• Elisa Zampini

La madeleine sa di espresso per Toshikazu Kawaguchi nel suo libro "Finché il caffè è caldo"





Finché il caffè è caldo, Toshikazu Kawaguchi (Garzanti)



Una tazza nera fumante, calda al tatto e avvolgente per olfatto e gusto. Basta poco per rendere una pausa degna di tale nome. L’importante è sedersi, chiudere gli occhi e respirare intensamente. C’è un’eterna diatriba tra caffè espresso, quello nella tazzina, spesso di porcellana ricamata, e caffè americano, servito in tazza grande e infinito, l’equivalente di almeno tre espressi. Tra i sostenitori del primo ci sono quelli intransigenti, perché il caffè si fa solo in un modo e uno solo e la differenza si sente eccome. Tra questi, ci sono quelli che se lo bevono tutto in un sorso, che viene spontaneo chiedersi come facciano a riconoscere se è perfetto e originale oppure no. Tra questa cerchia di puristi, poi, ci sono altri che si prendono il tempo necessario per gustarlo, solo dopo un’attenta osservazione del colore e del suo aroma. Questi, forse, sono più vicini al concetto che hanno gli amanti dell’americano: non è solo il sapore che rende un caffè degno di nota, ma anche l’atmosfera che riesce a crearsi intorno alla sua tazza. Ecco perché, chi predilige quella che comunemente – soprattutto in Italia – viene definita “acqua sporca” è sensibile al luogo in cui si trova e tende a pensare che la pausa caffè non debba durare meno di cinque minuti. In ogni caso è indubbio che il caffè sia una sorta di stato d’animo, non solo il chicco oblungo da cui si ricava la bevanda omonima ma anche un’attitudine, un mood riconosciuto da tutti.


A steaming black cup, hot to the touch and enveloping in smell and taste. It doesn't take much to make a break worthy of the name. The important thing is to sit down, close your eyes and breathe deeply. There is an eternal diatribe between espresso coffee, the one in the cup, often in embroidered porcelain, and American coffee, served in a large and infinite cup, the equivalent of at least three espressos. Among the supporters of the first there are those who are uncompromising, because coffee is made only in one way and only one and you can feel the difference. Among these, there are those who drink it all in one gulp, it is natural to wonder how they can recognize if it is perfect and original or not. Among this circle of purists, then, there are others who take the time to taste it, only after careful observation of the color and its aroma. These, perhaps, are closer to the concept that American lovers have: it is not only the flavor that makes a coffee noteworthy, but also the atmosphere it manages to create around its cup. This is why those who prefer what commonly - especially in Italy - is defined as "dirty water" are sensitive to where they are and tend to think that the coffee break should not last less than five minutes. In any case, there is no doubt that coffee is a kind of state of mind, not only the oblong bean from which the drink of the same name is obtained but also an attitude, a mood recognized by all.


E se oltre a ricreare un’atmosfera rilassante e confortevole, il caffè riuscisse a teletrasportarci avanti e indietro nel tempo? È quello che racconta Toshikazu Kawaguchi nel suo libro Finché il caffè è caldo (Before the coffee gets cold) nella versione italiana, edita da Garzanti. In Giappone esiste da più di cento anni il Caffè Funiculì Funiculà, un luogo singolare e magico dove tutto è possibile. Sembra che chi vi entri ne esca profondamente cambiato e che attraverso una semplice tazza di caffè si possa tornare indietro ai momenti più importanti del proprio passato o, addirittura, viaggiare nel futuro. Tutto questo a patto che si rispetti una semplice regola: finire il caffè prima che diventi freddo. Nell’opera narrativa di Kawaguchi, che è presto diventata un caso editoriale in Giappone dopo la sua pubblicazione, la caffetteria diventa una cornice dove si inseriscono e s’intrecciano le storie di quattro protagonisti, tutti accomunati dalla necessità di risolvere un conto in sospeso: l’incapacità di riconoscere i propri sentimenti e perdere così il proprio amato; il perdere se stessi nella sofferenza di un lutto; il non essere totalmente sinceri con un proprio familiare e la paura di fallire come madre. Ogni personaggio ha un rimpianto che porta a far emergere ricordi dolorosi, per poi scoprire che il passato non è così importante come lo si crede, perché non si può cambiare.


And what if, in addition to recreating a relaxing and comfortable atmosphere, the coffee could teleport us back and forth in time? This is what Toshikazu Kawaguchi says in his book Before the coffee gets cold (Finché il caffè è caldo, in the Italian version, published by Garzanti). In Japan, Caffè Funiculì Funiculà has existed for more than a hundred years, a unique and magical place where everything is possible. It seems that those who enter it leave it profoundly changed and that through a simple cup of coffee you can go back to the most important moments of your past or even travel into the future. All this as long as you respect a simple rule: finish the coffee before it gets cold. In Kawaguchi's narrative work, which soon became an editorial case in Japan after its publication, the cafeteria becomes a setting where the stories of four protagonists are inserted and intertwine, all united by the need to solve an unfinished business: the inability to recognize one's feelings and thus lose one's loved one; losing oneself in the pain of bereavement; not being totally honest with a family member and the fear of failing as a mother. Each character has a regret that leads to painful memories to emerge, only to discover that the past is not as important as it is believed, because it cannot be changed.


Finché il caffè è caldo è un libro che si legge in un sorso e che sa di caffè, inteso come quell’invito che si fa di solito per rompere il ghiaccio e che porta sempre all’incontro, al confronto e al palesarsi delle emozioni proprie e dell’altro che ci è difronte. È un’opera che parla di momenti mancati perché dati per scontato, offrendoci la speranza di un ritorno al passato per rimediare ai nostri errori. Toshikazu Kawaguchi è un Proust moderno per il quale il tempo perduto, come quello futuro, ha un profumo di caffè e ogni suo momento merita importanza. Per questo motivo l’intero romanzo è una metafora letteraria per ricordarci che la vita non da mai una seconda chance ed è quindi opportuno assaporare ogni attimo, come una tazza fumante di caffè.


Before the coffee gets cold it is a book that can be read in one sip and it is a book that tastes of coffee, understood as that invitation that is usually made to break the ice and that always leads to meeting, comparison and revealing of one's own emotions and of the other that is in front of us. It is a work that speaks of missed moments because they are taken for granted, offering us the hope of a return to the past to remedy our mistakes. Toshikazu Kawaguchi is a modern Proust for whom lost time, like the future, has a scent of coffee and every moment of it deserves importance. For this reason, the entire novel is a literary metaphor to remind us that life never gives a second chance and it is therefore appropriate to savor every moment, like a steaming cup of coffee.

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