• Ilaria Introzzi

Plagio: la piaga intellettuale e creativa del ventunesimo secolo / Plagiarism: the intellectual and

Plagio. Duplicare un artefatto in modo palese, appropriandosi dell’atto stesso di averlo creato. Certo, una maglietta bianca è verosimilmente uguale a qualsiasi altra sua omologa, e stupirsi del fatto in sé sarebbe da folli. Ma quando si parla di ruberia circa intere collezioni di moda, soprattutto quella alta, l’Haute Couture, o di capolavori dell’arte, arrivando così alle opere letterarie e musicali, la faccenda si fa seria. Tuttavia, lo scopo non è rinfrescare la mente di chi legge con fatti di cronaca a riguardo, quanto piuttosto riflettere sul perché ci sia la necessità di possedere qualcosa che è già stato creato e posseduto da altri in precedenza.

I furfanti della creatività, sono così per stima o per carenza di inventiva? Sono consci quando rubano o ignari del gesto? Evidentemente sono domande retoriche, ma vanno poste per suscitare un certo dibattito e capire quanto il diritto d’autore, in tempi di società post-liquida e dell’immagine, valga ancora.

Petrarca nelle sue lettere, scritte e rivolte, tra gli altri a Boccaccio, spiega come il gioco della riproduzione sia inteso dal poeta come una sorta di omaggio ai grandi - nel suo caso i suoi omologhi latini e greci - e un modo per imparare. Tuttavia, non me ne voglia l’autore del Canzoniere, egli opera più della citazioni che dei copia e incolla.

Plagiarism. Duplicate an artifact in an obvious way, appropriating the very act of having created it. Of course, a white t-shirt is likely to be the same as any other homologation, and to be amazed at the fact itself would be foolish. But when it comes to stealing about entire fashion collections, especially the high, the Haute Couture, or masterpieces of art, thus coming to literary and musical works, the matter becomes serious. However, the purpose is not to refresh the mind of the reader with news stories about it, but rather to reflect on why there is a need to possess something that has already been created and owned by others before.

The villains of creativity, are they so for esteem or for lack of inventiveness? Are they conscious when they steal or unaware of the gesture? Evidently they are rhetorical questions, but they must be asked to arouse a certain debate and understand how much copyright, in times of post-liquid society and image, still holds something.

Petrarch in his letters, written and addressed, among others to Boccaccio, explains how the game of reproduction is understood by the poet as a sort of tribute to the greatest - in his case his Latin and Greek counterparts - and a way to learn. However, I do not want the author of the Canzoniere, he works more than the citations that copy and paste.

Il Bacio, dipinto di Valerio Adami (2013)

Quante volte in un quadro moderno o addirittura contemporaneo è possibile leggere delle linee estetiche di autori del passato, in particolare Picasso e De Chirico, due grandi geniali maestri? Visitando la mostra Ligne(s) de vie al Musée Jean Cocteau di Mentone (Francia) dedicata al pittore bolognese Valerio Adami (1935), aperta fino al 5 novembre 2018, si ritrovano i due autori in alcuni tratti dei quadri di Adami: la costruzione dei corpi nella composizione, l’inserimento di simboli classici. Ma non sono che cenni, discrete riverenze, riscontrabili, per altro in una manciata di opere. Il resto è prova di uno stile unico, costruito nel tempo. Non si tratta di un becero latrocinio.

In effetti, con l’arte figurativa il discorso si fa più complesso, poiché le scuole e i movimenti hanno contribuito a delineare il modus operandi degli artisti. Inoltre, l’iconografia, soprattutto biblica, gioca un ruolo determinante. Si pensi alla posa di Cristo, appena morto in croce, avvolto dalle braccia di sua madre, Maria, la maggior parte dei lettori avrà in mente la Pietà (1497 circa) di Michelangelo Buonarroti, ma anche altri grandi pittori hanno dipinto o scolpito la scena, alcuni prima di Michelangelo: da Giotto, con il suo Compianto sul Cristo Morto (1303-1305) fino a Giuseppe Veneziano, autore di La pietà di Superman (2010). Risulta evidente che in questi casi, sebbene talvolta il confine sia poco netto, il plagio è inesistente.

How many times in a modern or even contemporary artwork is it possible to read the aesthetic lines of authors of the past, in particular Picasso and De Chirico, two great master teachers? Visiting the exhibition Ligne(s) de vie at the Musée Jean Cocteau in Menton (France) dedicated to the Bolognese painter Valerio Adami (1935), open until 5 November 2018, the two authors are found in some sections of the paintings by Adami: the construction of the bodies in the composition, the insertion of classical symbols. But they are not hints, discreet reverences, verifiable, for another in a handful of works. The rest is proof of a unique style, built over time. It is not about a boorish buccaneer.

In fact, with the figurative art the discourse becomes more complex, since the schools and the movements have helped to delineate the modus operandi of the artists. Furthermore, iconography, especially biblical, plays a decisive role. Think of the pose of Christ, just died on the cross, wrapped by his mother's arms, Maria, most readers will have in mind the Pietà (about 1497) by Michelangelo Buonarroti, but also other great creators have painted or sculpted the scene, some before Michelangelo: from Giotto, with his Compianto sul Cristo Morto (1303-1305) up to Giuseppe Veneziano, author of La pietà di Superman (2010). It is evident that in these cases, although sometimes the border is not very clear, plagiarism is non-existent.

La Pietà di Michelangelo Buonarroti, 1497 circa

Con la letteratura e soprattutto il giornalismo 2.0, le cose cambiano e le sfumature si fanno più netti, portando alla luce casi conclamati, senza nemmeno dover fare nomi o citare delle date, visto che riguardano la nostra contemporaneità. Ma cosa spinge, allora, alla messe in mostra di qualcosa che a tutti gli effetti e con ogni evidenza non è proprio? Dipende, sono tanti i fattori che contribuiscono: nel caso di chi si appropria di articoli di giornale (o blog) scritti da altri, beh, qui o è pigrizia oppure incapacità di mettere in fila due parole di senso compiuto o, ancora, l’ansia da prestazione imposta dalla società della vitesse. Soprattutto l’ultimo caso, porta alla luce le difficili dinamiche date dal web, le quali talvolta mancano nel dare spazio a coloro i quali sembrano meritarlo realmente. In realtà, Google & co si stanno occupando già di tutelare l’originalità del post pubblicato, quindi del suo autore. Bisogna fare attenzione e verificare le fonti. Del resto, va bene citare, ma con l’accortezza, ossia eleganza, di trascrivere l’autore.

With literature and especially journalism 2.0, things change and the nuances are clearer, bringing to light outright cases, without even having to name or mention dates, given that they concern our contemporaneity. But what pushes, then, to the exhibition of something that in all respects and with all evidence is not really yours? It depends, there are many factors that contribute: in the case of those who appropriated newspaper articles (or blogs) written by others, well, here or laziness or inability to line up two words of meaning made or, again, the anxiety imposed by the society of vitesse. Especially the last case, brings to light the difficult dynamics given by the web, which sometimes lack in giving space to those who seem to really deserve it. In fact, Google & co are already looking to protect the originality of the published post, then its author. Care must be taken and sources checked. After all, it is good to mention, but with the foresight, or elegance, to transcribe the author.

Giuseppe Veneziano, La Pietà di Superman (2010)

Nella moda le cose non sono molto diverse. Da anni, infatti, couturier continuano a dibattere su chi ha disegnato prima un pezzo o sull’aver riprodotto la stessa stampa o, addirittura, il colore stesso di una suola di scarpe. Quello che spaventa maggiormente, almeno nel settore in questione, è che suddetti episodi si hanno anche nell’Alta Moda, ossia quella parte la quale dovrebbe essere imbastita e dedicata al solo esercizio creativo.

Si potrebbe dire che se non si è in grado di fare un mestiere - anche se (purtroppo) oggi sono tutti convinti di poter essere grandi stilisti, artisti, scrittori e giornalisti - è meglio si abbandoni la nave. Può darsi. Quello che sconcerta è che a prendere ispirazione in tutto e per tutto da altri, sono coloro i quali hanno contribuito, nei tempi passati, a fare la storia del fashion business, portando i magazine patinati a definirli, e non a torto, almeno all’epoca, dei “geni” o degli “enfant prodige”. Non si tratta, allora, di una questione relativa alla capacità o alla competenza, quanto, piuttosto, a una questione di rispetto.

Things are not very different in fashion. For years, in fact, couturier continue to debate about who first drew a piece or about having reproduced the same print or, even, the color itself of a shoe sole. What most frightens, at least in the sector in question, is that these episodes are also in Haute Couture, that part which should be basted and dedicated only to creative exercise.

One could say that if you are not able to do a job - even if (unfortunately) today they are all convinced that they can be great designers, artists, writers and journalists - it is better to abandon the ship. Maybe. What is bewildering is that to take inspiration in all respects from others, are those who have contributed, in the past, to make the history of fashion business, bringing the glossy magazines to define them, and not wrongly, at least at the time, “geniuses” or “enfant prodige”. So it is not a question of capacity or competence, but rather a question of respect.

Rudyard Kipling

Richard A. Poser ha scritto Il Piccolo Libro del Plagio (Elliot Edizioni), un pamphlet che discute le questioni in oggetto, chiedendosi soprattutto se “nell’era digitale ha senso parlare di originalità” e “dove finisce l’ispirazione e inizia il furto.” Un ottimo spunto per fare il punto della situazione, in un epoca in qui non sia ha il tempo per pensare, letteralmente. Sopratutto da coloro i quali vengono derubati. Essi, infatti, non sempre decidono di agire. Le motivazioni possono essere molteplici, e non è possibile disquisirle in toto. Quello che si può fare, però, è riflette proprio sulla necessità di alzare la voce, sopratutto oggi, nei tempi in cui chiunque, grazie e a causa, evidentemente, dei social media e di internet, i quali - è bene ricordarlo - non sono i carnefici, ma solo strumenti di tali soggetti, è in grado di copiare e di poter dire: “l’ho fatto io”. La dignità dell’opera e del lavoro svolto per realizzarla dovrebbero venire prima di tutto il resto.

Dunque, alla fine, il discorso termina vagliando due possibilità, messe in scena per un unico obiettivo: riportare il valore intellettuale di una qualsiasi opera, se non agli anni passati almeno a quelli in cui l’energia creativa era vitale e si sostituiva alla sottrazione di idee una forte collaborazione tra persone, al fine di alimentare il proprio gusto estetico. Allora, o si passa per via legali, concrete, quindi definitive, oppure si invoca l’atteggiamento positivo proposto dallo scrittore britannico Rudyard Kipling: “Essi hanno copiato tutto quello che potevano riuscire a seguire ma non potevano copiare la mia mente, e io li ho lasciati a terra a rubare ed un anno e mezzo indietro.”

Richard A. Poser wrote Il Piccolo Libro del Plagio (Elliot Editions), a pamphlet that discusses the issues in question, wondering especially if “in the digital age makes sense to talk about originality” and “where the inspiration ends and theft begins.” A good starting point to take stock of the situation, in an era in here is not have time to think, literally. Especially from those who are robbed. In fact, they do not always decide to act. The motivations can be multiple, and it is not possible to discuss them in toto. What can be done, however, is reflected precisely on the need to raise the voice, especially today, in the times when anyone, thanks and due, of course, social media and the Internet, which - it is good to remember - are not the executioners, but only instruments of these subjects, is able to copy and to be able to say: “I did it”. The dignity of the work and of the time spent to achieve it should come before everything else.

So, finally, the discourse ends by looking at two possibilities, staged for a single objective: to bring back the intellectual value of any work, if not to the past years at least to those in which the creative energy was vital, and substituted the subtraction of ideas a strong collaboration between people, in order to feed their aesthetic taste. Then, either we go through legal, concrete, then definitive action, or we invoke the positive attitude proposed by the British writer Rudyard Kipling: “They have copied everything they could follow but could not copy my mind, and I have them left on the ground to steal and a year and a half back.”

Il Piccolo Libro del Plagio, Richard A. Posner (Elliot Edizioni)​

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