• Ilaria Introzzi

Bentornata cultura! / Welcome back culture!

Le figure silenti di Giorgio De Chirico nel dipinto Ettore e Andromaca del 1924

Il vuoto spaventa. Lo stesso sentimento si prova con il silenzio e il nulla. Almeno è così da quando la società inizia a costruire una mentalità tale per cui il riempirsi di cose o persone è considerato un modo per attutire sentimenti come la solitudine. Dalla seconda rivoluzione industriale in poi nasce la società del consumo seguita, con il sopraggiungere di mezzi come la fotografia, il cinema e, oggi, i social network, da quella che il filosofo e cineasta francese Guy Debord definisce la société du spectacle, la società dello spettacolo.

Sarebbe impensabile immaginare un mondo - da occidente a oriente - in cui non si potrebbe fare più shopping di beni non certo indispensabili. Oppure no. Viviamo in un periodo eccezionale, tragico e alienante. Eppure è sempre più evidente come l’essere umano stia compiendo una sorta di regressione, non tanto in termini psicologici piuttosto dal punto di vista della rivalutazione dei valori. Cibo e aria aperta sono diventate le necessità primarie. Al dire il vero la seconda è limitata nei modi e nelle tempistiche da decreti leggi che il governo emana ormai quotidianamente. Acquistare vestiti, profumi, scarpe, trucchi e altri vezzi simili non è più una priorità. Così come non lo è andare al ristorante o al bar. Tutto ritorna a una dimensione più intima. E umana.

The void scares. The same feeling is felt with silence and nothingness. At least this has been the case since society starts building a mentality whereby the filling of things or people is considered a way to cushion feelings such as loneliness. Since the second industrial revolution onwards, the mass consumption society was born followed, with the arrival of media such as photography, cinema and, today, social networks, from what the French philosopher and filmmaker Guy Debord defines the société du spectacle. It would be unthinkable to imagine a world - from west to east - in which one could no longer shop for goods that are certainly not indispensable. Or maybe not. We live in an exceptional, tragic and alienating period. Yet it is increasingly evident that the human being is making a sort of regression, not so much in psychological terms rather from the point of view of the revaluation of values. Food and free air have become the primary necessities. Actually, the second is limited in the ways and times by law decrees that the government now issues daily. Buying clothes, perfumes, shoes, make-up and other similar items is no longer a priority. Just as it is not to go to a restaurant or bar. Everything returns to a more intimate dimension. And human.

#AccademiaAperta è un'iniziativa su Instagram di Fondazione Prada. La puntata n.2 è un dialogo sul segno

Si riscopre la cultura.

I musei virtualmente aperti fanno conoscere via post e dirette Instagram le loro opere più importanti. Da Fondazione Prada passando per le gallerie d’arte contemporanea come Twenty14, fino alla Casa dei Tre Oci. I libri comprati in passato, magari in un giorno di noia mentre si aspetta di prendere il tram, si aprono, si leggono e, soprattutto si finiscono. Non è possibile nemmeno dubitare sul successo dei giornali cartacei e delle edicole: pur di far due passi la gente passa dal giornalaio. Durante i pasti o le ore di relax si abbandona per un po’ Spotify e lo schermo del televisore per rispolverare l’antico e al tempo stesso attualissimo fascino della radio.

Nelle culture orientali si dà molto valore alla differenza tra un dialogo svolto a voce e uno di persona: il primo porta necessariamente a concentrarsi sulle parole, il tono e la cadenza con cui vengono pronunciate; il secondo è più rassicurante ma, al tempo stesso, porta a distrarsi, perché importanti diventano anche i gesti e le espressioni del viso.

Culture is rediscovered.

The virtually open museums make known their most important works via post and live on Instagram. From the Fondazione Prada through contemporary art galleries such as Twenty14, to the Casa dei Tre Oci. The books bought in the past, perhaps on a boring day while waiting to take the tram, are opened, read and, above all, finished. It is not even possible to doubt the success of the newspapers and newsstands: in order to take a walk, people pass by. During meals or relaxing hours, Spotify and the TV screen are abandoned for a while to brush up on the old and at the same time very modern charm of the radio.

In Eastern cultures, the difference between a dialogue carried out verbally and one in person is highly valued: the first necessarily leads to focus on words, tone and cadence with to which they are pronounced; the second is more reassuring but, at the same time, leads to distraction, because gestures and facial expressions also become important.

Parole nel vuoto, Adolf Loos, Adelphi Edizioni

I primi di aprile il museo Guggenheim di Venezia pubblica la storia di uno dei più enigmatici quadri di Paul Delvaux: l’Aurora (1937). Si scopre che l’artista belga (1897-1994) si ispira a Giorgio De Chirico e alle sue figure silenziose. Chi non conosce queste forme in apparenza mute e senza senso va a studiarsele e così scopre che De Chirico ha un fratello, Alberto Savinio il quale, come lui, dipinge. Scrive e si occupa anche di teatro. E così via, prende forma un proprio bagaglio culturale. A proposito di scrittura, sabato 4 la casa editrice Marcos y Marcos diffonde sul suo canale Instagram l’iniziativa Come si fa un libro? Si tratta di un corso “online di tecniche editoriali. Dal 16 al 26 aprile: sul tuo computer, tablet, cellulare. Otto appuntamenti prima di cena con gli editori Marcos y Marcos.” (Per info). Già da qualche settimana e con grande successo la Cineteca di Milano rende disponibili gratuitamente in streaming molti dei film contenuti nel suo archivio, tra cui Mantra – Suoni nel silenzio (2018) della regista Georgia Wyss. Molto coerente con la situazione attuale.

In early April, the Guggenheim museum in Venice publishes the story of one of Paul Delvaux's most enigmatic paintings: The Break of Day (1937). It turns out that the Belgian artist (1897-1994) is inspired by Giorgio De Chirico and his silent figures. Those who do not know these apparently mute and meaningless forms go to study them and thus discover that De Chirico has a brother, Alberto Savinio who, like him, paints. He writes and also deals with theater. And so on, its own cultural background takes shape. Speaking of writing, on Saturday 4th the publishing house Marcos y Marcos posted the initiative Come si fa un libro? on its Instagram channel. It is an online course “in editorial techniques. From 16 to 26 April: on your computer, tablet, mobile phone. Eight appointments before dinner with the publishers Marcos y Marcos.” For some weeks now and with great success, the Cineteca di Milano has made available for free streaming many of the films contained in its archive, including Mantra - Sounds in silence (2018) by director Georgia Wyss. Very consistent with the current situation.

Il dipinto "L'Aurora" di Paul Valery, 1937

Pochi esempi che dovrebbero far capire come il vuoto - questa entità tanto odiata ma che, in realtà e sinonimo di totale pienezza e non solo per hippie & co. ma anche di menti come gli architetti Adolf Loos e Frank Lloyd Wright -, se proprio si vuole riempire, è possibile farlo anche con situazioni che non riguardano affatto il materialismo, piuttosto con la cultura, l’arte, il cinema, la letteratura. Con il bello, insomma. Inoltre fanno riscoprire la meraviglie e l’eccitazione del concedersi una gonna nuova, un gioiello o una cena fuori, una volta che tutto sarà, se non passato, arginato. Soprattutto, portano a comprendere come da salvaguardare oggi più che mai è il fronte artistico-culturale del Paese (sperando che non ci si limiti allo streaming o alle visite virtuali una volta che l’emergenza sarà finita), senza il quale l’assenza sarebbe davvero drammatica, lasciando la gente con la sazietà dello stomaco post farina-lievito mania e il digiuno della mente.

Few examples that should make us understand how emptiness - this entity so hated but which, in reality, is synonymous with total fullness and not only for hippie & co. but also of minds like the architects Adolf Loos and Frank Lloyd Wright - if you really want to fill it, you can also do it with situations that do not concern materialism at all, rather with culture, art, cinema, literature. In short, with beauty. They also allow you to rediscover the wonders and excitement of treating yourself to a new skirt, a jewel or a dinner outside, once everything is, if not passed, dammed. Above all, they lead us to understand how the artistic and cultural front of the country must be safeguarded today more than ever (hoping that we will not limit ourselves to streaming or virtual visits once the emergency is over), without which the absence would be truly dramatic, leaving people with satiety in the post flour-yeast mania and fasting of the mind.

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