• Ilaria Introzzi

Arte è tensione: in studio da Riccardo Paternò Castello / Art is tension: in studio with Riccardo Pa


Si vede subito quando una persona ama ciò che fa. Ma ancora di più quando rispetta il retaggio che il suo mestiere ha accresciuto nei vari secoli. Questa mansione è l’arte e il soggetto è Riccardo Paternò Castello. Il fotografo pittore, nato nel 1980 a Catania (Sicilia) il quale, dopo alcune esperienze formative in giro per l’Italia, arriva a Milano, città in cui si diploma nel 2004 presso l’Accademia di Brera, e metropoli dove inizia la sua carriera concentrandosi, in modo particolare, sulla ritrattistica. Ma non solo. Sì perché l’autore di queste opere è fermamente convinto che non si possa fare arte se si scade nella monotonia, se ci sia aliena. Bisogna mantenere alta l’asticella della creatività, del gioco artistico. Tutto questo lo racconta nel suo nuovo studio in Piazza Borromeo 10 a Milano, inaugurato di recente e dove riceve su appuntamento.

You see immediately when a person loves what he does. But even more so when he respects the legacy that this work has grown over the centuries. This craft is tart and the subject is Riccardo Paternò Castello. The painter photographer, born in 1980 in Catania (Sicily) who, after some training experiences around Italy, arrives in Milan, the city where he graduated in 2004 at the Accademia di Brera, and town where he started his career, focusing in particular on portraiture. But not only. Yes because the author of these works is firmly convinced that art can not be done if it goes out in the monotony, if it alienates you. You have to keep the height of creativity, of the artist game. All this tells him in his new studio in Piazza Borromeo 10, Milan, recently inaugurated and where he receives on appointment.

Riccardo, da dove nasce la tua passione per l’arte?

- Credo sia nato tutto dal mestiere di antiquario che faceva mio padre, il quale portava in casa quadri antichi e altri oggetti molto affascinanti. Tuttavia nella mia famiglia non c’è stato nessuno, a parte il nonno di mio padre, che potesse definirsi realmente un artista. Tuttavia l’arte è sempre stata rispettata, soprattutto come un fatto più culturale che tangibile: è sempre stato un aspetto fondamentale della nostra quotidianità, in particolare il suo studio, il suo approfondimento. Non si può parlare d’arte se non si conosce la sua storia e i suoi protagonisti.

A livello personale, ricordo di avere sempre disegnato, ma è stato verso i sei anni che ho iniziato a scoprire la storia dell’arte con un libro su Botticelli, nel quale ho capito cosa si poteva fare attraverso la pittura. E poi, quando andavo nei musei, anche se piccolissimo, mi sentivo felice. -

Riccardo, where did your passion for art come from?

- I think it was all born from my father’s antiquary job, who carried old paintings and other very fascinating objects at home. However, in my family there was no one, except for my father's grandfather, who could really be called an artist. However, art has always been respected, especially as a more cultural than tangible fact: it has always been a fundamental aspect of our everyday life, particularly its study, its deepening. You can not talk about art if you do not know its history and its protagonists.

At personal level, I remember having always drawn, but it was about when I was six that I started discovering the history of art with a book on Botticelli, in which I realized what could be done through painting. And then, when I went to the museums, though little, I felt happy. -

Sei di Catania, ma hai studiato in città come Roma e Firenze, per poi giungere a Milano, città nella quale vivi e lavori. Quanto ti questo grand tour è visibile nei tuoi lavori?

- Nelle opere più recenti non tanto, mentre nelle prime sì. Anche se tutt’oggi realizzo lavori piuttosto eterogenei, in cui è riscontrabile effettivamente la varietà dovuta alle culture diverse che ho vissuto in queste città. E ciò è in parte dovuto al fatto che mi trovo a Milano, luogo in cui ho avuto più tempo per elaborare le tecniche e sperimentare, e dove ho deciso di stabilire la mia vita. E poi, appunto, perché sono un isolano, ed è innato in me il fatto di respirare varie correnti (in questo caso artistiche) ma allo stesso tempo, appunto, di isolarmi in un certo senso, e concentrarmi su ciò che sono e che voglio esprimere. Tutte queste conoscenze, però, non sono controllabili razionalmente: sono un bagaglio che mi porto dietro. -

You are from Catania, but you have studied in cities like Rome and Florence, then come to Milan, where you live and work. How much is this grand tour visible in your work?

- In recent works not so much, while in the first yes. Although I still realize quite heterogeneous work, where the variety due to the different cultures I have experienced in these cities is actually evident. And that's partly because I'm in Milan, a place where I had more time to develop techniques and experimentation, and where I decided to establish my life. And then, precisely, because I am an islander, and it is innate in me to breathe various streams (in this case artistic) but at the same time, to isolate myself in a certain way, and concentrate on what I am and what I want to express. All this knowledge, however, is not rationally controllable: they are a luggage that I bring with me. -

Fotografia e pittura sono i medium attraverso i quali ti esprimi. Al di là dei progetti su commissione, come avviene la scelta di una delle due?

- La fotografia la uso insieme alla pittura, anche se intorno ai vent’anni, durante un periodo in cui non riuscivo più a dipingere perché mi sembrava tutto arbitrario quello che facevo, mi sono focalizzato molto su di essa. Se non altro è una documentazione più o meno veritiera della realtà, e all’epoca ne avevo bisogno. Poi con il tempo, quando ho ripreso a fare quadri, ho imparato a porre entrambe in equilibrio, utilizzandole assieme per creare i ritratti. Lo faccio in questo modo perché non voglio giudicare il soggetto. Quando eseguo tutto io il lavoro so che c’è molto di me in esso, mentre se metto in opera un ritratto, non è importante la mia presenza. La fotografia è quel filtro che garantisce la mia oggettività. Tuttavia il mio intervento c’è: la foto per il ritratto di quella ragazza l’ho fatta io. Ma, diciamo, la mia partecipazione è molto limitata. Si tratta anche di un approccio diverso rispetto a quello attuale in cui i ritratti o sono denigratori o, ancora più ridicoli, sono iper celebrativi. In questi casi non c’è obiettività. -

Photography and painting are the medium through which you express yourself. Beyond commission projects, how do you choose one of the two?

- I use photography used with painting, although around twenty years old, during a time when I could no longer paint because it seemed arbitrary to me what I was doing, I focused a lot on it. If nothing else is more or less veritable documentation of reality, and at that time I needed it. Then with time, when I started painting, I learned to put both of them in balance, using them together to create portraits. I do this because I do not want to judge the subject. When I do everything I do I know there is a lot of me in it, but if I do a portrait, my presence is not important. Photography is the filter that guarantees my objectivity. However, I do a small intervention: I did the photo for the portrait of that girl. But, let's say, my participation is very limited. It is also a different approach to the current one in which portraits are either denigrating or, even more ridiculously, overly celebratory. In these cases there is no objectivity. -

Landscapes

Landscapes | Milano

Molti dei tuoi dipinti più recenti, però, hanno il volto celato, quasi irriconoscibile. Come mai?

- Non lo so (ride). Sono un po’ demoniaci in effetti. Nascono da un momento in cui ho perso la concentrazione: il primo che ho fatto (ispirato da un quadro di Tiziano) aveva un viso perfettamente riconoscibile, ma per una frazione di secondo ho distolto lo sguardo e proprio la faccia del soggetto si è in qualche modo rovinata a causa di una mia pennellata. Mi diverto molto a farli. Ma questa cosa del non fare volti… Sì, da un lato sono l’opposto dei veri e propri ritratti, ma allo stesso tempo sono più profondi, c’è una lettura in più, un passaggio più importante legato alla contemporaneità, all’uso che si fa oggi del volto anche suoi nuovi media magari, ma che è sempre elaborato inconsciamente. In questo caso mi ci hai portato tu, con la tua domanda, a riflettere su questo. -

Many of your latest paintings, however, have hidden, almost unrecognizable, face. Why?

- I do not know (laughs). They look a little demonic indeed. They emerge from a moment in which I lost concentration: the first I did (inspired by a Titian painting) had a perfectly recognizable face, but for a fraction of a second I looked away and the face of the subject was in some way ruined because of a brushstroke. I have a lot of fun doing them. But this aspect to not make faces... Yes, on the one hand, they are the opposite of true portraits, but at the same time deeper, there is more reading, a more important passage linked to contemporary, that maybe its the use that new media made of the face today, but that it is always unconsciously elaborated. In this case you brought me, with your question, to think about this. -

Racconta di Landscapes: com’è nata questa serie?

- È nata da un vero e proprio bisogno di disegnare. Di questi mi piace il fatto che se li si osserva da vicino, il dettaglio è completamente astratto, mentre da lontano la città rappresentata si fa concreta, diventando così riconoscibile per l’occhio che la osserva. Questo stare tra realismo e astrattismo è comunque un tratto continuo dei miei lavori, anche nei ritratti, dove, paradossalmente, il mio intervento è puramente astratto. -

Tell about Landscapes: how was this series born?

- It was born out of a real need to draw. Of these I like the fact that if you look at them closely, the detail is completely abstract, while from far away the city represented becomes concrete, becoming so recognizable for the eye that observes it. This being between realism and abstractism is still a continuous stretch of my work, even in portraits, where, paradoxically, my intervention is purely abstract. -

Continui a realizzarne di paesaggi?

- Non al momento, per ora sono solo quelli che vedi. Mi sono fermato perché ho iniziato a vedere che era diventato un processo troppo meccanico, e non penso che sia il modo giusto di fare e vedere l’arte. Bisogna mantenere alto l’interesse nella ricerca di nuovi stimoli per creare, non solo per il pubblico ma anche per lo stesso autore. Non riesco a capire come facciano alcuni colleghi a lavorare in quel modo: io ho bisogno della tensione, della sollecitazione a fare qualcosa. Magari è un mio tratto caratteriale, ma è fondamentale non annoiarsi, cercare linguaggi diversi per comunicare. -

Do you still realize them?

- Not at the moment, for now I did only the ones you see. I stopped because I started to see that it had become a too mechanical process, and I do not think it's the right way to do and see art. We need to maintain a high interest in seeking new stimuli to create, not only for the public but also for the same author. I can not understand how some colleagues do to work that way: I need the tension, the urge to do something. Maybe it's my character trait, but it's crucial not to get bored, look for different languages to communicate. -

All’inizio mi hai detto che non si può parlare d’arte se non la si conosce. Lo stesso si potrebbe dire che non si può farla se non si hanno le basi?

- Sì, almeno un minimo di nozioni servono, soprattutto per quanto riguarda l’ultimo periodo artistico, quello dell’arte contemporanea, che, purtroppo, le accademie fanno coincidere (e finire) con gli anni settanta. Penso sia una formazione troppo istituzionalizzata. Al tempo stesso, sembra però da sciocchi apprezzare e interessarsi all’arte antica o moderna. Oggi si tende a non capire il valore generale dell’arte, ma a indirizzare verso una corrente o un’altra, tralasciando il resto. Ma in realtà tutto è sempre attuale e vivo. Anche la commistione tra arti, ad esempio dipingo ascoltando la musica, e attraverso di essa, a seconda del genere che ascolto, sfogo le mie emozioni. -

At first you told me that you can not talk about art unless you know about it. The same could be said that you can not do it unless you have the basics?

- Yes, at least a minimum of knowledge is needed, especially with regard to the last artistic period, that of contemporary art, which, unfortunately, academies make coincide (and end) with the seventies. I think it is too institutionalized. At the same time, however, it seems foolish to appreciate and to be interested in ancient or modern art. Today we tend not to understand the general value of art, but to point to one current or another, omitting the rest. But in reality everything is always present and alive. Even the mingling of various arts, for example I paint by listening to music, and through it, depending on the kind I listen to, I vent my emotions. -

Progetti futuri?

- Ho appena inaugurato il mio nuovo studio a Milano. Mentre per quanto riguarda i miei dipinti, continuo a sperimentare e a spaziare tra una tela e l’altra. -

Future projects?

- I just opened my new studio in Milan. With regard to my paintings, I continue to experiment and move between canvas. -

r-paternocastello.com

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