L’arte che racconta i vulcani: la pittura omaggia queste straordinarie creature / The art that tells volcanoes: painting pays tribute to these extraordinary creatures

14 Oct 2019

 

 

 

È stata l’estate dei vulcani. Molti di noi ricordano ancora l’eruzione imponente e instancabile dello Stromboli e quella sorprendente dell’Etna. I lapilli di lava, la cenere, il panico e, al tempo stesso, la bellezza assoluta del fenomeno naturale. Qui, lo sturm und drang, ovvero il concetto di una natura e sublime e devastante, si è realizzato nella sua massima espressione. A enfatizzare l’evento c’erano le altre isole delle Eolie: Lipari, Salina, Vulcano, Filicudi, Alicudi e Panarea. Dai loro punti più alti, era infatti possibile ammirare a bocca aperta lo sfogo delle grandi eruptionis.

 

It was the summer of volcanoes. Many of us still remember the imposing and tireless eruption of Stromboli and the surprising one of Etna. Lava, ash, panic and, at the same time, the absolute beauty of the natural phenomenon. Here, the sturm und drang, or the concept of a nature so sublime and so devastating, has been realized in its maximum expression. To emphasize the event there were the other Aeolian islands: Lipari, Salina, Vulcano, Filicudi, Alicudi and Panarea. From their highest points, it was in fact possible to admire the outburst of the great eruptionis.

Anonimo, eruzione del Vesuvio del 1812, vista dal Ponte della Maddalena, 1820

 

 

Fotografie, video, selfie. Lo scalpitare dello Strobilos, per i greci dell’antichità, e del suo fratello maggiore è stato immortalato in tutti i modi qualche mese fa. Da sempre, a dire il vero, i vulcani, queste strane montagne con un cratere al centro e una costante nuvoletta a proteggerli, attivi o meno, vengono scelti come soggetti di dipinti.

Dal Medioevo a oggi sono protagonisti nell’arte. In particolare quelli italiani, come l’Etna e il Vesuvio. Forse perché nell’epoca dei Grand Tour, dal seicento in poi, gli artisti del nord Europa venivano proprio in Italia ad ammirare le nostre bellezze e a imparare le tecniche pittoriche a loro sconosciute. 

 

Photographs, videos, selfies. The Strobilos pawing, for the Greeks of antiquity, and its older brother was immortalized in every way a few months ago. Always, to tell the truth, the volcanoes, these strange mountains with a crater in the center and a constant cloud to protect them, active or not, are chosen as subjects of paintings.

From the Middle Ages to today they are protagonists in art. In particular the Italian ones, like Etna and Vesuvius. Perhaps because in the era of the Grand Tour, from the seventeenth century onwards, the artists of northern Europe came to Italy to admire our beauties and to learn the painting techniques unknown to them.

 

 

Ivan Aivazovsky, Taormina, veduta delll'Etna, 1847

 

 

Il filosofo Alexis de Tocqueville (1805-1859) ha descritto l’Etna così: «uno spettacolo com’è dato vederne una sola volta nella vita.» A dipingere il più imponente vulcano siciliano sono stati in molti. Ma due pittori ne danno un senso particolare. Un punto di vista unico. Benché mai definito. Vi è sempre, infatti, una sorta di opacità, di incompiutezza, dovuta non dalla scarsa capacità - si parla di maestri - ma dall’idea che la rappresentazione abbia un rapporto diretto con lo spazio e il tempo. Non può quindi essere resa in termini assoluti. Il primo è l’artista Russo Ivan Aivazovsky (1817-1900), con il dipinto Taormina (1847). Si tratta di lavoro raffinato, quasi una monocromia, se non fosse per il blu del mare che mette in risalto tutta la composizione, pennacchio dell’Etna compreso, il quale sbuffa calmo, cullato dal mare. 

L’americano Cy Twombly (1928-2011) ritrae lo stesso vulcano più di un secolo dopo, nel 1977, e gli dedica un trittico: I am thyrsis of Etna. È curioso notare come la scelta dei colori sia pressoché la medesima, a parte il rosso della lava, poiché probabilmente l’artista ha dipinto la scena da una prospettiva diversa da quella del suo omologo russo. A somigliarsi è anche la sensazione surreale di pace. «Illusione? Realtà? Posso solo dire che non ho più dimenticato questa straordinaria visione.», scriveva sull’Etna lo storico dell’arte Bernard Berenson (1865-1959). 

 

The philosopher Alexis de Tocqueville (1805-1859) described Etna as follows: «a spectacle like one is seen once in life.» Many have painted in the most impressive Sicilian volcano. But two painters give it a particular meaning. A unique point of view. Although never defined. There is always, in fact, a sort of opacity, of incompleteness, due not to the scarce capacity - we speak of masters - but to the idea that the representation has a direct relationship with space and time. It cannot therefore be rendered in absolute terms. The first is the Russian artist Ivan Aivazovsky (1817-1900), with the painting Taormina (1847). It is a refined work, almost a monochrome, if it weren't for the blue of the sea that highlights the whole composition, including the plume of Etna, which snorts calmly, rocked by the sea.

The American Cy Twombly (1928-2011) portrays the same volcano more than a century later, in 1977, and dedicated a triptych to it: I am thyrsis of Etna. It is curious to note that the choice of colors is almost the same, apart from the red of the lava, since the artist probably painted the scene from a different perspective than that of his Russian counterpart. The surreal feeling of peace also resembles one another. «Illusion? Reality? I can only say that I have never forgotten this extraordinary vision », wrote the art historian Bernard Berenson (1865-1959), talking about Etna.

 

 

Cy Twombly, I am thyrsis of Etna, 1977

 

 

Se ci si sposta di qualche chilometro, si arriva a Napoli, al Vesuvio. Rispetto ai primi due che eruttano costantemente, il partenopeo è, come direbbero i geologi, in stato di quiescienza. Ovvero sta dormendo. Non è spento. Si tratta di uno dei vulcani più pericolosi del mondo per due motivi, uno successivo all’altro: proprio perché è a riposo potrebbe esplodere da un momento all’altro. Non è possibile vederlo, ma lui continua ad accumulare energia e prima o poi la dovrà sfogare. Il secondo problema è che non si tratta di una montagna isolata. Com’è noto, infatti, alla base del Vesuvio abitano moltissime persone. L’ultima eruzione è datata marzo 1944. 

Tra i dipinti più celebri vi è sicuramente quello di Andy Warhol (1928-1987). Al vulcano, l’eclettico artista americano ha dedicato addirittura una serie intitolata The Vesuvio painting series (1985). Il soggetto è lo stesso ma rappresentato con una gamma di tonalità sempre diversa. La più coerente con l’estetica di un vulcano in eruzione è certamente quella dai colori rossi, i quali virano un po’ sul giallo un po’ sul mattone. In puro stile pop-art. 

 

If you travel a few kilometers, you arrive in Naples, at Vesuvius. Compared to the first two that constantly erupt, the Neapolitan is, as the geologists would say, in a quiescent state. That is, it is sleeping. It is not switched off. It is one of the most dangerous volcanoes in the world for two reasons, one next to the other: precisely because it is at rest it could explode at any moment. It is not possible to see it, but it continues to accumulate energy and sooner or later it will have to vent it. The second problem is that it is not an isolated mountain. As is known, in fact, many people live at the base of Vesuvius. The last eruption is dated March 1944.

Among the most famous paintings there is certainly that of Andy Warhol (1928-1987). At the volcano, the eclectic American artist has even dedicated a series entitled The Vesuvio painting series (1985). The subject is the same but represented with a range of shades always different. The most consistent with the aesthetics of an erupting volcano is certainly the one with red colors, which turn a little on the yellow a bit on the brick. In pure pop-art style.

 

 

Andy Warhol, one of the Vesuvius paintings series,1985

 

 

Immortalare su una tela i vulcani, tracciarne i lapilli, le forme; definirne le sfumature, equivale trasmette la cronaca di un evento, di un emozione. Si tratta di consegnare il proprio punto di vista alla Storia. Alla società. Fatto non meno importante oggigiorno, vista la questione impellente del climate change. L’arte è come la letteratura, un racconto. Scriveva Tiziano Terzani (1938-2004): «Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta, quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure, se non c’è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro, è come se quei fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenza, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta.»

 

Immortalize the volcanoes on a canvas, trace the lapilli, the shapes; defining the nuances, is equivalent to transmitting the chronicle of an event, of an emotion. It is a matter of giving one's point of view to history. To society. Not less important nowadays, given the urgent issue of climate change. Art is like literature, a story. Tiziano Terzani (1938-2004) wrote: «How many massacres, how many earthquakes occur in the world, how many ships sink, how many volcanoes explode and how many, how many people are persecuted, tortured and killed! And yet, if there is not someone who collects a testimony, who writes about it, someone who takes a picture, who leaves a trace in a book, it is as if those facts had never happened! Suffering without consequence, without history. Because the story exists only if someone tells it.»

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