• Ilaria Introzzi

Abbiamo le prove che una lacrima ci salverà, riscoprendo la bellezza



Man Ray, Lacrime di vetro, 1932



Chi è seguace di Emile Cioran sa bene che il filosofo non è avvezzo all’ottimismo. Questo in linea generale, perché in realtà l’aforista e sociologo romeno offre in ogni pubblicazione uno specchio il più fedele possibile alla realtà. Anche in Al culmine della disperazione, la sua prima opera di filosofia, datata 1934. Nel libro è contenuta la frase: “Una lacrima ha radici più profonde del sorriso”. E da questa parte una riflessione sulla commozione, sul pianto delicato che fa scogliere ogni nodo interiore, sublimando il quotidiano. Quando accade? Nel momento in cui s’incontra la bellezza, non solo dal punto di vista estetico, dell’osservazione e basta. Ma quel bello che scuote dentro di noi qualcosa, perché mosso da ben altre emozioni personali, intime.

Anyone who is a follower of Emile Cioran knows well that the philosopher is not used to optimism. This in general, because in reality the Romanian aphorist and sociologist offers in each publication a mirror that is as faithful as possible to reality. Also in Al culmine della disperazione, his first work on philosophy, dated 1934. The book contains the sentence: “A tear has deeper roots than a smile”. And on this side a reflection on emotion, on the delicate cry that dissolves every inner knot, sublimating the everyday. When does it happen? When beauty is encountered, not only from an aesthetic point of view, of observation and that's it. But that beauty that shakes something inside us, because it is moved by many other personal, intimate emotions.


Nel 1817 Marie-Henri Beyle aka Stendhal decide, come molti suoi contemporanei, di fare il cosiddetto Grand Tour in giro per l’Italia, raccontandolo poi nel volume Roma, Napoli e Firenze. Ed è proprio nel capoluogo toscano che l’autore subisce la più alta forma di impatto emotivo, uno shock: “Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere”. Che sia pianto o svenimento, ecco l’origine della sindrome di Stendhal. Il bello è che non ha nulla a che vedere con la malattia anzi, è sintomo di estasi, di gioia.


In 1817 Marie-Henri Beyle aka Stendhal decided, like many of her contemporaries, to make the so-called Grand Tour around Italy, then recounting it in the volume Rome, Naples and Florence. And it is precisely in the Tuscan capital that the author suffers the highest form of emotional impact, a shock: "I had reached that level of emotion where the celestial sensations given by the arts and passionate feelings meet. Coming out of Santa Croce I had a heartbeat, life for me had dried up, I walked fearing to fall ”. Whether it is crying or fainting, this is the origin of Stendhal's syndrome. The beauty is that it has nothing to do with the disease, on the contrary, it is a symptom of ecstasy, of joy.




Pianto per la morte di Meleagro, rilievo funebre di età romana. Museo del Louvre, Parigi



Perché si reagisce così, liberandosi da scomode catene interiori che poi sono le vocine che dicono “non lasciarti andare” o frasi de genere? Per avere una risposta esauriente bisognerebbe chiedere a ogni lacrima il motivo della sua esistenza ed è pressoché impossibile. Però qualche ipotesi si può fare. Premesso che ci si riferisce al quadro x ma potrebbe essere anche l’osservare un gesto di solidarietà o d’amore, il motivo della commozione davanti a un lavoro del genere è che riguarda l’osservatore dal punto di vista personale. Un occhio, una mano, un busto. Tutto potrebbe smuovere l’emozione. Anche una posizione: pensiamo a quando si aprono le braccia per stringere a sé una persona e quante volte, in tali occasioni, ci si lascia andare. E così ci si crogiola in tutta questa bellezza.


Why does he react like this, freeing himself from uncomfortable inner chains that are the little voices that say "don't let go" or phrases of that kind? To have an exhaustive answer it would be necessary to ask each tear the reason for its existence and it is almost impossible. However, some hypotheses can be made. Given that we are referring to painting x but it could also be observing a gesture of solidarity or love, the reason for the emotion in front of such a work is that it concerns the observer from a personal point of view. One eye, one hand, one bust. Everything could move the emotion. Even a position: let's think about when we open our arms to hug a person and how many times, on such occasions, we let ourselves go. And so we bask in all this beauty.



Rogier van der Weyden, Deposizione, dettaglio, 1435-1440



In Tristezza Italo Svevo scrive che “le lacrime sostituiscono talvolta un grido”. Ed è certamente così. Del resto ognuno utilizza personalissimi modi di esprimersi. Ma l’urlo non è solo di dolore. Si rivela meraviglioso quando, dopo tanta afflizione, significa libertà. Un ritrovato equilibrio con il proprio spirito. E molti artisti riflettono proprio sulle lacrime come concetto di valore. Persino Man Ray con le sue Lacrime di vetro. E così il pianto trova un nuovo significante, liberandosi dai tabù, uscendo alla luce. Lo si accolga nuovamente e si viva, se accade, come pratica quotidiana.


In Tristezza Italo Svevo writes that "tears sometimes replace a cry". And it certainly is. After all, everyone uses very personal ways of expressing themselves. But the scream is not only of pain. It turns out wonderful when, after so much affliction, it means freedom. A rediscovered balance with one's spirit. And many artists reflect precisely on tears as a concept of value. Even Man Ray with his Lacrime di vetro. And so crying finds a new meaning, freeing itself from taboos, coming out into the light. Accept it again and live, if it happens, as a daily practice.




Chiesa di Santa Croce, Firenze, vista dall'alto