• Stefania Assenza

Ibtisam Azem ne "Il libro della scomparsa" racconta la carica simbolica del nemico


"Il libro della scomparsa", Ibtisam Azem (hopefulmonster


In psicologia sociale l’effetto spettatore, o effetto bystander, è inteso come quel fenomeno che si verifica quando la presenza di persone scoraggia l’intervento di uno o più individui in una situazione di emergenza: il risultato è la totale apatia da parte dello spettatore o testimone, che si dilata a macchia d’olio sulle persone che di fatto non agiscono, lasciando che gli eventi poi accadano da sé. Se potessimo trasformare in termini pratici questo fenomeno, viene facile pensare ad episodi di vita quotidiana, ma se potessimo allargare la lente per scrutare meglio, non risulta difficile pensare che è lo stesso atteggiamento che gli Stati Uniti, gli stati d’Europa e l’Onu, per citarne alcuni, stanno assumendo o in parte l’hanno sempre fatto, nei confronti del conflitto israelo-palestinese. Se partiamo dalle parole e dai numeri, codici semplici, si può capire che non si parla di conflitto, di guerra, ma di massacro.


In social psychology the bystander effect, is understood as the phenomenon that occurs when the presence of people discourages the intervention of one or more individuals in an emergency situation: the result is total apathy on the part of the spectator. or witness, which spreads like wildfire on people who in fact do not act, letting events then happen by themselves. If we could transform this phenomenon into practical terms, it is easy to think of episodes of everyday life, but if we could widen the lens to better scrutinize, it is not difficult to think that it is the same attitude that the United States, the states of Europe and the UN, to name a few, are assuming or have always done in part, in relation to the israeli-palestinian conflict. If we start from words and numbers, simple codes, we can understand that we are not talking about conflict, war, but massacre.

Il massacro per definizione è eccidio, strage, carneficina, macello, un confronto totalmente impari e i numeri stilati dal 2008 a oggi offrono la possibilità di parlare esattamente di questo: il rapporto è spaventoso se si pensa che si è arrivati a 243 palestinesi uccisi per ogni singolo israeliano ucciso o ferito. Una guerra che si protrae da decenni e che lascia il mondo intero impotente ad osservare la carica distruttiva della violenza, unica protagonista in una condizione di chiara mancanza di prospettiva politica. Gerusalemme, città sacra alle tre più grandi religioni monoteiste, si mostra sviscerata dai conflitti: sulla collina dove oggi sorge la Moschea Al Aqsa, si ergeva il tempio biblico sacro agli ebrei, di cui rimane ai piedi dell’altura il muro del pianto. Un conflitto che si alimenta da sempre per rivendicare terre “ingiustamente sequestrate”. Ma cosa succederebbe se all’improvviso non ci fosse più il capro espiatorio? Se di colpo scomparisse il nemico?

The massacre by definition is massacre, massacre, carnage, slaughter, a totally unequal confrontation and the numbers drawn up from 2008 to date offer the possibility of talking about exactly this: the report is frightening if you think that we have reached 243 palestinians single israeli killed or wounded. A war that has been going on for decades and that leaves the whole world powerless to observe the destructive charge of violence, the only protagonist in a condition of clear lack of political perspective. Jerusalem, a city sacred to the three greatest monotheistic religions, shows itself to be gutted by conflicts: on the hill where the Al Aqsa Mosque stands today, stood the biblical temple sacred to the Jews, of which the wailing wall remains at the foot of the hill. A conflict that has always been fueled to claim land "unjustly seized". But what would happen if suddenly the scapegoat was no longer there? What if the enemy suddenly disappeared?

Ibtisam Azem, giornalista e scrittrice, nel suo romanzo Il libro della scomparsa (Sifr al-lkhtifaa), in uscita per l'editore hopefulmonster, immagina che una notte qualsiasi tutti i palestinesi all’improvviso scompaiono dal territorio israeliano e non si sa che fine abbiano fatto, fantasticando poi sulle conseguenze di questo avvenimento nei confronti di chi resta. Una riflessione, su come il processo di identificazione passi attraverso l’immagine rifratta dell’alibi e su come il colpevolizzare sia una potente arma in grado di eludere ogni responsabilità attribuendola ad altri: un processo disfunzionale difficile da eradicare che si rafforza nell’inconsapevolezza collettiva di chi punta il dito contro un nemico da scegliere.

Ibtisam Azem, journalist and writer, in her novel Il libro della scomparsa (The Book of the Disappearance, Sifr al-lkhtifaa), published by hopefulmonster, imagines that one night any Palestinians suddenly disappear from Israeli territory and it is not known what happened to them, then fantasizing on the consequences of this event for those who remain. A reflection on how the process of identification passes through the refracted image of the alibi and on how blaming is a powerful weapon capable of evading all responsibility by attributing it to others: a dysfunctional process difficult to eradicate that is strengthened in collective unawareness of who points the finger at an enemy to choose.