• Giuliana Schiavone

"I'm not here". Paolo Notaristefano racconta le sue "prossimità relative" tra suoni e segni visivi



Paolo Notaristefano



Soggetti indefiniti, spesso amorfi, visioni distorte e rarefatte confluiscono nella ricerca pittorica dell’artista Paolo Notaristefano, prediligendo spesso la carta come supporto privilegiato. La presenza dei soggetti è spesso emblematica di assenze che ci appartengono, a prima vista paradossali, ma che offrono allo spettatore quella libertà illimitata di assegnare significati e valori alle opere. I'm not here diventa così uno stato e un privilegio. Di queste possibilità di esistenza e punti di osservazione ne parliamo con l’artista in questa intervista.

Indefinite subjects, often amorphous, distorted and rarefied visions converge in the pictorial research of the artist Paolo Notaristefano, often preferring paper as a privileged support. The presence of the subjects is often emblematic of absences that belong to us, paradoxical at first sight, but which offer the viewer that unlimited freedom to assign meanings and values to the works. I’m not here thus becomes a state and a privilege. We talk about these possibilities of existence and points of observation with the artist in this interview.


Paolo, quali sono stati gli input principali e i momenti più importanti del tuo percorso formativo, quelli che ti hanno segnato artisticamente? Quali sono le fonti di ispirazione, le epoche e gli stili che in qualche modo hanno lasciato una traccia anche indiretta?


- Bene. Se oggi sono qui a rispondere a questa domanda lo devo soprattutto a mio fratello Mino. 10 anni più di me, in lui ho visto il genio e non solo. Davvero. Da quando io abbia ricordi, è il suo il primo disegno dove ho perso il mio sguardo, i primi accordi dove ho scoperto la musica, suo il primo oggetto trasformato in arte. Anche la scelta di abbandonare l’istituto alberghiero a 14 anni (intrapreso perché si diceva che dopo si trovava lavoro subito e quindi tutti mi consigliarono di farlo) per studiare grafica pubblicitaria. Lui frequentò lo stesso istituto, e da lì provenivano quei disegni. Erano disegni a penna colorata di visi di donne. Rimasi rapito dal suo uso del tratteggio a china. Sfumature a cui sono rimasto molto affezionato... Quindi la mia prima piattaforma di formazione artistica vera e propria è stata quell’ora a settimana di storia dell’arte (il cui professore era lo stesso di mio fratello) dove ho finalmente scoperto di voler fare cose come quelle che erano nel libro n.4 “dall’impressionismo all’action painting”. Però non feci altro che continuare a disegnare i miei mostriciattoli. A 14 anni non pensavo ad una formazione artistica, ero più interessato a una formazione professionale come grafico viste le necessità di un lavoro e subito, e non avevo neanche la minima idea di fare l’accademia. Piuttosto iniziai sempre più a interessarmi alla musica e iniziai a suonare la batteria prima ancora che ne avessi una. Questa passione nacque dal ricordo di quando avevo 7 anni: sempre mio fratello aveva una band nel laboratorio di mio padre e un paio di volte ho assistito a delle prove, segnandomi per sempre. Lo stesso chitarrista, 10 anni dopo, sarà il chitarrista della mia band. A 17 anni registro il mio primo album con i TOUGSBOZUKA. A 18 anni lavoro per un’agenzia di grafica nel mio paese dove un mio collega era il terzo membro della band. Da quel momento in poi la musica, suonare tutti i santi giorni, comporre canzoni, imparare a suonare e ad ascoltare era all’ordine del giorno. Dopo un po', stufo della pubblicità, decido di fare l’Accademia di Belle Arti, fare pittura e trasferirmi a Bari, anche se ogni fine settimana tornavo nel mio paese per suonare. Il mio primo esame di progettazione della pittura corrisponde al mio ultimo progetto in cui cerco di unire in un unico gesto segno e suono. In questo frangente di tempo ho voluto concentrarmi sullo studio della pittura, in particolare del segno. Ero molto colpito dal post impressionismo e da tutto quello che seguiva. I maestri del rinascimento e poi Munch, Goya, Lautrec erano i miei preferiti per l’arte figurativa. Ma per me tutto era importante meno che i nomi. La visita alla Tate Modern in gita a 18 anni aveva però già scombinato la mia esistenza. Ad esempio Jackson Pollock “Summertime: Number 9A”. Non avevo la cultura per capire quelle opere ma ne fui per sempre segnato. Il periodo dell’Accademia quindi è un “frullatore” di emozioni e cambiamenti che hanno creato come un frappè il mio prodotto artistico. Ah dimenticavo, il colpo di grazia mi è stato inferto dalle opere di Kiefer e Kentridge a Milano e dai light paintings di Brian Eno a Bari. -


Paolo, what are the main inputs and the most essential moments of your training path that artistically influenced you? What are the sources of inspiration, eras and styles that somehow have left a trace in you even indirectly?


- Well. If I am here today answering this question, I owe it above all to my brother Mino. 10 years older than me, in him I saw the genius and beyond. Really. Ever since I remember, is his first drawing where I lost my gaze, the first chords where I discovered music, the first object transformed into art. Also the choice to abandon the hotel institute at the age of 14 (it was chosen because it was said that you could find immediately job, so everyone suggested me to do it) in order to study graphic design. He attended the same school, and that’s where those drawings come. They were colored pen drawings of women's faces. I was enraptured by his use of the china hatch. Shades to which I remained very attached… So my first real artistic training platform was the hour of History of Art per week, (the professor was the same as my brother.) Where I finally found out that I wanted to do things like those that were in book no. 4 "from impressionism to action painting". But I did nothing but continue to draw my little monsters. At 14 I wasn't thinking about an artistic training, I was more interested in a professional training as a graphic designer due to the need of a job immediately, and I had absolutely no clue on ​​doing the academy. I was getting more and more interested in music and I started playing drums even before I had one. This passion comes from the memory of when I was 7 years old: my brother always had a band in my father's laboratory, and a few times I assisted, influencing me permanently. The same guitarist 10 years later will be the guitarist of my band. At 17 I record my first album with the band TOUGSBOZUKA. At 18 I work for a graphics agency in my town, where a colleague of mine was the third member of the band. And from that moment, music, playing every single day, composing songs, learning to play and to listen was on the agenda. After a while, tired of advertising I decided to do the Academy of Fine Arts, choosing Painting and move to Bari, even if every weekend I went back to my country to play. My first painting design exam corresponds with my latest project where I try to combine sign and sound in a single gesture. At this point of time I wanted to focus on the study of painting, in particular of the sign. I was very impressed with post impressionism and what comes after. The masters of the Renaissance and then Munch, Goya, Lautrec were my favorites for figurative art. But everything was important to me, except the names. The visit to the Tate Modern on a trip at the age of 18 had already influenced my existence. For example “Summertime: Number 9ª” by Jackson Pollock. I had no basis for the understanding of those works but I was forever marked by them. The period of the Academy is therefore a blender of emotions and changes that have created my artistic product like a frappe. Ah, I forgot that the coup de grace was dealt to me by the works of Kiefer and Kentridge in Milan and the light paintings by Brian Eno in Bari. -


Paolo Notaristefano, Resti, from series oil and paper on board 65 x 32 cm



I’m not here. Un’opera dispersiva sul concetto di presenza. In un certo senso, la presenza del soggetto è effimera, transitoria e indefinita, e si lascia narrare attraverso frammenti. Qual è la genesi di questo lavoro?


- Questo lavoro lo reputo dispersivo in un certo senso perché la sua genesi appunto non è ben definita come può esserlo una rappresentazione pittorica. L’opera nasce dal caso e poi è rielaborata dagli eventi: ho voluto rappresentare un’opera e non realizzare una rappresentazione. La rappresentazione pittorica però c’è (titolo: Hidden parts of ourselves), ovvero il soggetto assente. Un po’ come le opere site-specific ho voluto creare un lavoro appositamente per la mostra alla quale ho partecipato presentando però non l’opera pittorica in quanto tale, ma un suo frammento, una sua fotografia e una sua copia a olio in scala ridotta. In realtà è solo il primo di un progetto a matrioska che andrà avanti chissà per quanto. Per intenderci, l’erede di “I’m not Here” sarà “I was not there” che sarà il dipinto del trittico esposto a Trani. -


I’m not here. A dispersive artwork on the concept of presence. In a certain sense, the presence of the subject is ephemeral, transitory and indefinite, and it can be narrated by fragments. What is the genesis of this work?


- I think this work is dispersive in a way, because its genesis is not well defined as a pictorial representation can be. The work comes from the case and it is then reworked by events: I wanted to represent a work and not to create a representation. However, the pictorial representation is there (title: Hidden parts of ourselves), or the absent subject. A little bit like site-specific works, I wanted to create a work specifically for the exhibition where I participated, not presenting the pictorial work, but instead a fragment of it, a photograph of it and a small-scale oil copy of it. In reality it is only the first of a matryoshka project that will go on for who knows how long. More precisely, the consequence of "I’m not here" will be "I was not there" which will be the painting of the triptych exhibited in Trani. -


Paolo Notaristefano, Resti, from series oil and paper on board 26 x 14 cm



Nei tuoi processi creativi, come entrano in relazione segni visivi e pittorici con il linguaggio della musica?


- Sinceramente non mi è ancora molto chiaro come fisicamente possano entrare in relazione se non con un microfono che registra i suoni della pittura. Ma sulla sfera immateriale per me sono la stessa cosa. Nello stesso approccio in cui inizio a dipingere, inizio a suonare uno strumento, e ciò deriva da studi approfonditi sull’improvvisazione. Proprio grazie a questa relazione tendo sempre più ad un approccio performativo e sperimentale alla pittura insieme all’ingegneria audio. -


In your creative processes, how do visual and pictorial signs connect with the language of music?


- Honestly, it is not yet clear to me how physically they can enter into relationship if not by a microphone that records the sounds of painting. But on the immaterial level they are the same for me. In the same approach in which I start painting, I start playing an instrument, and it derives from extensive studies on improvisation. Due to this relationship, I tend more and more to a performative and experimental approach to painting combined with audio engineering. -


Paolo Notaristefano, I am not here, oil on canvas, 2020



Trovo particolarmente interessante la locuzione “Proxemic Relativities”. Che cosa sono per Paolo Notaristefano?


- Lo studio della prossemica mi colpì particolarmente quando studiavo psicologia della comunicazione alle superiori. Anche lo studio della distanza estetica dell’arte visiva mi ha sempre affascinato. In quest’opera cerco di sintetizzare in una sola immagine il dramma che vivono le opere d’arte che vengono fruite passivamente, perdendo quel contatto puro, magico, quasi ipnotico che la contemplazione di un osservatore gli donava. Un osservatore che vede aldilà dei pixel, della didascalia o aldilà degli hashtag e dei likes, e delle quotazioni di mercato, e bla bla bla... Con relatività prossemiche voglio mettere l’accento sul ruolo dell’osservatore che permette a un’opera di coesistere con l’universo e ne cambia la sua essenza a seconda di come viene osservata e fruita. Riducendosi anche a un semplice post di 500x500 pxl. -


I find particularly interesting the phrase "Proxemic Relativities". What do they mean to Paolo Notaristefano?


- The study of proxemics particularly struck me when I studied psychology of communication during the college. Even the study of the aesthetic distance in visual art has always fascinated me. In this work I try to synthesize in a single image the drama experienced by the works of art that we passively enjoy, losing that pure, magical, almost hyponotic contact that the contemplation of an observer can provide. An observer who sees beyond the pixels, the caption or beyond the hashtag and the likes and market prices and bla bla bla ... With proxemic relativities I want to emphasize the role of the observer that allows a work to coexist with the universe and that can transform its essence according to how it is observed and enjoyed. Also becoming a simple post of 500x500 pxl. -


Paolo Notristefano, Idolo, oil and paper on wood panel 40 x 40 cm



Quali sono i progetti su cui stai lavorando?


- Attualmente sto tornando a sperimentare i linguaggi audiovisivi sotto un aspetto più figurativo e più attento alla mia ricerca pittorica. Sto lavorando per consolidare un nuovo team con ingegneri audio e videomakers con cui lavorare per espandere questo progetto. -


What are the projects you are working on?


- I am currently returning to experimenting audiovisual languages from a more figurative and more attentive aspect to my pictorial research. I am working to consolidate a new team with audio engineers and videomakers to work with in order to expand this project. -



L’arte. Tradizione o innovazione?


- Se un’innovazione è potenzialmente una tradizione del futuro, mi chiedo, ha senso opporre uno all’altro? -


Art. Tradition or innovation?


- If an innovation is potentially a tradition of the future, I ask myself if does it make sense to oppose one to the other? -


Paolo Notaristefano, Terraformazione, oil and paper on wood panel 40 x 40 cm



In quale direzione pensi dovrebbe lavorare il “sistema” dell’arte per valorizzare progetti artistici?


- Non ne ho idea. So troppo poco del “sistema dell’arte”. So solo che in Italia il codice dei beni culturali non viene rispettato affatto. Le leggi sono già utopia. -


In which direction do you think the "system" of art should work to enhance artistic projects?


- I have no idea. I know too little about the "art system". I only know that in Italy the Code for Cultural Assets is not respected at all. Laws are already utopia. -


Instagram: paolo_notaristefano

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