• Ilaria Introzzi

Lo sguardo errante di una giovane curatrice diventa una collettiva di artisti Instagram specific


The Errant Gaze, a cura di Elena Marcon per Twenty14


Nasce in un piccolo paesi del Friuli-Venezia Giulia Elena Marcon, classe 1999. Viene infatti da San Vito al Tagliamento, in Provincia di Pordenone, la giovane ragazza che, nonostante stia ancora frequentando la specialistica in Arti Visive e Studi Curatoriali presso NABA, vanta già un curriculum ben nutrito. E così deve essere. Sempre alla ricerca di stimoli creativi e nuovi artisti con cui collaborare, partecipa alla produzione di mostre come ACADEMY ROOM #1 e Bacteriart, From Invisible to Visible. Attualmente segue la curatela di un progetto per Twenty14 The Errant Gaze, in cui un collettivo di artisti, tra contemporanei e del passato, propongono punti di vista diversi sull’oggi, attraverso lavori Instagram specific. Da Milano, Marcon racconta la sua storia e dove sta andando il suo sguardo errante in questo momento.

Born in a small village in Friuli-Venezia Giulia Elena Marcon, born in 1999. In fact, she comes from San Vito al Tagliamento, in the province of Pordenone, the young girl who, despite being still attending the specialization in Visual Arts and Curatorial Studies at NABA, boasts already a well-fed curriculum. And so it must be. Always looking for creative stimuli and new artists to collaborate with, she participates in the production of exhibitions such as ACADEMY ROOM # 1 and Bacteriart, From Invisible to Visible. Currently she is curating a project for Twenty14 The Errant Gaze, in which a collective of artists, between contemporary and from the past, propose different points of view on today, through Instagram specific works. From Milan, Marcon tells her story and where her errant gaze is going right now.

Elena, anche tu hai uno sguardo errante come il tuo progetto?

- Il concetto di “errante” invita, in primo luogo, ad utilizzare lo sguardo come pratica sovversiva per rimettere in discussione in modo attivo e critico non solo ciò che ci circonda, ma anche il nostro posto all'interno del mondo, abbandonando lo stato di spettatori acerbi e inconsapevoli. È quindi uno sguardo che attraversa un territorio viziato da logiche oppressive e lo riconfigura senza posa: si insinua, centimetro dopo centimetro, nelle fenditure del reale e ne detona le fondamenta, costruendo dalle macerie una visione propria e rigenerata. Per me è una presa di posizione instancabile: ciò significa che non cessa mai di mutare. Si accresce, stratifica i significati che intercetta e cambia direzione. È una pratica che richiede di essere sempre attenti ai cambiamenti che attraversiamo e, come tale, va costantemente nutrita. -

Elena, do you also have an errant gaze look like your project?

- The "errant" concept invites, first of all, to use the gaze as a subversive practice to actively and critically question not only what surrounds us, but also our place in the world, abandoning the state of immature and unaware spectators. It is therefore a gaze that crosses a territory spoiled by oppressive logic and reconfigures it without rest: it insinuates itself, inch by inch, into the cracks of reality and detonates its foundations, building a vision of its own and regenerated from the rubble. For me it is a tireless stance: this means that it never ceases to change. It grows, stratifies the meanings it intercepts and changes direction. It is a practice that requires us to always be attentive to the changes we go through and, as such, it must be constantly nurtured. -

The Errant Gaze, a cura di Elena Marcon per Twenty14


Cos'è veramente The Errant Gaze?

- È in primo luogo una spinta interiore, una peregrinazione — spesso inquieta — che si sforza di comprendere i meccanismi semi-invisibili delle asimmetrie di potere e dalla volontà di raccontarli. Presentando insieme lavori che emergono da posizioni estetiche e politiche differenti, mi interessava mostrare la complessità irriducibile di questo sguardo e del modo in cui molti artisti si sono posizionati rispetto al femminismo, alla colonialismo, all’ecologia politica. L’arte si è configurata come uno spazio di resistenza nel quale si è delineato un “altro sguardo”: racconta i margini in un’irrinunciabile testimonianza del nostro reale e ci parla degli effetti del tempo, del rapporto fra il presente e il passato. Ciò si concretizza come una rubrica dedicata ad otto personalità artistiche, portatrici di una visione contro-egemonica a livello di linguaggio, immagini e immaginari. Rappresentano la volontà di rifiutare la chiusura o la ghettizzazione. -

What is The Errant Gaze really?


- It is first of all an inner thrust, a peregrination - often restless - that strives to understand the semi-invisible mechanisms of asymmetries of power and the will to tell them. By presenting works that emerge from different aesthetic and political positions together, I was interested in showing the irreducible complexity of this gaze and the way in which many artists have positioned themselves with respect to feminism, colonialism, political ecology. Art is configured as a space of resistance in which an "other look" has emerged: it tells the margins in an indispensable testimony of our reality and speaks to us of the effects of time, of the relationship between the present and the past. This takes the form of a column dedicated to eight artistic personalities, bearers of a counter-hegemonic vision in terms of language, images and imaginaries. They represent a willingness to refuse closure or ghettoization. -


Quando ci siamo viste la prima volta hai pronunciato la parola de-marginalizzazione: deriva anche dal fatto che sei originaria di una terra di confine, il Friuli?


- Il termine “de-marginalizzazione” si lega indissolubilmente al contesto del confine, ma occorre chiederci in primo luogo di che margine parliamo, in quali condizioni e in quale contesto socio-economico-culturale ci posizioniamo. Da una certa prospettiva, mi riconosco in quella categoria complessa ed instabile dei “fuori sede”, dove moltissimi giovani si includono a causa delle politiche attuate nel campo dell'istruzione, che hanno portato all’accentramento delle università sul territorio. Per quanto io abbia vissuto un decentramento, non vorrei che si ponesse eccessivamente l’accento sulla mia provenienza. È importante “imparare a vedere”, parafrasando Bell Hooks, e riconoscere il proprio privilegio in termini di sistemi e modelli sociali, anziché individualmente. -

When we first met you said the word de-marginalization: does it also come from the fact that you are originally from a borderland, Friuli?


- The term “de-marginalization” is inextricably linked to the context of the border, but we must first ask ourselves what margin we are talking about, under what conditions and in what socio-economic-cultural context we position ourselves. From a certain perspective, I recognize myself in that complex and unstable category of "off-site", where many young people include themselves due to the policies implemented in the field of education, which have led to the centralization of universities in the area. Although I have experienced a decentralization, I would not want to place excessive emphasis on my origin. It is important to “learn to see,” to paraphrase Bell Hooks, and to recognize one's privilege in terms of social systems and models, rather than individually. -

The Errant Gaze, a cura di Elena Marcon per Twenty14


Come hai selezionato gli artisti che finora hanno partecipato al progetto?


- Le personalità artistiche incluse all’interno della rubrica provengono da contesti storici e substrati sociali eterogenei, dal quale estendono il proprio sguardo errante, assumendosi il rischio di dichiararsi come anomalie nomadi rispetto alla stabilità di un pensiero precostituito. Nel mio percorso di studi, ho avuto la possibilità di approfondire molti artisti che, sebbene con pratiche ed esperienze dissimili, hanno operato un distanziamento dal modello artistico convenzionale, come Valie Export e Kader Attia. Un’ulteriore direzione che mi ha guidato nella ricerca è stata rileggere le pratiche di questi artisti anche da un punto di vista generazionale. Alcuni degli artisti possiedono una ricerca artistica matura, consolidata in parecchi anni di pratica artistica, ma ho voluto, al contempo, accogliere all'interno del format le visioni emergenti dell'arte contemporanea. Tra esse, figurano Iva Lulashi e Adji Dieye. Ho ritenuto importante soffermarsi sull’intersezionalità di alcuni contributi e come si connettono in altri contesti culturali e politici. -

How did you select the artists who have so far participated in the project?


- The artistic personalities included in the column come from heterogeneous historical contexts and social substrates, from which they extend their wandering gaze, taking the risk of declaring themselves as nomadic anomalies with respect to the stability of a preconceived thought. In my course of study, I had the opportunity to deepen many artists who, although with dissimilar practices and experiences, have distanced themselves from the conventional artistic model, such as Valie Export and Kader Attia. A further direction that guided me in my research was to re-read the practices of these artists also from a generational point of view. Some of the artists have a mature artistic research, consolidated over several years of artistic practice, but at the same time I wanted to welcome the emerging visions of contemporary art into the format. Among them are Iva Lulashi and Adji Dieye. I thought it important to focus on the intersectionality of some contributions and how they connect in other cultural and political contexts. -

The Errant Gaze si sviluppa su Instagram, ed è curato da te per Twenty14: com'è nata la collaborazione?


- Ho affiancato Elena (Vaninetti) e Matilde (Scaramellini) come assistente e, occupandomi della gestione dei canali social, ci siamo confrontate sulla possibilità di ripensare ad un nuovo format divulgativo. Grazie al loro supporto, ho sviluppato su una ricerca più stratificata che potesse mettere in luce lo scambio di approcci, tecniche e percorsi artistici differenti. Proprio ragionando sul ruolo dell’arte come strumento di rottura è nato The Errant Gaze. -

The Errant Gaze is developed on Instagram, and it is curated by you for Twenty14: how did the collaboration start?


- I joined Elena (Vaninetti) and Matilde (Scaramellini) as asssistant, dealing with the management of social channels, we discussed the possibility of rethinking a new popular format. Thanks to their support, I developed a more layered research that could highlight the exchange of different approaches, techniques and artistic paths. The Errant Gaze was born precisely by reasoning about the role of art as an instrument of rupture. -

The Errant Gaze, a cura di Elena Marcon per Twenty14


All'interno del portfolio di artisti ce ne sono anche del passato: come si sono intrecciati con il progetto?


- Ogni artista si è intrecciato al progetto differentemente al proprio contesto socioculturale, anche rispetto all’epoca nel quale si inserisce. Non ho guardato solo alla qualità artistica di una ricerca, ma anche l’attitudine che caratterizza ogni artista e alle dinamiche che innescano nel modo di re-immaginare il contesto che ci circonda. -


Within the portfolio of artists there are also some from the past: how did they intertwine with the project?


- Each artist is intertwined with the project differently to their socio-cultural context, even with respect to the era in which they are inserted. I have not only looked at the artistic quality of a research, but also at the attitude that characterizes each artist and at the dynamics that they trigger in the way of re-imagining the context that surrounds us. -


Come sta evolvendo The Errant Gaze?


- Possiede un continuo margine di espansione: in quanto progetto Instagram specific, abita lo spazio del digitale e ne sfrutta la capacità di dilatazione. È misurato “a piccole dosi”, e quindi pensato per essere pubblicato gradualmente. Può essere inteso come un tentativo di offrire un luogo di approfondimento che si sottrae alla vorace fagocitazione dei contenuti digitali. Spero che possa rappresentare un punto d’inizio per un progetto futuro, come un amplificatore di possibilità critiche e rigenerative. È un format che ha l’obiettivo di instillare il dubbio e che può avere la forza di spingersi sempre oltre l’ordinaria struttura delle cose. -


How is The Errant Gaze evolving?

- It has a continuous margin for expansion: as an Instagram specific project, it inhabits the digital space and exploits its expansion capacity. It is measured "in small doses," and therefore meant to be released gradually. It can be understood as an attempt to offer a place for in-depth study that escapes the voracious engulfment of digital content. I hope it can represent a starting point for a future project, as an amplifier of critical and regenerative possibilities. It is a format that aims to instill doubt and that can have the strength to always go beyond the ordinary structure of things. -


Sei molto giovane, come vivi le tue giornate in termini di ricerca, quali sono le tue fonti culturali?


- La curiosità è certamente il mio motore scatenante, credo che senza tale spinta sia impossibile accrescere sia dal punto di vista creativo che lavorativo. In generale cerco di leggere in modo onnivoro, esplorando stili e metodologie di scrittura differenti, ma l’ambito accademico è il terreno di esplorazione che prediligo. Cerco di estrapolare più linfa possibile da ciò che mi viene insegnato e soprattutto attingere dallo scambio con amici e colleghi di corso. Le conversazioni sulle ricerche di cui si stanno occupando, le mostre che hanno visto e le domande che ne sono scaturite. In generale è possibile scoprire nuovi punti di vista nei modi più diversi, spesso è proprio l’inatteso a rivelarsi ancor più intrigante. -


You are very young, how do you live your days in terms of research, what are your cultural sources?


- Curiosity is certainly my driving force, I believe that without this push it is impossible to increase both from a creative and a working point of view. In general, I try to read in an omnivorous way, exploring different writing styles and methodologies, but the academic field is my favorite field of exploration. I try to extract as much sap as possible from what I am taught and above all to draw from the exchange with friends and course colleagues. The conversations about the research they are doing, the exhibits they have seen and the questions that have arisen. In general, it is possible to discover new points of view in the most diverse ways, and it is often the unexpected that turns out to be even more intriguing. -

L'arte è?


- Di fatto, indefinibile in una visione univoca, essendo strettamente relazionata col tempo nel quale si sviluppa. Nell’attuale contesto di transizione globale che stiamo vivendo, ritengo che sia più importante ragionare — più che dal punto di vista ontologico — sul ruolo che invece può avere l’arte, a cosa può servire. Come afferma John Berger, «l’arte non deve riprodurre il visibile, ma rendere visibile», ovvero disvelare le ambiguità e le storture del presente e mostrarci i percorsi alternativi. L’arte assume, per certi versi, un ruolo profetico: coglie nell’immaginario collettivo e personale ciò che sta accadendo ma che non è ancora realizzato, mettendo in risalto la possibilità dell’eccezione. -

Art is?


- In fact, indefinable in a univocal vision, being closely related to the time in which it develops. In the current context of global transition we are experiencing, I believe that it is more important to reason - more than from an ontological point of view - on the role that art can have, what it can serve. As John Berger states, "art must not reproduce the visible, but make it visible", that is, unveil the ambiguities and distortions of the present and show us alternative paths. In some ways, art assumes a prophetic role: it captures in the collective and personal imagination what is happening but which has not yet been realized, highlighting the possibility of the exception. -

Elena Marcon