• Ilaria Introzzi

La metropolitana milanese è un'opera d'arte collettiva grazie a questo progetto "transdisciplinare"


Residenza co_atta #1 “Vagare ai margini”, Arianna Desideri, Dialoghi dell’altrove. Eppure in noi, interviste su cartolina, 2019-2021, Installazione site specific per archivio co_atto, Design di Andrea Frosolini, courtesy co_atto & the artists. Ph. co_atto


Nella folle corsa a prendere in orario il treno o la metropolitana milanese a Garibaldi (linea verde) capita a volte di fermarsi, per prendere fiato. E accade quindi di rivolgere l’occhio verso uno spazio composto da 18 vetrine chiamato co_atto. Un progetto d’arte contemporanea ma non solo, piuttosto un melting pot culturale urbano nato dall’esigenza espressiva di Marta Orsola Sironi, Stefano Bertolini e Ludovico Da Prato. Il 19 novembre ha inaugurato l’ultima mostra dell’anno, la personale di Cecilia Mentasti, mentre in programma per il 2022 ci sono altri quattro eventi, tutti top secret. Abbiamo raggiunto Marta Orsola la quale svela di più sulla nuova avventura artistica.


In the mad rush to catch the milanese train or subway from Garibaldi (green line) on time, it sometimes happens that you stop to catch your breath. And so it happens that you turn your eye towards a space made up of 18 windows called co_atto. A contemporary art project but not only, rather an urban cultural melting pot born from the expressive need of Marta Orsola Sironi, Stefano Bertolini and Ludovico Da Prato. On november 19, the last exhibition of the year, the solo show of Cecilia Mentasti, inaugurated, while there are four other events scheduled for 2022, all top secret. We reached Marta Orsola who reveals more about the new artistic adventure.


Marta Orsola, qual è stata l'esigenza che ha portato te, Stefano Bertolini e Ludovico Da Prato a creare co_atto?


- co_atto nasce da un’esigenza condivisa di trovare uno spazio dove poter dare vita a un progetto nostro. Quando poi abbiamo visto le vetrine abbiamo convogliato su di loro tutti i nostri piani e le nostre professionalità. Abbiamo unito tutte le esperienze precedenti che ci avevano portati lì e tutte le skills apprese nel tempo. Ma non bastavano e così, insieme, abbiamo provato a coprire tutti i ruoli che servivano. Stefano ha imparato a costruire un sito web da zero, Ludovico si è scoperto social media manager e io sto cercando di capire come si vendono le opere d’arte. -


Marta Orsola, what was the need that led you, Stefano Bertolini and Ludovico Da Prato to create co_atto?


- co_atto arises from a shared need to find a space where we can give life to our project. Then when we saw the windows, we conveyed all our plans and our professionalism to them. We have combined all the previous experiences that had brought us there and all the skills learned over time. But they weren't enough and so, together, we tried to cover all the roles that were needed. Stefano has learned to build a website from scratch, Ludovico has discovered himself as a social media manager and I am trying to understand how works of art are sold. -

Cecilia Mentasti - 18 artworks that couldn't fit in a window // ph. Carlos Manuel Gasparotto @co_atto


È anche la vostra storia personale che vi ha convinti a farlo?


- Io mi sono formata come storica dell’arte e archivista, poi successivamente come curatrice indipendente. Ludovico è architetto e lavora per una fondazione che si occupa di housing sociale. Stefano è artista e designer. Quando abbiamo iniziato a lavorare nelle vetrine abbiamo deciso di provare a rispecchiare tutta la molteplicità di approcci che le nostre tre figure professionali riassumevano in sé. Per questo motivo abbiamo optato per una ricerca transdisciplinare che, pur conservando un focus prioritario sul panorama artistico emergente, spazia tra architettura, design, fashion, fumettistica ed editoria. co_atto ha, infatti, un archivio in continuo divenire, una fanzine - red_atto - dove invitiamo contributors ed esperti di diverse materie a interfacciarsi con il tema della mostra in corso, una vetrina dedicata al fumetto e un festival in vetrina di project spaces e collettivi indipendenti di architetti e designers. Abbiamo cercato in questo modo di dare voce a tutti i progetti che avevamo nel cassetto. -


Is it also your personal history that convinced you to do it?


- I trained as an art historian and archivist, then later as an independent curator. Ludovico is an architect and works for a foundation that deals with social housing. Stefano is an artist and designer. When we started working in the shop windows we decided to try to reflect all the multiplicity of approaches that our three professional figures summarized in themselves. For this reason we have opted for a transdisciplinary research which, while maintaining a priority focus on the emerging artistic panorama, ranges between architecture, design, fashion, comics and publishing. co_atto has, in fact, an ever-changing archive, a fanzine - red_atto - where we invite contributors and experts from different subjects to interface with the theme of the current exhibition, a showcase dedicated to comics and a showcase festival of project spaces and independent collectives of architects and designers. In this way we tried to give voice to all the projects we had in the drawer. -


"Co", insieme, "atto", azione. E poi la parola "coatto" in sé. Riassumeresti il progetto partendo proprio dal nome?


- co_atto per noi ha un legame affettivo come nome e anche di significato. co_atto, come dici anche tu, è co-azione, cooperazione. Crediamo infatti che oggi non abbia più senso parlare di personalismi nel settore culturale e artistico. La pandemia - ma non solo- ha dimostrato che nessuno si salva da solo e che è piuttosto nella condivisione di progetti e intenti che può nascere un valore condiviso e una virtuosa molteplicità. Inoltre la co-azione è un concetto fondamentale per noi, proprio perché insistiamo in uno spazio di passaggio, estremamente democratico e fuori da qualsiasi idea di white cube, dove è doveroso e necessario ingaggiare un discorso con il pubblico e imparare a co-agire con esso. Secondariamente, co_atto è coercizione: la coercizione visiva del corridoio e dell’architettura del luogo, che è estremamente connotata e connotante pur nel suo essere un non-luogo, ma anche la coercizione come diretta conseguenza dell’assoluta democraticità delle vetrine. Da un lato, infatti, non vi è possibilità di instaurare una mediazione costante tra le opere e coloro che le fruiscono. Le vetrine sono sotto gli occhi di tutti e noi non possiamo essere sempre presenti - come magari avviene in una galleria o in uno spazio espositivo normale - a spiegare le ricerche che proponiamo: se non piacciono arrivano le tag sul vetro. D’altro canto, è anche vero che il pubblico è altrettanto costretto - se così si può dire - a fruire delle nostre installazioni. Infine coatto, nel senso più romanaccio del termine indica una volontà di condurre una sperimentazione irriverente, che non guardi in faccia a settorializzazioni, canoni estetici prestabiliti o distinzioni di sorta. Vogliamo seguire la nostra ricerca senza farci mettere paletti o divieti da nessuno, mantenendo una libertà e una freschezza che ci consentano di essere coerenti e appunto coatti. -

"Co", together, "act", action. And then the word "forced" itself. Would you summarize the project starting from the name?


- co_atto for us has an emotional bond as a name and also in meaning. co_atto, as you also say, is co-action, cooperation. In fact, we believe that today it no longer makes sense to talk about personalities in the cultural and artistic sector. The pandemic - but not only - has shown that no one is saved alone and that it is rather in the sharing of projects and intentions that a shared value and a virtuous multiplicity can be born. Furthermore, co-action is a fundamental concept for us, precisely because we insist in a space of passage, extremely democratic and out of any idea of ​​white cube, where it is right and necessary to engage in a discussion with the public and learn to co-act with it. Secondly, co_act is coercion: the visual coercion of the corridor and the architecture of the place, which is extremely connoted and connotating even in its being a non-place, but also coercion as a direct consequence of the absolute democracy of the shop windows. On the one hand, in fact, there is no possibility of establishing a constant mediation between the works and those who use them. The shop windows are there for everyone to see and we cannot always be present - as perhaps happens in a gallery or in a normal exhibition space - to explain the research we propose: if you don't like them, you get the tags on the glass. On the other hand, it is also true that the public is equally forced - if we can say so - to use our installations. Finally, forced, in the most “romanaccio" sense of the term, indicates a desire to conduct an irreverent experimentation, which does not look in the face to sectorizations, pre-established aesthetic canons or distinctions of any kind. We want to follow our research without letting anyone put stakes or bans on us, maintaining a freedom and a freshness that allow us to be coherent and indeed forced. -

Cecilia Mentasti - 18 artworks that couldn't fit in a window // ph. Carlos Manuel Gasparotto @co_atto


18 vetrine nella stazione del Passante ferroviario di Porta Garibaldi a Milano. Perché proprio lì?


- co_atto è parte di Underpass, progetto di riqualificazione degli spazi all’interno delle stazioni del Passante Ferroviario di Milano, dedicati alla promozione di “artistзemergentз". Underpass è inserito all’interno del Progetto DisseMina, promosso da Le Belle Arti APS - ProgettoArtePassante, con il sostegno di Fondazione Cariplo - bando “Luoghi di innovazione culturale 2019”. È grazie a Le Belle Arti se abbiamo lo spazio delle vetrine, che nel settembre dell’anno scorso avevano bisogno di una nuova destinazione d’uso. Noi siamo nati proprio a fronte di questa disponibilità dello spazio. -


18 shop windows in the Porta Garibaldi railway station in Milan. Why right there?


- co_atto is part of Underpass, a redevelopment project of the spaces inside the stations of the Milan Passante Ferroviario, dedicated to the promotion of "artistзemergentз". Underpass is part of the DisseMina Project, promoted by Le Belle Arti APS - ProgettoArtePassante, with the support of the Cariplo Foundation - call for “Luoghi di innovazione culturale 2019”. It is thanks to Le Belle Arti that we have the space for showcases, that in september of last year they needed a new intended use. We were born precisely in the face of this availability of space. -


L'arte contemporanea è quindi sempre più "metropolitana"?


- Penso che oggi le pratiche artistiche mirino sempre più ad evadere dallo spazio bianco e aurale della galleria per contaminare l’urbano e il quotidiano. Viviamo molto di più l’urgenza della riappropriazione, del riuso del non-luogo. A maggior ragione ciò è diventato fondamentale in seguito alla pandemia e alle chiusure forzate che hanno colpito duramente gallerie e musei. L’arte ha dovuto cercare altre possibilità per non rimanere rinchiusa e nascosta. Sono state tantissime nell’ultimo anno le iniziative indipendenti su svariate piattaforme e in sempre nuove location espositive. Allo stesso modo è nato co_atto, che ha inaugurato il 19 marzo 2021 in pieno lockdown. Stavamo allestendo la nostra prima mostra, in_festa, quando è scattata la terza zona rossa, ma abbiamo deciso di andare avanti comunque. Noi per primi ma - ce ne siamo resi conto successivamente - l’intera comunità artistica, non ne potevamo più di contenuti esclusivamente digitali e di fruizioni via schermo. A fronte di tutti questi cambiamenti in corso, economici, politici ma soprattutto sociali, c’è un forte bisogno di trovare nuovi spazi di discorso. Non siamo le sole vetrine che hanno aperto in città, pensiamo ad esempio ad Art Takes Over, giusto per fare un esempio che ci piace. Ma pensiamo anche a Spazio Serra, che è nato ben prima di noi a Lancetti e con cui siamo imparentati. Pensiamo alla contaminazione virtuosa proposta dai parcours di Basel, o a Soft Opening e Vitrine di Londra e così via. Sempre più oggi l’arte si spinge nelle strade, tra i pubblici. Penso sia un bellissimo momento di fermento, che può davvero portare risvolti interessantissimi e noi vogliamo tenere il passo e dire la nostra. -


Is contemporary art therefore increasingly "underground"?


- I think that today the artistic practices aim more and more to escape from the white and aural space of the gallery to contaminate the urban and the everyday. We live much more the urgency of reappropriation, of the reuse of the non-place. All the more reason this has become fundamental following the pandemic and forced closures that have hit galleries and museums hard. Art had to look for other possibilities in order not to remain locked up and hidden. In the last year there have been many independent initiatives on various platforms and in ever new exhibition locations. In the same way co_atto was born, which inaugurated on 19 March 2021 in full lockdown. We were setting up our first exhibition, in_festa, when the third red zone took off, but we decided to go on anyway. We were the first, but - we realized later - the entire artistic community, we could no longer stand up to exclusively digital content and use on the screen. In the face of all these ongoing economic, political but above all social changes, there is a strong need to find new spaces for discourse. We are not the only windows that have opened in the city, let's think for example of Art Takes Over, just to give an example that we like. But let's also think of Spazio Serra, which was born well before us in Lancetti and with which we are related. We think of the virtuous contamination proposed by the parcours of Basel, or of Soft Opening and Vitrine of London and so on. Today art is increasingly pushing into the streets, among the public. I think it's a beautiful moment of turmoil, which can really bring interesting implications and we want to keep up and have our say. -

Opening di co_atto un_fair #1 “Ricominciare dal silenzio”, Il collettivo di co_atto insieme al vicepresidente dell’Associazione Le Belle Arti APS


Il progetto è recente: co_atto ha inaugurato la prima mostra nel marzo 2021 con una mostra corale di 24 artisti mentre da pochi giorni è visitabile la personale di Cecilia Mentasti. È la passione e cos'altro che vi muovono a creare queste continue interconnessioni?

- co_atto nasce da un’idea di condivisione e di incontro. Vogliamo dare voce alla molteplicità, favorire ibridazioni e co-azioni. La specificità delle vetrine è quella di essere uno spazio paratattico e puntiforme, di conseguenza ci permettono ogni volta di coinvolgere più artisti e più ricerche. Abbiamo iniziato il 19 marzo con in_festa invitando 24 identità creative, 49 persone a conti fatti, tra artisti, designers, fashion designer, sound artist, video makers, un filosofo, un fumettista… Il 19 novembre abbiamo inaugurato l’ultima mostra della stagione, la personale di Cecilia Mentasti, che si configura in verità come un progetto partecipato, in quanto Cecilia interviene sulle opere di 12 artisti troppo grandi per entrare in vetrina. -


The project is brand new: co_atto inaugurated its first exhibition in march 2021 with a choral exhibition of 24 artists while Cecilia Mentasti's solo exhibition has been open for a few days. Is it passion and what else that moves you to create these continuous interconnections?

- co_atto was born from an idea of ​​sharing and meeting. We want to give voice to multiplicity, to favor hybridizations and co-actions. The specificity of the windows is that of being a paratactic and point-like space, consequently they allow us each time to involve more artists and more researches. We started on March 19th with in_festa by inviting 24 creative identities, 49 people on balance, including artists, designers, fashion designers, sound artists, video makers, a philosopher, a cartoonist etc. On november 19, we inaugurated the last exhibition of the season, Cecilia Mentasti's solo show, which is actually a participatory project, as Cecilia intervenes on the works of 12 artists too large to enter the window. -


Parliamo della mostra di Mentasti. Gli artisti su cui è intervenuta si sono prestati sin da subito?


- Per 18 artworks that couldn’t fit in a window, Cecilia Mentasti è intervenuta in occasione di una serie di performance su opere di altri artisti. È un’operazione per certi versi vicina a quella di Raushenberg che cancella il disegno di De Kooning, eppure estremamente inedita e personale, in quanto l’intero progetto espositivo, composto dalla serie di performances, costituisce in verità l’opera stessa. Non tutti hanno accettato l’invito di Cecilia, e ciascuno di coloro che hanno deciso di aderire ha riflettuto sul tema del “troppo grande per entrare in vetrina” secondo la propria ricerca. È stato un processo di reciproco venirsi incontro. Da un lato loro hanno vissuto questo cortocircuito tra la volontà di affidare la propria opera a Cecilia e l’accettazione, non sempre indolore, dell’intervento invasivo che avrebbe compiuto lei. Dall’altro Cecilia ha instaurato un dialogo profondo con i lavori che le sono stati dati, cercando di trovare il modo adatto per interagire con ciascuno. Come Raushenberg, quindi, ha impiegato un mese per poter comprendere a fondo e, solo in seguito, poter cancellare il disegno del collega, allo stesso modo lei ha cercato di rispettare e assecondare la natura delle opere. -


Let's talk about the Mentasti exhibition. Did the artists she worked on lent themselves immediately?


- For 18 artworks that couldn’t fit in a window, Cecilia Mentasti intervened on the occasion of a series of performances on works by other artists. It is an operation in some ways close to that of Raushenberg which cancels De Kooning's design, yet extremely unprecedented and personal, as the entire exhibition project, consisting of the series of performances, actually constitutes the work itself. Not everyone accepted Cecilia's invitation, and each of those who decided to join reflected on the theme of "too big to showcase" according to their own research. It was a process of mutual coming together. On the one hand, they experienced this short circuit between the desire to entrust their work to Cecilia and the acceptance, not always painless, of the invasive intervention that she would have performed. On the other, Cecilia has established a profound dialogue with her works that have been given to her, trying to find the right way to interact with each of her. Like Raushenberg, therefore, it took you a month to fully understand and, only later, to be able to erase the drawing of your colleague, in the same way you tried to respect and support the nature of the works. -


Esiste un vero e proprio mercato per l'arte contemporanea?


- Credo di sì, anche se in Italia è molto meno sdoganato che all’estero. È estremamente difficile, penso io, per i progetti indipendenti e artisti emergenti riuscire a parlare di soldi. Eppure lo si dovrebbe fare: non si può vivere solo di buoni pensieri. Il fattore economico è uno degli elementi che possono favorire un sistema dell’arte che funziona e si sostanzia delle proprie risorse. Un sistema in grado di valorizzare le eccellenze e permettere loro di emergere. Perché questo possa avvenire servono, oltre ai bandi pubblici e ai premi, gallerie che vogliano investire sui giovani e collezionisti illuminati che sappiano interessarsi delle loro ricerche. Noi per primi abbiamo avuto un grande supporto da collezionisti e amici che hanno creduto e credono in noi. La mostra Ciack collecting, curata da Irene Sofia Comi per ArtVerona ha portato in luce esempi di collezionismo virtuoso che tanto hanno fatto per il panorama emergente italiano. Bisogna, secondo noi, continuare in quella direzione, lavorando su politiche di retribuzione e sostegni economici per artworkers e cultural workers più eque, come rivendicato da Art Workers Italia e movimenti simili, e su un investimento forte di risorse ed energie per portare l’emergente fuori dal baratro di lavoro sommerso e autosfruttamento. Come project spaces indipendente e no profit abbiamo sempre messo la ricerca al primo posto e non abbiamo mai parlato di vendita, ma riteniamo che ci sia bisogno di sdoganare quel feticcio ideologico che vede questi due pesi della bilancia come opposti e incompatibili. -


Is there a real market for contemporary art?


- I think so, even if in Italy it is much less cleared through customs than abroad. It is extremely difficult, I think, for independent projects and emerging artists to be able to talk about money. Yet it should be done: one cannot live on good thoughts alone. The economic factor is one of the elements that can favor an art system that works and is substantiated by its own resources. A system capable of enhancing excellence and allowing them to emerge. For this to happen, in addition to public tenders and prizes, galleries that want to invest in young people and enlightened collectors who know how to take an interest in their research are needed. We are the first to have had great support from collectors and friends who believed and believe in us. The Ciack collecting exhibition, curated by Irene Sofia Comi for ArtVerona, has brought to light examples of virtuous collecting that have done so much for the emerging Italian panorama. In our opinion, we need to continue in that direction, working on remuneration policies and economic support for fairer artworkers and cultural workers, as claimed by Art Workers Italia and similar movements, and on a strong investment of resources and energy to bring the emerging out of the abyss of undeclared work and self-exploitation. As independent and non-profit project spaces we have always put research first and we have never talked about sales, but we believe that we need to clear that ideological fetish that sees these two weights of the scales as opposite and incompatible. -


co_atto è anche libri, pubblicazioni: quanto credi siano importanti le parole per un artista?


- Il nostro approccio curatoriale nasce dal dialogo. Pensiamo sia fondamentale la condivisione di idee e spunti di riflessione. Per questo motivo abbiamo deciso di dare vita a red_atto, la nostra fanzine, che ogni volta chiama contributors di diversi ambiti professionali a espandere il tema della mostra. E’ un modo per fornire a tutti coloro che ci seguono nuovi spunti di lettura e aprire sempre nuovi discorsi critici. -


co_atto is also books, publications: how important do you think words are for an artist?

- Our curatorial approach stems from dialogue. We think it is essential to share ideas and food for thought. For this reason we have decided to give life to red_atto, our fanzine, which each time calls contributors from different professional fields to expand the theme of the exhibition. It is a way to provide all those who follow us with new insights and always open new critical discourses. -


L'aspirazione di co_atto è?


- Continuare a crescere, portare a casa le quattro mostre dell’anno prossimo, di cui due normali, una residenza in vetrina e il festival di spazi indipendenti e collettivi di architettura e design; poter sostenere i progetti espositivi di artisti e identità creative grazie e sponsorizzazioni e finanziamenti e rendere le vetrine sempre più un hub per favorire nuovi scambi, ricerche e co_azioni. Abbiamo in serbo alcuni progetti davvero interessanti per il 2022 ma li annunceremo più avanti. Per il momento abbassiamo la testa e continuiamo a lavorare. -


co_atto's aspiration is?


- Continue to grow, bring home the four exhibitions next year, two of which are normal, a showcase residence and the festival of independent and collective spaces of architecture and design; to be able to support the exhibition projects of artists and creative identities thanks to sponsorships and funding and to make the shop windows more and more a hub to encourage new exchanges, research and cooperation. We have some really interesting projects in store for 2022 but we will announce them later. For the moment we lower our heads and continue to work. -


coattoproject.com