• Ilaria Introzzi

Un documentario vincitore a Venezia definisce l'arte contemporanea che stavamo cercando


Laura Poitras con il Leone d'Oro


Arte e realtà. Sembra quasi un paradosso di questi tempi, quando pittura, scultura, installazioni e fotografia sembrano in gran parte voler sfuggire a ciò che le persone vivono nel quotidiano. Da qui, si potrebbe effettivamente aprire un lungo dibattito su cosa sia l’arte contemporanea. Ma esistono delle eccezioni, ovviamente. Nan Goldin, fotografa statunitense è sempre stata impegnata a ritrarre il mondo che le sta attorno. Divenuta celebre negli anni ’70 per aver ritratto la New York underground, parallelamente, sempre con attraverso i suoi scatti, Goldin decide di denunciare - anche giuridicamente - un’importante azienda farmaceutica: la Purdue Pharma, i cuoi proprietari figurano come la famiglia Sackler. Il motivo: ritenuta, e a ragion veduta, responsabile dei migliaia di deceduti per overdose di ossicodone. Ovvero un farmaco a base di oppioidi che dà dipendenza. Una cronaca triste, specialmente se si aggiunge il fatto che l’artista ha perso la sorella Barbara, morta suicida per le conseguenze degli eccessi della medicalizzazione, un’altra vittima del sistema. Una battaglia quella di Nan Goldin sconosciuta ai più, specialmente alle nuove generazioni. Oggi a dare voce alla vicenda è la regista statunitense Laura Poitras con il documentario All the Beauty and the Bloodshed. L’unico sui 23 in concorso al Festival del Cinema di Venezia 2022 si è aggiudicato il Leone d’Oro come miglior film.


Art and reality. It almost seems like a paradox these days, when painting, sculpture, installations and photography largely seem to want to escape from what people experience in everyday life. From here, a long debate could actually be opened on what contemporary art is. But there are exceptions, of course. Nan Goldin, an American photographer has always been committed to portraying the world around her. Became famous in the 70s for having portrayed the New York underground, in parallel, always with her through her shots, Goldin decides to denounce - also legally - an important pharmaceutical company: Purdue Pharma, its owners appear as the Sackler family. The reason: she believed, and with good reason, responsible for the thousands of deaths from overdose of oxycodone. That is an addictive opioid drug. A sad story, especially if you add the fact that the artist lost his sister Barbara, who committed suicide due to the consequences of the excesses of medicalization, another victim of the system. A battle that of Nan Goldin unknown to most, especially to the new generations. Today to give voice to the story is the American director Laura Poitras with the documentary All the Beauty and the Bloodshed. The only one out of 23 in competition at the 2022 Venice Film Festival was awarded the Golden Lion for best film.

Una fotografia di Nan Goldin, all'interno di All the Beauty and the Bloodshed

Accanto al percorso artistico di Nan Goldin, Poitras, già vincitrice del Premio Oscar nel 2015 per Citizenfour, documentario sul caso Snowden, porta avanti una battaglia sociale e personale al tempo stesso. Ne emerge dunque un lavoro cinematografico che varca i confini stessi dell’arte e della biografia propria e della realtà. Sarà forse questa, in termini concreti, la definizione appropriata di arte contemporanea? Se non lo è, certamente è verosimile. Lo dichiara anche Andrea Romeo, Founder e CEO di I Wonder Pictures che distribuirà All the Beauty and the Bloodshed in Italia: “È un film sull’arte e sulla giustizia che ci fa scoprire i meccanismi della comunicazione contemporanea”. L’opera è ricca di materiali realizzati dalla fotografa come diapositive, dialoghi intimi, fotografie ormai cult e rari filmati. Il tutto per far notare come la famiglia Sackler si sia arricchita alle spalle, ma soprattutto a discapito, di tutti i tossicodipendenti che hanno avuto a che fare con la loro azienda.


Alongside the artistic career of Nan Goldin, Poitras, already winner of the Academy Award in 2015 for Citizenfour, a documentary on the Snowden case, carries on a social and personal battle at the same time. The result is therefore a cinematographic work that crosses the very boundaries of art and of one's own biography and of reality. Could this be, in concrete terms, the appropriate definition of contemporary art? If it isn't, it certainly is likely. Andrea Romeo, Founder and CEO of I Wonder Pictures, which will distribute All the Beauty and the Bloodshed in Italy, also declares it: "It is a film about art and justice that allows us to discover the mechanisms of contemporary communication". The work is rich in materials created by the photographer such as slides, intimate dialogues, now cult photographs and rare films. All this to point out how the Sackler family has grown rich behind, but above all to the detriment, of all the drug addicts who have had to deal with their company.

Una fotografia di Nan Goldin, all'interno di All the Beauty and the Bloodshed


Venezia fa trionfare un lavoro cinematografico importante, nel senso vero e proprio della parola. Eppure la stessa Poitras rimane stupita per il premio, esclamando, subito dopo: “Sono sorpresa di questa vittoria”. Aggiungendo poi: “Lo sono ancora di più, perché in realtà non pensavo nemmeno di essere invitata”. Ecco l’arte contemporanea che viene omaggiata.

Venice makes an important cinematographic work triumph, in the true sense of the word. Yet Poitras herself is amazed by the prize, exclaiming, immediately after: "I am surprised of this victory". She then adding: "I am even more so, because in reality I did not even think I was invited". Here is the contemporary art that is honored.

Nan Goldin insieme alla regista