• Ilaria Introzzi

Blocco dello scrittore, le soluzioni (im)possibili. Da ‘Ala al-Aswani a Hugo passando per Kerouac



Jack Kerouac alla macchina da scrivere



“Scrivere del blocco dello scrittore è sempre meglio che non scrivere affatto.” Insomma: bisogna scrivere. Ogni volta che si può e si pensa a farlo. Almeno per Charles Bukowski, cha ha scritto la frase. E se lo dichiara lui, autore di romanzi audaci, citazioni schiette e vere che oggi vengono usate come quotes, allora forse c’è da credergli.

Il blocco è passeggero, ma rischioso. Può durare qualche ora, giorno o settimana. Peggio è quando il tempo si dilata e si trasforma in mesi o addirittura anni.

Nel giornalismo nudo e crudo, dove i fatti superano l’opinione, è difficile non scrivere. Al più diventa complesso trovare un buon attacco o un finale efficace. Il titolo può essere un ostacolo. Ma le complessità si fermano qui. Quando invece ci si appresta a scrivere un editoriale d’ampio respiro, una storia, una poesia, un progetto o una sceneggiatura, l’impasse può diventare sinonimo di angoscia e di crisi. Dunque, che fare?


“Writing about writer's block is always better than not writing at all.” In short: you have to write. Whenever you can and think about doing it. At least for Charles Bukowski, who wrote the sentence. And if he declares it, the author of daring novels, frank and true phrases that are used today as quotes, then perhaps we must believe him.

The block is transient, but risky. It can last a few hours, days or weeks. Worse is when time expands and turns into months or even years.

In stark journalism, where facts surpass opinion, it's hard not to write. At the most it becomes difficult to find a good attack or an effective ending. The title can be an obstacle. But the complexities stop there. On the other hand, when you are preparing to write a wide-ranging editorial, a story, a poem, a project or a screenplay, the impasse can become synonymous with anguish and crisis. So, what to do?




Charles Bukowski ed il suo gatto



Si potrebbe definire il blocco dello scrittore come l’incapacità di mettere su carta (digitale e analogica) delle parole di senso compiuto provenienti dal proprio pensiero o dal cuore, per i più romantici. È quella stasi che porta a pronunciare la classica frase: “Non ho idea di cosa scrivere.” E per un professionista o aspirante tale - dal giornalista all’autore di romanzi - è una cosa seria. Come per un pittore quando non sa più cosa dipingere sulla tela. Del resto, come diceva Voltaire: “La scrittura è la pittura della voce.”

Una penna non riesce più a raccontare (o raccontarsi) per tanti motivi: poca autostima, condizioni psicologiche instabili, un amore fallito. Anche una giornata uggiosa può contribuire a non far risvegliare il duende di García Lorca, insito in lui o in lei.

Al bando il detto “Volere è potere.” Quando si fissa il foglio bianco per minuti che paiono infiniti è impossibile andare avanti. Sforzarsi non serve a nulla. Sarebbe come cercare di infilarsi in un paio di scarpe la cui misura non corrisponde a quella dei propri piedi.


Writer's block could be defined as the inability to put on paper (digital and analogue) meaningful words coming from one's own thoughts or from the heart, for the most romantic. It is that stasis that leads to the classic phrase: “I have no idea what to write.” And for a professional or aspiring professional - from journalist to novelist - it's a serious matter. As for a painter when he no longer knows what to paint on the canvas. After all, as Voltaire said: “Writing is the painting of the voice.”

A pen is no longer able to tell for many reasons: low self-esteem, unstable psychological conditions, a failed love. Even a gloomy day can help not to awaken García Lorca's duende, inherent in him or her.

Let the saying “Will is power” be banned. When you stare at the blank sheet for seemingly endless minutes, it's impossible to go on. Effort is useless. It would be like trying to slip into a pair of shoes that don't match your feet.



Ritratto di Victor Hugo realizzato da LeonJoseph Florentin Bonnat (1879). Casa di Victor Hugo Parigi



Molti autori contemporanei e non hanno riflettuto sul tema del blocco dello scrittore. E ne sono scaturiti dei pensieri interessanti. Ad esempio ‘Ala al-Aswani, noto per Chicago (2006) in cui ritrae la vita degli studenti arabi negli Stati Uniti post 11 settembre 2001, sostiene che l’ostacolo nel buttare già qualcosa su carta sia dovuto a un conflitto interiore tra “ciò che si vuole dire e ciò che si è in gradi di dire.” Mentre il tre volte finalista del Booker Prize David Mitchell sostiene che il blocco debba essere vissuto come un’opportunità. “Una porta che si apre sull’infinito.” Altri hanno proposto delle soluzioni, vivendole in prima persona. L’insospettabile Victor Hugo, il quale sosteneva che il blocco dello scrittore fosse dovuto alle distrazioni, quando doveva scrivere faceva sequestrare tutti i suoi vestiti dal domestico e scriveva nudo. In questo modo non aveva possibilità di uscire. Jack Kerouac proprio non ce la faceva a scrivere di giorno. Era la notte il suo momento preferito per evitare di non emettere neanche un pensiero, attraverso la sua macchina da scrivere. L’autore di Sulla strada (1957), inoltre, era piuttosto scaramantico, od ossessivo, dipende dai punti di vista: era ossessionato dal numero 9 e durante l’atto di scrittura usava ripetere delle azioni esattamente nove volte. Il re mida della letteratura contemporanea Dan Brown per farsi venire l’ispirazione usa a cosiddetta terapia di inversione, appeso a una barra a testa in giù. Quando una cosa viene in mente, scriviamola.


Many contemporary and non-contemporary authors have reflected on the topic of writer's block. And interesting thoughts came out of them. For example 'Ala al-Aswani, known for Chicago (2006) in which he portrays the life of Arab students in the United States after september 11, 2001, argues that the obstacle to throwing something down on paper is due to an internal conflict between “what what you want to say and what you are able to say.” While three-time Booker Prize finalist David Mitchell argues that the block should be seen as an opportunity. “A door that opens onto infinity.” Others have proposed solutions, experiencing them firsthand. The unsuspected Victor Hugo, who claimed that the writer's block was due to distractions, when he had to write he had all his clothes confiscated by the servant and wrote naked. This way he had no way out. Jack Kerouac just couldn't write during the day. Night was his favorite time to avoid not uttering a single thought through his typewriter. Furthermore, the author of On the Road (1957) was rather superstitious, or obsessive, depending on the point of view: he was obsessed with the number 9 and during the act of writing he used to repeat actions exactly nine times. The king mida of contemporary literature Dan Brown uses so-called inversion therapy, hanging from a bar upside down, to get inspiration. When something comes to mind, let's write it down.




"Ala al_Aswany at the 2007 Edinburgh international book festival.

Photograph: Murrt MacLeod/The Guardian