• Ilaria Introzzi

"Quattro Strade", otto minuti: perché il corto di Alice Rohrwacher è un invito a vivere in campagna


Quattro Strade (2021), Alice Rohrwacher


Bastano otto minuti di montato provenienti da una pellicola scaduta per trasferirsi in campagna. Immergersi nei campi, nei luoghi e nei personaggi totalmente reali dell’Italia bucolica, nell’aprile del 2020. In piena pandemia, la regista Alice Rohrwacher (Le Meraviglie, Lazzaro felice) rispolvera una vecchia cinepresa di 16 mm - “che non so usare, però ci provo” - vi infila il film e comincia un percorso d’immagini dalla sua casa immersa nella natura, sull’Appennino. Il risultato è Quattro Strade, disponibile per la visione sulla piattaforma Mubi, fonte di cinema indipendente senza pari.


Eight minutes of editing from an expired film are enough to move to the countryside. Immerse yourself in the fields, places and totally real characters of bucolic Italy, in april 2020. In the midst of the pandemic, director Alice Rohrwacher (Le Meraviglie, Lazzaro felice) dusts off an old 16 mm film camera - "that I don't know how to use , but I try ”- she slips the film into it and begins a journey of images from her house surrounded by nature, on the Apennines. The result is Quattro Strade, available for viewing on the Mubi platform, a source of unparalleled independent cinema.


Quattro Strade (2021), Alice Rohrwacher


Fotografie, più che un vero e proprio flusso continuo di immagini sotto forma di cortometraggio . Ma non importa perché il cinema è fotografia e viceversa. E da questi scatti, la voce narrante di Alice e la musica di Alfred Schnittke ci accompagnano a conoscere gente felice, nonostante tutto. Nonostante il virus. Camminando per est, rispetto al punto di partenza, c’è Enza, assieme al suo cane. Una “contadina solitaria” che non rinuncia alle sue camice e a portare avanti una realtà certamente non facile, fatta di sveglie all’alba e lavori di braccia, con il sorriso. Sistemandosi di tanto in tanto i capelli. E quando Rohrwacher la notte ha paura pensa alla donna “e la paura mi passa”. Il secondo ritratto è a sud, lungo una strada “poco frequentata”. Lì c’è Claudio, probabilmente un poeta, che si è “costruito da solo la sua piccola casa”. Un lupo solitario, discreto, con un grande sorriso con e attraverso il quale raccoglie fiori da un giardino segreto e accoglie i cani della zona che vanno a trovarlo. Al momento di salutarsi lui si accomiata con la mascherina, perché è così che bisogna fare al giorno d’oggi. Forse ancora per poco. Verso nord, infine, Alice dipinge il racconto di una famiglia che vive in una fattoria, alla fine di “un sentiero anarchico”. Mentre Alessandra e il marito Emanuele lavorano, le figlie si rotolano nei campi e giocano con i cani, che impariamo essere tra i protagonisti del luogo. Oltre al sorriso, visibile non soltanto attraverso la bocca ma anche gli occhi.


Photographs, more than a real continuous flow of images as a short movie. But it doesn't matter because cinema is photography and vice versa. And from these shots, Alice's narrative voice and Alfred Schnittke's music accompany us to meet happy people, despite everything. Despite the virus. Walking east, with respect to the starting point, there is Enza, together with her dog. A "lonely peasant" who does not give up on her shirts and to carry on a reality that is certainly not easy, made up of waking up at dawn and working arms, with a smile. Adjusting her hair from time to time. And when Rohrwacher is afraid at night, she thinks of the woman "and the fear passes away". The second portrait is to the south, along a "little frequented" road. There is Claudio, probably a poet, who "built his little house by himself". A solitary, discreet wolf with a big smile with and through which he collects flowers from a secret garden and welcomes the dogs of the area who visit him. At the moment of saying goodbye, he takes his leave with the mask, because this is how it is to be done nowadays. Maybe for a little while longer. Finally, towards the north, Alice paints the story of a family living on a farm, at the end of “an anarchist path”. While Alessandra and her husband Emanuele work, the daughters roll around in the fields and play with the dogs, which we learn to be among the protagonists of the place. In addition to the smile, visible not only through the mouth but also the eyes.

Quattro Strade (2021), Alice Rohrwacher


Un racconto delicatamente pasoliniano, nato probabilmente dall’istinto della creazione, dalla necessità di fare qualcosa, una cronaca del nostro tempo. Di quell’aprile tanto sofferto da moltissimi, specialmente da chi l’ha vissuto in città. Non è un caso, infatti, che a tanti sia balenato in testa il pensiero di trasferirsi in campagna o al mare o comunque in un posto lontano da metropoli spente, vuote. In quel periodo, quando il sole splendeva non si poteva godere dei suoi raggi, delle sue onde positive se si stava tra strade di cemento e binari del tram.

Quattro Strade, una manciata di minuti di film che vorresti non finissero mai, accompagnati da una sublime e catartica colonna sonora. Ma anche quattro passi, verso la libertà creativa, di azione, di gioia date dallo stare nella natura - l’unica vera arte che ci salverà - fotografata con lo stile unico di Rohrwacher.


A delicately pasolinian tale, probably born from the instinct of creation, from the need to do something, a chronicle of our time. That April suffered so much by many, especially those who lived in the city. It is no coincidence, in fact, that many have thought of moving to the countryside or to the sea or in any case to a place far from dull, empty metropolises. At that time, when the sun was shining, you could not enjoy its rays, its positive waves if you were between concrete roads and tram tracks.

Quattro Strade, a handful of minutes of film that you wish would never end, accompanied by a sublime and cathartic soundtrack. But also four steps, towards creative freedom, action, joy given by being in nature - the only true art that will save us - photographed with Rohrwacher's unique style.