• Ilaria Introzzi

"Esploro in base a ciò che mi tocca nel mio errare nel mondo”: l’artista Martina Melilli si racconta


Martina Melilli


Archiviare dati, rielaborarli e trasformarli in un’opera d’arte contemporanea intensa come mezzo per scoprire il mondo. Attraverso degli attori, noi esseri umani. È la ricerca di natura antropologica e documentaria, passante anche per la Libia, a muovere il percorso artistico di Martina Melilli, interprete veneta, nonché regista, autrice e organizzatrice culturale. Formatasi allo IUAV, nasce con la macchina fotografica e cresce intessendo relazioni, vincendo anche menzioni speciali in tempo di covid, com’è accaduto recentemente al Premio Fabbri.


Archiving data, reworking them and transforming them into an intense contemporary work of art as a means of discovering the world. Through actors, we human beings. It is the research of an anthropological and documentary nature, also through Libya, that moves the artistic path of Martina Melilli, venetian interpreter, as well as director, author and cultural organizer. With a degree at IUAV, she was born with the camera and grew up building relationships, even winning special mentions in covid time, as happened recently at the Premio Fabbri.

Ana, Corpo a Corpo


Martina da dove nasce il tuo amore per l’arte, l’espressione di sé attraverso mezzi artistici, anche non convenzionali come il documentario, ad esempio?

- Non saprei esattamente. Mia madre mi ha detto che ho sempre avuto una macchina fotografica in mano. Mio padre stesso aveva questa passione. E poi da piccola ero molto creativa, sempre in fermento. Sai, arrivo dalla campagna veneta e non è che frequentassi delle mostre d’arte. Tutto è arrivato dalle superiori in poi, dove ho iniziato e capito che tutto l’estro poteva prendere delle forme particolari. Non ho mai pensato di fare l’artista, nemmeno quando mi sono iscritta allo IUAV. Diciamo che mi ha sempre attratta il mondo dell’espressione, in modo trasversale. Dalle avanguardie artistiche al cuoco in cucina: ho sempre avuto molto rispetto per le persone che danno voce al loro essere attraverso le mani, la produzione. Solo da quest’anno ho cominciato a fare e sentire pienamente mia la definizione artista. -


Martina where does your love for art, as self-expression through artistic means, even unconventional ones such as the documentary, for example, come from?


- I don't know exactly. My mother told me I've always had a camera in my hand. My father himself had this passion. And then as a child I was very creative, always in turmoil. You know, I come from the Veneto countryside and it is not like I was attending art exhibitions. It all came from high school onwards, where I started and understood that all inspiration could take particular forms. I never thought of being an artist, not even when I enrolled in the IUAV. Let's say that she has always attracted me to the world of expression, in a transversal way. From the artistic avant-garde to the cook in the kitchen: I have always had a lot of respect for the people who give voice to their being through their hands, the production. Only from this year have I begun to feel mine the definition of artist. -


Mum I'm Sorry, 3


Sei laureata in progettazione e produzione delle arti visive. A prescindere da un tuo lavoro specifico, come progetti e produci solitamente, visti i mezzi diversi che utilizzi?


- Negli anni ho affinato un metodo che parte sempre dalla ricerca e si concretizza in un mezzo che cambia a seconda delle necessità della storia, di come devo o voglio raccontarla. Solitamente c’è un incontro, qualcosa con cui vengo a conoscenza. Una persona o un evento. Nel primo caso coltivo la relazione ed esplicito l’intenzione di lavorare sulla storia. Nel secondo vado ad approfondire studiando molto, approfondendo. Questo mi permette di capire perché il tema mi interessa particolarmente. Mi sono resa conto che c’è sempre qualcosa che mi affascina e da li cerco di capire con quali mezzi lavorarci su e cosa voglio che diventi. -

You have a degree in visual arts design and production. Regardless of your specific work, how do you usually design and produce, given the different media you use?


- Over the years I have refined a method that always starts from research and takes the form of a medium that changes according to the needs of the story, how I have to or want to tell it. There is usually an encounter, something with which I come to know. A person or an event. In the first case, I cultivate the relationship and express the intention to work on history. In the second I go to deepen studying a lot, deepening. This allows me to understand why the topic particularly interests me. I realized that there is always something that fascinates me and from there I try to understand by what means to work on it and what I want it to become. -


My home, in Libya, still 1


Tra le opere più conosciute finora c’è My home, in Libya, un racconto di un’ora, prodotto, tra gli altri, da RaiCinema e riconosciuto di interesse culturale da MiBACT. Tuo padre e tuo nonno sono libici e in un certo qual modo hai voluto ripercorrere la strada che li ha portati poi a venire in Italia, attraverso una fonte ormai imprescindibile: il web. Ci vuoi raccontare la genesi del tutto e il messaggio dietro al progetto?


- Sì loro sono nati lì, da genitori italiani, quando ancora la Libia era una colonia italiana. La loro cultura è italiana. I miei nonni si sono spostati a Tripoli, giunti in Italia dopo che Gheddafi li ha cacciati. Ho conosciuto questa storia dopo anni per via di vicende personali. Non vi ho subito avuto accesso. Ero già grande quando ne sono venuta a conoscenza. Dovevo scrivere la tesi specialistica e ho deciso di farla su questo anche perché all’epoca ero molto concentrata sulla narrazione di conflitti (tipo quello israeliano-palestinese). Mi sono resa conto che mancava, dal percorso della mia famiglia, il punto di vista libico sulla vicenda. Fino a una decina di anni fa almeno. Ora grazie all’arte è una storia diffusa. L’ho realizzato perché si sono intrecciati il mio interesse per la storia familiare e quella del mio paese. -


Among the best known works so far is My home, in Libya, an hour long story, produced, among others, by RaiCinema and recognized of cultural interest by MiBACT. Your father and grandfather are libyans and in a certain way you wanted to retrace the path that led them to come to Italy, through a source that is now essential: the web. Can you tell us the genesis of everything and the message behind the project?

- Yes, they were born there, from Italian parents, when Libya was still an italian colony. Their culture is italian. My grandparents moved to Tripoli, arrived in Italy after Gheddafi kicked them out. I got to know this story after years due to personal events. I didn't have access to it right away. I was already grown up when I learned about it. I had to write the specialist thesis and I decided to do it on this also because at the time I was very focused on the narration of conflicts (such as the israeli-palestinian one). I realized that the Libya point of view on the matter was missing from my family's path. Until a decade ago at least. Now thanks to art it is a widespread story. I made it because my interest in family history and that of my country were intertwined. -


My home, in Libya, still 2


Credi molto anche nelle collaborazioni. Lo stesso progetto sulla Libia è stato possibile perché hai contattato un giovane libico tramite i social media.


- Sì, con Mahmoud (un nome fittizio). Ora non vive in Libia ma sta bene e siamo sempre in contatto. -


You also strongly believe in collaborations. The same project on Libya was possible because you reached out a young libyan through social media.


- Yes, with Mahmoud (fictional name). He does not live in Libya now but he is fine and we are always in touch. -


Come stanno vivendo in quei paesi la pandemia?

- Lui ora vive in Turchia ma la sua famiglia continua a vivere lì. L’ha vissuta come da noi, mentre all’inizio in Libia non c’erano casi. Ricordo che mi prendeva in giro e infatti, come è accaduto in altri paesi più disagiati dal punto di vista sanitario, è arrivata dall’occidente. -


How are those countries experiencing the pandemic?


- He now lives in Turkey but his family continues to live there. He lived it as we did, while at the beginning there were no cases in Libya. I remember that he made fun of me and in fact, as has happened in other countries that are more disadvantaged from a health point of view, he came from the west. -


Stai lavorando a qualche nuova collaborazione al momento?


- Come dicevi i miei lavori nascono proprio da relazioni. In questo momento sto lavorando con una thanato aestheta (cerimoniere funebre), Simona Pedici. L’ho conosciuta all’interno di Corpo a Corpo, e da lì il rapporto l’abbiamo approfondito, con un reading performativo portato alla Fabbrica del Vapore nell’autunno 2020 e ora stiamo lavorando a un’opera video, il cui tema è la morte del corpo. -


Are you working on any new collaborations at the moment?


- As you said, my works are born from relationships. Right now I'm working with an thanato aestheta (funeral master of ceremony), Simona Pedici. I met her within Corpo a Corpo, and from there we deepened the relationship, with a performative reading brought to the Fabbrica del Vapore in autumn 2020 and now we are working on a video work, whose theme is the death of the body. -

Mum I'm Sorry, 1


In Corpo a Corpo, una rubrica mensile su Playboy Italia, dialoghi con persone che usano il loro corpo come mestiere. Come sei entrata in contatto con la rivista e, a livello più ampio, con il covid è cambiato il senso del progetto, visto che è nato nel 2019?

- Il progetto è nato come dialogo in differita. Ogni incontro di persone trovate via social, era con volti che non conoscevo e incontravo via videochiamata, dedicando una parte del nostro tempo a uno shooting fotografico: lo screenshot. Parlare di corpo, tra corpi in assenza. Tema già prima del covid che mi piaceva e al tempo stesso spaventava. Parlare senza potersi più toccare. Digitalizzarci senza ritorno. Questo topic ovviamente si è acuito con il 2020. C’era già quindi questa riflessione voluta di questi corpi che si aprono li uni con gli altri, ma in differita. Il covid non li ha cambiato forma, anzi l’ha sedimentata. -


In Corpo a Corpo, a monthly column on Playboy Italia, you dialogue with people who use their bodies as a profession. How did you come into contact with the magazine and, on a broader level, with the covid did the meaning of the project change, given that it was born in 2019?


- The project was born as a deferred dialogue. Every meeting of people found via social media was with faces I did not know and meet. I interviewed them via video call, dedicating part of our time to a photo shoot: the screenshot. Talking about the body, the relationship between bodies, in absence. Theme already before the covid that I liked and at the same time frightened. Talking without being able to touch each other anymore. Digitize us with no return. This topic obviously sharpened with 2020. So there was already this deliberate reflection of these bodies that open up to each other, but deferred. The covid has not changed their shape, on the contrary it has sedimented it. -

Cosa ne è scaturito?

- Ricordo che, ad esempio, in pieno covid ho intervistato una chirurga. Già il suo lavoro è sul corpo, in più in quel momento era tutto più amplificato. Un mondo mediatizzato ma in accessibile perché chi stava bene doveva stare casa mentre lei era lì in condizioni molto diverse da quelle abituali, non solo per un medico. Solitamente i cari fanno i visita ai degenti, in quel periodo no. Ecco, il lato umano è stato sospeso. -


What came of it?


- I remember that, for example, in full covid I interviewed a surgeon. Already her work is on her body, plus at that moment everything was more amplified. A mediatized world but not accessible because those who were well had to stay home while she was there in conditions very different from the usual ones, not just for a doctor. Usually loved ones visit patients, but not at that time. Here, the human side has been suspended. -

L’uomo, l’antropologia, le dinamiche relazionali. Sembrano essere il filo rosso di ogni tuo lavoro. Che cosa stai cercando attraverso di loro?


- Non so se esiste un’unica risposta, se sto cercando qualcosa di specifico. Mi affascinano molto le singole storie e poi come si intrecciano nel tessuto sociale, quindi nella momento in cui siamo tutti immersi. I singoli individui fanno la società, quindi la storia. -


Humanity, anthropology, relational dynamics. They seem to be the red thread of all your work. What are you looking for through them?

- I don't know if there is a single answer, if I'm looking for something specific. I am very fascinated by the individual stories and then how they intertwine in the social fabric, therefore in the moment in which we are all immersed. Individuals make society, hence history. -


©️gerdastudio, Premio Fabbri 2021, Un abbraccio, | A hug, Martina Melilli


L’ultimo progetto ha un nome particolare se lo contestualizziamo: Un abbraccio, | A hug,. Una provocazione?


- Sì e no. È anche un augurio. Un abbraccio nasce dietro gli schermi, ancora una volta. Ero in veneto l’8 marzo 2020 (primo giorno di lockdown, ndr), e intenzionalmente ho voluto realizzare un’apertura quando ci veniva imposta una chiusura. E da quel momento, fino a maggio dell’anno scorso (non conoscevamo una fine ovviamente), ho parlato con 58 persone diverse, tra amici e conosciuti via social. Per assurdo ho incontrato un sacco di gente, sono stati momenti un po’ intimi anche, perché alla fine entravamo in un certo senso nelle case l’uno dell’altro. -


The last project has a particular name if we contextualize it: Un abbraccio, | A hug ,. A provocation?

- Yes and no. It is also a wish. A hug is born behind the screens, once again. I was in Veneto on march 8, 2020 (first day of lockdown, ed.), And I intentionally wanted to create an opening when a closure was imposed on us. And from that moment, until may of last year (we didn't know an end of course), I spoke to 58 different people, including friends and others met via social media. Absurdly, I met a lot of people, they were also a bit intimate moments, because in the end we kind of entered each other's houses. -


C’è una storia in particolare che vuoi raccontare?


- Le ho registrate ma al momento non voglio raccontarle. Ma le foto che ho scattato sono diventate una serie di 58 cartoline, in edizione limitata, che esiste anche in versione cofanetto (che le contiene tutte). Ho esposto il lavoro al Premio Fabbri dove ha vinto la menzione speciale. Era un’installazione ma anche una sorta di bookshop. L’idea era quella di mandare un segno concreto: acquistarla e poi inviarla a qualcuno che credi abbia bisogno di un segno di presenza e affetto. -


Is there a particular story you want to tell?


- I recorded them but at the moment I don't want to tell them. But the photos I took became a series of 58 postcards, in a limited edition, which also exists in a boxed version (which contains them all). I exhibited the work at the Fabbri Prize where it won a special mention. It was an installation but also a sort of bookshop. The idea was to send a concrete sign: buy it and then send it to someone you believe needs a sign of presence and affection. -

Poche settimane fa sei stata in residenza, cos’hai realizzato?


- Era assieme ad altri tre artisti, invitati da Terre di Mongia, un’associazione in Val Mongia (Piemonte), la cui idea, anche in questa seconda edizione, è quella di far conoscere la valle agli artisti e poi farne realizzare un’opera ciascuno, perché lì non ci sono quasi più le scuole, i cinema. C’è la cultura del lavoro quotidiano, delle tradizioni. Ci sono i castagni, i boschi, di cui prendersi cura. A settembre presenteremo l’opera proprio lì. La cosa bella è che anche la comunità ha partecipato, gli stessi sindaci. Ho scoperto un gruppo molto aperto di persone e istituzioni. -


A few weeks ago you were in residence, what did you accomplish?


- He was together with three other artists, invited by Terre di Mongia, an association in Val Mongia (Piedmont), whose idea, also in this second edition, is to make the valley known to the artists and then have a work created each one, because there are hardly any schools or cinemas there anymore. There is the culture of daily work, of traditions. There are chestnut trees, woods, to take care of. In September we will present the work right there. The nice thing is that the community also participated, the mayors themselves. I discovered a very open group of people and institutions. -

Ora che tutto sembra riaprire, quali lati dell’animo umano sei pronta a esplorare?


- Eh (ride, ndr), non chiudo mai gli occhi di fronte alle cose. Osservo e sento sempre di più la distanza tra corpo e il mondo, il reale. Capire cos’è il dolore, la morte del corpo. Questi aspetti mi interessano molto, soprattutto ora. Il nostro corpo, con il virus, è diventato vettore di un possibile male. Capire come sarà riappropriarsi dei nostri corpi è interessante. Scelgo cosa esplorare in base a ciò che mi tocca e colpisce nel mio errare nel mondo. -

Now that everything seems to reopen, which sides of the human soul are you ready to explore?


- Well (she laughs, ed), I never close my eyes to things. I observe and feel more and more the distance between the body and the world, the real. Understanding what pain is, the death of the body. These aspects interest me a lot, especially now. Our body, with the virus, has become the vector of a possible evil. Understanding what it will be like to take back our bodies is interesting. I choose what to explore based on what touches and strikes me in my wandering in the world. -


Altri progetti?


- Assieme a Chiara Cremaschi e una ricercatrice francese Camille Schmoll con la quale abbiamo vinto una residenza artistica alla Camargo Foundation, stiamo lavorando su un’idea di realizzare su un manuale di viaggio per donne sole migranti, cercando di ribaltarne il formato. Ci ha ispirate la versione francese di un libro che Camille ha scritto e che in Italia uscirà quest’estate con il titolo Le dannate del mare, una ricerca sulle donne che dall’Africa arrivano in Italia, con tutta un’analisi di stereotipi con le accompagnano. Con noi collaborerà anche SOS metirranée. Il progetto, se tutto va bene, prenderà corpo nel 2022. -


Other projects?


- Together with Chiara Cremaschi and a french researcher Camille Schmoll with whom we won an artistic residency at the Camargo Foundation, we are working on an idea to create a travel manual for single migrant women, trying to overturn its format. We were inspired by the french version of a book that Camille wrote and which will be released in Italy this summer entitled Le dannate del mare, a research on women who arrive in Italy from Africa, with a whole analysis of stereotypes accompanying them. SOS metirranée will also collaborate with us. Hopefully, the project will take shape in 2022. -


Ancora un’altra collaborazione e relazione umana.


- Già. -


Yet another collaboration and human relationship.


- Sure. -


martinamelilli.com