• Ilaria Introzzi

Sarà tutto finito quando la moda tornerà a creare modelli iconici e a riproporre il sogno? Forse



Prada "Galleria", adv


Come si crea una borsa iconica? È una domanda molto frequente posta agli stilisti i quali, ogni volta, rispondo annoiati allo stesso modo, ripetendo dalla a alla z gli step della realizzazione. Sono i giornalisti che non si informano abbastanza? Forse, del resto se l’accessorio in questione è divenuto celebre un po’ di storia da conoscere se la porta certamente dietro. Ma se il cronista continua a fare sempre la stessa domanda è forse perché cerca di svelare qualcos’altro: un’entità, una sensazione impalpabile, un’aura dietro all’idea e poi progettazione di un oggetto, tanto effimero quanto fondamentale. E si tratta del sogno. Non solo di poter avere la borsa in questione, ma anche di possedere una fetta di genio appartenente allo stesso designer. Diciamolo: immaginare è una cosa, realizzare è ben altro impegno. Il punto è che nella moda uno non può esistere senza l’altro. E sebbene sia interessante conoscere la filiera che ha portato a imbastire il modello, dalla scelta dei materiali alla produzione vera e propria, è molto più seducente carpire il mistero dell’immaginazione.

How do you create an iconic bag? It is a very frequent question posed to stylists who, every time, answer bored in the same way, repeating the steps of the realization from a to z. Are journalists not getting enough information? Perhaps, after all, if the accessory in question has become famous, a bit of history to be known certainly carries it with it. But if the reporter keeps asking the same question, it is perhaps because he tries to reveal something else: an entity, an impalpable sensation, an aura behind the idea and then the design of an object, as ephemeral as it is fundamental. And it's about the dream. Not only to be able to have the bag in question, but also to own a slice of genius belonging to the same designer. Let's face it: imagining is one thing, realizing is another commitment. The point is that in fashion one cannot exist without the other. And although it is interesting to know the supply chain that led to the creation of the model, from the choice of materials to the actual production, it is much more seductive to grasp the mystery of the imagination.


Il Principe Ranieri di Monaco con Grace Kelly con la borsa di Hermès a lei dedicata


Cosa accada nella mente di un direttore creativo non può saperlo nessuno. Nemmeno le persone accanto a lui, lei o loro, fondamentali per mettere in ordine le stravaganti allucinazioni che percorrono la mente creativa. Eppure, si diceva, queste sono fondamentali. Coco Chanel inventa la 2.55 perché le serve. Tutto qua. Sì ma come è arrivata a formulare quel pensiero? Possibile che nel 1955 non esistessero borse funzionali e comode? Evidentemente no. E così mademoiselle comincia a pensarla, a vederla nella propria mente. Et voilà: centottanta operazioni di produzione e il prodotto è pronto per essere spedito in tutte le boutique, ancora oggi. Nota storica: con il tempo, sul retro del modello viene inserita un’altra tasca (sette in tutto) la cui forma riprende il sorriso della Gioconda, da cui prende il nome.

Come la 2.55 tante altre it-bag vedono la luce: dalle classiche Birkin (1984) e Kelly (1935) di Hermès alle contemporanee Japanase (2009) di Margiela e Galleria (2007) di Prada. A ogni gusto e stile la sua.


What happens in the mind of a creative director no one can know. Not even the people next to him, her or them, essential for putting in order the extravagant hallucinations that run through the creative mind. Yet, it was said, these are fundamental. Coco Chanel invents the 2.55 because she needs it. That's all. Yes, but how did she come to formulate that thought? Was it possible that in 1955 there were no functional and comfortable bags? Evidently not. And so mademoiselle begins to think of it, to see it in her own mind. Et voilà: one hundred and eighty production operations and the product is ready to be shipped to all boutiques, even today. Historical note: over time, another pocket (seven in all) is inserted on the back of the model, the shape of which reflects the smile of the Mona Lisa, from which it takes its name.

Like the 2.55, many other it-bags see the light: from the classic Birkin (1984) and Kelly (1935) by Hermès to the contemporary Japanase (2009) by Margiela and Galleria (2007) by Prada. Her to every taste and style.


La borsa "Japanese" di Margiela


“La ragione non è nulla senza l’immaginazione”, scrive Cartesio. E vale in tutti gli aspetti della vita, moda compresa. Anche se certamente le cose sono cambiate negli anni. I brand devono sempre di più fare i conti con il mercato e le scelte dei consumatori. Si è infatti ribaltata la questione: a dettare le tendenze non sono più gli stilisti ma chi acquista poi i loro prodotti. E così anche l’estro si adatta. Ma non sempre, ovviamente. Probabilmente la pandemia dà e darà una sferzata di genialità; è e sarà la nuova leva per cambiare rotta e riprendere a creare dei veri e propri concetti. I brand contemporanei l’hanno già capito e si fissano su aspetti come: idea, sostenibilità e made in Italy. E non vale solo per le borse, ovviamente. Vestiti, scarpe e tutti gli altri accessori sono compresi in questo ciclo creativo-produttivo.

Se ciò dovesse accadere, se anche tutte le maison si adeguassero a questa nuova via, forse un giorno nascerà una nuova borsa da annoverare tra le più grandi, belle ed eleganti del suo tempo. E soprattutto, il designer che la realizza non sarà più restio nel rivelare per l’ennesima volta il sogno che l’ha resa vera, reale, e condividerlo con il mondo. Almeno per un po’.

"Reason is nothing without imagination," Descartes writes. And it applies to all aspects of life, including fashion. Although things have certainly changed over the years. Brands must increasingly deal with the market and consumer choices. In fact, the question has been reversed: it is no longer the stylists who dictate the trends but those who then buy their products. And so inspiration also adapts. But not always, of course. Probably the pandemic gives and will give a boost of genius; it is and will be the new lever to change course and resume creating real concepts. Contemporary brands have already understood this and are fixated on aspects such as: idea, sustainability and made in Italy. And it doesn't just apply to bags, of course. Clothes, shoes and all the other accessories are included in this creative-productive cycle.

If this were to happen, even if all the fashion houses were to adapt to this new way, perhaps one day a new bag will be born to be counted among the largest, most beautiful and elegant of its time. And above all, the designer who creates it will no longer be reluctant to reveal for the umpteenth time the dream that made it true, real, and share it with the world. At least for a while.

Chanel "2.55", adv