• Ilaria Introzzi

L'omologazione dei contenuti nei giornali di moda è un fashion faux pas (o no?)


STIL/ Unsplash


“L'uniformità nutre il conformismo, e l'altra faccia del conformismo è l’intolleranza”. Lo scrive Zygmunt Bauman in Dentro la globalizzazione, un saggio del 1998. Il sociologo denuncia la minaccia dell’uguaglianza, certamente non sotto la forma di diritti e doveri, piuttosto di approccio alla vita e modo di ragionare, e lo dichiara il punto di partenza verso nuove forme di esclusione. O, per usare una parola più nota: razzismo.

Ultimamente alcune case editrici legate al mondo della moda stanno intraprendendo un restyling della linea editoriale volto a minimizzare i costi (poiché sono in grave perdita da ormai tanto tempo) e a rendere omogenei i contenuti. Dapprima accade per le edizioni online, attualmente avviene anche nelle edizioni cartacee dei mensili e vale per tutte le edizioni. Ciò significa che, lingua di scrittura a parte, la maggior parte degli articoli, redazionali, saranno firmati dallo stesso giornalista e poi tradotti. Quindi è probabile il mese X del giornale Y sia per la maggior parte uguale al fratello Z.


"Uniformity feeds conformity, and the other side of conformism is intolerance". Zygmunt Bauman writes this in Dentro la globalizzazione, an essay from 1998. The sociologist denounces the threat of equality, certainly not in the form of rights and duties, rather as an approach to life and a way of reasoning, and declares it the starting point towards new forms of exclusion. Or, to use a better-known word: racism.

Lately some publishing houses linked to the world of fashion are undertaking a restyling of the editorial line aimed at minimizing costs (since they have been at a serious loss for a long time now) and at making the contents homogeneous. At first it happens for the online editions, currently it also happens in the paper editions of the monthly magazines and is valid for all editions. This means that, apart from the writing language, most of the articles, editorials, will be signed by the journalist himself and then translated. So it is likely that month X of newspaper Y is for the most part the same as brother Z.


Grazie agli attivisti che negli ultimi anni si sono battuti per ottenere gli spazi che giustamente meritano, dalle donne curvy alle modelle e modelli portatori di handicap, fino alla comunità LGBT+, passando per gli ambientalisti e le minoranze etniche, i magazine patinati si sono aperti a un mondo il quale prima prevedeva quasi solo ed esclusivamente bianco e possibilmente alto e snello. C’è quindi da fare un plauso rispetto a questa nuova linea. Peccato che se una cosa finalmente sembra andare nel verso naturale e logico rispetto ai tempi, il resto fa emergere una grave crisi del sistema in questione. Se uniformare i contenuti è la strada maestra, la strategia giusta per recuperare denaro perduto, dal momento che il redattore che scrive il pezzo per la nota testata Y è il medesimo della Z, e per giunta viene pagato solo una volta, allora bisogna chiedersi il perché sia così e come si è giunti a questo punto.


Thanks to the activists who in recent years have fought to get the spaces they rightly deserve, from curvy women to handicapped models, up to the LGBT + community, passing through environmentalists and ethnic minorities, glossy magazines have opened up to a world which previously envisaged almost exclusively white and possibly tall and slender. We therefore need to applaud this new line. Too bad that if one thing finally seems to go in the natural and logical direction with respect to the times, the rest brings out a serious crisis in the system in question. If standardizing the contents is the main road, the right strategy to recover lost money, since the editor who writes the piece for the head note Y is the same as the Z, and what's more he is paid only once, then one has to ask oneself the why this is so and how it has come to this point.

Charisse Kenion/ Unsplash


Fotografia, reparto make up, abiti, storie, video maker, illustratori, editor, guardarobieri, stylist e molti altri sono i protagonisti di questi mensili. Ognuno con la sua mentalità, la propria idea di stile e un personalissimo bagaglio culturale. Al mondo ve ne sono tanti, specialmente giovani con un sogno, pochi vengono usati e solitamente non hanno bisogno di fare molti colloqui di lavoro per ottenerlo. E va bene, questo è il minimo. Ciò che fa specie è proprio il fatto che il loro unicum non viene enfatizzato la maggior parte delle volte a causa di un approccio conformista che sta venendo via via sempre più palese, con il rischio di diventare noioso. Le nuove generazioni sono dinamiche, intraprendenti, versatili. Fanno più lavori, svolgono diverse attività e, pandemie permettendo, viaggiano. Sono nomadi. Perché trincerarle dietro pagine (digitali e/o cartacee) create sempre dalle stesse persone le quali, ovviamente non colpevoli, pur di tenersi il sacrosanto lavoro rispondono sì e sempre sì a chi detta le linee guida? Per fortuna esiste la libertà di scelta. Peccato che essa sia fattibile solo se una mente è allenata ad aprire gli occhi a ragionare con la propria testa. E a non farsi ingannare dalla copertina (quella sempre diversa, almeno dal punto di vista della forma), se il contenuto ha uno spessore sottile. Molto sottile.


Photography, make-up department, clothes, stories, video makers, illustrators, editors, wardrobes, stylists and many others are the protagonists of these monthly magazines. Each with his own mentality, his own idea of ​​style and a very personal cultural background. There are many in the world, especially young people with a dream, few are used and usually don't need to do many job interviews to get it. Okay, that's the minimum. What is especially striking is the fact that their unicum is not emphasized most of the time due to a conformist approach that is becoming more and more evident, with the risk of becoming boring. The new generations are dynamic, enterprising, versatile. They do more jobs, do different activities and, pandemics permitting, travel. They are nomads. Why entrench them behind pages (digital and/or paper) always created by the same people who, obviously not guilty, answer yes and always yes to those who dictate the guidelines in order to keep the sacred work? Fortunately, there is freedom of choice. Too bad that it is feasible only if a mind is trained to open its eyes to reason with its own head. And don't be fooled by the cover (the one that is always different, at least from the point of view of form), if the content has a thin thickness. Very thin.


Sincerely Media/ Unsplash


Cambiare è sano, molto spesso. Rinnovare la scrivania dei direttori di giornali è anche sinonimo di democrazia e meritocrazia. Ma farlo a delle condizioni determinate dalla punta dell’iceberg, molto risicata per altro, non fa altro che celare dietro a tutto questo un problema ancora più grande: informare non è più un dovere della stampa, sia quella legata ai quotidiani che alla moda (perché comunque è un settore che rivela l’oggi attraverso abiti, accessori e storie di stile). Chi vuole procacciarsi notizie lo fa da sé, conosce i canali e non gliene importante nulla se le uscite di Y e Z sono identiche. Peccato che costui o costei sono delle eccezioni, il resto dei lettori rischia di non poter pensare più con la propria testa e di vedere in tutto il mondo gli stessi articoli, credendo quindi che il vero sia un assunto e non qualcosa da mettere in discussione.


Change is healthy, very often. Refreshing the desk of newspaper editors is also synonymous with democracy and meritocracy. But doing it under conditions determined by the tip of the iceberg, very narrow by the way, does nothing but hide an even greater problem behind all this: informing is no longer a duty of the press, both those linked to newspapers and fashion ( because in any case it is a sector that reveals today through clothes, accessories and style stories). Those who want to get news do it for themselves, they know the channels and they don't care if the outputs of Y and Z are identical. Too bad that he or she are exceptions, the rest of the readers risk not being able to think for themselves any more and seeing the same articles all over the world, therefore believing that the truth is an assumption and not something to be questioned.