• Eleonora Gargantini

RITORNI / RETURNS

“Ritornerai Lo so ritornerai E quando tu Sarai con me Ritroverai Tutte le cose che Tu non volevi Vedere intorno a te

E scoprirai Che nulla è cambiato Che sono restato L'illuso di sempre

Ed è per questo Che tu Ritornerai Ritornerai

Ti senti sola Con la tua libertà Ed è per questo Che tu Ritornerai Ritornerai Ritornerai Ritornerai”

Bruno Lauzi

"You will come back

I know you will come back

And when you

You will be with me

You will rediscover

All the things that

You didn't want to

See around you

And you'll find out

That nothing has changed

That I stayed

The illusion of always

And that is why

That you

You will come back

You will come back

You feel alone

With your freedom

And that is why

That you

You will come back

You will come back

You will come back

You will come back "

Bruno Lauzi

Tornare è incontrarsi di nuovo, attraverso la bellezza, trovando rifugio nelle parole.

Immagina come sottofondo per questo pezzo il brano di Bruno Lauzi, sospeso tra il sospetto e il rammarico. È una preghiera laica rivolta ad un fantasma, ad una mancanza. Invoca il ritorno, perché sa che il ritorno non avviene. Di sicuro il mondo si divide in due: chi ha paura di partire e chi ha il terrore di tornare; chi non si decide mai a farlo e chi ha problemi a smettere. Non ho mai compreso a fondo le motivazioni di chi desidera tornare a casa mentre è ancora in movimento, senza essere preso da un senso di vertigine. Non parlo tanto di turismo, quanto di viaggi. Tuttavia in generale ho detestato fin da bambina l’idea del tornare, anche dopo un semplice weekend al mare, forse traumatizzata dalla citatissima frase di Andrea Pazienza: “Mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa”. Tornare è così difficile che a volte l’unico modo per riuscirci è scrivere.

To return is to meet again, through beauty and find refuge in words.

Imagine as a background for this piece the piece by Bruno Lauzi, suspended between suspicion and regret. It is a secular prayer addressed to a ghost, to a lack. It invokes the return, because it knows that the return does not take place. Certainly the world is divided into two: those who are afraid of leaving and those who are terrified of returning; those who never decide to do so and those who have problems quitting. I have never fully understood the motivations of those who wish to return home while still on the move, without being seized by a sense of vertigo. I'm not talking about tourism, but about travel. However in general I hated the idea of ​​coming back, even after a simple weekend at the beach, perhaps traumatized by the very quoted sentence by Andrea Pazienza: "Never go back, not even to take a run.” Coming back is so difficult that sometimes the only way to do that is to write.

Testa di Odisseo rinvenuta nella Villa di Tiberio a Sperlonga

Impossibile parlare di ritorni in letteratura senza partire dall’Odissea, archetipo di una lunga tradizione che giunge sino ai nostri giorni. Il capolavoro omerico appartiene, infatti, al ciclo dei cosiddetti “poemi del ritorno” (nòstoi), in cui si descriveva il rientro degli eroi achei in patria dopo la distruzione di Troia. Il viaggio di Ulisse verso Itaca rappresenta un punto di riferimento costante per quasi tutti gli esponenti della “letteratura del ritorno”. Odisseo, in quanto personaggio circolare, celebra il ritorno là da dove si era partiti e compie dunque un nòstos progressivo e lineare, teso verso la riconquista di ciò che gli appartiene (la casa, il regno, la famiglia). Egli torna per ritrovare, ma accanto al finalismo c’è anche l’erranza, perché per assecondare quel desiderio di conoscenza che lo renderà poi un simbolo di humanitas deve ritardare il suo nòstos, che ha un valore in sé e per quello a cui conduce.

[…] e a voi soltanto / calerà del ritorno? il suol nativo, / non però senza guai, fiavi concesso.

(Odissea, XII, vv. 180-182, traduz. di Ippolito Pindemonte)

Ulisse conosceva bene il “dolore del ritorno”. L’Odissea è in fondo la storia di un ritorno, anche quantitativamente: i libri che la compongono dedicati al viaggio sono pochissimi rispetto a quelli itacesi e, come spiega Matteo Nucci in Le lacrime degli eroi, è a Itaca che si svolge metà del poema omerico e a Itaca è “chiaro quanto sia forte il dolore che si soffre quando si desidera tornare a casa e si scopre che quel ritorno è a pieno titolo impossibile”. Nelle tragedie di Seneca si ricorre più volte alla situazione drammatica del ritorno, come in numerosi autori successivi, ma per leggere in maniera più “utile” la durata multisecolare di questo tòpos è necessario tralasciarne qualcuno e avvicinarci all’età moderna. Fa da ponte un patrimonio letterario trasversale, quello fiabesco, che unisce il Medioevo e il Barocco, Basile e Andersen, ed è ben nutrito di ritorni, tanto da costringere Vladimir Propp a dedicarvi un’apposita funzione nel teorizzare il celebre schema compositivo.

It is impossible to talk about returns in literature without starting from the Odyssey, an archetype of a long tradition that reaches our days. The Homeric masterpiece belongs, in fact, to the cycle of the so-called "poems of return" (nòstoi), which described the return of the Achaean heroes to their homeland after the destruction of Troy. Ulysses' journey to Ithaca represents a constant point of reference for almost all the exponents of the "literature of return". Odysseus, as a circular character, celebrates the return from where he started and therefore makes a progressive and linear note, aimed at the reconquest of what belongs to him (the house, the kingdom, the family). He returns to find again, but besides the finalism there is also the wandering, because to satisfy that desire for knowledge that will make him a symbol of humanitas he must delay his nòstos, which has a value in itself and for what it leads to.

[...] and will you only return? the native soil, / but not without trouble, allowed you.

(Odyssey, XII, vv. 180-182, translated by Ippolito Pindemonte)

Ulysses knew well the "pain of the return”. The Odyssey is basically the story of a return, even quantitatively: the books that compose it dedicated to the journey are very few compared to the Ichesi ones and, as Matteo Nucci explains in The tears of the heroes, it is in Ithaca that takes place half of the poem Homeric and Ithaca is "clear how strong is the pain one suffers when one wishes to return home and one discovers that that return is completely impossible”. In Seneca's tragedies, the dramatic situation of return is used more than once, as in many subsequent authors, but to read the multi-century duration of this topo more “useful” it is necessary to leave out some of them and get closer to the modern age. A transversal literary heritage, the fairytale, which unites the Middle Ages and the Baroque, Basile and Andersen, is a bridge, and it is well fed with returns, so much so as to force Vladimir Propp to dedicate a special function to theorizing the famous compositional scheme.

J.W. Waterhouse Ulisse e le sirene 1891

Tuttavia a inaugurare una folta schiera di nòstoi problematici (cioè moderni) è Foscolo, con il sonetto “Nè più mai toccherò le sacre sponde”, dove si esprime il dolore di un ulisside cui è interdetta la strada verso Itaca-Zante, ma che in compenso è in grado di cantare il suo non-ritorno e adempiere simbolicamente qualcosa di irrealizzabile. Analogamente nei “I promessi sposi” l’abbandono del paesello fissato nell’ “Addio ai monti” segna un allontanamento irreversibile e, difatti, al termine del romanzo i due giovani saranno costretti a sradicarsi per iniziare la loro vita insieme, dal momento che l’irruzione della storia (il male) nel nido domestico (l’idillio) ha cambiato le cose per sempre (non a caso qualche critico ha parlato di una cacciata dall’Eden di Renzo e Lucia). Un altro finale, quello de “ I Malavoglia”, sancisce il nòstos del giovane ‘Ntoni ad Aci Trezza, ma si tratta ancora di un approdo che non può restaurare uno status quo ante e il personaggio ne è consapevole, a tal punto da trasformare il proprio ritorno in un ultimo saluto, un addio.

However to inaugurate a large group of problematic (that is modern) nòstoi is Foscolo, with the sonnet “Not more I will never touch the sacred shores”, where the pain of an ulisside is expressed which the road towards Itaca-Zante is forbidden, but on the other hand it is able to sing his non-return and symbolically fulfill something unrealizable. Similarly in the “I Promessi sposi”, the abandonment of the village fixed in the "Farewell to the mountains" marks an irreversible departure and, in fact, at the end of the novel the two young people will be forced to uproot themselves to start their life together, since the irruption of the history (evil) in the domestic nest (idyll) has changed things forever (it is no coincidence that some critics spoke of a banishment from the Eden of Renzo and Lucia). Another final, that of the “I Malavoglia”, establishes the nòstos of the young 'Ntoni in Aci Trezza, but it is still a landing that cannot restore a status quo ante and the character is aware of it, to the point of transforming his return into a last goodbye, a farewell.

Frontespizio di un'edizione del 1907.

Alle soglie del nuovo secolo “Il Giardino della conoscenza” di Leopold von Andrian, narra una storia in cui non vi è alcuna crescita per il protagonista, che anzi vive un processo involutivo, in cui l’abbandono della casa paterna è solo esilio, mai avventura, e il ritorno è un ritorno indietro, il contrario del nòstos di Ulisse. “Il fu Mattia Pascal”, infine, ricorre a diversi tòpoi classici del genere romanzo, ma questi sono ormai dei detriti, non sono più veri dal punto di vista narrativo e il nòstos non fa eccezione: Mattia Pascal è un ulisside senza volontà di ritorno, nel suo peregrinare ha smarrito la sua identità e, di conseguenza, il rientro a Miragno risulta imperfetto, perché a effettuarlo è un “escluso”, un “forestiere della vita”. Pirandello si dimostra anche da questo punto di vista un esemplare testimone della cultura novecentesca e, in quanto tale, dà l’avvio a un filone pressoché dominante in cui un’altra odissea, quella dell’Ulisse di Joyce, svolgerà un ruolo cruciale.

“Itaca t’ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più.

E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto, avrai capito che vuol dire un’Itaca.”

On the threshold of the new century “The Garden of Knowledge” by Leopold von Andrian, tells a story in which there is no growth for the protagonist, who on the contrary lives an involutionary process, in which the abandonment of the paternal home is only exile , never adventure, and the return is a return back, the opposite of the nòstos of Ulysses. “Il fu Mattia Pascal”, finally, resorts to several classic tòpoi of the novel genre, but these are now debris, are no longer true from the narrative point of view and the nòstos is no exception: Mattia Pascal is an ulisside with no will to return, in the his wandering has lost his identity and, consequently, the return to Miragno is imperfect, because to do so is an "excluded", a "stranger of life”. From this point of view, Pirandello also demonstrates an exemplary witness of twentieth-century culture and, as such, starts an almost dominant vein in which another odyssey, that of Joyce's Ulysses, will play a crucial role.

"Ithaca gave you the beautiful trip.

Without her, you didn't get in the way.

Nothing has more to give you.

And if you find it poor, Ithaca has not deceived you.

Reduce so wise, so experienced,

you will understand that it means an Ithaca.”

Frontespizio Il fu Mattia Pascal

Forse è tutto già qui, in questa famosa poesia il senso del viaggio e della vita. Bastava rileggerla per capire qual è la vera ricchezza del viaggio, cosa bisogna aspettarsi dalla nostra Itaca, quanto dobbiamo esserle riconoscenti, perché Itaca è più lo stimolo che non la destinazione finale. Il vero viaggio è il ritorno. Non c’è mai la possibilità di un ritorno, è sempre un nuovo inizio. Il ritorno forma, è la più particolare delle nostre imprese, quando si torna non si chiude mai un cerchio, ma lo si riapre e ha senso solo se siamo disposti a considerare il “tornare” come ad un atto rivoluzionario, come qualcosa che ci sconvolge davvero la vita.

Maybe it's all already here, in this famous poem the meaning of travel and life. It was enough to reread it to understand what the real richness of the journey is, what we should expect from our Ithaca, how grateful we must be, because Ithaca is more the stimulus than the final destination. The real journey is the return. There is never the possibility of a return, it is always a new beginning.The return form is the most particular of our companies, when you return you never close a circle, but you open it again and make sense only if we are willing to consider "coming back" as a revolutionary act, as something that upsets us really life.

La copertina dell'edizione del 1840 del romanzo di Manzoni

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