• Ilaria Introzzi

"La mia fotografia è uno psicogramma": un'artista nata a Belgrado si rivela per la prima volta


Lidija Commeca, autoritratto


Non accade spesso, ma a volte le scoperte in ambito moda e arte è possibile farle anche sui social. Instagram in primis. È successo di recente con Lidija Commeca, una fotografa originaria di Belgrado, cresciuta con le sensazioni e le visioni che solo intere giornate trascorse accanto alle rive del Danubio possono offrire. Di lei si sa poco, motivo per cui il suo unico mezzo di comunicazione, per mostrare la propria arte ricca di rimandi allo zeitgeist contemporaneo e del passato, è proprio Instagram, attraverso il quale racconta di comunicare il suo “stato d’animo”.


It doesn't happen often, but sometimes the discoveries in the field of fashion and art can also be made on social networks. Instagram first and foremost. It happened recently with Lidija Commeca, a photographer originally from Belgrade, who grew up with the sensations and visions that only whole days spent next to the banks of the Danube can offer. Little is known about her, which is why her only means of communication, to show her art full of references to the contemporary and past zeitgeist, is Instagram, through which she tells of communicating her “inner condition”.


Lidija, quando hai scoperto la fotografia?


- Ho scoperto la fotografia, che mi sono sempre immaginata come un parco giochi con la sua varietà di possibilità e le sue molteplici sfaccettature quando mi sono iscritta a Instagram, nel 2016. Quando ho visto immagini interessanti all’interno di piccoli quadrati, mi sono subito innamorata del formato, perché gli occhi potevano scegliere una direzione in cui vagare, come avviene nel domino, da sinistra a destra o dal basso e verso l'alto, e c'era sempre questo piccolo e ordinato sistema. Ho trovato molti artisti concettuali e il mio occhio si è allenato a una nuova visione. Sono sempre stata alla ricerca di un linguaggio fotografico che esprimesse una storia utilizzando luce, messa a fuoco e motivi in ​​modo non convenzionale. -


Lidija, when did you discover photography?


- I discovered photography as a playground with its wide scope and many facets when I joined Instagram back in 2016. When I saw artworks positioned into little squares, I immediately fell in love with the square format because the eyes could choose a direction where to wander, like in a domino game, from left to right or downwards and upwards, and there was always this neat little order. I discovered many conceptual artists and my eye got trained to a new vision. I was always looking for a photographic language that expressed a story by using light, focus and motifs in an unconventional way. -


Perché hai deciso di renderla il tuo mezzo per esprimerti?


- Ho deciso di fare della fotografia il mio strumento per esprimere il mio stato d’animo, di umana ma ancor di più di donna. Come ogni artista, stavo cercando un modo per esprimere i miei desideri, le mie paure e ansie, dubbi, conflitti e ambiguità. La fotografia mi ha aiutato ad ascoltare il mio io interiore, a definire le mie emozioni, a filtrare i sentimenti che erano più forti degli altri, più eccitanti emotivamente. Le mie foto su Instagram parlano di quei sentimenti che stavano venendo a galla e mi perseguitavano. -

Why did you decide to make it your instrument to express yourself?


- I decided to make photography my instrument to express my inner condition, as a human but even more so as a woman. Like every artist, I was looking for a way to express my wishes, my fears and anxieties, doubts, conflicts, and ambiguities. Photography helped me to listen to my inner self, to label my emotions, to filter the feelings that were stronger than others, more emotionally arousing. My photos on Instagram are about those feelings that were coming to the surface and haunting me. -

Ph. Lidija Commeca


Infatti l’unico modo che le persone hanno per vedere i tuoi lavori è il profilo: come presenteresti loro lo spazio?

- Li inviterei a liberarsi delle aspettative e delle convezioni, a lasciare le loro zone di comfort e a seguire il percorso della mia narrativa non lineare e la cosa migliore che può succedere è che vi possano identificarsi. Questo è il potere dell’arte: ogni opera esprime in un modo o nell'altro il mondo interiore dell'artista. E tutti noi oscilliamo tra alti a bassi, andiamo dalla speranza alla disperazione, ogni giorno. Mi piacerebbe lo vedessero come uno “psicogramma”, un racconto non lineare fatto di foto. Sono felice quando le persone si uniscono a me in questa avventura visiva. -


Actually, the only way people have to see your works is the account you created: how would you present the space to them?


- I would invite them to get rid of expectancies and habits, to leave their comfort zones, and to follow the path of my non-linear narrative and the best thing that can happen is that they find some identification potential in it. That is what art is all about. Every artwork expresses the artist’s inner world in some way or another. And we all swing from from highs to lows, from hope to despair, every day. My space on Instagram is a “psychogram”, told in photos in a non-linear manner. I am happy when people join me in this visual adventure. -


“Think you're escaping and run into yourself. Longest way round is the shortest way home”. Hai scelto questa frase tratta da l’Ulysses di Joyce per la biografia di Instagram: la definiresti il tuo ritratto, il tuo stato d’animo attuale?

- Sì. Ulisse lasciò la propria casa e visse molte avventure nella sua lunga odissea. Ogni giorno, per ognuno di noi, è come se fosse una piccola odissea. Cerchiamo tutti un punto fermo alla fine. Attraverso le diverse fasi della nostra vita, conosciamo meglio noi stessi. Ci sentiamo più esperti e forse più saggi, e ogni tanto dobbiamo affrontare il bambino interiore che è in noi e soddisfarne i bisogni o dedicargli del tempo per diminuire le sue paure. Alcuni di noi a un certo punto perdono la bussola. Mi è sempre piaciuta l'idea di avere una stella polare nel profondo di noi, che ci guida attraverso i deserti. Questa è una metafora che ho trovato in uno dei romanzi di Patrick McGrath. Quindi, alla fine, finiamo sempre con l’essere in compagnia di noi stessi e dobbiamo trovare mezzi e strade che ci guidino attraverso questi episodi di disorientamento, angoscia, disordine, perdita e dolore. Joyce ha detto questo scrivendo di un solo giorno, nella sua enorme opera. Quel viaggio del suo protagonista Bloom che vaga per Dublino in un giorno può essere considerato una vita in poche parole. -

"Think you're escaping and run into yourself. Longest way round is the shortest way home". You chose this phrase taken from Joyce's Ulysses for the Instagram biography: would you define it as your portrait, your

current state of mind?


- Yes. Ulysses left home and experienced many adventures on his long odyssey. Every day is like a small odyssey. We all seek orientation. Through the many different phases and stages in our life we get to know ourselves better. We feel more experienced and maybe wiser, and every now and then we have to face the inner child in us and satisfy its needs or dedicate some time to it to lessen its fears. Some of us lose their orientation in life at some point. I have always liked the idea of having a pole star deep inside of us, that guides us across deserts. That is a metaphor I found in one of Patrick McGrath’s novels. So, in the end we always end up with our “selves“ and we have to find means and ways that guide us through these episodes of disorientation, distress, disorder, loss and sorrow. Joyce has packed one single day into his massive opus. That journey of his protagonist Bloom wandering through Dublin in one day can be regarded as a lifetime in a nutshell. -

Ph. Lidija Commeca


Sempre nella biografia, c’è un link da cui le persone possono accedere a dei tuoi progetti, alcuni sono dei video, realizzati con lo stesso livello formale delle fotografie. Come li hai realizzati?

- I video a cui ti riferisci sono video in loop in cui utilizzo un metodo speciale di animazione, semplice ma di grande effetto. L'ho sperimentato e, a dire il vero, sono rimasta molta sorpresa dalla reazione entusiasta della gente. Penso che sia per l’effetto visivo che solo una parte specifica di un'immagine inizi a muoversi mentre il resto è assolutamente fermo. Questo effetto ci è familiare dai film ma in fotografia era una novità e non è ancora molto usato. Puoi guidare gli occhi dello spettatore in un punto preciso della fotografia, enfatizzando così il tuo messaggio. E quando aggiungi musica a questo video animato, diventa un micro-film e le persone possono meditare su di esso per un po' di tempo. —


Also in the biography, there is a link from which people can access your projects, some are videos, made with the same formal level as the photographs. How did you make them?


- The videos you are referring to are loop videos in which I use a special method of animation. It a a very simple method with a great effect. I experimented with it and to be honest, I was very surprised by the people’s enthusiastic reaction. I think it is the visual absurdity that only a specific portion of an image begins to move while the rest of it stands absolutely still. This effect is familiar to us from movies but in photography it was a novelty and not yet overused. You can lead the viewer’s eyes to a precise place in the photograph, thus emphasizing your message. And when you add music to this animated video, it becomes a micro-movie and people can mediate upon it for a short little while. -


Qual è la ricerca alla base delle tue immagini?


- Prediligo la doppia esposizione. Mi permette di trasformare il carattere “piatto” di una fotografia in un “cubo tridimensionale”. Quello che amo di questa tecnica è il fatto che ti fa sentire entrare in una fotografia e nella sua scena. Può creare storie. In realtà, questo è un feedback che ricevo molto spesso dalle persone, che le mie foto raccontano loro una storia. Bene, ogni fotografia lo fa, ma le doppie esposizioni potenziano l'aspetto narrativo. Ad esempio, se esponi due volte una faccia con, diciamo, un edificio, le persone si riferiscono ad esso come a un ricordo o a un'idea. Ed è quello che è, dopotutto. -


What is the research behind your images?


- My favourite photographic method is the double exposure effect. By using double exposure techniques, you can transform the “flat“ character of a photograph into a “three-dimensional cube“. What I love about this technique is the fact that it makes you feel entering a photograph and its scene. It can create stories. Actually, this is a feedback I get from people very often, that my photos tell them a story. Well, every photograph does that but double exposures potentiate the story-telling aspect. For example, if you double expose a face with, let’s say a building, people refer to it as a memory or a notion. And that’s what it is. -

Ph. Lidija Commeca


Alcune di esse presentano il tuo volto e ali di farfalla, altre vedono protagoniste delle parole dal significato importante, specialmente in questo periodo, come “hope”, ad esempio. Come le realizzi, come arrivi al risultato finale?


- Le farfalle simboleggiano le trasformazioni. Ora, trasformazione è una parola davvero "grande". Implica cambiamenti, metamorfosi ma anche risvegli o nuovi inizi. O situazioni di “tabula rasa”. Il lungo viaggio attraverso una terapia. Il messaggio nelle mie foto con le farfalle è chiaro per tutti, anche se non sempre è lo stesso per tutti. È un messaggio universale da cui però possono emergere tante piccole sfaccettature, proprio come un'ala di farfalla. Le farfalle trasmettono un messaggio “positivo”. Ecco perché torno sempre da loro. Le persone sembrano iniziare a volare e sognare quando vedono un essere umano accostato ad ali di farfalla. Adoro il feedback positivo che ricevo per queste foto. Quanto alle parole, il messaggio è altrettanto chiaro, direi. Le parole mi aiutano a sottolineare una sensazione. La mia opera fotografica non ha titoli, come avrai notato. Alcune persone non lo apprezzano a dire il vero, forse perché alla ricerca di un suggerimento, un cartello o una spiegazione. Le mie fotografie sono “universali”. Lascio agli spettatori il compito di riempirle con un significato. Alcuni dei miei follower su Instagram mi scrivono un titolo. E questi sono i momenti più preziosi, quando le persone iniziano a interagire e condividere le loro opinioni e nozioni con me. -


Some of them feature your face and butterfly wings, others feature words with an important meaning, especially in this period, such as "hope", for example. How do you make them, how do you get to the final result?


- Butterflies symbolize transformations. Now transformation is a really “big“ word. It implies changes, metamorphoses but also awakenings or new beginnings. Or “tabula rasa“ situations. The long journey through a therapy. The message in my butterfly photos is clear to everyone, though not always the same to everyone. It is a universal message but it can involve so many tiny facets, very much like a butterfly wing. Butterflies transport a “positive“ message. That is why I always get back to them. People seem to start flying and dreaming when they see a human paired with butterfly wings. I love the positive feedback that I get for these photos. As to the words in my photos, the message is likewise clear, I’d say. Words help me to point up a sensation. My photographic oeuvre has no titles, as you may have noticed. Some people are irritated and some are even upset (really!) by that. They are looking for a hint, a signpost or an explanation. My photographs are “universal“. I leave it to the beholders to fill them with their own meanings. Some of my Instagram followers write a title down for me. And these are the most precious moments, when people start interacting and sharing their views and notions with me. -


Se ti dico Anni Venti?


- Mi hai beccata (ride, ndr). L'era di Steichen e Stieglitz. L'eredità dei pittorialisti che hanno reinventato la fotografia e l'hanno definita una forma d'arte. Il mio lavoro è molto influenzato dal pittorialismo: la mancanza di una messa a fuoco nitida, il gioco con le tonalità e il posizionamento della composizione al di sopra della creazione di un'accurata registrazione visiva. Il surrealismo e il dadaismo hanno influenzato la mia visione e il mio lavoro. Se dovessi nominare dieci artisti sarebbero: Dora Maar, Max Ernst, Man Ray, Maya Deren, Tristan Tzara, Jean Cocteau, Emmy Hennings, André Breton, Arthur Cravan, Anaïs Nin. E te li ho detti così, super spontaneamente e senza un ordine particolare.

Produco le mie fotografie in una forma digitale che è spesso considerata di valore artistico "minore", ma lo penso affatto. Molti fotografi mi hanno detto che il mio lavoro sembra analogico e “fatto a mano”. Bene, è digitale e “fatto a mano”. Non uso Photoshop ma utilizzo varie applicazioni per creare l'atmosfera che immagino e per aggiungere un tocco vintage alle mie immagini. -


If I tell you the Twenties?


- Then you got me. The era of Steichen and Stieglitz. The legacy of the pictorialists who re-invented photography and defined it as an art form. My work is very much influenced by pictorialism — the lack of sharp focus, the play with tonality and placing the composition above creating an accurate visual record.

The movements of surrealism and dadaism have influenced my vision and work. If I had to name ten: Dora Maar, Max Ernst, Man Ray, Maya Deren, Tristan Tzara, Jean Cocteau, Emmy Hennings, André Breton, Arthur Cravan, Anaïs Nin, super spontaneously and in no particular order.

I produce my photographs in a digital form which is often regarded to be of „minor“ artistic value but I would decidedly deny that. Many photographers have told me that my work looks analogue and “handmade“. Well, it is digital and “handmade“. I do not use Photoshop but I do use various applications to create the mood that I imagine and to add the vintage feel to my images. -

Ph. Lidija Commeca


Per conoscerti meglio, visto che sul web c’è poco di te: quali sono i tuoi riferimenti culturali?


- Mi piace molto dire che sono un essere umano “universale”. Il mio background culturale è molto ricco, le mie radici si trovano lungo tutto il corso del fiume Danubio ma più profondamente nell'ex Jugoslavia. Sono nata a Belgrado e porto dentro di me lo spirito di questa città. Parlo cinque lingue, alcune meglio di altre. Oggi vivo in Germania. Ho familiari neri, parenti in America Latina, partner commerciali in tutta l'Asia e amici in quasi tutti i continenti. Rispetto ogni religione e genere e incoraggerei tutti a concentrarsi sulle cose che ci collegano e non che ci separano come esseri umani. -


To get to know you better, since there is little of you on the web: what are your cultural references?


- Again, I would like to use one of my favourite words, I am a “universal“ human being. My cultural background is very rich, my roots can be found all along the flow of the river Danube but most deeply in former Yugoslavia. I was born in Belgrade and I carry the esprit of this city inside of me. I speak five languages, some better than others. Today, I live in Germany. I have black family members, relatives in Latin America, business partners all over Asia, and friends on almost every continent. I respect every religion and gender and I would encourage everyone to focus on things that connect us and not that separate us as human beings. -


Descrivici il tuo studio, lo spazio di lavoro in cui avviene la tua arte, com’è?


- Il mio "studio" può essere qualsiasi luogo o spazio in cui mi sento bene e che ha un'atmosfera speciale. Porto con me il mio treppiede e quando scopro dei bei posti, sia all'aperto, sia all'interno di castelli o edifici abbandonati, inizio a scattare. Uso la luce che c'è, non importa se è il tramonto o l'alba o anche la notte ed è così che si evolve il tutto in una varietà di stati d'animo. Amo questa varietà e amo sperimentare. Uso softbox, poi un palco in legno autocostruito per i miei video in stop-motion, reperti e cimeli come requisiti. E libri fotografici: Jerry Uelsmann, Gilbert Garcin, Claude Cahun, Cindy Sherman, Gillian Wearing, solo per citarne alcuni. -

Describe your studio, the workspace where your art takes place, what is it like?


- My “studio“ can be any place or venue where I feel good and that has a special atmosphere. I carry my tripod around with me and when I discover nice places, be it outside in the great outdoors or inside castles or abandoned buildings, I begin to shoot. I use the light that is there, no matter if it’s dusk or dawn or even nighttime and that is how a variety of moods evolves. I love this variety and I love experimenting. Softboxes, a self-made wooden stage for my stop-motion videos, findings and memorabilia as requisites. And photo books: Jerry Uelsmann, Gilbert Garcin, Claude Cahun, Cindy Sherman, Gillian Wearing, to name but a few. -


Quali progetti hai per il 2022?


- Presto entrerò in un nuovo mondo, rilasciando il mio primo NFT. L'idea è nata durante la corrispondenza con un estimatore del mio lavoro che ha unito le sue due passioni, la tecnologia e l'arte, per promuovere questa forma d'arte emergente nel mondo delle criptovalute. Tutto questo è ancora assolutamente nuovo per me, ma non vedo l'ora di saperne di più. Sono anche in fase di progettazione per un nuovo video in stop-motion per una band australiana e per l'artwork promozionale per un cantautore americano. Sono collaborazioni di cui sono molto entusiasta. Diverse sono anche le idee per continuare la “woman collab”, assieme a Géraldine Berger di Lione, una serie chiamata En résilience in cui sperimentiamo poesia e filosofia abbinate a video e all'uso della voce e del suono. -


What are your plans for 2022?


- I will be entering new ground by dropping my first NFT soon. The idea was born during the correspondence with a supporter of my work who combined his two passions, technology and art, to promote this emerging art form in the crypto world. All this is still absolutely new to me but I am eager to learn more about it. I am also in the planning stage for a new stop-motion video for an Australian band and for promo artwork for an American songwriter. These are collaborations I am very excited about. There are also various ideas to continue the “women collab“ with Géraldine Berger from Lyon, a series called En résilience in which we experiment with poetry and philosophy paired with videos and the use of voice and sound. -

Ph. Lidija Commeca