• Elisa Zampini

Fondazione Merz ospita la mostra PUSH THE LIMITS



Dopo la chiusura obbligata dalla crisi pandemica, Torino riapre le porte delle sue gallerie d’arte e con la Fondazione Merz dal 7 settembre al 31 gennaio 2021, espone il progetto PUSH THE LIMITS, curato da Claudia Gioia e Beatrice Merz.

La mostra tutta al femminile, è un vero e proprio inno corale di ben 17 voci di artiste che guidano lo spettatore verso nuove realtà che, composite di esperienze intime e immaginazioni personali, vanno oltre il senso del ‘comune’.


After the forced closure of the pandemic crisis, Turin reopens the doors of its art galleries and with Fondazione Merz from 7 September to 31 January 2021, exhibits the PUSH THE LIMITS project, curated by Claudia Gioia and Beatrice Merz.

The all-female exhibition is a real choral hymn of 17 voices of artists who guide the viewer to new realities that, composite of intimate experiences and personal imaginations, go beyond the sense of 'common'.



Il nome del progetto- Push The Limits- ne è infatti anche il suo manifesto: la volontà di riconoscere la necessità di scavalcare i limiti convenzionali su cui si basa la società, gli stessi limiti che intrappolano il pensiero in preconcetti strutturati e con ben poche capacità di esplorazione, quindi sterili per l’intelletto come per il nostro campo sensoriale.

È una mostra, questa, che riabilita il senso dell’infinito, da troppo tempo assunto come concetto imprevedibile, instabile e per questo spaventoso. Ed è proprio per quest’instabilità, tratto identificativo dell’infinito possibile, che non ci permette di riconoscerlo e racchiuderlo in un sistema cognitivo-razionale ben preciso, che esistono i limiti.

Ad oggi l’umanità vanta di tantissimi limiti: culturali, identitari, sessuali, sociali e di visione.


The name of the project - Push The Limits - is in fact also its manifesto: the will to recognize the need to overcome the conventional limits on which society is based, the same limits that trap thought in structured preconceptions and with very few skills. of exploration, therefore sterile for the intellect as for our sensory field.

This is an exhibition that rehabilitates the sense of infinity, which has been assumed for too long as an unpredictable, unstable and therefore frightening concept. And it is precisely because of this instability, an identifying trait of the possible infinite, which does not allow us to recognize it and enclose it in a precise cognitive-rational system, that limits exist.

To date, humanity boasts many limitations: cultural, identity, sexual, social and vision.



Maria Papadimitriou, the Diamond of Otherness - Kaledoscope of the motion of the soul. 2020

Coutesy the Artist. the Artwork project is powered by Onassis Foundation. photo Renato Ghiazza




Lìmite s. m. [dal latino. limes -mĭtis], letteralmente: confine, linea terminale o divisoria. Qualcosa quindi che separa invece di unire, che rende lontano, incomprensibile, trasformandosi inevitabilmente in ostacolo per chiunque non ne comprenda la sua ragion d’essere.


Lìmite (limits) s. m. [from Latin. limes -mĭtis], literally: boundary, terminal or dividing line. Therefore, something that separates instead of uniting, which makes it distant, incomprehensible, inevitably transforming itself into an obstacle for anyone who does not understand its reason for being.



Esattamente quello che si confà ai nostri tempi e nella società attuale. L’arte, in quanto ricerca laterale di un senso profondo, arcaico e sussurrato di tutte le cose, ci viene in soccorso come unica pratica al di là di sovrastrutture, in grado di soprassedere questa incomunicabilità, come unico approccio adatto a superare i cosiddetti limiti.

La Fondazione, attraverso le opere in mostra, assume un’identità nuova, sospesa in un intreccio di possibilità capace di sperimentare nuovi scenari, dove ogni ipotesi di realtà convive insieme a tutte le altre. Nei suoi spazi espositivi la realtà viene presa da vicino, estrapolata dalle più mere idealizzazioni e svuotata di senso, per poi riacquistarne uno nuovo, approfondito e consapevole. La concezione di essa passata si confronta con quella presente e si riconosce in quella futura, come loro unione.


Exactly what is suitable for our times and in today's society. Art, as a lateral search for a deep, archaic and whispered sense of all things, comes to our aid as the only practice beyond superstructures, capable of overcoming this lack of communication, as the only suitable approach to overcome the so-called limits .

The Foundation, through the works on display, takes on a new identity, suspended in an intertwining of possibilities capable of experimenting with new scenarios, where every hypothesis of reality coexists with all the others. In its exhibition spaces, reality is taken up close, extrapolated from the most mere idealizations and emptied of meaning, to then regain a new, in-depth and conscious one. The past conception of it compares itself with the present one and is recognized in the future one, as their union.


Push the Limits, installation view, photo Renato Ghiazza



Il visitatore che varca la soglia della collettiva, quindi, attraverso grandi istallazioni che combinano insieme materia, parole, colori e suoni, si ritrova immerso in una nuova realtà che non è mai riuscita ad emergere, ma che lo fa adesso con il linguaggio artistico.


The visitor who crosses the threshold of the collective, therefore, through large installations that combine matter, words, colors and sounds together, finds him or herself immersed in a new reality that has never managed to emerge, but which now does so with artistic language.


Sophie Calle, Danger, 2018. Courtesy the Artist and Galerie Perrotin, Paris



Si può riassumere l’esperienza vissuta come un viaggio sensoriale, che investe anche l’intelletto e che riporta in luce la possibilità di superare quei limiti imposti che rendono la realtà di oggi, del qui ed ora, opprimente e a tratti sconsolata. Il tutto orchestrato dalle voci sapienti delle curatrici, donne provenienti da tutto il mondo che hanno saputo guardare con occhi diversi, attingendo dalle esperienze passate e sfruttando le presenti per creare una nuova forma dell’infinito possibile. Questa volta più affabile e meno intimidatorio.

Le 17 voci sono: Rosa Barba, Sophie Calle, Katharina Grosse, Silpha Gupta, Mona Hatoum, Jenny Holzer, Emily Jacir, Bouchra Khalili, Barbara Kruger, Cinthia Marcelle, Sirin Neshat, Maria Papadimitriou, Pamela Rosenkranz, Chiharu Shiota, Fiona Tan, Carrie Mae Weems e Sue Williamson.


The lived experience can be summarized as a sensory journey, which also affects the intellect and which brings to light the possibility of overcoming those imposed limits that make today's reality, the here and now, oppressive and at times disconsolate. All orchestrated by the wise voices of the curators, women from all over the world who have been able to look with different eyes, drawing on past experiences and exploiting the present ones to create a new form of possible infinity. This time more affable and less intimidating.

The 17 voices are: Rosa Barba, Sophie Calle, Katharina Grosse, Silpha Gupta, Mona Hatoum, Jenny Holzer, Emily Jacir, Bouchra Khalili, Barbara Kruger, Cinthia Marcelle, Sirin Neshat, Maria Papadimitriou, Pamela Rosenkranz, Chiharu Shiota, Fiona Tan, Carrie Mae Weems and Sue Williamson.


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