• Ilaria Introzzi

Moda: sensualità non è sbandierare la propria sessualità


Le Monde d'Hermés, 2003


“Non sono mai a mio agio nell’immediato, mi seduce solo quello che mi precede, quello che mi allontana da qui, gli istanti innumerabili in cui non fui: il non-nato”. Scrive così Emil Cioran in uno dei suoi saggi. Il filosofo rumeno guarda indietro, al passato. Il momento a lui contemporaneo lo vive e basta, sentendosi persino fuori luogo, inadatto a l presente.

La moda, intesa non tanto come industria quale è oggi (riferendosi specialmente ai grandi brand), ma dal punto di vista creativo, guarda alle proprie spalle, sempre. Ogni volta che c’è da imbastire una collezione il designer o direttore creativo realizza il suo mood board - reale o immaginario - tracciando una mappa di immagini che fungono da ispirazione. E la maggior parte proviene dagli anni che furono. Ma tutto ciò si sa, è il processo creativo per giungere, paradossalmente, a quello che in realtà è la fashion scene: linguaggio istantaneo. Si raccoglie dal passato rintracciando in esso dettagli comprensibili nel qui e ora.


"I am never at ease immediately, only what precedes me seduces me, what distances me from here, the innumerable moments in which I was not: the unborn". This is how Emil Cioran writes in one of his essays. The Romanian philosopher looks back to the past. He just lives the contemporary moment, even feeling out of place, unsuitable for the present.

Fashion, understood not so much as an industry as it is today (referring especially to big brands), but from a creative point of view, always looks over its shoulder. Whenever there is a collection to be made, the designer or creative director creates his mood board - real or imaginary - by drawing a map of images that serve as inspiration. And most of it comes from years ago. But all this is known, it is the creative process to arrive, paradoxically, at what in reality is the fashion scene: instant language. It collects from the past by tracing details in it that are understandable in the here and now.

Betty Catroux in Saint Laurent


Abbigliamento unisex, fluido, genderless. Basta. La si finisca di pensare che sia una corrente attuale, un mero manifesto per dire che la sessualità e il come ci si veste in base a essa non contano più niente. Sono, invece, essenziali. Da quando Saint Laurent ha vestito la donna con un blazer, pantaloni sartoriali e una camicia di seta (spesso trasparente), la moda è cambiata. I codici del suo vocabolario hanno mutato combinazione. Eppure c’è sempre stata una differenza tra lui, lei, loro. Per le forme del corpo, la posa, i gesti. Tutti elementi microscopici che però danno quello che una semplice definizione, una stupida tendenza che poi diventa un fuoco di paglia non sono in grado di offrire, ovvero l’eleganza. Una parola che tutti si affannano a studiare e ricercare quando si guardano allo specchio. Anche i più menefreghisti in tal senso dispongono di uno stile personale. E guai a chi glielo tocca, per di più.

Unisex, fluid, genderless clothing. Enough. We should stop thinking that it is a current trend, a mere manifesto to say that sexuality and how you dress according to it no longer count for anything. Instead, they are essential. Since Saint Laurent dressed the woman in a blazer, tailored trousers and a silk shirt (often transparent), fashion has changed. The codes of its vocabulary have changed combinations. Yet there has always been a difference between him, her, them. For the shape of the body, the pose, the gestures. All microscopic elements that however give what a simple definition, a stupid trend that then becomes a flash in the pan, are not able to offer, namely elegance. A word that everyone scrambles to study and research when they look in the mirror. Even the most indifferent in this sense have a personal style. And woe to anyone who touches it, moreover.

Le Smoking, Yves Saint Laurent, 1966


Sta tornando tutto da quel che ci ha preceduti, parafrasando Cioran. In particolare quel modo sobrio di vestirsi, mantenendo però un guizzo pazzo che non è mai fuori luogo. Stanno tornando i cardigan, da indossare su vestiti lunghi o pantaloni. Le gonne a tubino, anche sulle più giovani, purché l’effetto non sia da feticcio sexy come nei film di serie B ma piuttosto da who care. E s’indossa con criterio, in base al proprio gusto e fisico. Circa gli accessori, sono ormai sdoganati gli scrunchies, per avvolgere i propri capelli. Capi e dettagli che rimandano alle nostre nonne molto probabilmente. E meno male, poiché si tratta del vestire più sensato, praticamente a spreco zero: un cappotto e quello era. Ma se lo potevano permettere dato che la qualità era eccezionale.


Everything is coming back from what preceded us, to paraphrase Cioran. Particularly that sober way of dressing, while maintaining a crazy twist that is never out of place. Cardigans are making a return, to be worn over long dresses or trousers. Pencil skirts, even on the younger ones, as long as the effect is not a sexy fetish like in the B-series films, but rather a how-care one. And wear it wisely, based on your taste and body. About the accessories, scrunchies are now cleared, to wrap your hair. Garments and details that refer to our grandmothers most likely. And thank goodness, since it is the most sensible dress, practically zero waste: a coat and that was it. But they could afford it as the quality was exceptional.

Jane Birkin @pinterest


La sensualità è tutto tranne che lo sbandierare la propria sessualità. In un mondo veramente democratico, umano, semplicemente, il fatto che x sia uomo o donna, LGBTQ+ o eterosessuale non dovrebbe minimamente importare: a livello di diritti e dovere dovremmo avere tutti le medesime opportunità. E la moda dovrebbe quindi stare fuori da tutti questi meccanismi, non tanto dal punto di vista estetico ma commerciale, ovvero evitando di lucrare su battaglie molto più grandi di lei: questa industria non può fare tutto. Se poi vuole lanciare un messaggio libera di farlo, ma senza crearne un business. Il comportamento, il modo di essere, lo stile, fanno parte della personalità complessa del singolo individuo, il quale è, mattone, dopo mattone, ieri, dopo ieri, esistenza. Vestiamoci come vogliamo e basta. Studiamone, se appassionati di moda, i libri osserviamone le sfilate, ma soprattutto ascoltiamoci, conosciamoci. E indossiamo ciò che ci fa stare bene. E il sesso lasciamolo in camera da letto, o dove vi pare. All'eleganza non serve essere catalogata, definita.


Sensuality is anything but flaunting one's sexuality. In a truly democratic, human world, simply the fact that x is a man or a woman, LGBTQ + or heterosexual should not matter in the least: in terms of rights and duties we should all have the same opportunities. And fashion should therefore stay out of all these mechanisms, not so much from an aesthetic point of view but from a commercial point of view, that is, avoiding profiting from battles much bigger than it: this industry cannot do everything. And if you want to launch a message, you can do it, but without creating a business. The behave, the way of being, the style, are part of the complex personality of the individual, who is, brick, after brick, yesterday, after yesterday, existence. Let's dress how we want and that's it. Let's study the books, if you are passionate about fashion, let's observe the fashion shows, but above all let's listen to each other, let's get to know each other. And let's wear according to what makes us feel good. And leave sex in the bedroom, or wherever you like. Elegance does not need to be cataloged, defined.

Lo scrunchie @simplicitycity