde, ed è un altro capitolo, che la colpa è reciproca. Touché.


Architecture and design cannot be separated from the social. The concept of the American modernist architect Louis H. Sullivan "form follows function" means conceiving an object, from a vase to a palace, passing, albeit in a more nuanced way because art is a complex world where even emotions, to a painting or a sculpture, both from an aesthetic and functional point of view. Without neglecting quality. A cornerstone of Enzo Mari, even when he designs furniture which, once purchased, can be assembled by the buyer himself. And to the question, in the 2004 video: "Is the designer or the public responsible for this loss of values?" Enzo Mari replies, and it is another chapter, that the fault is mutual. Touché.

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