• Eleonora Gargantini

Sul Coraggio


“Rimpiango e lo confesso in costrizione di non essere stato tre volte più audace.” C.F. Meyer "I regret and confess under duress that I was not three times bolder." C.F. Meyer



Allegoria del coraggio, Johann Georg Pinzen, 1755



Cosa contraddistingue un eroe da qualunque altro essere umano? Perché certe persone emergono dal buio della dimenticabilità facendosi per tutti esempio di coraggio, di forza o di libertà? Il nostro immaginario è infarcito di eroi, ma non sempre ricordiamo che molti di essi sono state persone vere. "Il grigio non esisteva come colore, lui scavava sotto e scopriva il violetto o il blu, il rosso o il verde." Rilke scrisse di Cezanne. Esplorare mondi possibili, progettare il proprio sviluppo, agire le qualità personali: è la strada maestra per generare nuove prospettive e costruire pienamente il nostro sé e realizzare la nostra essenza. In questa prospettiva il coraggio è una virtù fondamentale per la nostra crescita ed espansione.Viviamo oggi, nelle organizzazioni e non solo, il periodo della autobiografia personale, della solitudine. Ci dimentichiamo che l’altro è una dimensione unica e irrinunciabile. Il coraggio è quindi una virtù morale e sociale e non va confuso con la temerarietà e l’avventatezza: queste due ultime categorie cognitive ed emotive non tengono conto del contesto e della effettiva realizzabilità degli obiettivi. Serve coraggio per cercare la verità resistendo ai luoghi comuni, ai pregiudizi ed al pensiero dominante. Occorre coraggio per analizzare i pericoli che ci circondano. Occorre coraggio per ricercare il bello e il positivo nelle persone intorno a noi. Dobbiamo fare appello al coraggio per non essere schiavi delle contingenze e per concepire e perseguire un progetto importante. Serve coraggio per non vivere un eterno presente svuotato di significati e privo di prospettive. Per dirla con Eleanor Roosvelt, “le persone crescono attraverso l’esperienza se affrontano la vita con onestà e coraggio”. Entrambe, in relazione al nostro ragionamento, due virtù importanti.


What sets a hero apart from any other human being? Why do some people emerge from the darkness of forgetting making themselves an example of courage, strength or freedom for everyone? Our imagery is full of heroes, but we don't always remember that many of them were real people. "Gray didn't exist as a color, he dug under and discovered violet or blue, red or green." Wrote Rilke about Cezanne. Exploring possible worlds, planning one's own development, acting on personal qualities: it is the main way to generate new perspectives and fully build our self and realize our essence. In this perspective, courage is a fundamental virtue for our growth and expansion. We live today, in organizations and beyond, the period of personal autobiography, of solitude. We forget that the other is a unique and indispensable dimension. Courage is therefore a moral and social virtue and should not be confused with recklessness and rashness: these last two cognitive and emotional categories do not take into account the context and the actual feasibility of the objectives. It takes courage to seek the truth by resisting clichés, prejudices and dominant thinking. Courage is needed to analyze the dangers that surround us. It takes courage to seek the beauty and the positive in the people around us. We must appeal to courage not to be slaves to contingencies and to conceive and pursue an important project. It takes courage not to live an eternal present devoid of meaning and without prospects. In the words of Eleanor Roosvelt, "people grow through experience if they face life with honesty and courage". Both, in relation to our reasoning, two important virtues.


Carlo Levi, Cristo si é fermato a Eboli, 1945



Essere artista significa avere il coraggio di sentirsi libero e identificarsi nelle proprie creazioni, personalizzare le opere con il proprio estro e non aver paura di mostrarsi attraverso l’arte. L’arte è il coraggio di essere se stessi, perché è incapace di mentire, non è possibile barare quando si crea. È il coraggio di superarsi, perché ogni momento diventa una sfida, un perdere i punti di riferimenti della vita comune, un avventurarsi in terre sconosciute amando se stessi, accettando l’elaborato artistico per ciò che è, guardarlo e capire che il guardare è amore. Arte è amare gli altri, perché si ama non quello che si è creato ma si ama come ci sentiamo mentre lo guardiamo, e amiamo chi ci fa sentire così. L’arte è guardare fuori: il mondo che ci circonda, i paesaggi, i colori, gli oggetti, i visi umani e non umani, è posare lo sguardo sull’altrove. È guardarsi dentro perché solo l’arte scava, entra nelle viscere, e compie il proprio viaggio, come un liquido che scende e mette in luce tutto ciò che tocca, dandoci la possibilità di conoscersi nel profondo, afferrare le proprie emozioni, riconoscere che siamo vivi o che siamo morti. L’Arte è il collegarsi e il ricollegarsi, è un collante, un coadiuvante di vita, di storie, di esperienze, con noi stessi e con gli altri. È un incontro con l’altro, con lo sconosciuto, con l’impossibile, come l’estraneo e lo specchio di tutte le relazioni. Creando si ha la possibilità di capire l’altro nel senso di accoglierlo, come qualcosa che contiene, noi conteniamo l’altro attraverso l’arte.


Being an artist means having the courage to feel free and identify with your creations, personalize the works with your own flair and not be afraid to show yourself through art. Art is the courage to be yourself, because it is incapable of lying, it is not possible to cheat when it is created. It is the courage to overcome oneself, because every moment becomes a challenge, a loss of the points of reference of common life, a venture into unknown lands loving oneself, accepting the artistic work for what it is, looking at it and understanding that looking is love. Art is loving others, because we love not what we have created but we love how we feel while we look at it, and we love those who make us feel this way. Art is looking out: the world around us, landscapes, colors, objects, human and non-human faces, it is looking elsewhere. It is looking within because only art digs, enters the bowels, and makes its own journey, like a liquid that descends and highlights everything it touches, giving us the opportunity to know ourselves deeply, grasp our emotions, recognize that we are alive or that we are dead. Art is connecting and reconnecting, it is a glue, an adjuvant of life, of stories, of experiences, with ourselves and with others. It is an encounter with the other, with the unknown, with the impossible, as the stranger and the mirror of all relationships. By creating one has the possibility of understanding the other in the sense of welcoming him, as something that contains, we contain the other through art.



Honoré Daumier, Don Chisciotte, 1868


Coraggio viene da coraticum, una parola latina che si riferisce al primo passo da fare verso il rinnovamento della persona e della società. Coraticum, infatti, deriva a sua volta da cor e designa un cuore fiero, forte, ardimentoso. Un significato analogo lo troviamo nella letteratura greca, dove la parola coraggio è collegata al mito di Prometeo, il titano che diede origine alla razza umana. Per avere sottratto il fuoco agli dei, e quindi per avere osato con audacia entrare nella loro sfera, fu incatenato e condannato a vedersi rodere il fegato da un’aquila di Zeus. La capacità dell’uomo di aderire a un progetto superiore veniva, quindi, collegato dai greci alla sua fortezza di fronte alle scelte di vita. «Virtù del cominciamento» definiva il coraggio Vladimir Jankelevitch, grande filosofo francese. Per lui coraggiosi sono coloro che sanno percorrere sentieri nuovi senza lasciarsi irretire dalla paura. «Che cosa, infatti, sarebbe la vita – si chiedeva Vincent van Gogh – se non avessimo il coraggio di correre dei rischi?». C’è un coraggio di cui si parla poco, dice Don Chisciotte a Sancho Panza: è il coraggio di restare fedeli ai sogni, specie ai sogni della giovinezza. Il cavaliere errante alla ricerca del senno e con il fine di liberarsi di tutto ciò che l’ha condotto a sfidare i mulini a vento in nome di un sentimento che solo lui conosce, doveva averne compreso appieno la rilevanza.


Courage comes from coraticum, a Latin word that refers to the first step towards the renewal of the person and of society. Coraticum, in fact, derives in turn from cor and designates a proud, strong, daring heart. We find a similar meaning in Greek literature, where the word courage is linked to the myth of Prometheus, the titan who gave rise to the human race. For having stolen the fire from the gods, and therefore for daring to enter their sphere boldly, he was chained and condemned to have his liver gnawed by an eagle of Zeus. The ability of man to adhere to a higher project was therefore linked by the Greeks to his fortress in the face of life choices. Vladimir Jankelevitch defined courage "virtue of the beginning", the great French philosopher. For him courageous are those who know how to walk new paths without being ensnared by fear. "What, in fact, would life be - Vincent van Gogh wondered - if we did not have the courage to take risks?” There is a courage that is rarely talked about, Don Quixote says to Sancho Panza: it is the courage to remain faithful to dreams, especially the dreams of youth. The knight-errant in search of wisdom and with the aim of getting rid of everything that led him to challenge the windmills in the name of a feeling that only he knows, must have fully understood its relevance.


Pablo Picasso, Guernica, 1937




All’inizio degli anni Trenta del Novecento, di fronte alla progressiva involuzione autoritaria che stava caratterizzando la politica di alcuni paesi europei, in Europa molti artisti e intellettuali maturarono un profondo disagio esistenziale e culturale, legato alla percezione dell’attacco alla democrazia e alla difficoltà, a volte proprio impossibilità, di trovare una relazione con il proprio tempo storico. Così votarono la propria attività alla testimonianza, lucida e implacabile, delle contraddizioni che affiggevano la società, dimostrando indomito coraggio. Sfidando le ire del potere costituito, rischiando l’isolamento, il confino e la prigione, talvolta accettando la dura condizione dell’esilio, questi artisti non si allinearono alle aspettative e alle richieste dei regimi, ma continuarono le proprie ricerche di avanguardia e non di rado denunciarono con toni aspri e persino sprezzanti le contraddizioni, le storture, gli orrori di quella politica dittatoriale contro cui si scagliavano. Oscar Kokoschka (1886-1980), il grande maestro dell’Espressionismo austriaco, denunciò con coraggio la moderna plutocrazia, George Grosz (1893-1959), esponente di spicco della Nuova Oggettività tedesca, asserì che ogni artista aveva il dovere morale di rinunciare all’arte pura, Paul Klee (1879-1940) arriva a raffigurare Hitler come un meschino omiciattolo con gli occhi da folle, Pablo Picasso (1881-1973), con il suo Guernica, lanciò il grido forse più alto e più nobile di quel tempo, con l’intento di scuotere le coscienze intorpidite dei suoi contemporanei e Hedmut Herzfelde (1891-1968), pittore tedesco naturalizzato inglese come John Heartfield, denunciò i rapporti che legavano il futuro dittatore ai grandi capitalisti tedeschi. Esempi di coraggio del periodo non mancano nella letteratura, Carlo Levi (1902-1975), considerò sempre la sua pittura, di chiara matrice espressionista, come manifestazione di libertà, in netta contrapposizione alla retorica dell’arte ufficiale che reputava totalmente asservita al potere. Fu arrestato nel 1934 e l’anno dopo condannato al confino in Lucania. Da questa drammatica esperienza nacque il suo romanzo più famoso, Cristo si è fermato a Eboli, (pubblicato solo nel 1945), dove lo scrittore denunciò le disumane condizioni di vita dei contadini, dimenticati dallo Stato, ai quali «neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta».


At the beginning of the thirties of the twentieth century, faced with the progressive authoritarian involution that was characterizing the politics of some European countries, many artists and intellectuals in Europe matured a profound existential and cultural unease, linked to the perception of the attack on democracy and the difficulty, sometimes its impossibility, to find a relationship with one's own historical time. So they devoted their business to the clear and implacable testimony of the contradictions that afflicted society, showing indomitable courage. Defying the wrath of the established power, risking isolation, confinement and prison, sometimes accepting the harsh condition of exile, these artists did not align themselves with the expectations and demands of the regimes, but continued their avant-garde research and not of they rarely denounced in harsh and even contemptuous tones the contradictions, distortions, horrors of that dictatorial policy against which they were lashing out. Oscar Kokoschka (1886-1980), the great master of Austrian Expressionism, courageously denounced the modern plutocracy, George Grosz (1893-1959), a leading exponent of the New German Objectivity, asserted that every artist had the moral duty to renounce the 'pure art, Paul Klee (1879-1940) comes to portray Hitler as a petty little man with mad eyes, Pablo Picasso (1881-1973), with his Guernica, uttered perhaps the highest and noblest cry of that time , with the intention of shaking the numb consciences of his contemporaries and Hedmut Herzfelde (1891-1968), a German naturalized English painter like John Heartfield, denounced the relations that linked the future dictator to the great German capitalists. Examples of courage of the period are not lacking in literature. Carlo Levi (1902-1975) always considered his painting, clearly expressionist, as a manifestation of freedom, in stark contrast to the rhetoric of official art which he considered totally subservient to power. He was arrested in 1934 and the following year sentenced to confinement in Lucania. From this dramatic experience was born his most famous novel, Christ stopped at Eboli, (published only in 1945), where the writer denounced the inhuman conditions of life of the peasants, forgotten by the state, to whom «not even the word of Christ seems never have come».


La Fortezza, Sandro Botticelli, 1470



Se si pensa a personalità che hanno compiuto gesti rivoluzionari in campo artistico si pensi a Keith Haring, un nome indissolubilmente legato ai suoi radiant boys, i coloratissimi omini stilizzati protagonisti dei suoi graffiti. Haring ha il coraggio di mischiare la sua vita alla sua arte, che diventa lo specchio delle contraddizioni di quella generazione americana nata negli anni Sessanta. Non ha paura di osare e perciò dà liberamente spazio alla sua concezione di arte: sceglie per i suoi primi esperimenti provocatori, le pareti della metropolitana newyorkese. In Italia Lucio Fontana, esponente principale del cosiddetto Spazialismo, la sua libertà di esprimersi consiste nella creazione di nuovi spazi. La sua scultura è simbolo di innovazione e provocazione, non tende a decidere un determinato tema rappresentativo, ma è lo spettatore a crearlo attraverso le emozioni che gli suscita l’opera. Sceglie nuovi materiali e nuove superfici piane per esprimere nel modo più immediato possibile la sua idea di libertà da regole e stereotipi. E ancora Joseph Beuys, artista impegnato politicamente e moralmente, vuole suscitare consapevolezza nel pubblico generando in ognuno una personale visione dell’arte e Bansky il più famoso street artist della scena contemporanea, nonostante sia avvolto nell’alone dell’anonimato, riesce a far trapelare il suo coraggio espressivo attraverso i murales. Le sue opere mirano alla provocazione politica e lanciano chiari segni di protesta. La sua arte è strumento di lotta contro tutti i problemi attuali, è antistituzionale e talmente libera che spesso viene rimossa.


If you think of personalities who have made revolutionary gestures in the artistic field, think of Keith Haring, a name inextricably linked to his radiant boys, the colorful stylized men protagonists of his graffiti. Haring has the courage to mix his life with his art, which becomes the mirror of the contradictions of that American generation born in the Sixties. He is not afraid to dare and therefore freely gives space to his conception of art: he chooses the walls of the New York subway for his first provocative experiments. In Italy Lucio Fontana, the main exponent of the so-called Spatialism, his freedom to express himself consists in the creation of new spaces. His sculpture is a symbol of innovation and provocation, it does not tend to decide a specific representative theme, but it is the viewer who creates it through the emotions that the work arouses. He chooses new materials and new flat surfaces to express his idea of ​​freedom from rules and stereotypes in the most immediate way possible. And yet Joseph Beuys, an artist who is politically and morally committed, wants to raise awareness in the public by generating in each one a personal vision of art and Bansky, the most famous street artist on the contemporary scene, despite being wrapped in the halo of anonymity, manages to leak his expressive courage through the murals. His works aim at political provocation and launch clear signs of protest. His art is an instrument of struggle against all current problems, it is anti-institutional and so free that it is often removed.


L’Arte è un viaggio, è uno, cento, mille sentieri dove camminiamo indifesi ma con il cuore speranzoso.


Art is a journey, it is one, a hundred, a thousand paths where we walk helpless but with a hopeful heart.

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