• Ilaria Introzzi

La luce c'è, basta attendere che la nebbia si disperda fuori (e dentro) di noi


La nebbia, Voisins - Alfred Sisley (1874)


Il poeta Iosif Brodskij scrive nel suo Fondamenta degli Incurabili (Adelphi) che "non è un problema uscire di casa per fare una semplice commissione, tipo comprare le sigarette, quando c'è la nebbia a Venezia, poiché una volta che si è sulla strada del ritorno la propria sagoma è lì ad aspettare". Dunque si ritrova sempre la strada, anche quando si è impossibilitati a vedere nitidamente ciò che ci sta intorno già da un metro di distanza. La nebbia, questa specie di nuvola infinita che tocca terra, sfiora i corpi e appanna gli occhi è un fenomeno metereologico formante una condensa dovuta all'incontro tra suolo caldo e aria fredda. Pressapoco è così, insomma. Ma che importa alla fine di cosa si tratti scientificamente, la realtà è che per i romantici è un evento dal gusto eterogeneo: bello, rassicurante, misterioso e al tempo stesso pauroso. E il motivo, evidentemente, sta proprio nella difficoltà di guardare, di avere tutto lì a portata di mano: la nebbia non è fatta per chi ama tenere tutto sotto controllo.


The poet Iosif Brodskij writes in his Fondamenta degli Incurabili (Adelphi) that "it is not a problem to leave the house to run a simple errand, such as buying cigarettes, when there is fog in Venice, since once you are on the road his own shape is there waiting for the return ". So you always find your way, even when you are unable to see clearly what is around you already from a meter away. Fog, this kind of infinite cloud that touches the ground, skims the bodies and clouds the eyes, is a meteorological phenomenon forming a condensation due to the encounter between hot soil and cold air. In short, it is more or less like that. But what does it matter in the end what it is scientifically, the reality is that for romantics it is an event with a heterogeneous taste: beautiful, reassuring, mysterious and at the same time scary. And the reason, obviously, lies precisely in the difficulty of looking, of having everything there at hand: the fog is not made for those who love to keep everything under control.

Viandante sul mare di nebbia - Caspar David Friedrich (1818)


Nascondi le cose lontane,

tu nebbia impalpabile e scialba,

tu fumo che ancora rampolli,

su l'alba,

da' lampi notturni e da' crolli

d'aeree frane!


Nascondi le cose lontane,

nascondimi quello ch'è morto!

Ch'io veda soltanto la siepe

dell'orto,

la mura c'ha piene le crepe

di valeriane.


Nascondi le cose lontane:

le cose che son ebbre di pianto!

Ch'io veda i due peschi, i due meli,

soltanto,

che danno i soavi lor mieli

pel nero mio pane.


Nascondi le cose lontane

che vogliono ch'ami e che vada!

Ch'io veda là solo quel bianco

di strada,

che un giorno ho da fare tra stanco

don don di campane


Nascondi le cose lontane,

nascondile, involale al volo

del cuore! Ch'io veda il cipresso

là, solo,

qui, solo quest'orto, cui presso

sonnecchia il mio cane.


Giovanni Pascoli descrive perfettamente cosa sia la nebbia nell'omonima poesia pubblicata per la prima volta all'interno della rivista napoletana Flegrea del 20 settembre 1899. Breve parafrasi: si nota come nelle delicate parole del poeta romagnolo la "nuvola terrestre" sia un evento positivo poiché tiene distanti, celate agli occhi le sofferenze recate dalla vita passata. È una preghiera laica,

La nebbia è il preludio alla luce, Chi vive nella pianura padana lo sa bene. In campagna, nei parchi, nei luoghi dove domina ancora la natura è fitta, si può tagliare e chi vi passa attraverso può effettivamente ritrovare il proprio sé dopo ancora un'ora dal passaggio. È come burro. Ma in città, al contrario, c'è già il sole. La nebbia lambisce i palazzi solamente nel prime ore del mattino, come un promemoria (e una promessa) che l'inverno ormai è arrivato anche se da calendario così non sembra.


Giovanni Pascoli perfectly describes what fog is in the poem of the same name published for the first time in the neapolitan magazine Flegrea on September 20, 1899. Brief paraphrase: in the delicate words of the poet from Romagna, the "terrestrial cloud" is a positive event. for it keeps away, concealed from the eyes the sufferings brought about by the past life. It is a secular prayer,

Fog is the prelude to light. Those who live in the Po valley know this well. In the countryside, in parks, in places where nature still dominates it is dense, it can be cut and those who pass through it can actually find their self again an hour after the passage. It's like butter. But in the city, on the contrary, there is already the sun. The fog licks the buildings only in the early hours of the morning, as a reminder (and a promise) that winter has now arrived even if it does not seem so from the calendar.

Un dipinto della serie Il parlamento di Londra - Claude Monet (1904)


Si è detto che la nebbia è un momento irresistibile per i romantici, per coloro i quali bene e male, amore e odio - i caratteri propri del Romanticismo dello Sturm und Drang - sono elementi per i quali l'uno non può esistere senza l'altro. E anche l'arte in quel periodo storico si rivela un ottimo strumento per spiegare le sensazioni del momento. E il tipico fenomeno meteorologico ritorna, diventa musa per uno dei dipinti più emblematici dei primi anni dell'Ottocento: Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich (1818). Musa nebbia. Claude Monet, il quale è ben noto per aver realizzato in varie ore del giorno un ritratto del Parlamento di Londra, avvolto nella nebbia (1904), creandone una serie. Infine, tra gli altri, Alfred Sisley regala un paesaggio nebbioso tra i più affascinanti ne La nebbia, Voisins (1874). Fra le altre cose, uno dei segni distintivi del pittore tedesco e dei due francesi è proprio la ricerca della luce, dettaglio non solo attinente alla natura in sé, ma anche motivo simbolico. E per ottenerla, effetti pittorici a parte, è necessario aspettare che la tempesta e la nebbia passino, che facciano il loro corso. Un auspicio, ma anche un certezza, per guardare a tempi migliori. Musa nebbia.


It has been said that fog is an irresistible moment for romantics, for those who good and evil, love and hate - the characteristics of the Romanticism of Sturm und Drang - are elements for which one cannot exist without the other. And even art in that historical period proves to be an excellent tool to explain the sensations of the moment. And the typical meteorological phenomenon returns, becomes the muse for one of the most emblematic paintings of the early nineteenth century: Viandante sul mare di nebbia by Caspar David Friedrich (1818). Musa fog. Claude Monet, who is well known for having made a portrait of the London Parliament, shrouded in fog (1904) at various times of the day, creating a series of them. Finally, among others, Alfred Sisley offers one of the most fascinating foggy landscapes in La nebbia, Voisins (1874). Among other things, one of the distinctive signs of the german and the two french painters is precisely the search for light, a detail not only related to nature itself, but also a symbolic motif. And to obtain it, pictorial effects aside, it is necessary to wait for the storm and the fog to pass, for them to take their course. A hope, but also a certainty, to look forward to better times. Fog as a muse..