• Ilaria Introzzi

La luce è bellezza e passa attraverso i tratti meta-emotivi di un pittore spagnolo dell'Ottocento


Joaquín Sorolla, Mia moglie e i miei figli, 1897-1898


Poter vedere la luce è un lusso. Saper godere delle sfumature che regala, degli oggetti e soggetti che abbellisce, rendendoli più seducenti, altrettanto. Ma saper cogliere quel raggio di sole, anche quando è artificiale, è un pregio posseduto da pochi. Un arte per eletti che con il loro lavoro la interpretano, talvolta rappresentandola. In pittura si annovera Tiziano e poi Caravaggio. In tempi più recenti gli impressionisti fanno scuola. Tuttavia è un altro nome che viene considerato in questo portfolio di maestri, se non geni: Joaquín Sorolla y Bastida (1863-1923). Tra i maggiori esponenti del Luminismo, l’artista spagnolo è ritenuto un maestro nella trasposizione su tela di questo prezioso elemento. Non è un caso che la prima grande personale italiana a lui dedicata, conclusasi ieri con grande successo a Palazzo Reale di Milano, recasse come sottotitolo Pittore di luce.

Being able to see the light is a luxury. Knowing how to enjoy the shades it gives, the objects and subjects it embellishes, making them more seductive, just as much. But knowing how to grasp that ray of sunshine, even when it is artificial, is a virtue possessed by few. An art for the elect who interpret it with their work, sometimes representing it. In painting there is Tiziano and then Caravaggio. In more recent times, the Impressionists are leading the way. However it is another name that is considered in this portfolio of masters, if not geniuses: Joaquín Sorolla (1863-1923). One of the greatest exponents of Luminism, the Spanish artist is considered a master in the transposition of this precious element onto canvas. It is no coincidence that the first major Italian solo show dedicated to him, which ended yesterday with great success at the Palazzo Reale in Milan, was subtitled Pittore di luce (painter of light).

Joaquín Sorolla, Pomeriggio sulla spiaggia a Valencia, 1904

La pittrice americana Georgia O’Keeffe confida ai suoi diari: "Il mio primo ricordo è luce – la luminosità della luce – luce tutto intorno”. Anche Sorolla ne è plasmato, quasi sublimato. E con questa essenza ritrae il suo quotidiano, il quale lo porterà fino a New York, città da cui cerca di estrarre la luce nonostante non sia la sua amata, colorata e passionale terra natia. 5° strada compresa. E se per Paul Claudel “La vita è una grande avventura verso la luce”, i soggetti di questo percorso sono, per il pittore di Valencia, la sua famiglia, in particolare l’amatissima moglie e il mare. Dalla tela Pomeriggio sulle spiagge di Valencia, passando per La Barchetta, l’elemento d’acqua non è solo blu, azzurro. Per colui che di lì a poco verrà considerato il più grande artista dell’Ottocento è bianco, verde, grigio, rosa. La natura nella sua verità più alta. Non mancano elementi di attualità - sia del suo tempo che dolorosamente nostra - come in Tratta delle bianche, la prima opera a inaugurare il percorso espositivo, dove cattura con il pennello prostitute stanche con in viaggio. Nonostante la drammaticità del tema, Joaquín Sorolla è in grado di rendere luminoso tutto il quadro.


American painter Georgia O'Keeffe confides in her diaries: "My first memory is light - the brightness of the light - light all around." Sorolla too is shaped by it, almost sublimated. And with this essence he portrays his daily life, which he will take him to New York, the city from which he tries to extract the light even though it is not his beloved, colorful and passionate homeland. 5th street included. And if for Paul Claudel "Life is a great adventure towards the light", the subjects of this journey are, for the Valencian painter, his family, in particular his beloved wife and the sea. From the canvas Pomeriggio sulle spiagge di Valencia, passing through La Barchetta, the element of water is not only blue , blue. For the one who will soon be considered the greatest artist of the nineteenth century it is white, green, gray, pink. Nature in its highest truth. There is no lack of current elements - both of his time and painfully ours - as in Tratta delle bianche, the first work to open the exhibition path, where he captures tired prostitutes with traveling with the brush. Despite the drama of the theme, Joaquín Sorolla is able to make the whole picture bright.

Joaquín Sorolla, Tratta delle bianche, 1894


C’è bisogno di luce. Di immergersi nel chiarore della vita, evidentemente. Dopo gli anni di pandemia, l’arte si riscopre e dona agli spettatori (tanti per la mostra dell’artista spagnolo, curata da Micol Forti e Consuelo Luca de Tena) una ventata di ottimismo, speranza. Ma anche di bellezza. Non necessariamente estetica, piuttosto emotiva, dello spirito. Un bellezza kantiana, cui rifarci costantemente per non tornare indietro, verso un oblio, anche produttivo in termini creativi. E l’arte questo non può permetterselo.


We need light. To immerse yourself in the light of life, obviously. After the years of pandemic, art is rediscovered and gives viewers (many for the Spanish artist's exhibition, curated by Micol Forti and Consuelo Luca de Tena) a breath of optimism and hope. But also of beauty. Not necessarily aesthetic, rather emotional, of the spirit. A Kantian beauty, which we constantly refer to in order not to go back, towards oblivion, even in creative terms. And art cannot afford this.

Joaquín Sorolla, Clotilde e la Venere di Milo, 1897-1898