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Il vuoto totalizzante del fare pittura, un incontro catartico con Giovanna Morgavi / The totalizing

Giovanna Morgavi

Giovanna Morgavi ha uno sguardo magnetico. I suoi occhi azzurri riempiono lo spazio come pochi altri. Una stanza pressoché disadorna, un cielo minaccioso e un atmosfera da sturm un drang, all’interno di un settore del porto di Genova, dove ha il suo studio, non riescono ha compensare la forza della sua presenza. La pittrice milanese, che vive nel capoluogo ligure da molti anni ormai, si racconta su Nouvelle Factory come forse mai ha fatto prima. Poiché discreta ed elegante. A parlare per lei ci sono i suoi ritratti, realizzati su tela. Volti che fa suoi, i quali intimoriscono, a tratti, di certo sono in grado di attirare l’attenzione e di comunicare la loro essenza, speciale per chiunque gli osservi. Il sottofondo della sua poesia pittorica è il silenzio, la concentrazione. Perché la pittura è una cosa seria.

Giovanna Morgavi has a magnetic gaze. Her blue eyes fill the space like few others. An almost unadorned room, a threatening sky and a sturm und drang atmosphere, within a sector of the port of Genoa, where she has her studio, they cannot compensate for the strength of her presence. The Milanese painter, who has lived in the Ligurian main town for many years now, talks to Nouvelle Factory as perhaps she has never done before. Because discreet and elegant. To speak for her are her portraits, made on canvas. Faces she makes her own, which intimidate, at times, certainly are able to attract attention and communicate their essence, special for anyone who observes them. The background of her pictorial poetry is silence, concentration. Because painting is a serious thing.

Giovanna, quando hai iniziato a dipingere sei andata a bottega da una signora, la tua insegnante, che ti ha insegnato tutto quello che sai sulla pittura. Cosa ti ha spinta a intraprendere quella strada e perché, oggi, è diventata il tuo linguaggio espressivo?

- Ho iniziato a dipingere relativamente tardi, avevo 29 anni e una vita già formata. Ho risposto a un esigenza primordiale ma che in qualche modo non mi ero mai concessa. Ho sempre pensato che l’espressione di sé (nel mio caso la pittura) fosse una cosa molto seria e fino a quel momento della mia vita non c’erano state le condizioni, quindi nemmeno una vera decisione. Ci sono arrivata d’istinto come se avessi dovuto rispondere a un richiamo che si era fatto davvero prepotente.

Ho conosciuto la mia maestra casualmente innamorandomi delle sue opere, del suo mondo. Sì, perché chi decide di avventurarsi in questa disciplina si porta dietro un modo di vivere e di vedere, è come scegliere una religione, ne sei attratto e inizi un percorso che lentamente, se sei onesto, svela il tuo vero io. Quindi ho cominciato silenziosamente, immergendomi in un mondo meraviglioso fatto di odori, attenzione, studio e confronto soprattutto con se stessi. È stata un’esperienza di vita bellissima, ho capito fin da subito che non era un mestiere semplice, almeno io non l’ho mai inteso come tale, mi sono presa quel tempo magico per me e umilmente ho imparato i segreti di una tecnica, ho trovato la mia strada espressiva e ho costruito la mia realtà artistica.

Ricordo ancora con commozione le scoperte fatte in studio quando, da sola, affrontavo le difficoltà e le scelte che ogni momento ti si presentano per raggiungere il tuo obbiettivo: riportare sulla tela un’emozione, un’immagine e in qualche modo una presenza. E la sensazione di sbalordimento davanti alla creazione, la mia creazione. Da quel momento ho adottato quel mezzo espressivo e sono cresciuta attraverso quelle prove e quella solitudine. -

Giovanna, when you started painting you went to a workshop with a lady, your teacher, who taught you everything you know about painting. What motivated you to take that path and why, today, has it become your expressive language?

- I started painting relatively late, I was 29 years old and a life already formed. I answered a primordial need but that in some way I had never granted myself. I always thought that self-expression (in my case painting) was a very serious thing and up to that moment in my life there had been no conditions, therefore not even a real decision. I got there instinctively as if I had to respond to a call that had become really domineering. I met my teacher casually by falling in love with her works, her world. Yes, because those who decide to venture into this discipline carry a way of life and seeing, it's like choosing a religion, you are attracted to it and you start a path that slowly, if you are honest, reveals your true self. So I started silently, immersing myself in a wonderful world made of smells, attention, study and comparison especially with yourself. It was a beautiful life experience, I immediately understood that it was not a simple job, at least I never understood it as such, I took that magical time for myself and humbly learned the secrets of a technique, I found my expressive way and I built my artistic reality. I still remember with emotion the discoveries made in the studio when, alone, I faced the difficulties and choices that each moment present to you to achieve your goal: to bring back an emotion, an image and somehow a presence. And the feeling of amazement before creation, my creation. From that moment I adopted that expressive medium and I grew up through those tests and that loneliness. -

Ritratto, Giovanna Morgavi

In precedenza hai studiato architettura, laureandoti. Benché apparentemente non vi sia nulla in comune con la pittura e la progettazione, a osservare i tuoi lavori e il modo preciso e uniforme con cui li realizzi credo che qualche legame ci sia. Magari non ne sei nemmeno consapevole.

- Ho studiato le forme le proporzioni, il ritmo, il modo in cui nei secoli l’uomo ha trasformato la sua visione di spazio e creato la sua casa. Mi sono dedicata allo studio della storia dell’architettura: fondamentale è partire dalla conoscenza per creare la propria visione di spazio. Nel frattempo provavo frustrazione per un mezzo espressivo che non mi apparteneva completamente, ho desiderato qualcosa di diverso che poi finalmente è arrivato. Credo che la vita di ognuno di noi sia fatta di tentativi, non esiste esperienza sbagliata o giusta, tutto fa parte di un cammino e se si abbraccia totalmente questa visione si può scoprire lentamente la propria forma. È un pò come intendo il lavoro pittorico: il cammino, la riflessione, l’errore e la conquista ti portano, se glielo concedi, al risultato finale. La lentezza e la pazienza sono elementi fondamentali. Oserei aggiungere la caparbietà e la passione. La consapevolezza del bisogno di pulizia del mio lavoro è venuta dopo. È mia la necessità di non confondere la figura con altri oggetti, volevo che parlassero solo le mie donne, dovevano esistere solo loro, inevitabilmente lo studio delle forme e delle proporzioni ha creato una base solida nella mia visione. -

Previously you studied architecture, graduating. Although apparently there is nothing in common with painting and design, to observe your works and the precise and uniform way with which you make them I think there is some connection. Maybe you're not even aware of it.

- I studied the shapes, the proportions, the rhythm, the way in which man has transformed his vision of space and created his home over the centuries. I dedicated myself to the study of the history of architecture: it is fundamental to start from knowledge to create your own vision of space. In the meantime I was frustrated with an expressive medium that did not completely belong to me, I wanted something different which finally arrived. I believe that the life of each of us is made up of attempts, there is no wrong or right experience, everything is part of a journey and if you totally embrace this vision you can slowly discover your own shape. It's a bit like the pictorial work: the path, the reflection, the error and the conquest lead you, if you allow it, to the final result. Slowness and patience are fundamental elements. I would dare to add stubbornness and passion. Awareness of my job's need for cleanliness came later. It is my need not to confuse the figure with other objects, I wanted only my women to speak, only they had to exist, inevitably the study of shapes and proportions created a solid basis in my vision. -

Ritratto, Giovanna Morgavi

Il silenzio - il vuoto - è una parte fondamentale del tuo lavoro. Devi stare con te stessa e le tue donne per poter compiere appieno il tuo dipinto. Ti ricordi che ho citato Wright e la sua idea di vuoto che andava a ricercare spesso quando progettava? Me lo hai fatto venite in mente perché per lui non significa "nulla", anzi. Puoi approfondire di più cosa intendi per silenzio e vuoto?

- Dipingere è di per sé un’azione solitaria silenziosa, invadente e a volte prepotente, si creano delle emozioni contrastanti, vuoi raggiungere un obbiettivo che solo tu conosci e devi trovare il modo unico per raggiungerlo, lottando alle volte con un pensiero che ti blocca e alle volte invece scivolando miracolosamente verso una strada che prima non conoscevi. È una questione di attenzione, massima attenzione, verso ciò che vedi e che deve diventare tuo. Mi trovo spesso a relazionarmi con i soggetti dei miei quadri come fossero delle presenze che in parte mi appartengono ma che lentamente si creano, diventano altro. Questo è il miracolo della creazione. Il silenzio e la concentrazione sono fondamentali in questo dialogo. La lentezza per me è essenziale, permette di essere vigili e pronti al cambiamento. La tecnica è magia, la modalità con cui i colori si mescolano e interagiscono tre loro è un’alchimia che piano piano inizi a conoscere e dominare, ma per fare tutto ciò bisogna chiudere il mondo fuori, appropriarsi di uno spazio silenzioso sia fisico che mentale. Il vuoto di cui parlavi è essenziale, è il ritmo dei vuoti e dei pieni che crea la coerenza, nelle cose naturali come nei manufatti dell’uomo e ci vuole moltissima umiltà per riconoscere e rispettare questo ritmo.Chi ci riesce scopre per tutti una verità che si palesa prepotente, è la presenza del vuoto a rendeIe forte il pieno e viceversa. -

Silence - emptiness - is a fundamental part of your work. You have to be with yourself and your women to be able to fully make your painting. Do you remember that I mentioned Wright and his idea of ​​emptiness that he often went to look for when he was designing? You made me think of it because for him it doesn't mean "anything", quite the contrary. Can you tell more about what you mean by silence and emptiness?

- Painting in itself is a silent, intrusive and sometimes domineering solitary action, conflicting emotions are created, you want to achieve a goal that only you know and you have to find the unique way to achieve it, sometimes fighting with a thought that blocks you and sometimes instead miraculously sliding towards a road that you did not know before. It is a matter of attention, utmost attention, towards what you see and which must become yours. I often find myself relating to the subjects of my paintings as if they were presences that partly belong to me but that slowly create themselves, become something else. This is the miracle of creation. Silence and concentration are fundamental in this dialogue. Slowness is essential for me, it allows you to be on alert and ready for change. The technique is magic, the way in which the colors mix and interact with them is an alchemy that slowly begins to get to know and dominate, but to do all this you have to close the world out, appropriate a silent physical and mental space . The emptiness you were talking about is essential, it is the rhythm of emptiness and fullness that creates coherence, in natural things as in man's artifacts and it takes a lot of humility to recognize and respect this rhythm. Whoever succeeds discovers a truth for everyone that is evidently overpowering, it is the presence of the void that makes the fullness strong and vice versa. -

Ritratto, Giovanna Morgavi

La tecnica: per realizzare i tuoi volti, che ricerchi prima sul web per poi dare loro una nuova identità, ti servi delle "velature". Come mai hai scelto proprio questo modus operandi?

- Ho sempre provato attrazione per il volto umano e per le persone in generale. Ho raccolto negli anni moltissime immagini di sconosciuti attraverso i mezzi più disparati, nell’epoca di internet e dei social questa cosa è cresciuta moltissimo, ci si può appropriare in un secondo di visioni, persone e immagini. C’è una forma sottile di voyeurismo in questo ma se dosata può arricchire la nostro mondo. L’attenzione al non dipendere dalle visioni altrui deve essere massima, il rischio è snaturarsi e appropriarsi di cose che non ci appartengono; ma se si fa attenzione e si è consapevoli dei rischi, si può entrare in contatto con qualcosa che è altro da te ma che in realtà ti appartiene. Le donne che io ritraggo non fanno parte del mio mondo reale, sento un’attrazione per la loro fisionomia e le faccio mie prima attraverso la ricerca poi con la trasformazione della foto e infine me ne approprio dipingendo. L’attenzione al particolare insita nel lavoro pittorico, il tempo, la pazienza e tutto ciò di cui parlavamo prima le rende oggettivamente mie. E lì c’è il brivido di aver creato e trasformato qualcuno in una tua creatura. La tecnica delle velature nasce dalla mia esigenza di svelamento, ho un’ attenzione maniacale per il disegno monocromo, il quadro deve essere, a ogni seduta, equilibrato e coerente, poi procedo lentamente verso il colore che lo completa. Non c’è l’azione di riempire la tela ma sempre l’intenzione delicata di svelare. Solo attraverso questa tecnica riesco a dominare il processo. -

The technique: to create your faces, which you first search on the web and then give them a new identity, you use “veiling”. Why did you choose this modus operandi?

- I have always felt attracted to the human face and to people in general. Over the years I have collected many images of strangers through the most disparate means, in the age of the internet and social networks this thing has grown a lot, you can appropriate in a second of visions, people and images. There is a subtle form of voyeurism in this but if measured it can enrich our world. The attention not to depend on the visions of others must be maximum, the risk is to distort and appropriate things that do not belong to us; but if you pay attention and are aware of the risks, you can get in touch with something that is different from you but that really belongs to you. The women I portray are not part of my real world, I feel an attraction for their physiognomy and I make them mine first through research then with the transformation of the photo and finally I take possession of them by painting. The attention to detail inherent in the pictorial work, time, patience and everything we talked about before makes them objectively mine. And there is the thrill of having created and transformed someone into your creature. The veiling technique stems from my need for disclosure, I have an obsessive attention to the monochrome design, the painting must be balanced and coherent with each session, then I proceed slowly towards the color that completes it. There is no action to fill the canvas but always the delicate intention of revealing. Only through this technique I can dominate the process. -

Ritratto, Giovanna Morgavi

Prima del lavoro su tela arriva la fotografia, in particolare il ritratto. Difficilmente dipingi una donna di spalle, molto spesso lo sfondo è nero o bianco, a seconda delle cromie che emergono mentre dipingi. È il volto che ti attrae. Trovi dei punti in comune con le donne che realizzi o ognuna è unica?

- Parto dalla decisione del soggetto che spesso raccolgo dal mio archivio di immagini. Un volto che in passato mi ha incuriosito al punto da fermarlo nella mia memoria, rientra nella mia vita magari anche dopo anni, lo riconosco e lo scelgo. Si realizza una magia nell’escludere tutti tranne lui o lei e io do spazio a questa magia scegliendolo. Poi c’è la trasformazione e di solito la pulizia dell’immagine da tutto ciò che non mi interessa, la contestualizzazione sulla tela e poi la pittura con tutte le sue difficoltà ed incognite.È una sfida continua per richiamare a nuova vita, attraverso di me, qualcosa che non era nel mio mondo ma che lentamente ne viene a far parte. Le mie donne hanno sicuramente delle caratteristiche comuni tra loro, forse non si tratta di caratteristiche fisiche ma di “atteggiamento”, hanno tutte una fissità nello sguardo, una presenza a tratti inquietante, sembra ti pongano delle domande e ti spingano in una direzione introspettiva. Mi è stato detto da persone che le hanno “adottate” che fanno da specchio, alle volte ti fanno compagnia e alle volte ti sgridano. -

Before the work on canvas comes photography, especially the portrait. You hardly paint a woman from behind, very often the background is black or white, depending on the colors that emerge while you paint. It is the face that attracts you. Do you find points in common with the women you make or each one is unique?

- I start from the decision of the subject that I often collect from my image archive. A face that in the past has intrigued me to the point of stopping it in my memory, it falls into my life maybe even after years, I recognize it and choose it. A magic occurs in excluding everyone except him or her and I give space to this magic by choosing one. Then there is the transformation and usually the cleaning of the image from everything that does not interest me, the contextualization on the canvas and then the painting with all its difficulties and unknowns. It is a continuous challenge to bring to new life, through me, something that was not in my world but slowly becomes part of it. My women certainly have common characteristics between them, perhaps it is not a matter of physical characteristics but of "attitude", they all have a fixity in their gaze, a presence that is at times disturbing, it seems they ask you questions and push you in an introspective direction. I have been told by people who have "adopted" them that they act as a mirror, sometimes they keep you company and sometimes they scold you. -

Ritratto, Giovanna Morgavi

Mentre tornavo a casa, in treno, ho pensato al tuo lavoro di ricerca costante, di come selezioni un volto piuttosto che un altro. È impossibile non chiederti qual è il tuo parere sulla società dell'immagine in cui siamo sempre più coinvolti: come fa un artista che ha bisogno inevitabilmente di visibilità a proteggersi da tutto questo sistema e allo stesso tempo distinguersi dalla mediocrità?

- Come dicevo prima bisogna fare attenzione, essere vigili. È utile usare questo immenso patrimonio ma bisogna farlo con attenzione estrema, avendo sempre in mente l’obbiettivo del riconoscimento, mai alterandone la propria natura, qualsiasi essa sia. È un atto d’amore dovuto a noi stessi, rafforzare attraverso il mondo la nostra identità e mai snaturarla, è un cammino di conoscenza e di accettazione verso quello che siamo, non è facile perché noi cambiamo continuamente ma credo che l’accettazione sia l’ingrediente segreto del percorso. L’obbiettivo non è, a mio parere, quello di distinguersi da qualcosa ma di essere qualcosA, qualsiasi cosa va bene se ti appartiene o se ti è appartenuta. Per quanto riguarda la visibilità, quello è per me un punto debole, non ho mai avuto l’esigenza di mostrarmi e negli anni sto cercando l’equilibrio tra essere e mostrare perché mostrare è necessario. Spesso mi sento nuda di fronte agli altri e non mi piace ma a volte mi ha sorpreso quanto mi piaccia l’accoglienza del mondo, non ne sono dipendente ma mi gratifica. Diciamo che il mio è sempre uno sforzo a “uscire”, e quando lo faccio, ringrazio. -

On the way home, on the train, I thought about your constant research work, about how you select one face over another. It is impossible not to ask what is your opinion on the society of the image in which we are increasingly involved: how does an artist who inevitably needs visibility to protect himself from this whole system and at the same time distinguish himself from mediocrity?

- As I said before, you have to be careful, be vigilant. It is useful to use this immense heritage but it must be done with extreme attention, always having in mind the goal of recognition, never altering its nature, whatever it is. It is an act of love due to ourselves, strengthening our identity through the world and never distorting it, it is a path of knowledge and acceptance towards who we are, it is not easy because we change constantly but I believe that acceptance is the secret ingredient of the route. The goal is not, in my opinion, to stand out from something but to be something, anything is fine if it belongs to you or if it belonged to you. As for visibility, that is a weak point for me, I have never had the need to show myself and over the years I have been looking for the balance between being and showing why showing is necessary. I often feel naked in front of others and I don't like it but sometimes it surprised me how much I like the welcome of the world, I am not dependent on it but it gratifies me. Let's say mine is always an effort to "get out", and when I do it, I am grateful. -

Ritratto, Giovanna Morgavi

Il fotografo Paolo Roversi è un maestro del ritratto al quale mi hai detto di sentirti affine. Esistono altri artisti con i quali senti questo legame?

- Ricordo un’intervista a Roversi in cui diceva «la bellezza è un mistero, è un segreto che non va rivelato, ma in cui perdersi e abbandonarsi. È il motore della mia ricerca e ciò che da forma alla mia arte. Fotografare è svelare, rimuovere scatto dopo scatto maschere ed espressioni fino ad arrivare all’essenza, all’anima del soggetto.» Mistero, bellezza, anima. L’attrazione verso altri artisti non è mai solo formale ma ha a che vedere con l’intenzione, il processo e la sensibilità verso il mondo. Ci sono somiglianze e dissomiglianze in tutti i campi artistici e di tutti i tempi. Mi posso riconoscere in un grande artista vissuto nel Seicento quanto in un giovane contemporaneo senza nome, quello che conta è il riconoscimento. -

Photographer Paolo Roversi is a portrait master to whom you told me to feel similar. Are there other artists with whom you feel this connection?

- I remember an interview with Roversi in which he said «beauty is a mystery, it is a secret that should not be revealed, but in which to get lost and abandon yourself. It is the engine of my research and what shapes my art. Photographing is unveiling, removing masks and expressions step by step until you get to the essence, the soul of the subject.» Mystery, beauty, soul. The attraction towards other artists is never only formal but has to do with intention, process and sensitivity towards the world. There are similarities and dissimilarities in all artistic fields and of all times. I can recognize myself in a great artist who lived in the seventeenth century as in a young contemporary without a name, what matters is recognition. -

Sul taccuino ho segnato una frase che mi hai detto mentre mi mostravi le tele in studio: «la pittura è una cosa seria, è un modo per scavare in se stessi». Tu cosa hai trovato in te grazie alla pittura?

- Sì alle volte per me è anche troppo seria, devo inframmezzarla con esperienze vivaci. La pittura mi ha portata qui a pensare e dire queste cose, abbiamo litigato, ci siamo amate e a tratti rifiutate, ma la sua presenza è costante, che io voglia o no fa parte della mia vita, è necessaria. È stato il mezzo con cui ho iniziato a capire il mondo e me stessa. -

On the notebook I marked a phrase that you said to me while you were showing me the canvases in the studio: «painting is a serious thing, it is a way to dig into yourself». What did you find in yourself thanks to painting?

- Yes sometimes it is too serious for me, I have to intersperse it with lively experiences. Painting brought me here to think and say these things, we fought, we loved each other and at times refused, but its presence is constant, whether I want to or not is part of my life, it is necessary. It was the means by which I began to understand the world and myself. -

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