• Ilaria Introzzi

"Vita su Tralfamadore", la mostra collettiva a The Flat - Massimo Carasi





Exhibition view, courtesy The Flat


Gli amanti di letteratura fanta-scientifica hanno certamente letto, o conoscono, Mattatoio n. 5, dello scrittore Kurt Vonnegut, in cui viene descritto e raccontato un pianeta sconosciuto all’uomo: Tralfamadore. Il corpo celeste immaginato dall’autore, è distante dalla terra miliardi di anni luce e munito di un’atmosfera letale per noi. Eppure qualcuno ci vive, delle creature aliene, i Tralfamodoriani. La popolazione crede in una concezione circolare del tempo: passato, presente e futuro esistono contemporaneamente. Hanno quindi la possibilità di sperimentare la realtà in quattro dimensioni e sono in grado di vedere lungo la linea temporale dell’Universo. Nel 1827 il matematico Möbius notò che l’esistenza di una quarta dimensione avrebbe permesso la trasformazione di un corpo tridimensionale nella sua immagine speculare attraverso una rotazione nella quarta dimensione.


Lovers of science fiction literature have certainly read, or know, Slaughterhouse-Five, by the writer Kurt Vonnegut, in which the planet Tralfamadore, unknown to humans, is described and told. The celestial body imagined by the author is billions of light years away from the earth and equipped with a lethal atmosphere for us. Yet someone lives there, some alien creatures, the Tralfamodorians. The population believes in a circular conception of time: past, present and future exist simultaneously. They therefore have the opportunity to experience reality in four dimensions and are able to see along the timeline of the Universe. In 1827 the mathematician Möbius noted that the existence of a fourth dimension would have allowed the transformation of a three-dimensional body into its mirror image through a rotation in the fourth dimension.



Sali Muller, Die Welt steht Kopf, 2020 VSG double-sided mirror, glass bottles, courtesy The Flat


È da questo mondo distante, inquietante e distopico che muove Vita su Tralfamadore, collettiva allestita tra le stanze di The Flat - Massimo Carasi a Milano. La mostra ospita le opere di quattro artisti: Paolo Cavinato (1975) e Daniel Mullen (Scozia, 1985), seppur con tecniche diversissime, rappresentano piani, superfici e linee che descrivono uno “Spazio Altro”, spaesato e spaesante, astratto e figurativo allo stesso tempo. Le loro opere si contrappongono ai piani cangianti di Der Moment in dem sich alles dreht (il momento in cui tutto gira) che ruotano nello spazio della galleria, realizzati da Sali Muller (1981), artista Lussemburghese che spesso impiega specchi e superfici riflettenti, presenta in questa mostra una grande installazione e tre nuove composizioni tridimensionali capaci di generare nello spettatore lo spaesamento che il concetto di quarta dimensione, analogamente, spesso provoca. Stefan Milosavljevic (Serbia, 1992) è protagonista della Project Room, con un’unica opera del 2020: Mundos perdidos que se acarician suavemente (mondi perduti che si accarezzano dolcemente). Due sfere, una di marmo nero di 35 cm e una semplice biglia blu- innescano relazioni e racconti che fungono da strati che si depositano per formare una nuova memoria.




Stefan Milosavljevis, What about the beauty when you're running from the death? 2020, markers, adrenaline - Mundos periods due se acarician soavemente, 2020 black marble, marble, courtesy The Flat



It is from this distant, disturbing and dystopian world that Vita su Tralfamadore moves, a collective exhibition set up between the rooms of The Flat - Massimo Carasi in Milan. The exhibition hosts the works of four artists: Paolo Cavinato (1975) and Daniel Mullen (Scotland, 1985), albeit with very different techniques, they represent planes, surfaces and lines that describe an "Other Space", disoriented and disorienting, abstract and figurative at same time. Their works contrast with the changing planes of Der Moment in dem sich alles dreht (the moment when everything turns) that rotate in the gallery space, created by Sali Muller (1981), a Luxembourg artist who often uses mirrors and reflective surfaces, presents in this exhibition a large installation and three new three-dimensional compositions capable of generating in the viewer the disorientation that the concept of fourth dimension, similarly, often causes. Stefan Milosavljevic (Serbia, 1992) is the protagonist of the Project Room, with a single work of 2020: Mundos perdidos que se acarician suavemente (lost worlds that gently caress each other). Two spheres, a 35 cm black marble and a simple blue marble - trigger relationships and stories that act as layers that are deposited to form a new memory.




Paolo Cavinato, Iridescente #21 (weaving), 2020, enamel and acrylic on fluorocarbon line, Museum Glass, frame, aluminium background, courtesy The Flat / Daniel Mullen Aligning Monolith (Monolith 000), 2017, Acrilic on linen, courtesy The Flat



Quando The Flat inaugura Vita su Tralfamadore l’8 ottobre, il mondo - il nostro - si avvia verso una nuova quarantena a causa del Covid-19. Benché diversa, almeno da regione a regione, la tragica situazione riporta nell’incubo delle quattro mura domestiche molte persone. E il tempo diventa finito e infinito in egual misura. Si perde, come i mondi di Milosavljevic, e al tempo stesso si ricostruisce, per sopravvivere. Ed è su questo punto qui che rientra perfettamente l’opera di Muller. Mullen e Cavinato rappresentano la sua cadenza, i minuti che scorrono e s’intersecano perfettamente, specialmente a livello cromatico. In particolare quelle in cui emergono colori i quali “sembrano descrivere ambienti glaciali oppure infuocati, inospitali per l’uomo.” E se è vero che l’arte, un’opera, hanno come fine ultimo quello di innescare una reazione (possibilmente intellettuale) nello spettatore - e queste certamente lo fanno - allora non resta da chiedersi se lottare per poter sopravvivere, anche al costo di spingersi oltre, andando là dove rischiamo di non essere bene accetti, oppure di fermarci, respirare e riconsiderare il senso del tempo qualcosa di più profondo. Umano.


When The Flat inaugurates Vita su Tralfamadore on October 8th, the world - ours - is heading towards a new quarantine due to Covid-19. Although different, at least from region to region, the tragic situation brings many people back into the nightmare of the four domestic walls. And time becomes finite and infinite in equal measure. It is lost, like the worlds of Milosavljevic, and at the same time it is rebuilt, in order to survive. And it is on this point that Muller's work fits perfectly. Mullen and Cavinato represent its cadence, the minutes that flow and intersect perfectly, especially in terms of color. In particular, those in which tints emerge which "seem to describe glacial or fiery environments, inhospitable to man." And if it is true that art, a work, have the ultimate goal of triggering (possibly through mind) a reaction in the viewer - and these certainly do - then it remains to be asked whether to fight in order to survive, even at the cost of to go further, going where we risk not being welcome, or to stop, breathe and reconsider the sense of time something deeper. Human.



Sali Muller, Der Moment in dem sich alles dreht , 2019, dichroich foil on plexiglass fixedon rotors, courtesy The Flat


La mostra è aperta al publico fino al 19 dicembre 2020.

The exhibition is open to the public until december 19th 2020.

The Flat - Massimo Carasi, Via Paolo Frisi 3, (Porta Venezia) Milano.


Info: carasi.it