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  • Ilaria Introzzi

Cerchiamo il nostro immaginario con la pittura di Giuseppe Vassallo

Giuseppe Vassallo

Narrare il quotidiano, studiare l’essere umano. E ricomporli, dando alle due identità imprescindibili l’una per l’altra una conformazione propria, esteticamente e idealmente. Si ritrae così il processo pittorico di Giuseppe Vassallo, artista siciliano laureato all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove si è specializzato in Grafica d’Arte nel 2018, tra un dipinto e l’altro, le prime mostre e collettive. Lo abbiamo raggiunto nel suo studio, luogo ameno in cui si ritrovano tutte le suggestioni che lo muovono nel suo percorso artistico. A cominciare dalla fotografia, medium sempre più coinvolgente.

Narrating daily life, studying the human being. And reassemble them, giving the two essential identities for each other their own conformation, aesthetically and ideally. This is how the pictorial process of Giuseppe Vassallo is portrayed, a Sicilian artist who graduated from the Academy of Fine Arts in Palermo, where he specialized in Graphic Art in 2018, between one painting and another, the first exhibitions and group shows. We reached him in his studio, a pleasant place where all the suggestions that move him in his artistic career are found. Starting with photography, an increasingly engaging medium.

Osservatorio - olio su tela - 120x100 cm - 2018

Giuseppe, hai scoperto l'arte come molti, andando in gita scolastica nei musei o attraverso altri riferimenti?

- La tendenza a esprimermi attraverso il segno e il colore, piuttosto che la parola, credo sia arrivata ancor prima di scoprire l’arte intesa come fenomeno umano. I primissimi riferimenti, o stimoli che siano, arrivarono dall’esterno quando ero molto piccolo: la realtà che mi circondava, gli oggetti, gli animali, il paesaggio, le facce dei miei genitori o amici, ritraevo ogni cosa. Successivamente, attraverso la scuola, scoprii che la storia contava miriadi di personaggi che fecero di questa pratica un mestiere, anzitutto, una ragione di vita; la cosa mi affascinò molto. -

Giuseppe, did you discover art like many, by going on a school trip to museums or through other references?

- The tendency to express myself through signs and colors, rather than words, I believe came even before I discovered art as a human phenomenon. The very first references, or stimuli that may be, came from the outside when I was very young: the reality that surrounded me, the objects, the animals, the landscape, the faces of my parents or friends, I portrayed everything. Subsequently, through school, I discovered that history had myriads of characters who made this practice a profession, above all, a reason for living; the thing fascinated me a lot. -

Hai scelto la pittura e l'incisione come tecniche principali. Banalmente, perché?

- Mi ha sempre affascinato la traduzione della realtà su un supporto bidimensionale, a prescindere dalla tecnica e dallo scopo. Per il resto credo sia tutto una questione di fascinazione, come la questione del colore; ad oggi trovo davvero che questo sia un vero mistero del tutto da analizzare, a prescindere dalla componente chimica ed emotiva di questa materia, e la pittura a mio parere è l’unico mezzo possibile atto a questo scopo: una materia organica che manipolata da saperi antichi stratificatisi nei secoli diviene, per mano dell’uomo, oggetto di culto, di ammirazione, di contemplazione, di riflessione. La pittura è un miracolo. L’aspetto pittorico dell’incisione è quello che cerco di indagare in maniera più approfondita ed è il motivo per cui l’ho scelta, insieme all’elemento dell’imprevedibilità della sua esecuzione. -

You have chosen painting and engraving as the main techniques. Trivially, why?

- The translation of reality on a two-dimensional support has always fascinated me, regardless of the technique and purpose. For the rest I think it's all a question of fascination, like the question of color; to date I really find that this is a real mystery to be analyzed, regardless of the chemical and emotional component of this matter, and in my opinion painting is the only possible means for this purpose: an organic material that is manipulated by knowledge ancient stratified over the centuries becomes, by the hand of man, an object of worship, admiration, contemplation, reflection. Painting is a miracle. The pictorial aspect of the engraving is what I try to investigate in more detail and it is the reason why I chose it, together with the element of the unpredictability of its execution. -

Eleonora - Olio su tela - 32,5 x 32,5 - 2015

L'incisione non è molto comune o comunque non viene associata molto all'arte contemporanea, cosa vuoi trasmettere attraverso questo mezzo?

- È una pratica per certi versi piuttosto di nicchia sia per l’artista che per il collezionista. Ma mi permetto di dire anche che si rivolge ad una fruizione forse più colta, ad un pubblico più consapevole delle capacità di un artista, come nel disegno, la grammatica di tutte le arti visive tradizionali. Le mie ragioni risiedono ancora nelle sue principali caratteristiche per la quale veniva scelta dai maestri del passato: l’aspetto espressivo, la riproducibilità in multipli su un supporto cartaceo, l’imprevedibilità “controllata” e il rigore nell’esecuzione. Per il resto la mia intenzione non è trasmettere qualcosa di diverso rispetto a quello che tento di fare con la pittura, d’altro canto, mi farebbe piacere che una tecnica antichissima come questa non fosse dimenticata. Spero sempre, insieme ad altri artisti, di contribuire alla sua emancipazione ed esistenza. -

Engraving is not very common or in any case it is not very much associated with contemporary art, what do you want to convey through this medium?

- It is a practice in some ways rather niche for both the artist and the collector. But I also allow myself to say that it is aimed at a perhaps more cultured fruition, at a public more aware of the skills of an artist, as in drawing, the grammar of all traditional visual arts. My reasons still lie in its main characteristics for which it was chosen by the masters of the past: the expressive aspect, the reproducibility in multiples on paper, the "controlled" unpredictability and the rigor in execution. For the rest, my intention is not to convey something different than what I try to do with painting, on the other hand, I would be pleased if an ancient technique like this was not forgotten. I always hope, together with other artists, to contribute to its emancipation and existence. -

Il fratello maggiore - Olio su tavola 25x35 - 2015

Come avviene la decisione di dipingere oppure di incidere?

- Ogni mia decisione, durante tutto il processo, è dettata dalla casualità del soggetto preso in analisi. Da lì ogni scelta è subordinata ad esso: la scelta del supporto, della tecnica, le cromie utilizzate, le dimensioni, persino la cornice (ove vi sia). A volte scelgo che un dipinto debba assumere un aspetto foto/grafico e lo stesso vale per un incisione. Credo che inconsciamente tutto ciò mi sia suggerito dalle varie influenze e stimoli di cui sono investito quotidianamente, la storia dell’arte, il cinema, la fotografia, la musica. Motivo per cui, come mi suggeriva un altro pittore, la mia produzione sembra assumere diverse personalità, come se non fosse riconducibile allo stesso pittore ma ad una molteplicità. Per me il soggetto è al centro dell’opera, la tecnica ne è subordinata e assume una posizione del tutto indipendente dal resto della produzione che la precede. Del resto la riconoscibilità di un artista non credo risieda in una coerenza formale ma piuttosto in un approccio strettamente personale. -

How does the decision to paint or engrave come about?

- My every decision, throughout the process, is dictated by the randomness of the subject under analysis. From there, every choice is subordinate to it: the choice of the support, the technique, the colors used, the dimensions, even the frame (if any). Sometimes I choose that a painting should take on a photo / graphic look and the same goes for an engraving. I believe that all of this is unconsciously suggested to me by the various influences and stimuli I am invested with on a daily basis, the history of art, cinema, photography, music. This is why, as another painter suggested to me, my production seems to assume different personalities, as if it were not attributable to the same painter but to a multiplicity. For me the subject is at the center of the work, the technique is subordinate to it and takes on a position that is completely independent from the rest of the production that precedes it. After all, I don't think the recognizability of an artist resides in a formal coherence but rather in a strictly personal approach. -

Gabriel's message - olio su tavola, 25x30 c

ine su pellicola. Specialmente quando rappresenti nudi o comunque ritratti molti intimi. È una scelta estetica o c'è qualcos'altro dietro? Penso a "Punto di fuga" oppure a "Crew" e "Oltre", per citare alcuni dipinti.

- Credo che tutto ciò derivi dal fatto che sin da adolescente io sia stato abituato a “copiare” e, più specificatamente, da immagini che per loro natura sono già bidimensionali. Inizialmente immagini di sculture, poiché è quella la mia primissima formazione, poi immagini di dipinti, da autodidatta. Spesso il tutto deriva da classiche fotocopie in bianco e nero e da un toner spesso anche scarico. Nel campo degli allestimenti museali, altro momento della mia formazione, ho spesso lavorato presso il Centro Internazionale di Fotografia diretto da Letizia Battaglia, lavorando a stretto contatto con importanti fotografi durante gli allestimenti delle loro personali: Letizia Battaglia, Josef Koudelka, Franco Zecchin, Miron Zownir, per citarne alcuni. Tutto ciò credo abbia contribuito a legarmi profondamente a quest’arte di cui provo soltanto a servirmene per altri scopi. Attualmente il mio metodo di lavoro si sta sempre più legando all’arte della fotografia, tanto da assumere una sua indipendenza nella mia produzione. Mi affascina l’idea di utilizzare questa nel suo scopo primordiale, fermare la realtà e utilizzare questa poi come un bozzetto che precede il dipinto. Nulla di diverso da quello che è accaduto dalla nascita della fotografia in pittura. Oggi, oltre che per necessità estetiche e formali, utilizzo la fotografia per questioni narrative; la mia ricerca sta assumendo sempre più la forma della narrazione per immagini e la soggettività dell’immagine utilizzata una scelta imprescindibile. Trovo il binomio pittura/fotografia perfetto per raccontare la propria esistenza, i luoghi e le persone vissute. -

Let's talk about your works. On a superficial level, your oils on canvas they look like photographs taken in analogue. They have that ancient and seductive patina that distinguishes the image on film. Especially when you represent nudes or otherwise very intimate portraits. Is it an aesthetic choice or is there something else behind it? I am thinking of "Punto di fuga" or "Crew" and "Oltre", to name a few paintings.

- I believe that all this derives from the fact that since I was a teenager I was used to “copying” and, more specifically, from images that by their nature are already two-dimensional. Initially images of sculptures, since that is my very first training, then images of paintings, self-taught. Often everything from classic black and white photocopies and also often even empty toner. In the field of museum installations, another moment of my training, I have often worked at the International Center of Photography directed by Letizia Battaglia, working closely with important photographers during the preparation of their personal exhibitions: Letizia Battaglia, Josef Koudelka, Franco Zecchin, Miron Zownir, to name a few. I believe all this has contributed to deeply binding me to this art which I only try to use for other purposes. Currently my working method is becoming more and more linked to the art of photography, so much so that it assumes its independence in my production. I am fascinated by the idea of ​​using this in its primordial purpose, stopping reality and then using this as a sketch that precedes the painting. Nothing different from what has happened since the birth of photography in painting. Today, as well as for aesthetic and formal needs, I use photography for narrative issues; my research is increasingly taking the form of narration through images and the subjectivity of the image used is an essential choice. I find the perfect combination of painting / photography to tell about one's existence, places and people lived. -

Virginia Glorioso afferma che traduci "in pittura le parole del sociologo Philippe Breton" il quale dice che "noi viviamo in una società numerica sempre più “comunicante” e sempre meno “incontrante”. Tornando all'effetto analogico dei tuoi dipinti - che analogici lo sono per definizione - è magari da qui che esso viene tratto?

- Non posso nascondere che l’elemento analogico mi affascini molto durante la pratica pittorica. Trovo che il calore della pellicola, insostituibile con qualsiasi sensore digitale o post produzione, si addica molto a quello che cerco tra le mie fonti, il calore “umano”, di un corpo, di un gesto, di un dialogo, di un paesaggio. Dapprima, nella serie degli “Osservatori”, ho cercato questo calore fuori da ogni realtà, immaginando orizzonti interstellari, ignoti, con figure che non avevo mai incontrato. Poi ho capito che non dovevo andare poi così lontano per trovare umanità. È un lavoro certamente più lento e faticoso (oltre che costoso) quello di cercarla nella realtà di tutti i giorni, ma trovo più appagante e stimolante allenare l’occhio a questo. Ho capito così che anche l’assenza di figure può esprimere umanità, che ogni dipinto così compiuto assume più significati e valore di decine messi assieme, che a volte un uscita in moto può valere più di tanti momenti passati davanti al cavalletto ad immaginare. Cercavo un modo più intimo e umano per “incontrare” il mio immaginario. -

Virginia Glorioso states that you translate "the words of the sociologist Philippe Breton "who says that" we live in a numerical society that is increasingly 'communicating' and less and less 'meeting'. Going back to the analog effect of your paintings - which analog they are for definition - is this perhaps where it comes from?

- I cannot hide the fact that the analogical element fascinates me a lot during my painting practice. I find that the warmth of the film, irreplaceable with any digital sensor or post production, is very suitable for what I am looking for among my sources, the “human” warmth of a body, a gesture, a dialogue, a landscape. At first, in the series of "Osservatori", I looked for this warmth outside of any reality, imagining interstellar horizons, unknown, with figures I had never met. Then I realized that I didn't have to go that far to find humanity. It is certainly a slower and more tiring (as well as expensive) job to look for it in everyday reality, but I find it more satisfying and stimulating to train the eye for this. Thus I understood that even the absence of figures can express humanity, that each completed painting takes on more meanings and value than dozens put together, that sometimes a ride on a motorcycle can be worth more than many moments spent in front of the easel to imagine. I was looking for a more intimate and human way to "meet" my imagination. -

The dream - vernice molle su zinco, 24x18 cm - 2019

A proposito di persone, sono molto presenti nei tuoi lavori. La scelta del ritratto come specchio della propria anima oppure è una forma di rappresentare ciò che l'altro non vede di sé?

- Sono vari i motivi che mi hanno portato a ritrarre persone negli anni, ad ogni modo è sempre e comunque un’indagine. Il punto della questione credo sia sempre, ancora una volta, la scelta del soggetto. Ho ritratto soggetti diversi da me per indagarne le divergenze, emotive, caratteriali, generazionali. Altre volte è stato un pretesto per cercare me nella profondità di uno sguardo altro. Questo approccio spesso mi ha regalato risultati inaspettati anche se le intenzioni iniziali erano altre, magari di studio. Uno dei migliori esempi è stato un ritratto di mio nipote del 2016, “Il fratello maggiore”. Erano da poco arrivati una coppia di gemelli in famiglia e dopo tanti anni vedo ancora concentrato su quel volto il suo estremo ingenuo disappunto, insieme al riflesso della mia persona. -

Speaking of people, they are very present in your works. The choice of the portrait as a mirror of one's soul or is it a form of representing what the other does not see of himself?

- There are various reasons that have led me to portray people over the years, in any case it is always an investigation. The point of the question I believe is always, once again, the choice of the subject. I have portrayed different subjects from me to investigate their differences, emotional, temperamental, generational. Other times it was an excuse to look for me in the depth of a different look. This approach often gave me unexpected results even if the initial intentions were other, perhaps of study. One of the best examples was a portrait of my nephew from 2016, “Il fratello maggiore”. A couple of twins had recently arrived in the family and after so many years I still see the extreme naive disappointment of him concentrated on that face, together with the reflection of my person. -

Hai intitolato Grafica una parte di lavori realizzati con acquarello e charcoal, in cui troviamo le acquaforti. Al di là del colore, cosa li identifica? Alcuni pezzi sembrano schizzi, altri hanno una completezza assoluta.

- Intendo per grafica tutta quella parte della mia produzione su carta che non prevede il “colore” inteso come pittura. Alcune rappresentazioni portano con se il sapore della velocità dell’esecuzione che necessitava il momento, come la serie Square in Budapest durante una residenza del 2018, in cui all’ultimo momento, prima dell’allestimento della mostra finale, decisi di realizzare una piccola istallazione di disegni di corvi ripresi durante i miei passaggi nelle piazze della città. Altre volte, come in pittura, il mio approccio all’immagine è più analitico, il tutto necessita di una maggiore compattezza come mi suggerisci, come un discorso chiuso che non lascia spazio ad eventuali considerazioni. Del resto è sempre l’esperienza del momento e del soggetto che suggerisce l’approccio con la quale affrontare un lavoro, trovo sia affascinante che questo continui a trapelare da un’immagine compiuta, che racconti nonostante il silenzio della materia. -

You have entitled Grafica a part of works made with watercolor and charcoal, in which we find the etchings. Beyond the color, what identifies them? Some pieces look like sketches, others have absolute completeness.

- By graphics I mean all that part of my production on paper that does not include "color" intended as painting. Some representations bring with them the flavor of the speed of the execution that needed the moment, such as the Square series in Budapest during a residency in 2018, in which at the last moment, before the final exhibition, I decided to create a small installation of drawings of ravens taken during my passages in the squares of the city. Other times, as in painting, my approach to the image is more analytical, everything needs greater compactness as you suggest, like a closed discourse that leaves no room for any considerations. After all, it is always the experience of the moment and of the subject that suggests the approach with which to tackle a job. I find it fascinating that this continues to leak out of an accomplished image, which you tell despite the silence of the material. -

E poi c'è la tua Sicilia, di cui raffiguri soprattutto i paesaggi brulli. Li rappresenti dal vivo oppure nel tuo studio?

- Il metodo del mio lavoro deve probabilmente considerare entrambi i luoghi di studio. Potrei definire un approccio en plain air quello iniziale, seppur non preveda la pittura, in cui la fotografia ha un ruolo protagonista. Tanti scatti analogici, molti scartati, ritagliati, modificati nei toni cercando quelli intermedi. Predispongo l’immagine a una successiva valutazione in studio poi con la pittura, ponendomi come ultimo filtro estremamente “analogico” al risultato finale. Probabilmente sempre per quella ricerca di umanità che adesso trovo al di là delle figure o del paesaggio. L’intento è trovarne una nuova di umanità attraverso l’intreccio di una moltitudine di questa. -

And then there is your Sicily, of which you mainly depict the barren villages. Do you represent them live or in your studio?

- The method of my work must probably consider both places of study. I could define an en plain air approach as the initial one, even if it does not include painting, in which photography plays a leading role. Many analog shots, many discarded, cropped, modified in tones looking for the intermediate ones. I prepare the image for a subsequent evaluation in the studio and then with painting, placing myself as the last filter that is extremely "analog" to the final result. Probably always for that search for humanity that I now find beyond the figures or the landscape. The intent is to find a new humanity through the intertwining of a multitude of this. -

Hai appena concluso la mostra Dikotomica, assieme a Simone Stuto. Com'è andata?

- Molto bene se consideriamo tutte le difficoltà alla quali siamo andati in contro quest’anno, un opening in zona arancione e un re-opening poi in zona gialla. È stato comunque importante dare una risposta con una mostra a questo periodo così difficile per tutti i lavoratori del settore. Come i siciliani che credono fortemente nella cultura e nel proprio territorio. Il tutto è stato possibile grazie all’accoglienza di Giovanni Scucces nel suo splendido spazio, SACCA Contenitori di Sicilianità, e al progetto ben strutturato grazie al supporto critico di Maria Teresa Zagone. Personalmente è stato anche un modo per portare il mio lavoro in quella parte della Sicilia ancora da me lavorativamente inesplorata e così ricca di tradizione pittorica. Rimane oltretutto sempre un grande piacere dialogare con le opere di Simone, al di là dell’affetto e della stima reciproca che dura ormai da svariati anni, sin dai tempi dell’Accademia. Nel lavoro il nostro dialogo apparentemente distante trova invece molti punti di contatto, sia cromaticamente che emotivamente, sono soltanto i punti di vista a essere differenti. -

You have just concluded the Dikotomica exhibition, together with Simone Stuto. How did it go?

- Very well if we consider all the difficulties we faced this year, an opening in the orange area and a re-opening then in the yellow area. However, it was important to give an answer with an exhibition to this difficult period for all workers in the sector. Like the Sicilians who strongly believe in culture and in their own territory. All this was possible thanks to the welcome of Giovanni Scucces in his splendid space, SACCA Contenitori di Sicilianità, and to the well-structured project thanks to the critical support of Maria Teresa Zagone. Personally it was also a way to bring my work to that part of Sicily still unexplored by me and so rich in pictorial tradition. Moreover, it is always a great pleasure to dialogue with Simone's works, beyond the affection and mutual esteem that has lasted for several years, since the time of the Academy. In our work, our apparently distant dialogue finds many points of contact, both chromatically and emotionally, it is only the points of view that are different. -

Che progetti hai per il prossimo futuro?

- Sto cercando di mettere su una personale qui a Palermo, probabilmente per la fine dell’estate. Il 10 Luglio si inaugurerà presso la Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta “GRAND hotel ORLANDO”, una ricca collettiva di artisti che da molti anni vi collaborano, dove si festeggeranno i 45 anni di attività della galleria ed io sarò presente con il mio lavoro. Sto collaborando alla stesura di un libro per ragazzi, con le mie illustrazioni, ideato e scritto da Alessio Castiglione, un giovane promettente scrittore palermitano. E infine sempre per la fine dell’estate, insieme a un giovane curatore, Sergio Barbàra, stiamo ideando una mostra in cui saranno presenti “quasi” esclusivamente le mie fonti fotografiche, mettendo in risalto le scelte che mi portano a intraprendere un dipinto piuttosto che lasciare che la fotografia abbia la sua indipendenza dal resto della mia produzione. -

What are your plans for the near future?

- I'm trying to set up a solo show here in Palermo, probably by the end of the summer. On July 10 the “GRAND hotel ORLANDO” will be inaugurated at the Susanna Orlando Gallery in Pietrasanta, a rich collective of artists who have collaborated with it for many years, where the gallery's 45 years of activity will be celebrated and I will be present with my work. I am collaborating on the drafting of a children's book, with my illustrations, conceived and written by Alessio Castiglione, a promising young writer from Palermo. And finally, again for the end of the summer, together with a young curator, Sergio Barbàra, we are designing an exhibition in which "almost" exclusively my photographic sources will be present, highlighting the choices that lead me to undertake a painting rather than let photography have its independence from the rest of my production. -

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