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Francesca Pompei racconta il suo reportage The Forbidden City, tra la caduta del muro di Berlino e l

Francesca Pompei

Il 9 novembre 1989 cade il muro di Berlino. Da quel momento il mondo inaugura una nuova fase. Anche l’arte ne risente, così come l’architettura. Gli edifici pubblici e non inneggianti al fascismo e poi al comunismo vengono abbandonati, senza però essere demoliti. Diventano delle tracce.

La fotografa romana Francesca Pompei ha sviluppato un reportage sul campo militare di Wünsdorf, a 25 km da Berlino Est. Dapprima quartier generale nazista e poi il più grande avamposto sovietico fuori dalla Russia, un tempo dimora di 75.000 persone. Pompei racconta il suo viaggio per immagini, tra luoghi fatiscenti e memora storica.

On November 9, 1989 the Berlin Wall falls. From that moment the world inaugurates a new phase. Art also suffers this moment, as does architecture. The public buildings and not in praise of fascism and then of communism are abandoned, without however being demolished. They become traces.

Roman photographer Francesca Pompei has developed a reportage on the military camp in Wünsdorf, 25 km from East Berlin. First Nazi headquarters and then the largest Soviet outpost outside Russia, once home to 75,000 people. Pompeii tells of her journey through images, between crumbling places and historical memory.

Francesca, come sei venuta a conoscenza de la Piccola Mosca e cosa ti ha spinto a ritrarla con la macchina fotografica?

- Appena potevo partivo per la Germania sulle tracce di luoghi abbandonati che raccontassero la storia sia dal punto di vista sovietico che da quello occidentale e, documentandomi e parlando con la gente locale, avevo scoperto e fotografato diversi siti abbandonati e carichi di testimonianze come il vecchio Villaggio olimpico, la stazione di ascolto americana di Teufelsberg e lo Spreepark, il parco giochi della DDR. Durante il mio lavoro di ricerca ho letto dell’esistenza di una campo militare a una trentina di chilometri dalla vecchia Berlino est. Da lì è scattata la scintilla e ho deciso di saperne di più: ho preso il treno per fare un sopralluogo e rintracciare nella vegetazione Die Verbotene Stadt. -

Francesca, how did you find out about the Little Moscow and what prompted you to portray it with a camera?

- As soon as I could I left for Germany on the tracks of abandoned places that told the story both from the Soviet and the Western point of view and, documenting and talking to the local people, I had discovered and photographed several abandoned sites full of testimonies like the old Olympic village, the American listening station in Teufelsberg and the Spreepark, the playground of the GDR. During my research work I read about the existence of a military camp about thirty kilometers from the old East Berlin. From there the spark was triggered and I decided to find out more: I took the train to do an inspection and find Die Verbotene Stadt in the vegetation. -

Francesca Pompei - The Forbidden City

The Forbidden City è un reportage vero e proprio: come l'hai preparato? Hai dovuto chiedere dei permessi particolare per avvedere al campo?

- Wünsdorf era una vera e propria città, all’epoca della permanenza dei Sovietici ospitava 75.000 persone. Le notizie sono rarissime e i dettagli della sua storia mi sono stati raccontati direttamente dal custode, un vecchio militare che ha deciso di restare a vivere lì per preservarne la memoria. Mi sono recata a Wünsdorf varie volte per incontrarlo e, ad ogni occasione, mi raccontava un aneddoto o un particolare nuovo, sorseggiando caffè bollente nella garitta d’ingresso dell’area degli ufficiali. Grazie alle sue parole ho avuto modo d’immaginarmi gli ambienti e i possibili scatti prima ancora di vedere effettivamente il posto. Alla fine si è creato un rapporto di fiducia e, complice la comune passione per l’arte, si è convinto a lasciarmi entrare una giornata e a visitare il sito prima che facesse buio. -

The Forbidden City is a real reportage: how did you prepare it? Did you have to ask for special permits to go to the camp?

- Wünsdorf was a real city, it was home to 75,000 people at the time the Soviets stayed. The news is very rare and the details of its story were told to me directly by the caretaker, an old soldier who decided to stay and live there to preserve its memory. I went to Wünsdorf several times to meet him and, at every opportunity, he would tell me an anecdote or a new detail, sipping hot coffee in the entrance area of ​​the officers' area. Thanks to his words I had the opportunity to imagine the environments and the possible shots before actually seeing the place. In the end a relationship of trust was created and, thanks to the common passion for art, he was convinced to let me in a day and visit the site before it got dark. -

Francesca Pompei -The Forbidden City

Le foto che mi hai fatto vedere sono una trentina: com'è avvenuto il processo di selezione?

- L’occasione era più unica che rara e avevo solo poche ore a disposizione per investigare uno spazio dalla mappa enorme. Ho scattato il più possibile rischiando di farmi male io o danneggiare l’attrezzatura per scavalcare detriti o muri crollati, riportando a casa una buona quantità di materiale. La selezione è difficile per ogni lavoro ma in questo caso c’era l’urgenza di creare un racconto che, attraverso le immagini, restituisse non solo la storia ma anche l’atmosfera di un posto sconosciuto e carico di una stratificazione storica diversa. -

The photos you showed me are about thirty: how did the selection process happen?

- The occasion was more unique than rare and I only had a few hours to investigate a huge map space. I took as much as possible, risking hurting myself or damaging the equipment to climb over debris or collapsed walls, bringing back a good amount of material. The selection is difficult for every job but in this case there was the urgency to create a story that, through the images, returned not only the history but also the atmosphere of an unknown place and charged with a different historical stratification. -

Francesca Pompei -The Forbidden City

Il campo militare ha vissuto la dicotomia nazismo-comunismo, fino alla caduta del muro di Berlino, trent'anni fa. In generale, quali elementi dell'una e dell'altra dittatura sono ancora evidenti, anche a livello strutturale?

- L’origine di Wünsdorf risale all’Impero Prussiano alla fine dell’Ottocento e ciò è ancora evidente nello stile degli stucchi e dei decori delle diverse palazzine che componevano il campo militare. Nel passaggio al Terzo Reich molta di questa eredità fu conservata nell’esaltazione della grande Germania e gli interventi furono piuttosto concentrati sulla creazione di bunker e di aree militari ad hoc per la gestione degli Zeppelin della Wehrmacht. Del passaggio dell’Armata Rossa e della permanenza dei Sovietici sono ancora evidenti le tracce, essendo rimasti fino al 1989 prima di essere tutti evacuati in meno di una settimana: oggetti abbandonati, decori, stemmi e simboli dell’iconografia russa sono ancora là, specie nei locali di rappresentanza o nelle camerate dei generali. -

The military camp experienced the nazism-communist dichotomy, until the fall of the Berlin wall, thirty years ago. In general, which elements of both dictatorships are still evident, even on a structural level?

- The origin of Wünsdorf dates back to the Prussian Empire at the end of the nineteenth century and this is still evident in the style of the stuccos and decorations of the various buildings that made up the military camp. In the transition to the Third Reich much of this legacy was preserved in the exaltation of the great Germany and the interventions were rather concentrated on the creation of bunkers and ad hoc military areas for the management of the Wehrmacht Zeppelins. Of the passage of the Red Army and the permanence of the Soviets the traces are still evident, having remained until 1989 before they were all evacuated in less than a week: abandoned objects, decorations, coats of arms and symbols of Russian iconography are still there, especially in the representative rooms or in the dormitories of the generals. -

Francesca Pompei -The Forbidden City

La tua è una fotografia d'architettura. Cosa ti affascina del paesaggio urbano?

- L’interazione con la memoria e la cultura di un luogo, la città come condizione concettuale più che luogo fisico, il modo in cui i luoghi sono espressione dell’evoluzione sociale, economica e ambientale del contesto che viviamo e che vivremo. -

Yours is an architectural photography. What fascinates you about the urban landscape?

- The interaction with the memory and culture of a place, the city as a conceptual condition rather than a physical place, the way in which places are an expression of the social, economic and environmental evolution of the context in which we live and which we will live. -

Hai in mente ti realizzare una mostra in cui presentare il progetto?

- Una parte del lavoro è stata nella mostra di Tokyo Visuali italiane curata dal Fondo Malerba per la Fotografia ed è stata selezionata per l’Head On Photo Festival 2020 a Sydney. Al momento sto prendendo altri contatti ma non posso ancora dire nulla. -

Do you have in mind to create an exhibition in which to present the project?

- Part of the work was in the Tokyo Visuali Italian exhibition curated by Fondo Malerba for Photography and was selected for the Head On Photo Festival 2020 in Sydney. At the moment I'm making other contacts but I can't say anything yet. -

Francesca Pompei -The Forbidden City

Parliamo di sensazioni. Nel momento in cui eri lì a scattare cosa provavi?

- Ero emozionata per l’opportunità che mi si presentava: delle architetture cariche di storia, abbandonate e sconosciute, cristallizzate dal tempo che sembrava averle preservate per essere fotografate. E’ stata un’esperienza unica e suggestiva anche sul piano umano, era impossibile non immaginarsi quei luoghi attraversati dai suoi abitanti di cui ancora rimanevano tracce negli oggetti lasciati prima dell’evacuazione. Avere l’opportunità di scoprire, visitare e bloccare nei miei scatti posti come Wünsdorf è uno degli aspetti per cui amo il mio lavoro. -

Let's talk about feelings. The moment you were there shooting what did you feel?

- I was excited about the opportunity that presented itself to me: architectures laden with history, abandoned and unknown, crystallized by the time that seemed to have preserved them to be photographed. It was a unique and suggestive experience also on the human level, it was impossible not to imagine those places crossed by its inhabitants whose traces still remained in the objects left before the evacuation. Having the opportunity to discover, visit and block places like Wünsdorf in my shots is one of the things I love about my job. -

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