• Elisa Zampini

Cinema e fotografia, uno sguardo alla luce delle immagini


Jean- Lui Godard: À bout de souffle (1960)



Non esiste cinema senza fotografia, né fotografia senza cinema. La narrazione che ti incatena davanti al grande schermo, seduto su quasi-morbide sedie dallo schienale non reclinabile, è tutta costruita su logiche di sceneggiatura, fotografia e colonna sonora. La storia che vedi, il luogo dove avviene la magia, che per quelle due ore ti estrania da tutto il resto, è minuziosamente dettata dalla fotografia.

Prima ancora dei dialoghi il cinema era fatto di immagini e prima del colore esisteva il paradigma del bianco e nero, irremovibile e austero. Era, quindi, tutto in mano alla capacità della macchina da ripresa di prescindere il limite razionale della fruizione e sforzarsi con estro creativo di andare oltre, e suggerire la possibilità di uno scenario probabile, diverso, non scontato e aperto a più interpretazioni.


There is no cinema without photography, nor photography without cinema. The narration that chains you in front of the big screen, sitting on almost-soft chairs with non-reclining backs, is all built on the logic of script, photography and soundtrack. The story you see, the place where the magic happens, which for those two hours estranges you from everything else, is meticulously dictated by photography.

Even before the dialogues, cinema was made up of images and before color there was the paradigm of black and white, unshakable and austere. It was, therefore, all in the hands of the camera's ability to ignore the rational limit of use and to strive with creative flair to go further, and to suggest the possibility of a probable scenario, different, not predictable and open to multiple interpretations.



Orson Welles: Quarto Potere (1941)



Fotografia letteralmente significa scrittura con la luce. Come lo scrittore e lo sceneggiatore usano l’inchiostro e il musicista le note, il cinema usa la luce per far vedere una realtà ipotetica e verosimile, in grado di arrivare da qualche parte dentro ognuno di noi e farci sentire qualcosa, stimolando il senso della vista. Il cinema è un gioco, dove la luce detta le regole e crea racconti avvincenti che possono avere ora un risvolto, ora un altro, a seconda di come questa s’intreccia con le ombre.

La luce è ciò che vedi sullo schermo, a primo acchito, le ombre sono la sua controparte, ciò che c’è ma è nascosto, seppur in piena vista. Non è un caso che luce e ombra debbano vivere in contrapposizione per esistere. L’una vince sull’altra, ma senza luce perderebbe tutto il suo significato. Da qui nasce la tensione poetica del chiaro-scuro, che crea un trip capace di catturare l’attenzione dello spettatore, lasciandolo costantemente con il fiato sospeso.


Photography literally means writing with light. As the writer and the screenwriter use the ink and the musician the notes, the cinema uses the light to show a hypothetical and probable reality, able to get somewhere inside each of us and make us feel something, stimulating the sense of view. Cinema is a game, where light dictates the rules and creates compelling stories that can now have an implication, now another, depending on how it intertwines with the shadows.

Light is what you see on the screen, at first glance, the shadows are its counterpart, what is there but hidden, even if in full view. It is no coincidence that light and shadow have to live in opposition to exist. One wins over the other, but without light it would lose all its meaning. Hence the poetic tension of chiaroscuro, which creates a trip capable of capturing the attention of the viewer, constantly leaving him with bated breath.


Wes Anderson: Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004)



Quarto Potere è un lavoro di fine sartoria che Orson Welles ha portato nelle sale, cucendo insieme i frame di questa pellicola che ne rappresenta l’avanguardia del bianco e nero.

Un’altra corrente che ha sfruttato l’assenza del colore per imprimere drammaticità e riflessione nelle sue pellicole è la Nouvelle Vague, sapientemente diretta da François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol e Éric Rohmer.

Erano gli anni Sessanta, quando Godard consacra il movimento con il suo film manifesto, À bout de souffle, tradotto in modo inverosimilmente fedele dall’italiano in Fino all’ultimo respiro.

Il film è una dimostrazione di come la luce sia la vera protagonista. L’umore dei personaggi è descritto con un cambio di chiaro-scuro, sovrapposizioni di grigi e luce rigorosamente naturale.

Non si creano scenari in studio: tutto è girato fuori, come per catturare la vita reale, senza bisogno di ricorrere a inutili artifici. In questo modo la fotografia cinematografica ridona dignità alla mimica dei personaggi, alla location e soprattutto all’atmosfera che si vuole ricreare nel film.


Quarto Potere is a fine tailoring work that Orson Welles has brought to theaters, sewing together the frames of this film that represents the avant-garde of black and white.

Another current that has exploited the absence of color to impress drama and reflection in its films is the Nouvelle Vague, expertly directed by François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol and Éric Rohmer.

It was the sixties, when Godard consecrated the movement with his manifesto film, À bout de souffle, translated in an unbelievably faithful way from italian in Fino all'ultimo respiro.

The film is a demonstration of how light is the real protagonist. The mood of the characters is described with a change of chiaroscuro, overlapping of grays and strictly natural light.

Scenarios are not created in the studio: everything is shot outside, as if to capture real life, without the need to resort to unnecessary artifice. In this way, cinematographic photography restores dignity to the facial expressions of the characters, to the location and above all to the atmosphere that you want to recreate in the film.


Gherardo delle Notti: Quadri bizzarrissimi e cene allegre



Per comprendere la dietrologia di ogni elemento fotografico che, come in un mosaico, compone la poeticità del film, è necessario fare un passo indietro e riscoprire il valore formativo della pittura fiamminga. Nei suoi quadri la luce è incidentale ed entra lateralmente, così, per noi, i soggetti dei dipinti parlano in terza persona e non si curano di chi, in quel momento preciso, li sta osservando.

Così fa il cinema, ci mette nella condizione dell’osservatore che sbircia, studia e osserva assiduamente ogni elemento in grado di rendere la scena che ha di fronte più completa e significativa. Anche se poi, ciò che guardiamo è sempre in qualche modo scelto dal regista e la possibilità di attribuire a ciò un senso proprio e personale, non è che un’illusione di guardare la realtà attraverso il tuo occhio, perché, la cinepresa mente sempre. Mente ventiquattro volte al secondo. (Brian De Palma, esponente della Nouvelle Vague américaine).

Non c’è miglior modo di perdersi fra le illusioni di chi ti propone un’interpretazione della realtà nuova, per fermarti e accorgerti che la tua percezione è la sola possibile, perché unica e irripetibile. E in questo modo, anche tu, è come se stessi fotografando il film della tua vita.

To understand the conspiracy of each photographic element that, as in a mosaic, composes the poetry of the film, it is necessary to take a step back and rediscover the formative value of Flemish painting. In his paintings the light is incidental and enters laterally, so, for us, the subjects of the paintings speak in the third person and do not care who, at that precise moment, is observing them.

This is what cinema does, it puts us in the condition of the observer who peeks, studies and assiduously observes every element capable of making the scene in front of him more complete and meaningful. Even if what we look at is always somehow chosen by the director and the possibility of giving it a proper and personal meaning, is only an illusion of looking at reality through your eye, because the camera always lies. He lies twenty-four times a second. (Brian De Palma, exponent of the Nouvelle Vague américaine).

There is no better way to get lost in the illusions of those who offer you an interpretation of the new reality, to stop and realize that your perception is the only possible one, because it is unique and unrepeatable. And in this way, you too, it is as if you were photographing the film of your life.

  • Black Icon Instagram
  • Nero Facebook Icon
Copyright © Nouvelle Factory

Web / Graphic design by Annamaria Maisto