• Stefania Assenza

Il mito dell'accessibilità è in questa sfilata hollywoodiana


Courtesy @Gucci


Hollywood Boulevard ha sempre regalato l’illusione di un mito possibile, di un sogno trasudato d’immaginazione diafana, in cui tutto è mutevole di fronte alla sterile realtà dei fatti. Eppure la malcelata malinconia dei sogni infranti riecheggia nella Gucci Love Parade sull’asfalto di fronte al Chinese Theater, improvvisato a quinta scenica. Lo stesso luogo, in cui si proiettano le grandi anteprime, si trasforma nel sontuoso palcoscenico di trasfigurazioni contemporanee, che trasformano i miti del cinema in figure umane, reali, vere: topoi che rivisitati acquistano una travolgente carica emotiva.


Hollywood Boulevard has always given an illusion of a possible myth, of a dream full of diaphanous imagination, where everything changes in front of real truth. However the broken dreams’ ill-concealed melancholy resounds in Gucci Love Parade, on the asphalt in front of Chinese Theater, turned into scenic backdrop. So the same place, where the new releases are showed, transform into the contemporary trasfiguration’s stage. The cinema’s mythes become human figures, real figures: revisited topoi with an incredible and impetuous emotion.

"Parnaso", Anton Raphael Mengs, 1761


Se una volta il racconto mitico era caratterizzato dall’inviolabile univocità, grazie alla quale ci si affidava fideisticamente al racconto, riconoscendolo come verità assoluta; oggi il fascino del mito è legato alla sua capacità di apertura all’analisi, all’interpretazione, alla ricostruzione, al recupero finanche alla storicizzazione. Alessandro Michele in Gucci Love Parade, mette in scena la sua Hollywood “per strada, senza orario e senza occasione”, una vera e propria teatralizzazione del quotidiano con tutti i personaggi di repertorio come la diva e il sexy cowboy, personaggi che ostentano la loro voglia di protagonismo attraverso look scintillanti associati ad antitetici dettagli come i plug anali trasformati in gioielli o i completini da running associati ai lustrini.


On time ago the myth was caracterized by sacred uniqueness, so in this way the tale was recognised such as absolute truth. Now the appeal of the myth is linked to the capacity to open itself to the analysis, to the interpretation, to the rebulding, until to the historicization. In Gucci Love Parade Alessandro Michele shows his Hollywood “on the street without time and occasion”: life is a theatre with his characters such as the diva the sexy cowboy, who showing off their desire of protagonism through sparkling look and conflicting details for example the anal plug turned into jewels or the running outfit combined in sequins.

Courtesy @Gucci


Sfoggiano centocinque look, centocinque creature mitologiche, pronte per la loro prima audizione: zatteroni, lustrini, sottovesti con logo, pizzo, colli di pelliccia, occhiali a mascherina, lunghi guanti scintillanti e tiare, tutto sotto gli occhi del pubblico disposto su file cadenzate da sedie da regista logate Gucci.

Un’ambientazione magica e travolgente, quasi da cartolina, in cui si sottolineano i rimandi alle dive del passato come Jean Harlow, Mae West, Rita Hayworth, Rock Hudson, Veronika Lake e Kim Novak: una teatralizzazione del quotidiano attraverso il rifiuto della distinzione tra realtà e finzione e dell’inaccessibilità che è propria della fede latu sensu.


Under the gaze of the audience’s rows sitting on the director’s chairs with Gucci logo, feature one hundred and five look, one hundred and five mythologique creatures, ready for their first audition: high heels, sequins, petticoats with logo, lace, fur collars, goggles, long sparkling gloves and tiaras. A magical and overwhelming atmosphere, almost like a postcard, where were very clear the reminds to the cinema’s characters of the past such as Jean Harlow, Mae West, Rita Hayworth, Rock Hudson, Veronika Lake e Kim Novak. It’s like a theatre of the life through the rejection of the difference between real truth and fiction and of the inaccessibility, a feature of the latu sensu religion.

"Apollo e le muse (Parnassus)", Poussin, 1630