• Ilaria Introzzi

L’Italia è anche loro: il presente e il futuro della moda indipendente / They are also Italy: the pr

La moda è la seconda voce del bilancio italiano. L’industria dell’abbigliamento è il settore più emblematico del nostro paese. Non soltanto per motivi finanziari. È infatti riconosciuto in tutto il mondo che il saper fare nostrano è unico, sotto molti punti di vista: manifattura, creatività e qualità. La crisi economica e sociale, conseguenza diretta della pandemia da Covid-19, le aziende globali e i fashion designer si trovano, se non a ridefinirai completamente, a porsi qualche domanda sul futuro. Uno su tutti è Giorgio Armani. Lo stilista coglie l’occasione pochi giorni fa di dire la sua riguardo il sistema moda di cui fa parte da anni con diverse linee, non tutte fatte in Italia. Sistema che al creativo piacentino non va più bene insistendo sul fatto che “sia assurdo lo stato attuale delle cose, con la sovrapproduzione di capi e un disallineamento criminale tra il tempo e la stagione commerciale”. Insomma, a oggi il ready-to-wear è equiparabile in tutto e per tutto con le catene di fast fashion. E talvolta è anche impossibile scorgerne le differenze. Non solo perché le ultime copiano le prime, ma anche in termini qualitativi. Dunque Armani vuole cambiare rotta, e gli altri? Si attendo dichiarazioni. Stravolgimenti, cambi ai vertici e tagli (forse) agli stipendi, certamente alle pubblicità. Tuttavia per i grandi gruppi si tratta di ripercussioni le quali, come si è visto durante le crisi del 2008, dureranno poco tempo.

Fashion is the second voice on the Italian budget. The clothing industry is the most emblematic sector in our country. Not just for financial reasons. It is in fact recognized all over the world that our local know-how is unique, from many points of view: manufacture, creativity and quality. The economic and social crisis, a direct consequence of the Covid-19 pandemic, global companies and fashion designers find themselves, if not completely redefining themselves, asking themselves some questions about the future. One of all is Giorgio Armani. The designer took the opportunity a few days ago to say his opinion on the fashion system which he has been part of for years with different lines, not all made in Italy. This system is no longer good for the creative designer from Piacenza insisting that "the current state of things is absurd, with the overproduction of garments and a criminal misalignment between time and the commercial season". In short, today ready-to-wear is comparable in all respects with fast fashion chains. And sometimes it is also impossible to see the differences. Not only because the latter copy the former, but also in qualitative terms. So Armani wants to change the path, and the others? We are waiting for statements. Disturbances, changes at the top and cuts (perhaps) to wages, certainly to advertisements. However, for large groups these are repercussions which, as seen during the 2008 crises, will not last long.

Marianna Cimini primavera-estate 2020

Nonostante le speranze siano ben diverse, a soffrire, come spesso accade, sono i brand indipendenti. Quelli che sanno cosa sono le economie di scale e le evitano privilegiando la vera essenze manifatturiera italiana. Sono le realtà per cui una sarta ha lo stesso valore di un buyer che compra la collezione. Forse lo Stato dovrebbe pensare anche a loro, i quali fanno sì parte dell’industria della moda senza farne un’industria.

Marianna Cimini, designer originaria della Costiera Amalfitana, da Milano dov’è in lockdown lancia la campagna #l’Italiasiamoanchenoi, ricordando così alle istituzioni che sono soprattutto i piccoli brand a tenere alto il made in Italy. E sul valore della quarantena pensa che abbia “messo a nudo tutte le falle di un sistema vecchio, che a me ricorda molto il concetto di movimento celibe di Duchamp, un continuo movimento per restare fermi.” Il sistema consiste in “capi sempre più scadenti, servizi di moda sempre più insulsi, eventi sempre più pomposi. Tutto questo per gettare fumo negli occhi e mascherare una totale mancanza di idee e garantire che il business vada avanti”.

Although hopes are very different, independent brands suffer, as often happens. Those who know what large-scale economies are and avoid them by privileging the true Italian manufacturing essence. These are the realities for which a seamstress has the same value as a buyer who buys the collection. Perhaps the State should also think about them, who are part of the fashion industry without making it an industry.

Marianna Cimini, a designer originally from the Amalfi Coast, launches the campaign #l’Italiasiamoanchenoi from Milan where she is in lockdown, thus reminding institutions that it is especially small brands that keep made in Italy high. And on the value of the quarantine she thinks that it has "exposed all the flaws of an old system, which reminds me very much of Duchamp's concept of celibate movement, a continuous movement to remain still." The system consists of “increasingly poor garments, increasingly dull fashion services, increasingly pompous events. All this to throw smoke in the eyes and mask a total lack of ideas and ensure that the business continues."

Beccaccia, una creazione di Bona Calvi

Caftanii Firenze primavera-estate 2020

Avere paura per poi attivarsi al fine di affrontare la crisi in modo diverso. La designer di gioielli Bona Calvi vive “con molta apprensione” il lockdown forzato. E aggiunge: “L’impatto che la nuova realtà, fatta di crisi economica e distanziamento sociale, avrà su tutte le attività commerciali, ma soprattutto sulle piccole realtà artigianali come la mia, mi spaventa molto”. Ma reagisce, infatti: “Per far fronte ai tempi durissimi che ci aspettano, mi sto organizzando con l’e-commerce, che sarà pronto a breve, affiancato da una strategia di potenziamento di marketing e comunicazione: se prima l'online era un di più adesso diventerà imprescindibile. A fare eco a Calvi sono Ludovica e Ginevra Fagioli, fondatrici di Caftanii Firenze. Le gemelle hanno le idee chiare sul prossimo passo da fare per superare il momento: “Dovremo concentrarci su tutta la parte digitale, cogliendo questo momento come una preziosa opportunità per aprirci a nuovi canali, che già da tempo immaginavamo sarebbero a un certo punto stati fondamentali. Quindi la nascita di un rapporto diretto tra brand e costumers. Cercheremo anche di fare squadra più possibile con i nostri principali clienti (intesi i negozi), perché anche loro soffrono e soffriranno tanto e quindi anche questo è importante”. Sostenitrici della slow fashion, della bellezza intesa come uno stato di equilibrio tra artigianato ed estetica, tecnica e forma, Ludovica e Ginevra tengono a sottolineare il ritorno a una moda fatta di concretezza senza rinunciare al sogno. Ma per averla bisogna liberarsi di un sistema insostenibile e del superfluo, tra cui una “bulimia” della produzione e dei consumi, oltre che delle cosiddette influencer. A riguardo pensano che sia un fenomeno “tutto mostrato al solo scopo di fare numeri, ma senza spessore, senza contenuti davvero validi. É vero che la moda non é filosofia, ma la banalizzazione che stiamo vivendo è davvero, a nostro avviso, avvilente e non fa onore ai grandi maestri della moda, italiana in primis”.

Being afraid and then taking action in order to face the crisis in a different way. The jewelry designer Bona Calvi experiences the forced lockdown "with great apprehension". And she adds: "The impact that the new reality, made of economic crisis and social distancing, will have on all commercial activities, but above all on small artisanal realities like mine, scares me a lot". But she reacts, in fact: “To cope with the very hard times that lie ahead, I am organizing myself with e-commerce, which will be ready shortly, supported by a strategy of strengthening marketing and communication: if before, online was a plus will now become essential. To echo Calvi are Ludovica and Ginevra Fagioli, founders of Caftanii Firenze. The twins have clear ideas on the next step to be taken to overcome the moment: “We will have to focus on the whole digital part, taking this moment as a precious opportunity to open up to new channels, which for some time we imagined would have been fundamental states at some point. Hence the birth of a direct relationship between brands and costumers. We will also try to team up as much as possible with our main clients (the stores), because they too suffer and will suffer a lot and therefore this is also important”. Advocates of slow fashion, of beauty understood as a state of balance between craftsmanship and aesthetics, technique and form, Ludovica and Ginevra are keen to underline the return to a fashion made of concreteness without giving up on the dream. But to get it you have to get rid of an unsustainable and superfluous system, including a "bulimia" of production and consumption, as well as the so-called influencers. In this regard, they think it is a phenomenon “all shown for the sole purpose of making numbers, but without depth, without really valid content. It is true that fashion is not philosophy, but the trivialization that we are experiencing is really, in our opinion, disheartening and does not honor the great masters of fashion, Italian in the first place”.

Guendalina Hat, Flapper primavera-estate 2020

Gaetano Pollice primavera-estate 2020

Positiva è Genevieve Xhaet, la quale approfitta della situazione per fare ricerca sulla la prossima collezione. La creatrice di Flapper ripone speranza nella creatività nostrana, augurandosi che “sguinzagli il suo DNA, capace di generare innovazione, un altro Rinascimento, una rinascita fondata su nuovi principi e idee”. Le sue nascono dagli input artistici e si concretizzano nel proprio laboratorio interno, una fortuna di questi tempi. L’atelier “mi sta permettendo di produrre una parte di campionario della prossima stagione estiva”. Dal Molise, dove realizza a mano le sue borse grazie alle tecniche artigianali locali, Gaetano Pollice è sulla stessa lunghezza d’onda. Crede infatti che i brand contemporanei “riusciranno a scovare il sereno in questa tempesta. Perché, parlo personalmente, non ho mai aspirato a mettermi a livello dei grandi colossi della moda”. A questo punto le maison quotate in borsa dovrebbero guardare al futuro del settore per fronteggiare l’inevitabile crisi, sebbene momentanea visto il poter economico in loro possesso certamente più elevato. Anche per gli anni a venire. E Pollice azzarda una previsione ottimista: "Il mio brand è da sempre legato a un’idea di moda che è un po' ciò che tutti credo si troveranno a vivere nel futuro imminente: prodotti artigianali, spesso pezzi unici, plasmati anche sui desideri del cliente stesso; pellami esclusivi, a volte utilizzati anche solo per produrre pochissimi pezzi. È un’idea di moda antica, che mi fa pensare alle corti nelle quali il sarto creava abiti su misura ai propri clienti. Un ritorno al vero passato e al vero made in Italy. Far ricominciare a lavorare totalmente i nostri laboratori italiani e i nostri artigiani eccelsi. Questo vedo se chiudo gli occhi e immagino cosa avverrà tra un po’”.

Genevieve Xhaet is positive; she takes advantage of the situation to research the next collection. Flapper's creator places hope in our creativity, believing that "it unleashes its DNA, capable of generating innovation, another Renaissance, a rebirth founded on new principles and ideas". Her’s come from artistic inputs and materialize in her own internal laboratory, a fortune these days. The atelier "is allowing me to produce a sample part of the next summer season". From Molise, where he makes his bags by hand thanks to local artisan techniques, Gaetano Pollice is on the same wavelength. In fact, he believes that contemporary brands “will be able to find the calm in this storm. Because, personally speaking, I never aspired to put myself at the level of the big fashion giants”. At this point, the listed houses should look to the future of the sector to face the inevitable crisis, although momentary given the certainly higher economic power in their possession. Even for years to come. And Pollice ventures an optimistic forecast: "My brand has always been tied to a fashion idea that is a bit what everyone thinks they will find in the imminent future: artisan products, often unique pieces, also shaped on the wishes of the customer himself; exclusive leathers, sometimes even used to produce very few pieces. It is an idea of ​​ancient fashion, which makes me think of the courts in which the tailor created tailored clothes for his customers. A return to the true past and to the true made in Italy. Let our Italian workshops and our excellent craftsmen start to work totally again. I see all this if I close my eyes and imagine what will happen in a little while."

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