• Ilaria Introzzi

Questa poesia da premio nobel spiega come la fine non sia nient'altro che l'inizio e viceversa


Un ritratto di Wisława Szymborska


Eccoci qui, trasportati impotenti nel 2022. Un nuovo anno. C’è chi si è fatto tutte e tre le dosi di vaccino, chi aspetta di farlo. Alcuni si ribellano e preferiscono dire: “No, grazie”. C’è chi, in questi primi giorni di gennaio si è votato allo sci, altri alle mostre (molti musei sono rimasti aperti). La maggior parte è rimasta a casa, non tanto per essersi appesantita dai baccanali natalizi ma per il covid, contratto chissà come, dove, quando e perché. Eppure si era “boosterata" per bene. Giorgio Armani non farà sfilare in presenza la sua collezione uomo e non volerà a Parigi per quella d’Alta Moda. Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana ha dichiarato invece che la fashion week ci sarà comunque. Al momento anche Alta Roma, appuntamento i primi di febbraio, si farà. Il 2022 è iniziato e suona molto simile non tanto ai 365 giorni precedenti ma a due anni fa. Ecco spiegato come anziché proporre un pensiero sugli inizi tout court, abbiamo pensato di dedicarvi - come di consuetudine al ritorno dalle vacanze - una poesia che tratta della fine oltre, appunto, di preludi, perché mai come in questi primi anni dei nostri anni Venti abbiamo capito che la vita è un cerchio e tutto, ma proprio tutto, ritorno. Inevitabilmente. L’autrice del testo?


Here we are, transported helplessly into 2022. A new year. There are those who have had all three doses of the vaccine, who are waiting to do so. Some rebel and prefer to say: "No, thank you". There are those who, in these first days of january, have devoted themselves to skiing, others to exhibitions (many museums have remained open). Most stayed at home, not so much for being burdened by the Christmas bacchanalia but for the covid, contracted who knows how, where, when and why. Yet it had "boostered" for good. Giorgio Armani will not show his men's collection in attendance and will not fly to Paris for the Haute Couture one. Carlo Capasa, president of the National Chamber of Italian Fashion, stated instead that fashion week there it will be anyway. At the moment also Alta Roma, an appointment in early February, will take place. 2022 has begun and it sounds very similar not so much to the previous 365 days but to two years ago. This is why instead of proposing a thought about the beginnings tout court, we thought to dedicate to you - as usual on returning from holidays - a poem that deals with the end as well as preludes, because never as in these early years of our twenties have we understood that life is a circle and everything, absolutely everything Inevitably, the author of the text is Wisława Szymborska.


La Fine e l'Inizio


Dopo ogni guerra

c'è chi deve ripulire.

In fondo un po' d'ordine

da solo non si fa.

C'è chi deve spingere le macerie

ai bordi delle strade

per far passare

i carri pieni di cadaveri.


C'è chi deve sprofondare

nella melma e nella cenere,

tra le molle dei divani letto,

le schegge di vetro

e gli stracci insanguinati.


C'è chi deve trascinare una trave

per puntellare il muro,

c'è chi deve mettere i vetri alla finestra

e montare la porta sui cardini.


Non e' fotogenico

e ci vogliono anni.

Tutte le telecamere sono già partite

per un'altra guerra.


Bisogna ricostruire i ponti

e anche le stazioni.

Le maniche saranno a brandelli

a forza di rimboccarle.


C'è chi con la scopa in mano

ricorda ancora com'era.

C'è chi ascolta

annuendo con la testa non mozzata.

Ma presto

gli gireranno intorno altri

che ne saranno annoiati.


C'è chi talvolta

dissotterrerà da sotto un cespuglio

argomenti corrosi dalla ruggine

e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.


Chi sapeva

di che si trattava,

deve far posto a quelli

che ne sanno poco.

E meno di poco.

E infine assolutamente nulla.


Sull'erba che ha ricoperto

le cause e gli effetti,

c'è chi deve starsene disteso

con la spiga tra i denti,

perso a fissare le nuvole


The End and the Beginning


After every war

someone has to clean up.

Things won’t

straighten themselves up, after all.


Someone has to push the rubble

to the side of the road,

so the corpse-filled wagons

can pass.


Someone has to get mired

in scum and ashes,

sofa springs,

splintered glass,

and bloody rags.


Someone has to drag in a girder

to prop up a wall.

Someone has to glaze a window,

rehang a door.


Photogenic it’s not,

and takes years.

All the cameras have left

for another war.


We’ll need the bridges back,

and new railway stations.

Sleeves will go ragged

from rolling them up.


Someone, broom in hand,

still recalls the way it was.

Someone else listens

and nods with unsevered head.

But already there are those nearby

starting to mill about

who will find it dull.


From out of the bushes

sometimes someone still unearths

rusted-out arguments

and carries them to the garbage pile.

Those who knew

what was going on here

must make way for

those who know little.

And less than little.

And finally as little as nothing.


In the grass that has overgrown

causes and effects,

someone must be stretched out

blade of grass in his mouth

gazing at the clouds.