• Ilaria Introzzi

Questa artista è emozione, tecnica e creazione in un'opera sola, poeticamente parlando, e tante vite


Rachele Amadori, ph Ellie Xifra


Rachele Amadori, nome d’arte Regen Oh, nasce tante volte. Non solo quel giorno di 33 anni fa in quel di Cinisello Balsamo, quando è venuta alla luce da una madre logopedista che l’ha aiutata con l’arte a uscire dalle balbuzie. E così Regen comincia a guardare il mondo con i suoi occhi azzurri e dipingerlo, trasportando la sua conoscenza, unita a una forte componente emotiva, su carta o tela, usando media diversi. Perché uno solo, mettiamo l’olio, non basta a rappresentare un simbolo, una mano o una donna allo specchio. Il tutto fatto con un sottofondo musicale, guardare per credere. Dove? Il 12 settembre dalle 12 alle 15 al Magnolia (Milano). Rachele, infatti, dipingerà live all’evento Street Art Exhibition.


Rachele Amadori, best known Regen Oh, was born many times. Not only that day 33 years ago in Cinisello Balsamo, when she was born by a speech therapist mother who helped her with art to get out of stuttering. And so Regen begins to look at the world with her blue eyes and paint it, conveying her knowledge, combined with a strong emotional component, on paper or canvas, using different media. Because just one, let's say oil, is not enough to represent a symbol, a hand or a woman in the mirror. All done with music in the background, just look at her. Where? On september 12 from 12 to 15 at Magnolia (Milan). Rachele, in fact, will paint live at the Street Art Exhibition event.


Rachele, quando hai deciso di comunicarti con l’arte?


- Risale a parecchio tempo fa. Da piccola soffrivo di balbuzie, in modo molto serio. Per fortuna mia madre era logopedista e psicomotricista e con me non volle usare le strade tradizionali perché, come lei del resto, aveva intuito una vena artistica, creativa, in me. E ha approfondito questo mezzo per portarmi, finalmente, a comunicare. Ero anche molto timida. È stato un mezzo molto consono per me. Fin da piccola ho raccontato così il mondo che vedevo. -


Rachele, when did you decide to communicate with art?


- It goes back a long time. As a child I suffered from stuttering, very seriously. Fortunately my mother was a speech therapist and psychomotor and she did not want to use the traditional roads with me because, like her, she had sensed an artistic, creative vein in me. And she has deepened this means to finally lead me to communicate. I was also very shy. It was a very suitable means for me. Since I was a child I have described the world I saw in this way. -

Know how, mixed media, Rachele Amadori

Quindi non sei come molti dei tuoi colleghi che hanno intrapreso il percorso artistico dopo aver visto un dipinto o una mostra.


- (Ride). No, anzi, è frutto di un percorso strettamente personale. Una ricerca, un modo per riuscire a uscire da un blocco che si è perpetuato anche durante l’adolescenza. -


So you are not like many of your colleagues who have embarked on the artistic path after seeing a painting or exhibition.


- (Laughs). No, on the contrary, it is the result of a strictly personal journey. A research, a way to be able to get out of a block that was perpetuated even during adolescence. -


Il tuo percorso personale non è stato semplice. Quanto influisce oggi ogni volta che ti appresti a dipingere o disegnare?


- Come tante storie, la mia non è stata semplice. Le persone che mi conoscono la definiscono “incredibile” perché in realtà sembra che abbia vissuto tantissime vite. Sicuramente questo è un fertilizzante per l’arte, perché apre tanti occhi. Diventi super sensibile a quello che ti circonda, anche se non credo che per fare arte serva una sensibilità particolare. Questo influisce nei miei disegni e spesso questa cosa, ciò che vivo lo tramuto in un disegno: rappresento ciò che ho negli occhi. Un po’ come la danza, la musica (amo ballare) è un codice, un flusso. Un insieme, senza troppe parole. -


Your personal journey hasn't been easy. How much does it affect today every time you get ready to paint or draw?


- Like so many stories, mine was not easy. People who know me call her "incredible" because it actually looks like she has lived so many lives. Surely this is a fertilizer for art, because it opens so many eyes. You become super sensitive to what surrounds you, even if I don't think you need a particular sensitivity to make art. This affects my drawings and often this thing, what I live I transform into a drawing: I represent what I have in my eyes. A bit like dance, music (I love to dance) is a code, a flow. A whole, without too many words. -


Che musica balli e ascolti?


- Amo il reggae, il soul ma non ho un genere preciso a cui sono particolarmente affezionata. Anche la musica italiana d’epoca. -


What music do you dance and listen to?


- I love reggae, soul but I don't have a specific genre that I'm particularly fond of. Even the Italian music of the time. -


E quando disegni l’ascolti?

- Sì, certamente. -


And when you draw do you listen to it?


- Sure. -


Io non riuscirei mai quando scrivo.


- Idem. E poi uso la scrittura quando disegno, a volte butto giù qualche appunto o addirittura qualche parola nell’opera. Però la musica è parte di me: quando dipingi ti aiuta ad andare un po’ fuori dagli schemi stessi del disegno, della tela. Sono anche una persona molto emotiva e quando sento che c’è qualche tumulto in me la musica mi è accanto. -


I can not when I write.


- Me too. And then I use writing when I draw, sometimes I jot down some notes or even a few words in the work. But the music is part of me: when you paint it helps you to go a little bit outside the very schemes of the drawing, of the canvas. I am also a very emotional person and when I feel there is some turmoil in me, the music is next to me. -

Res Divina, olio, Rachele Amadori

Res Divina, dettaglio, olio, Rachele Amadori


Da dove arriva il nome d’arte che hai scelto, Regen Oh?


- Come ogni adolescente anche io ho avuto il mio gruppetto di amiche a Cinisello Balsamo, dove sono cresciuta. E in quei contesti nascono i soprannomi. Tutti mi chiamavano Regen (da Rachele) e l’Oh è l’oh con cui ci si chiama così, tra ragazzi. E l’ho aggiunto, così, al mio soprannome. -


Where does the nickname you have chosen, Regen Oh, come from?

- Like every teenager, I too had my group of friends in Cinisello Balsamo, where I grew up. And in those contexts nicknames are born. Everyone called me Regen (from Rachele) and the Oh is the oh with which we call ourselves, among kids. And so I added it to my nickname. -


Vedo che utilizzi diverse tecniche, dalla pittura all’acquerello. Come mai e come scegli quella con cui realizzare un’opera?


- Non ho fatto studi accademici in ambito artistico. Tutto è nato per passione, per terapia, come ti dicevo. Ho anche fatto formazione in un centro, perché ho avuto un fratello schizofrenico. Tutto ciò mi ha arricchito molto, anche dal punto di vista antropologico e spirituale. Entrambi gli aspetti, poi, sono ricchi di una forte carica simbolica. Perciò quando dipingo è come se fosse la lettura di queste esperienze che ho fatto. Rispetto alla tecnica, la scelgo in base al dettaglio che desidero spiegare, mostrare. Se inizio con l’olio è possibile che poi ci metta dell’inchiostro perché secondo la mia visione è più coerente con l’elemento che vado a rappresentare. Emotività e funzionalità assieme. Soprattuto l’opera che ho esposto alla galleria Valid World Hall di Barcellona, che si chiama Res Divina, piano piano entrando sempre di più, dopo i colpi di colore, si notano tutte le texture particolari fatte con l’inchiostro. Mi piace che possa essere visto come un viaggio, o almeno un tentativo di esso -


I see you use different techniques, from painting to watercolor. Why and how do you choose the one with which to create a work?

- I have not done academic studies in the artistic field. Everything was born out of passion, for therapy, as I told you. I also did training in a center because I had a schizophrenic brother. All this has enriched me a lot, also from an anthropological and spiritual point of view. Both aspects, then, are rich in a strong symbolic charge. So when I paint it is as if it were the reading of these experiences that I have had. With respect to the technique, I choose it based on the detail I want to explain, to show. If I start with oil it is possible that I then put ink in it because according to my vision it is more consistent with the element I am going to represent. Emotion and functionality together. Especially the work that I exhibited at the Valid World Hall gallery in Barcelona, ​​which is called Res Divina, slowly entering more and more, after the strokes of color, you can see all the special textures made with ink. I love that it can be seen as a journey, or at least an attempt at it -


Liquid, mixed media, Rachele Amadori


Il fatto di non avere alle spalle una formazione ha condizionato le gallerie in cui hai esposto?


- A parte, forse, in una situazione devo dire che non ho trovato ostacoli. Non ho ricevuto molti rifiuti. Anzi, è andata meglio di quanto mi aspettassi. -


Did the fact that you have no training behind you affected the galleries in which you exhibited?


- Beside, perhaps, in a situation I must say that I have not found obstacles. I have not received much rejection. In fact, it went better than I expected. -


Mi pare di capire che sei una persona molto sensibile, come hai vissuto dal punto di vista artistico il primo lockdown?


- Quando è iniziato il lockdown ero in un momento complicato della mia vita: aborto, licenziamento. Avevo la necessità di trovare il mio diapason, il mio centro. E l’arte è il mezzo con cui l’ho fatto. Ho prodotto nel mio studio tipo 5 o 6 disegni, perché volevo comunicare quello che stavo vivendo, anche cose positive. L’arte mi ha salvata, ancora una volta. -

I understand that you are a very sensitive person, how did you experience the first lockdown from an artistic point of view?


- When the lockdown started I was in a complicated moment in my life: abortion, dismissal. I needed to find my tuning fork, my center. And art is the means with which I did it. I produced in my studio like 5 or 6 drawings, because I wanted to communicate what I was experiencing, even positive things. Art saved me, once again. -

Inside the tree, mixed media, Rachele Amadori


Su Instagram sei particolarmente attiva, mentre esistono tuoi colleghi che rifuggono i social. Tu no, perché?

- Parto da una grandissima svalutazione estetica. Ancora oggi posso dire che non mi accetto completamente. Questa strada dei social mi sta aiutando e non solo dal punto di vista della conoscenza verso gli altri, passando per la mia arte, ma anche di me stessa. Quando l’ho capito ho fatto un’illustrazione chiamata Mirror che va un po’ a raccontare questa storia. Per tutti arriva un momento in cui cala la maschera. Instagram per me è nato come una sfida. Certo, la socialità, l’incontrare persone dal vivo è una cosa che non scambierei mai. Lo definisco più un modo per mantenere dei collegamenti. -


On Instagram you are particularly active, while there are your colleagues who shy away from social media. Not you, why?


- I start from a huge aesthetic devaluation. Even today I can say that I do not accept myself completely. This path of social media is helping me and not only from the point of view of getting to know others, through my art, but also about myself. When I understood it, I made an illustration called Mirror that tells this story a bit. For everyone there comes a time when the mask drops. Instagram for me was born as a challenge. Of course, socializing, meeting people live is something I would never trade. I call it more of a way to maintain links. -


Ultimamente si parla molto di NFT (Non Fungible Token) legati all’arte e al conseguente collezionismo. Cosa ne pensi?


- Non sono una persona conservatrice. Devo provare tutto, prima di poter dire di no. Rispetto alla digital art, mi è stata proposta come strada e non la trovo un fuoco di paglia. La sto considerando, anche perché oggi non è facile mantenersi come artisti ed esplorare nuove strade, sempre nello stesso ambito, può essere interessante. -


Lately there has been a lot of talk about NFT (Non Fungible Token) related to art and the consequent collectors. What do you think about it?


- I'm not a conservative person. I have to try everything before I can say no. Compared to digital art, it was proposed to me as a way and I don't find it a flash in the pan. I am considering it, also because today it is not easy to maintain oneself as artists and to explore new paths, always in the same field, it can be interesting. -


Tra le opere che hai creato ne esiste una che senti più tua rispetto ad altre?


- Confine Estremo. Sono due mani che s’intrecciano, una fatta a inchiostro, l’altro a olio. È stata una delle prime opere che ho esposto. Credo che questo mix, tra colori, luci e altri elementi, rappresenti molte parti di me. -


Among the works you have created, is there one that you feel more yours than others?


- Confine Estremo. They are two hands that intertwine, one done in ink, the other in oil. It was one of the first works I exhibited. I think this mix of colors, lights and other elements represents many parts of me. -


Hai un messaggio che vuoi comunicare con quello che fai, oppure lasci agli altri la libera interpretazione delle tue opere?


- Credo che quando entro in relazione con le persone le cose siano più semplici di come le abbiamo fatte o pensate. Il semplificarsi, rendere tutto più umano, vicino. Quando espongono cerco sempre di dire: “Guarda che è più semplice di così”. Per quanto possa magari inserire dei miti greci, simboli o altre cose che ho approfondito nella vita. Ho una buona costruzione, conoscenza culturale. Ma poi alla fine è la semplicità, l’immediatezza quella che voglio trasmettere. -


Do you have a message that you want to communicate with what you do, or do you leave the free interpretation of your works to others?


- I believe that when I enter into relationships with people, things are simpler than how we have done or thought of them. Simplifying, making everything more human, close. When they exhibit I always try to say: "Look, it's simpler than that." Although it may perhaps include Greek myths, symbols or other things that I have deepened in life. I have a good built, cultural knowledge. But then in the end it is simplicity, immediacy that I want to convey. -