• Ilaria Introzzi

Una vita per le immagini, da Sartre a Barthes, passando per il cinema


“Tutti gli autori, dice Sartre, sono concordi nel notare la povertà delle immagini che accompagnano la lettura d’un romanzo: se io sono veramente catturato da romanzo, non vi è immagine mentale.” Questa frase è contenuta nel saggio di Roland Barthes La camera chiara. L’autore francese, il quale scrive il libro poco prima della sua morte, avvenuta a Parigi nel 1980, aggiunge che “Alla Scarsità d’Immagine della lettura, corrisponde la Totalità d’Immagine della Foto”.

Viene da chiedersi: sarà vera l’affermazione dello scrittore de La Nausea , enfatizzata da quella di Barthes? Quante persone leggendo le vicende di eroi ed eroine, cavalieri e principesse; di gente che lotta per risolvere enigmi, personali e misteriosi; di mondi fantastici in cui maghi e maghe combattono per costruire un mondo migliore, figurano nella loro mente i loro corpi, i movimenti e i luoghi in cui vengono narrate le storie? Presumibilmente molti. Magari la regola non vale per tutti i romanzi, racconti, poesie e biografie. È probabile che l’immagine del Signor K. (protagonista de Il processo di Kafka) sia più forte e avvincente di quella di un libello che non riesce ad appassionare.

"All the authors, says Sartre, agree in noting the poverty of the images that accompany the reading of a novel: if I am truly captured by a novel, there is no mental image." This phrase is contained in the essay by Roland Barthes Camera Lucida. The French author, who wrote the book shortly before his death in Paris in 1980, adds that "To the Scarcity of the Image of the reading, corresponds the Totality of the Image of the Photo".

One wonders: will the statement of the writer of the Nausea, emphasized by that of Barthes, be true? How many people reading the stories of heroes and heroines, knights and princesses; of people struggling to solve puzzles, personal and mysterious; of fantastic worlds where wizards fight to build a better world, do their bodies, movements and places where stories are told appear in their minds? Presumably many. Maybe the rule doesn't apply to all novels, short stories, poems and biographies. It is probable that the image of Mr. K. (protagonist of Kafka's The Trial) is stronger and more enthralling than that of a pamphlet that he cannot thrill.

Allora Sarte e Barthes si sbagliano? Forse bisogna discutere della questione da un punto di vista diverso: nel momento in cui si costruisce nel proprio immaginario una scena, una vicenda, un dialogo non si “fa” della fotografia. È l’atto successivo, quando si passa all’immagine successiva che fa della precedente una fotografia. Dunque, tornando a Barthes, la “Totalità d’Immagine”. Peccato che il professore del Collège de France smentisca anche questo ragionamento. Perché per lui si tratta di cinema, arte che tiene ben lontana dalla photographie. “Nel cinema, ove il materiale è fotografico, la foto, presa in un flusso, è sospinta, trascinata verso altre visioni. (…) Come il mondo reale, anche il mondo filmico è sorretto dalla presunzione che l’esperienza continuerà costantemente a fluire nello stesso spazio costitutivo”. La fotografia no. Quest’arte è senza avvenire e perciò porta con se la malinconia. Da qui un’altra definizione: la fotografia è stato.

So are Sarte and Barthes wrong? Perhaps it is necessary to discuss the issue from a different point of view: when you build a scene, a story, a dialogue you do not "make" photography. It is the next act, when you move on to the next image that makes the previous one a photograph. So, going back to Barthes, the "Image Totality". It is a pity that the professor at the Collège de France also denies this reasoning. Because for him it is cinema, art that keeps well away from photography. “In the cinema, where the material is photographic, the photo, taken in a flow, is pushed, dragged towards other visions. (…) Like the real world, the film world is also supported by the presumption that experience will continue to flow constantly in the same constitutive space.” Photography no. This art is without happening and therefore brings melancholy with it. Hence another definition: photography is a state.

Jean-Paul Sartre

Se le immagini a cui diamo vita nella nostra mente quando leggiamo non sono delle foto, allora cosa sono? Di fatto Barthes e lo stesso Sartre paragonano la letteratura al cinema, tenendo bene a distanza la fotografia, la quale è posa, non qualcosa di animato. Eppure non posano le storie che si leggono davanti agli occhi?

È possibile, invece, che se un grande fotografo riesce a scalfire ragione e sentimento, lo stesso può farlo un regista/attore e uno scrittore. Del Joker interpretato da Joaquin Phoenix non si ricorderanno tutte le immagini ma chi l’ha visto porta ancora oggi con sé determinati momenti, delle foto. Non è un caso che nel cinema esista il Direttore della Fotografia.

If the images we bring to mind when we read are not photos, then what are they? In fact, Barthes and Sartre himself compare literature to cinema, keeping photography at a distance, which is pose, not something animated. Yet don't the stories you read before your eyes pose?

It is possible, however, that if a great photographer manages to scratch reason and feeling, a director/actor and a writer can do the same. One will not remember all the images of Joaquin Phoenix's Joker, but those who have seen it still carry certain moments, photos. It is no coincidence that the Director of Photography exists in cinema industry.

Joaquin Phoenix in una scena di Joker (2019, Todd Phillips)

La mente umana è forse la zona più complessa del corpo. Non solo perché è in parte ancora inesplorata ma poiché anche, più delle altre, differisce totalmente da persona a persona. Come in un quadro impressionista o in una foto fatti nello stesso luogo, con la stessa posa, ma in diverse ore del giorno e della notte, dà ogni volta un risultato diverso, benché in apparenza simile. Si è quindi all’interno di un mondo nel mondo, in cui una vita, una storia, è un insieme di immagini statiche le quali, una dopo l’altra scrivono un romanzo o montano un film. La vita è questo e sono le immagini a dircelo.

The human mind is perhaps the most complex area of ​​the body. Not only because it is still partially unexplored but also because, more than the others, it totally differs from person to person. As in an impressionist painting or photo taken in the same place, with the same pose, but at different times of the day and night, it gives a different result each time, albeit apparently similar. We are therefore within a world in the world, in which a life, a story, is a set of static images which, one after the other, write a novel or edit a film. Life is this and the images tell us.

William Klein, New York 1954, Quartiere italiano

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