• Ilaria Introzzi

Sono Fernanda Wittgens, la biografia di una donna che ha salvato l’arte e Milano / Sono Fernanda Wit


"Sono Fernanda Wittgens", una vita per Brera (Skira)

Fernanda Wittgens è un nome impossibile da dimenticare. Soprattutto per gli amanti e professionisti dell’arte. La storica dell’arte e museologa, nata nel 1903 e morta nel 1957 a Milano, ha svolto il ruolo di direttrice della Pinacoteca di Brera e soprintendente, antifascista. Per quest’ultimo motivo, inoltre, è stata in carcere a San Vittore, a causa della sua opposizione al regime.

Fernanda Wittgens is a name impossible to forget. Especially for lovers and art professionals. The art historian and museologist, born in 1903 and died in 1957 in Milan, has played the role of director of the Pinacoteca di Brera and superintendent, antifascist. For this last reason, moreover, she was imprisoned in San Vittore, because of her opposition to the regime.

Ma è soprattutto l’attività svolta a Brera protagonista dell’autobiografia che le dedica la casa editrice Skira, con il libro Sono Fernanda Wittgens. Redatto in centosessanta pagine, il testo è accompagnato da quarantasette illustrazioni in bianco e nero. A cui si aggiungono gli interventi di nomi illustri, facenti parte del sistema artistico. Tra questi, vi è il saggio introduttivo di James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, e i contributi di Giovanna Ginex, storica dell’arte e curatrice indipendente, Erica Bernardi, esperta del settore, nonché curatrice del volume Senza utopia non si fa la realtà (Skira) su Franco Russoli, figura responsabile di aver sollecitato l’immaginario collettivo di una grande Brera. Nell’opera dedicata a Wittgens, infine, vi è il contribuito di Emanuela Daffra, responsabile dal 2017 della cura delle mostre presso il museo milanese.

But it is above all the activity carried out in Brera, protagonist of the autobiography that the Skira publishing house dedicates to her, with the book Sono Fernanda Wittgens. Done in one hundred and sixty pages, the text is accompanied by forty-seven illustrations in black and white. To which are added the interventions of illustrious names, belonging to the artistic system. Among these, there is the introductory essay by James Bradburne, director of the Pinacoteca di Brera and the Braidense National Library of Milan, and the contributions of Giovanna Ginex, art historian and independent curator, Erica Bernardi, expert in the field, as well as Senza utopia non si fa la realtà (Skira) volume curator, on Franco Russoli, a figure responsible for having solicited the collective imagination of a great Brera. Finally, in the work dedicated to Wittgens, there is the contribution of Emanuela Daffra, responsible for the care of exhibitions at the Milanese museum since 2017.

Fernanda Wittgens nel suo ufficio a Brera, 1955 ca. Milano, Laboratorio fotoradiografico della Pinacoteca di Brera

Le lettere come testimonianza. Sono i testi della stessa direttrice a esprimere il calore reale del volume. Non solo perché testimoniano l’esistenza della loro autrice, ma anche perché vanno a inserirsi in un contesto particolare. La Pinacoteca assieme ad alcune delle opere al suo interno, rischiavano di essere abbandonate. La tenacia, le battaglie - del resto Wittgens era una donna e all’epoca era complesso imporsi per il sesso femminile - l’hanno portata a instaurare relazioni importanti, le quali le hanno permesso di assumere un ruolo di estrema rilevanza nell’arte, non solo meneghina.

Letters as a testimony. These are the texts of the director herself to express the real heat of the volume. Not only because they testify to the existence of their author, but also because they are part of a particular context. The Pinacoteca together with some of the works inside it risked being abandoned. The tenacity, the battles - after all Wittgens was a woman and at the time it was complex to impose, for a female sex - led her to establish important relationships, which allowed her to assume a role of extreme importance in art, not only Milanese.

Se Margherita Sarfatti (1880-1961), sua contemporanea e, per certi versi, omologa, la quale, tuttavia, non ha disdegnato per un periodo il regime di Mussolini, apprezzava l’arte lombarda, per via di quell’estetica riscontrabile in movimenti come Novecento; l’antifascista di Brera, si confrontava con il critico Roberto Longhi, per mettere in mostra nelle sale museali, la storia dell’arte della Lombardia. Gli artisti prediletti erano Foppa e Caravaggio. Dell’autore del dipinto Giuditta e Olferne (1599), Wittgens è riuscita a portare a Brera una delle opere più famose dell’artista, Cena in Emmaus (1601). Questa e molte altre mosse hanno fatto risplendere ancora una volta la Pinacoteca e la stessa Milano.

If Margherita Sarfatti (1880-1961), her contemporary and, in some ways, homologous, who, however, did not disdain the regime of Mussolini for a while, appreciated Lombard art, because of that aesthetic that can be found in movements as Novecento; the anti-fascist of Brera, she confronted the critic Roberto Longhi, to put on show in the museum rooms, the history of the art of Lombardy. The favorite artists were Foppa and Caravaggio. From the author of the painting Judith and Olferne (1599), Wittgens managed to bring one of the artist's most famous works to Brera, Cena in Emmaus (1601). This and many other moves have made the Pinacoteca ,and Milan itself, shine again.

skira.net/books/sono-fernanda-wittgens

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