• Ilaria Introzzi

Il nero è poetica e concetto nell'arte e nella moda, quindi nella vita


Hiromi by Suguru Kaibara in Yohji Yamamoto

Il nero non è un colore. Nella sintesi additiva, infatti, esprime l’assenza di luce. Lo stesso vale per il bianco. Però, in ambito artistico e nella moda i due elementi vengono utilizzati per sfumare i colori veri e propri. E, ancora di più, talvolta come diventano loro stessi protagonisti di sculture, fotografie, dipinti e abiti. In particolare il nero. Se nel Medioevo il suo uso significava perlopiù qualcosa di negativo, oscuro e sinistro - specialmente in ambito religioso - durante il periodo dell’avanguardia tutto cambia, andando esprimere un senso di ribellione e di svolta rispetto al passato.

Black is not a color. In additive synthesis, in fact, it expresses the absence of light. The same goes for white. However, in art and fashion, the two elements are used to blend the actual colors. And, even more, sometimes how they themselves become protagonists of sculptures, photographs, paintings and clothes. Especially black. If in the Middle Ages its use mostly meant something negative, dark and sinister - especially in the religious sphere - during the avant-garde period everything changes, expressing a sense of rebellion and a change from the past.


È il 1915 e in Russia, a Pietroburgo il pittore Kazimir Malevič, all’epoca trentasettenne, mostra al mondo l’opera Quadrato Nero, in occasione dell’esposizione intitolata Ultima mostra futurista «0.1». Esattamente, da che l’artista si riteneva un seguace di Marinetti e del suo manifesto uscito nel 1909, con il dipinto in cui definisce il grado zero della pittura cambia rotta e si discosta da quel mondo in cui la velocità e l’oggettività erano priorità concettuali. Un lavoro discusso, certamente, singolare per i tempi eppure di rottura sia formale che intellettuale. Un po’ come il taglio di Fontana. A questo proposito, nel suo taccuino di appunti Malevič annota: “Noi, che ancora ieri eravamo futuristi (…) ci siamo sbarazzati del futurismo, ed essendo i più audaci abbiamo sputato sull’altare della sua arte”. E il colore nero è servito come ambasciatore chiaro e semplice del messaggio.

It is 1915 and in Russia, in Petersburg, the painter Kazimir Malevič, at the time thirty-seven, shows the work Quadrato Nero to the world, on the occasion of the exhibition entitled Ultima mostra futurista «0.1». Exactly, since the artist considered himself a follower of Marinetti and his manifesto released in 1909, with the painting in which he defines the zero degree of painting he changes course and departs from that world in which speed and objectivity were priorities conceptual. A work discussed, certainly, singular for the times and yet both formal and intellectual rupture. A bit like Fontana's cut. In this regard, Malevič notes in his notebook: "We, who even yesterday were futurists (...) got rid of futurism, and being the most daring, we spat on the altar of his art". And the black color served as a clear and simple ambassador of the message.


Kazimir Malevič, Quadrato Nero

Buona parte degli artisti del Novecento seguono le orme del russo, giustapponendo però il neo ad altri colori e, soprattutto, attribuendo alla scelta di tonalità (e medium) altri significati: da Mark Rothko a Enrico Castellani. Anche gli artisti contemporanei sfruttano il non colore per dare significato alla loro pratica e all’esprit du temps. Francesco De Prezzo (Lecce, 1994), con la serie Black Painting, esercita la sua prassi di pittore proprio sfruttando le dicotomie di luci e ombre risalenti al nero, cercando di porre spunti di riflessioni circa lo spazio, il concetto di tempo e permanenza delle immagini stesse. Il risultato sono dipinti apparentemente monocromi: nascono infatti come opere figurative, la cui immagine sottostante viene, pennellata dopo pennellata, (semi) cancellata dal nero (e dal bianco), creando così un moto potenzialmente infinito.


Most of the artists of the twentieth century follow in the footsteps of the Russian, juxtaposing the mole with other colors and, above all, attributing other meanings to the choice of shades (and mediums): from Mark Rothko to Enrico Castellani. Even contemporary artists exploit non-color to give meaning to their practice and to the esprit du temps. Francesco De Prezzo (Lecce, 1994), with the Black Painting series, exercises his practice as a painter by exploiting the dichotomies of lights and shadows dating back to black, trying to give ideas for reflections about space, the concept of time and permanence of images themselves. The result is apparently monochrome paintings: they are born as figurative works, whose underlying image is, brushstroke after brushstroke, (semi) canceled by black (and white), thus creating a potentially infinite motion.


Francesco De Prezzo, Black Painting


Yohji Yamamoto, Comme des Garçons, Maison Margiela, Azzedine Alaia. Sono solo alcuni dei nomi di fashion designer che negli anni hanno sviluppato la loro firma di stile creando collezioni in cui il nero è spesso e volentieri il macro-dettaglio fondamentale. Come nell’arte, anche in questo frangente, il significato è sia simbolico che concettuale, di rottura, rispetto all’opulenza di abiti enfatizzata spesso dai colori. Non è un caso che, come giustapposizione, questi stilisti abbiano imbastito intere collezioni in bianco. La mezza misura, l’alternativa, è un’eccezione che in ogni caso hanno saputo rendere concreta grazie al loro genio, plasmando le forme di interi guardaroba. Tuttavia, il nero permane come base, tema di riflessione su una moda sempre più legata all’esposizione di sé, anziché all’espressione di un linguaggio istantaneo, sia del corpo che, appunto, dello spirito dei tempi. Eccezioni - i creativi giapponesi, il belga e il tunisino - non sempre compresi, accettati come belli, ma tra i più importanti, almeno per una certa critica ed estimatori. E se non fosse stato per il nero, per una scelta così apparentemente drastica, forse non sarebbe possibile.


Yohji Yamamoto, Comme des Garçons, Maison Margiela, Azzedine Alaia. These are just some of the names of fashion designers who over the years have developed their signature style by creating collections in which black is often the fundamental macro-detail. As in art, even in this juncture, the meaning is both symbolic and conceptual, breaking with respect to the opulence of clothes often emphasized by colors. It is no coincidence that, as a juxtaposition, these designers have created entire collections in white. The half-size, the alternative, is an exception that in any case they have been able to make concrete thanks to their genius, shaping the shapes of entire wardrobes. However, black remains as a basis, a theme for reflection on a fashion increasingly linked to self-exposure, rather than to the expression of an instant language, both of the body and, indeed, of the spirit of the times. Exceptions - Japanese creatives, Belgian and Tunisian - not always understood, accepted as beautiful, but among the most important, at least for some critics and admirers. And if it weren't for black, for such an apparently drastic choice, maybe it wouldn't be possible.

Julia Nobis by Anthony Maule for Numero #136 september in Comme des Garçons