• Ilaria Introzzi

Materie, spazi, visioni di Sophie Ko, Marco Andrea Magni e Valerie Krause alla galleria Building di

Valerie Krause, installation view, foto di Michele Sereni

Fino al 28 marzo 2020 è possibile visitare Materie, spazi, visioni alla galleria Building di Milano. Una mostra dedicata a tre artisti contemporanei: Sophie Ko, Marco Andrea Magni e Valerie Krause. Rispettivamente al piano terra, prima e secondo dello spazio milanese, Ko, Magni e Krause curano l’esposizione delle loro opere, la maggior parte delle quali realizzate ad hoc. Questo aspetto è promosso dalla stessa galleria, che ha iniziato a metterlo in pratica dal gennaio dell’anno scorso.

Until March 28th, 2020 it is possible to visit Materie, spazi, visioni at the Building gallery in Milan. An exhibition dedicated to three contemporary artists: Sophie Ko, Marco Andrea Magni and Valerie Krause. Respectively on the ground floor, first and second of the Milanese space, Ko, Magni and Krause take care of the exhibition of their works, most of which are made ad hoc. This aspect is promoted by the gallery itself, which has started to put it into practice since January 2019.

Presso Building sono esposti dei lavori i quali pur non trovandosi mai faccia a faccia per confrontarsi dialogano tra loro. Soprattutto a livello formale. Se infatti Sophie Ko utilizza i pigmenti per dipingere al fine di esprimere il pensiero sul tempo che scorre e il rapporto di quest’ultimo con la gravità che rende sempre viva la materia, il milanese Marco Andrea Magni, è versatile. Infatti sfrutta materiali come il bronzo, l’acqua di mare , legno, pittura, velluto, e molti altri medium per realizzare le sue opere. Nello specifico, per l’esposizione alla Building, stupisce con l’inchiostro a galla Kosher, usato per la Torah, nella serie Grain de beauté (2016-2020), qui è sfruttato per le foto dei calchi di Canova. Ceramica, gesso, fotografia e pittura a olio sono invece gli strumenti a disposizione della scultrice Valerie Krause. Il linguaggio dei tre artisti è evidentemente diverso, tuttavia piano dopo piano si nota una rappresentazione coerente, tra tutti loro.

At Building, are exhibited works which, although they never find themselves face to face, talk to each other. Especially on a formal level. If in fact Sophie Ko uses paint pigments in order to express the thought of time passing and the relationship of the latter with the gravity that always makes matter alive, the milanese Marco Andrea Magni is versatile. In fact, he uses materials such as bronze, sea water, wood, painting, velvet, and many other mediums to create his works. Specifically, for the exhibition at the Building, it amazes with the Kosher afloat ink, used for the Torah, in the Grain de beauté series (2016-2020), here it is used for photos of Canova's casts. Ceramics, plaster, photography and oil painting are the tools available to the sculptor Valerie Krause. The language of the three artists is obviously different, however floor by floor a coherent representation is noticed, among all of them.

Sophie Ko, installation view, foto di Michele Sereni

Gli “atti di resistenza” concepiti dalla georgiana Ko si sposano perfettamente con le opere di Magni, in particolare quelle della serie Ora (2015-2020), in cui scultura e pittura diventano un tutt’uno grazie al supporto della tavola e del velluto rosa i quali, come spiega il testo critico di Francesca Pasini, “diventano un corpo unico sul quale si deposita la sappia di clessidra. Tutto respira, come in un incarnato messo a contatto con lo scorrere del tempo. La sabbia è anche segno di territori altri, di deserti e di spiagge.” Non sono luoghi fisici quelli immaginati da Ko. Lo spazio della rappresentazione riguarda l’animo, il suo e il rapporto che vive con lo passare delle emozioni, le quali sono forti ma anche fragili, sospese nel tempo. Come il polline delle ali delle farfalle che l’artista ha utilizzato per due delle sue opere. “La farfalla in sé è arte, perché è metafisica”, confida Ko. Infatti il lepidottero è tanto reale quanto evanescente, per via della sua delicatezza. Quest’ultimo è l’elemento principe dei lavori della tedesca Krause, ed è enfatizzato dall’utilizzo di diversi materiali in modo grezzo, quindi senza snaturarli.

The "acts of resistance" conceived by the georgian Ko go perfectly with Magni's works, in particular those of the Ora series (2015-2020), in which sculpture and painting become one thanks to the support of the table and pink velvet which, as Francesca Pasini's critical text explains, “become a single body on which the hourglass flavor is deposited. Everything breathes, as in a complexion brought into contact with the passage of time. Sand is also a sign of other territories, deserts and beaches.” Those imagined by Ko are not physical places. The space of representation concerns the soul, hers and the relationship he lives with the passage of emotions, which are strong but also fragile, suspended over time. Like the pollen from the wings of butterflies that the artist has used for two of her works. “The butterfly itself is art, because it is metaphysical”, confides Ko. In fact, the moth is as real as it is evanescent, because of its delicacy. The latter is the main element of the work of the german Krause, and is emphasized by the use of different materials in a rough way, therefore without distorting them.

Marco Andrea Magni, installation view, foto di Michele Sereni

Se il titolo della mostra fosse stato messo al singolare (Materia, spazio e visione) non avrebbe potuto ospitare i tre artisti. Ma solo uno di loro. Invece con Materie spazi, visioni, Building riesce a concepire un progetto espositivo equilibrato, sia a livello estetico che concettuale. Inoltre la galleria rintraccia una tendenza sempre più incalzante nell’arte contemporanea: la purezza del gesto e dell’intento.

If the title of the exhibition had been put into the singular (Materia, spazio e visione) it could not have hosted the three artists. But only one of them. Instead with Materie spazi, visioni, Building manages to conceive a balanced exhibition project, both aesthetically and conceptually. Furthermore, the gallery traces an increasingly pressing trend in contemporary art: the purity of gesture and intent.

building-gallery.com

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