• Ilaria Introzzi

Arte è pathos, in studio da Sofia Cacciapaglia / Art is pathos, in studio with Sofia Cacciapaglia

Sofia Cacciapaglia portrayed by Mandarava Bricaire

Un’opera d’arte è un pretesto per esprimersi. Tutti i sentimenti noti all’umanità si rivelano in essa. È un leitmotiv. Un’occasione per dare vita a una sinergia tra due elementi fondamentali: metodo ed emozione. Senza di essi gli artisti, dunque le pittrici come la milanese Sofia Cacciapaglia, non farebbero questo mestiere. Lei lo chiama vocabolario. Altri linguaggio. Poco importa. Di estrema rilevanza non è offrire definizioni, piuttosto vivere l’arte come un equilibrio tra il suo significato di téchne e pathos, quindi rappresentazione. Ho discusso di questi concetti, della sua partecipazione alla 54esima Biennale di Venezia e dei progetti per il futuro, con Cacciapaglia nel suo studio a Milano, dove sono stata accolta qualche settimana fa, uscendone convinta che l’arte, con le dovute eccezioni, sia uno dei pochi luoghi intelligibili rimasti dediti allo studio platonico della bellezza.

A work of art is a pretext for expressing oneself. All the feelings known to humanity are revealed in it. It is a leitmotiv. An opportunity to create a synergy between two fundamental elements: method and emotion. Without them the artists, then the painters like the milanese Sofia Cacciapaglia, would not do this job. She calls it vocabulary. Other language. It matters little. It is not important to offer definitions, rather to live art as a balance between its meaning of téchne and pathos, and therefore representation. I discussed these concepts, her participation in the 54th Venice Biennale and the plans for the future, with Cacciapaglia in her studio in Milan, where I was welcomed a few weeks ago, coming out convinced that art, with the necessary exceptions, is one of the few intelligible places left dedicated to the Platonic study of beauty.

Sofia, qual è stato il percorso personale che ti ha portata a diventare una pittrice?

- In senso metaforico, potrei dire che è stata la pittura a scegliermi. È stato un processo che si è evoluto in modo molto naturale, anche perché la mia famiglia ha sempre avuto a che fare con il mondo delle arti (il padre di Sofia è il compositore Roberto Cacciapaglia, ndr) e, al contrario delle più “tradizionali” che magari spingono i propri figli a frequentare dei licei come classico e scientifico, mi ha spinta a iscrivermi all’artistico di via Santa Marta a Milano. È stata un’esperienza fantastica, dove ho potuto incontrare persone e professori davvero in grado di fare aprire la mente a noi studenti. La mia fortuna è stata di aver incrociato da quel momento, e poi all’Accademia di Brera, dei professionisti che hanno sempre creduto in me e che mi hanno incitata a fare quella che oggi è la mia occupazione, ovvero la pittrice. Un mestiere che sento profondamente mio. -

Sofia, what was your personal journey that led you to become a painter?

- In a metaphorical sense, I could say that it was painting that chose me. It has been a process that has evolved in a very natural way, also because my family has always had to do with the world of the arts (Sofia's father is the composer Roberto Cacciapaglia, ed) and, unlike the more "traditional" that maybe push their children to attend high schools such as classic and scientific, has pushed me to enroll in the artistic, precisly of via Santa Marta in Milan. It was a fantastic experience, where I was able to meet people and professors really able to open the mind to us students. My luck has been that from that moment, and then at the Brera Academy, I have met professionals who have always believed in me and who have made me do what is now my occupation, that is the painter. A profession that I deeply feel mine. -

Untitled 2017 oil on canvas cm 226x209

Quale tra queste persone ti ha supportata maggiormente?

- In realtà sono parecchie. Fabrizio Ferri (rinomato fotografo, ndr) fa parte di questo gruppo, e lo cito perché grazie a lui ho potuto realizzare la mia prima personale e far conoscere le opere al pubblico già all’età di ventitré anni. -

Which of these people has supported you most?

- Actually, they are quite a few. Fabrizio Ferri (renowned photographer, ed) is part of this group, and I quote because thanks to him I was able to realize my first personal and make the works known to the public already at the age of twenty-three. -

Untitled, 2010, oil on canvas, cm 206x208

Questa strada ti ha permesso di figurare come l’artista italiana più giovane alla Biennale di Venezia nel 2011. Oggi, quando ripensi a quel momento, cosa provi?

- Penso sia stato il frangente in cui ho avuto la conferma della solidità di questo legame organico tra me e la pittura. Ero nel posto e momento giusto, con l’opera più rappresentativa tra quelle che avevo realizzato all’epoca. Ma non solo, è la conferma che quello che ci circonda, comprese noi due, è energia. E senza la contemplazione di queste forze vitali nello spazio e nel tempo la pittura non avrebbe senso, forse neanche esisterebbe. L’arte, in generale, è un dare e avere, è input e out attraverso la mano dell’artista. In questo senso l’esperienza di Venezia è un istante di scambio, tra i più importanti, che continuo ad avere con i miei lavori. A questo momento, però, non ci si arriva contando solo sull’emotività, sulla forza creatrice, ma anche con il duro lavoro, e un confronto costante con la tela. -

This path has allowed you to appear as the youngest Italian artist at the Venice Biennale in 2011. Today, when you think back to that moment, how do you feel?

- I think it was the juncture in which I had confirmation of the solidity of this organic link between me and painting. I was in the right place and time, with the most representative work among those I had made at the time. But not only that, it is the confirmation that what surrounds us, including us two, is energy. And without the contemplation of these vital forces in space and time, painting would not make sense, perhaps it would not even exist. Art, in general, is a give and take, it is input and output through the artist's hand. In this sense the experience of Venice is an instant of exchange, among the most important, that I continue to have with my work. At this moment, however, we can not be reached by counting only on emotion, on creative force, but also with hard work, and a constant comparison with the canvas. -

Untitled, oil on canvas, cm155x100 155x100

Come definiresti la tua arte?

- La mia è un’arte figurativa, ma nell’astratto: deve fornire un senso di sospensione, e per farlo cerca di raggiungere la semplicità. un processo molto difficile. Questa caratteristica la ricerco in ogni mia opera: l’obiettivo è sintetizzare il più possibile un’emozione profonda che ho sperimentato in un dato momento della mia vita, cercando tuttavia di non tralasciare nulla di quella esperienza. Il tutto si realizza attraverso delle figure, le quali non esistono, sono irreali, vengono usate come simbolo. Fungono come pretesto per comunicare qualcosa.

Quando vengo qui nel mio studio non penso al concetto, creo per altre vie, quelle del cuore e dello stomaco. La testa viene dopo. Anche in questo senso la mia relazione con la pittura è naturale, e oggi ogni mia opera si origina attraverso questo processo. Ecco perché non amo indicare i miei lavori con troppe parole, penso non faccia parte di me. Uso un altro vocabolario, il quale oggi, purtroppo, si è quasi dimenticato: l’arte deve commuovere. Altrimenti non saremmo più artisti bensì intellettuali. -

How would you define your art?

- Mine is a figurative art, but in the abstract: it must provide a sense of suspension, and to do so it tries to reach simplicity. a very difficult process. I look for this characteristic in every work of mine: the goal is to synthesise as much as possible a profound emotion that I have experienced in a given moment of my life, trying nevertheless to leave out nothing of that experience. Everything is achieved through figures, which do not exist, are unreal, are used as a symbol. They act as an excuse to communicate something.

When I come here in my studio I do not think about the concept, I create thorugh other ways, those of the heart and the stomach. The head comes later. Also in this sense my relationship with painting is natural, and today every work of mine originates through this process. That's why I do not like to indicate my work with too many words, I think it's not part of me. I use another vocabulary, which today, unfortunately, has almost forgotten: art must move. Otherwise we would no longer be artists but intellectuals. -

Untitled, oil on canvas, cm 230x205

Rispetto a quanto abbiamo detto poco fa, mi viene in mente un giudizio evidenziato da Pino Jelo in un testo dedicato ai tuoi lavori, dove sostiene che in “un’opera d’arte i concetti e le storie si manifestano oltre la razionalità.” Eppure, un approccio, un ordine, ci deve pur essere. In quale misura i due elementi, metafisico e logico, fanno parte dei tuoi dipinti?

- Non c’è alcun dubbio che un’opera deve reggere, deve cioè essere provvista di senso, sia dal punto di vista tecnico che estetico. La pittura è tra i mestieri più concreti che abbiamo. Quello che vedi è. Il valore di un lavoro lo dà il tempo, e se non conosci le forme, le linee, quel famoso vocabolario… non puoi concepirlo. Non è possibile suonare il violino senza conoscere il solfeggio, le note, le sfumature tecniche. Quindi, pensando anche a quello che ti ho detto nelle domande precedenti, è tutta una questione di equilibri, in particolare quello tra razionalità e follia, da sapere esercitare anche nella vita. -

Compared to what we said a moment ago, I am reminded of a judgment highlighted by Pino Jelo in a text dedicated to your work, where he argues that in "a work of art concepts and stories are manifested beyond rationality." Though an approach, an order, there must be. To what extent are the two elements, metaphysical and logical, part of your paintings?

- There is no doubt that a work must stand up, that is, it must be provided with meaning, both from a technical and an aesthetic point of view. Painting is among the most concrete jobs we have. What you see, is. Time gives the value of a job, and if you do not know the forms, the lines, that famous vocabulary... you can not conceive it. It is not possible to play the violin without knowing how to read music, the notes, the technical nuances. So, even thinking about what I told you in the previous questions, it's all a matter of balance, especially the one between rationality and madness, to be learned also in life. -

Untitled, 2017, oil on canvas, cm 191x184

I tuoi dipinti esprimono figure le quali da un lato sono provviste di una certa rotondità e materia, dall’altro esse comunicano della fluidità, come se ci fosse un qualcosa che le mette in movimento, rendendole infinite nello spazio. È corretto?

- Nell’arte figurativa i soggetti ritratti sono riconducibili al soggetto che li realizza, a livello intimo. Se noti, Lucian Freud è lo specchio dei suoi lavori. Lo stesso si può dire di Chantal Joffe, ad esempio. Quindi nelle mie opere c’è qualcosa di personale, sicuramente. E questa rotondità a cui ti riferisci fa parte della mia vita: penso alle pietre tonde delle isole Eolie, l’estetica optical degli anni Settanta, oppure a Piero della Francesca. Questi elementi sono riconoscibili nelle forme dei soggetti che rappresento, come i volti femminile. Per quanto riguarda la fluidità, hai detto una cosa interessa, a cui non avevo fatto caso prima d’ora. -

Your paintings express figures that on one side are provided with a certain roundness and matter, on the other they communicate fluidity, as if there were something that sets them in motion, making them infinite in space. It is correct?

- In the figurative art the subjects portrayed are attributable to the subject who realizes them, on an intimate level. If you notice, Lucian Freud is the mirror of his work. The same can be said of Chantal Joffe, for example. So in my works there is something personal, certainly. And this roundness to which you refer is part of my life: I think of the round stones of the Aeolian islands, the optical aesthetics of the seventies, or Piero della Francesca. These elements are recognizable in the shapes of the subjects I represent, like the female faces. As far as fluidity is concerned, you said something very interesting, which I had not noticed before. -

Untitled, oil on canvas, cm 60x205 160x205 60x205 ​

Riconosco della plasticità, ma mentre osservo le tele, qui in studio, vedo delle fotografie che, se messe una di fianco all’altra, possono diventare un’unica infinita immagine.

- (Le osserva attentamente, ndr) È vero quello che dici, ma non avevo mai razionalizzato questo schema: è qualcosa su cui lavoro in modo ossessivo, senza ragionarci sopra. Rifletto ora sulle Mani, e a come potrebbero essere parte di un lavoro da esporre su una parete intera. Anche le Donne, e alle ultime di ogni sequenza, le quali potrebbero suggerire che, oltre quel centimetro che le separa dal mondo concreto, ve ne siano altre, immaginarie, sospese. -

I recognize the plasticity, but while I look at the canvases, here in the studio, I see photographs that, if placed side by side, can become one infinite image.

- (She looks at them carefully, ed) It is true what you say, but I had never rationalized this scheme: it is something on which I work obsessively, without reasoning on it. I now reflect on the Mani paints, and how they could be part of a work to be displayed on a whole wall. Donne too, and the last of them of each sequence, which could suggest that, beyond that inch separating them from the concrete world, there are others, imaginary, suspended. -

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

- Continuo a realizzare i miei dipinti. Lavoro, mantenendo sempre vivo quel rapporto tra me e la pittura, nel modo più sincero possibile. -

What are your plans for the future?

- I continue to make my paintings. I work, keeping alive the relationship between me and painting, in the most sincere way possible. -

sofiacacciapaglia.com

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