I casi Timitik, Pellerin e Harutyunyan: il post Covid non ci ha resi migliori / The Timitik, Pellerin and Harutyunyan cases: the post Covid did not make us better

30 Aug 2020

Esiste ancora della gente assolutamente convinta che il post Covid-19 (se di post si può parlare e scrivere) abbia reso il mondo migliore. Sono gli stessi che, durante la quarantena di qualche mese fa, erano convinti che le persone sarebbero state più resilienti, che avrebbero messo da parte gli egoismi poiché come unico fine c’era quello di costruire una società solidale, in cui l’uno aiutava l’altro. Tutte stupidaggini. Le ultime ore, infatti, hanno dimostrato che non solo il corona virus prosegue nella sua corsa, benché sia effettivamente meno potente, almeno in Italia, ma anche che gli esseri umani sono ben lontani da essere migliori. 

 

There are still people absolutely convinced that the post Covid-19 (if one can talk and write about an after) has made the world better. They are the same people who, during the quarantine a few months ago, were convinced that people would be more resilient, that they would put aside selfishness since the only purpose was to build a solidary society, in which one helped the other. All nonsense. The last few hours, in fact, have shown that not only the corona virus continues its run, although it is actually less powerful, at least in Italy, but also that humans are far from being better.

Ebru Timtik

 

 

 

Con un tweet del suo legale nel quale si annunciava la sua morte, l’attivista e avvocato per i diritti umani Ebru Timtik si è spenta in un ospedale di Istanbul, dopo ben 238 giorni di sciopero della fame. Il digiuno era motivato dalla negazione da parte del sistema giudiziario del suo paese, la Turchia, a concederle un processo equo, dopo una condanna a 13 anni di reclusione per (presunto) terrorismo. Aveva 42 anni. Ai suoi parenti è stato impedito di accompagnare il feretro, una volta fatta l’autopsia. Tafferugli e riti funebri sono avvenuti in varie zone della città. Centinaia di persone hanno scandito "Ebru Timtik è immortale”. 

 

With a tweet from her lawyer announcing her death, human rights activist and lawyer Ebru Timtik died in a hospital in Istanbul after 238 days of hunger strike. The fast was motivated by the refusal by the judicial system of her country, Turkey, to grant her a fair trial, after a 13-year sentence for (alleged) terrorism. She was 42 years old. Her relatives were prevented from accompanying the coffin once the autopsy was done. Scuffles and funeral rites took place in various areas of the city. Hundreds of people chanted "Ebru Timtik is immortal".

 

 

 

 I familiari di Trayford Pellerin protestano a Lafayette

 

 

 

 

Negli Stati Uniti d’America, prossimi a nuove elezioni, dopo George Floyd, Rayshard Brooks e Breonna Taylor viene ucciso a Lafayette, in Louisiana, Trayford Pellerin, un altro ragazzo afroamericano. 11 proiettili in corpo, da parte di un gruppo di poliziotti, perché sospettato di portare con sé un coltello e di avere tentato di fuggire dopo che gli agenti l’hanno colpito con il taser. È evidente che nella terra dei liberi, della gloria e della ricchezza qualcosa non funziona, e da molto tempo. La speranza è che Joe Biden, candidato democratico alla presidenza, il quale si appresta a sfidare l’attuale leader Donald Trump, vincesse, riesca a cambiare una volta per tutte il secondo emendamento che recita, in italiano: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto.” Da brividi. 

 


In the United States of America, close to new elections, after George Floyd, Rayshard Brooks and Breonna Taylor, Trayford Pellerin, another African American young man, is killed in Lafayette, Louisiana. 11 bullets in the body, by a group of policemen, on suspicion of carrying a knife and attempting to escape after the officers hit him with the taser. It is evident that in the land of the free, of glory and of wealth something is not working, and for a long time. The hope is that Joe Biden, democratic candidate for president, who is preparing to challenge the current leader Donald Trump, will win, will be able to change once and for all the second amendment which reads, in italian: "A well regulated militia being necessary to the security of a free state, the right of the people to keep and bear arms shall not be infringed." That's creepy.

 

 

 

Armine Harutyunyan

 

 

 

Armine Harutyunyan. Un nome noto ai suoi 55 mila follower su Instagram e a Gucci. La maison italiana l’ha infatti scelta come modella e volto delle ultime campagne. Armena, 23 anni, fisico longilineo e viso particolare. Bello perché unico (come ogni faccia del resto) nel suo genere. Peccato che non tutti la pensano così e ben venga. De gustibus. Ma un conto è esprimere un giudizio (che fra l’altro sarebbe sempre meglio tenersi per sé), un altro è farlo offendendo e scrivendo, sempre via social, frasi tipo: “Ma è una donna?”. Certo che lo è. Ma è una femminilità altra rispetto ai canoni - o stereotipi - a cui la moda stessa ha abituato negli anni: seno perfetto, altrettanto il sedere, naso alla francese, capelli biondi e occhi azzurri. Ah, e poi zigomi perfetti. 

 

Armine Harutyunyan. A name known to her 55,000 followers on Instagram and to Gucci. The Italian maison has in fact chosen her as the model and face of the latest campaigns. Armenian, 23 years old, slender physique and particular face. Beautiful because it is unique (like every face after all) of its kind. Too bad that not everyone thinks so and so be it. De gustibus. But it is one thing to express a judgment (which by the way it would always be better to keep to ourself), another is to do it offending and writing, again via social media, phrases such as: "But is she a woman?". Indeed she is. But it is a femininity other than the canons - or stereotypes - to which fashion itself has become accustomed over the years: perfect breasts, as well as the butt, French nose, blond hair and blue eyes. Ah, and then perfect cheekbones.

 

Ingiustizie sociali, razzismo e poi il clima, sempre più impazzito. Banchi di scuola assenti e caos generale. A questo si aggiunga una crisi economica che sta per esplodere: ottobre, il mese a partire dal quale le aziende potranno nuovamente licenziare, è vicino. E sarebbe questo il post Covid serenissimo? Assolutamente no. 

 

Social injustices, racism and then the climate, more and more mad. Absent school desks and general chaos. Add to this an economic crisis that is about to explode: october, the month from which companies will be able to lay off again, is near. And would this be the most peaceful post Covid? Absolutely not.

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