• Ilaria Introzzi

"Il vuoto necessario" di Enrico Bosio, una storia di resistenza politica e intima




“Quello che non si vede non necessariamente non esiste”. Lo pensa il diciannovenne Giovanni Battista, uno dei protagonisti di Il vuoto necessario (Durango Edizioni), romanzo di formazione scritto da Enrico Bosio, ora nelle librerie. Giamba - il suo soprannome - è infatti solo il pretesto umano per descrivere altri due soggetti principali: Genova, la sua città, quindi la Liguria e poi un’azione tanto nota quanto complessa avvenuta In Italia durante la seconda guerra mondiale: la Resistenza. E giocoforza il desiderio e il diritto alla libertà.


“What you don't see doesn't necessarily don’t exist”. The nineteen year old Giovanni Battista thinks so. He is one of the protagonists of Il vuoto necessario (Durango Edizioni), a bildungsroman written by Enrico Bosio, now in bookstores. Giamba - his nickname - is in fact only the human pretext to describe two other main subjects: Genoa, his city, then Liguria and then an action as well known as complex that took place in Italy during the second world war: the Resistance. And it must be the desire and the right to freedom.

Il giovane Battista appare lucido, grazie anche a una scrittura diretta e senza troppi fronzoli, quando parla di sé. Racconta che non gli piace studiare, eppure legge molto. Ama la solitudine tanto quanto salire sulla macchina del suo vicino di casa, il vecchio pittore Quindi, oppure accettare un pasto dal Nanni, ometto logorroico dall’effetto soporifero. Ed è proprio il sonno, la stanchezza, che fino a un certo punto dell’opera tiene banco: Giovanni vuole riempire il suo vuoto, deve farlo per trovare se stesso e la sua liberazione. Ma all’inizio del libro non pare deciso a farlo, se non quando afferma: “Voglio salire al forte Quezzi e andare oltre. Voglio isolarmi un po’ (…) e non credo che vagare senza meta me ne offra.” Dunque porsi un obiettivo, un traguardo, sembra la soluzione migliore per riempire le lacune lasciate dalla sua storia. Quella di un giovane, ad esempio, orfano di padre suicida. Così quanto l’Italia era orfana di democrazia quando divenne fascista. La madre-patria.


The young Battista appears lucid, thanks also to a direct writing and without too many frills, when he talks about himself. He says he doesn't like studying, yet he reads a lot. He loves solitude as much as getting into the car of his neighbor, the old painter Quindi, or accepting a meal from Nanni, a talkative little man with a soporific effect. And it is precisely sleep, tiredness, that up to a certain point in the work takes hold: John wants to fill his emptiness, he must do it to find himself and his liberation. But at the beginning of the book he doesn't seem determined to do so, except when he states: "I want to go up to fort Quezzi and go further. I want to isolate myself a bit (…) and I don't think wandering aimlessly offers me any." So setting yourself a goal, a goal, seems the best solution to fill the gaps left by its history. That of a young man, for example, orphaned by a suicidal father. As much as Italy was an orphan of democracy when it became a fascist. The mother-land.


Sullo sfondo, una Genova e una Liguria descritte e vissute come solo chi la abita e vi nasce può descrivere. I vicoli, le strade isolate e vuote e poi, non si sa come piene, a partire dal tramonto. E quella luce; così come il mare e le colline. Il protagonista guida il lettore tra le vie del suo animo, da un lato forte e dall’altro sensibile. Se ne frega se durante il tragitto a piedi per raggiungere Imperia (non attraverso la Riviera dei Fiori ma dal monte Saccarello) si addormenta fuori dalla tenda e si scopre, il giorno dopo, “bagnato fradici di rugiada” e con addosso un uccellino che gli pizzica la bocca nella speranza di cibarsi di qualche briciola di pane. Eppure in lui c’è un vuoto. Quella presenza-essenza che angoscia ogni essere umana, inconsapevolmente o meno. Dato dall’assenza del padre, da una madre che gli dà del nullafacente. Da una società sempre più aperta, omologata e che richiede di essere sempre sul pezzo, pena l’emarginazione.


In the background, a Genoa and a Liguria described and experienced as only those who live and born there can describe. The alleys, the isolated and empty streets and then, no one knows how full, starting from sunset. And that light; as well as the sea and the hills. The protagonist guides the reader through the paths of his soul, strong on the one hand and sensitive on the other. It doesn't matter if during the journey on foot to reach Imperia (not through the Riviera dei Fiori but from mount Saccarello) he falls asleep outside the tent and discovers, the next day, "soaked in dew" and wearing a bird that he pinches his mouth in the hope of eating a few crumbs of bread. Yet there is a void in him. That presence-essence that anguishes every human being, unconsciously or not. Given by the absence of the father, by a mother who gives him nothing to do. From an increasingly open, homologated society that requires you to always be on the spot, under penalty of marginalization.


Con Il vuoto necessario Enrico Bosio consegna sì un romanzo di formazione ma anche uno spaccato del nostro modo di vivere contemporaneo. Grazie alla figura di Giovanni Battista racconta la sospensione quotidiana dell’essere umano in continua lotta e alla ricerca di se stesso.


With Il vuoto necessario Enrico Bosio delivers a coming-of-age novel but also a cross-section of our contemporary way of life. Thanks to the figure of Giovanni Battista, he recounts the daily suspension of the human being in continuous struggle and in search of himself.

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